Archive for the ‘Università e lavoro’ Category

Lo stato delle università italiane in un intervista al ministro Di Pietro

Wednesday, February 28th, 2007

Devo dire che, a mio avviso, l’Italia in questo momento avrebbe realmente bisogno di figure incorruttibili, di tagli reali agli sprechi e di meno demagogia. Chiusa questa breve parentesi passiamo all’intervista al ministro svolta dalla rivista Punto Informatico che trovate al seguente indirizzo: http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1908564

L’intervista parla della fuga di cervelli, ancora in atto e della poca competitività delle università italiane a livello internazionale.

Mi chiedo se ci sia da stupirsi, visto che non solo le università italiane sono tra le più difficili al mondo (in inghilterra basta la frequenza per passare un esame), non solo gli studenti non sono affatto seguiti (pochi tutor, slide scadenti, ecc), ma soprattutto i professori si sforzano spesso più di rendere difficili gli esami e non di renderli utili. Grazie a programmi spesso obsoleti e alla mentalità di docenti troppo esigenti gli studenti sono costretti a sprecare il loro tempo imparando formule inutili che scorderanno il giorno dopo, e che non serviranno minimamente sul lavoro (che tanto è così specifico da richiedere formazione ad hoc).

La classifica della competitività delle università italiane: http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/scuola_e_universita/servizi/classifica-universita/classifica-universita/classifica-universita.html

Studiare il modo in cui avviene l’evoluzione tecnologica…

Friday, February 16th, 2007

La notizia è a metà tra una curiosità alquanto bizzarra e una teoria scientifica particolarmente innovativa. Una teoria apposita studia infatti le soluzioni adoperate per risolvere problemi complessi e nell’inventare strumenti utili.

Si potrebbe definirla teoria della progettazione, ma il nome ufficiale è TRIZ, dal nome del russo che l’ha inventata. Per quanto molti la riterranno assurda, la teoria in questione è presente e studiata da anni e vanta una certa credibilità.

Essa si basa su una serie di osservazioni che tendono a rendere sistematica la fase di progettazione. Sistematica, ovvero analizzabile, schematizzabile, ottimizzabile e automatizzabile.
Tali osservazioni vertono soprattutto sul fatto che una volta schematizzati molti processi sono simili. E questo è confermato anche dalla teoria alla base dei controlli automatici.

La teoria TRIZ è tenuta oggi in grande considerazione e sono stati sviluppati algoritmi sfruttabili per risolvere problemi reali, applicabili alla ricerca e allo sviluppo di prodotti.

Insomma, una tecnologia promettente che insieme alle altre innovazioni (nanotecnologie, intelligenza artificiale) potrebbe in futuro rivoluzionare il mondo in cui viviamo.

Dr. House: più di un telefilm, un simbolo!

Wednesday, February 14th, 2007

Il telefilm in questione è diretto veramente bene. Non solo lo share è altissimo, sempre intorno al 20% circa, ma un rapido sondaggio svolto tra perfetti sconosciuti ha riportato che quasi il 50% della gente lo segue. Un po’ come i Simpson, se lo vedi anche solo una volta difficilmente tornerai indietro.
E come per i Simpson la forza del Dr. House è proprio nel basarsi su quegli aspetti più comuni e più ignorati da film, telefilm e romanzi. Eh già, viviamo in un mondo così ipocrita che il dover anche solo riconoscere che esistono difetti che abbiamo noi stessi ci disturba. Forse è per questo che i Simpson e House sono così seguiti.

Comunque, House è ormai diventato un vero e proprio simbolo. Tra professionisti scazzati, inetti e incompetenti. Persone disinformate e non motivate che si atteggiano a geni, con una saccenza e un’arroganza irreali, senza mai mai essere tenuti a dimostrare la loro preparazione. Tra lavori garantiti a tempo indeterminato e gli sprechi generali, l’inefficienza e la mediocrità lavorativa del 90% delle persone House diventa il simbolo del trionfo di chi ha compreso le dinamiche sociali del nostro tempo.

House è arrogante, sì, ma solo perchè è stufo di essere circondato da gente ipocrita e saccente.

Vedetevi House e Baba O’Riley

Laurea: scegliere in base agli interessi o alle prospettive di lavoro?

Saturday, January 27th, 2007

Dovete scegliere in cosa laurearvi e non sapete bene nemmeno voi cosa volete fare veramente?

Scegliere in base alle materie in cui siete bravi? Ai vostri interessi? A quelle che sentite essere le vostre abilità (anche se non vengono riconosciute dai docenti)? O agli sbocchi lavorativi (stipendio, carriera, facilità nel trovare un impiego). Oppure basando la scelta sui vostri limiti?

Beh… io ho scelto basandomi un po’ su tutto. E ho finito per scegliere, tra quelli che erano i miei interessi, la facoltà che mi poteva garantire il lavoro migliore (perchè considerata difficile). Attenzione, non ho scelto per lo stipendio. Sarebbe un errore enorme. Per studiare serve motivazione e interesse, e tra un lavoro e l’altro lo stipendio cambia di pochissimo. Per guadagnare quello che serve è la disponibilità a rompersi le palle: a studiare, a spostarsi, a fare qualcosa di difficile e noioso. Più vi romperete a studiare, e relativamente, meno vi romperete a lavorare. Ma il lavoro da ingegnere o medico è tanto meglio di quello da impiegato? Si, ma fino a un certo punto. Valutate bene quanto costano 5 anni di studi (leggesi affitto appartamento) e scegliete con cura. Per recuperare il vantaggio di un lavoratore senza laurea impiegherete 5/10 anni, quindi scegliete una laurea difficile che vi renda oppure facile che vi lasci una certa libertà o ancora qualcosa che vi piaccia davvero!

E’ per questo che dovete informarvi. Io posso parlarvi di quello che ho studiato, ovvero Ingegneria Informatica, o che conosco indirettamente. Se volete informazioni chiedete pure: hyperreview@gmail.com

E allora come scelgo l’università?

Saturday, January 27th, 2007

Innanzitutto non ti sottovalutare, già il fatto che tu stia cercando informazioni su internet dimostra che sei curioso, motivato e intraprendente. In primo luogo nessuna università si può considerare, nemmeno lontanamente, difficile. Non credere a chi si vanta: “Qui alla Bert School” è una frase, tratta dal film Scent of woman che deve far sorridere. Mentre è emblematica quella pronunciata da Will Hunting in Genio Ribelle: “Hai pagato migliaia di dollari per un’istruzione che potevi avere gratis in biblioteca”. Vero verissimo. Chiunque può diventare un genio se studia 12 ore al giorno una materia. Ma per farlo deve essere veramente interessato. Per superare un esame come analisi bastano 3 - 4 ore al giorno partendo da una buona infarinatura e con un libro discreto. Se la facoltà è seria e tosta, per gli esami più difficili, è meglio dedicarsi allo studio almeno 4 o 5 ore al giorno. Ma sto parlando di studiare seriamente con passione. Altrimenti rileggerete le stesse cose senza nemmeno capire di cosa parlano.

Detto questo, se non dovete sottovalutarvi, non dovete nemmeno sopravvalutare la vostra capacità di impegno. Non potete basarvi su dati empirici, dovete saperlo e basta. Se al liceo, o alle superiori non volevate studiare non significa che non possiate diventare Einstein. E’ tutta questione di determinazione, molti sono così determinati, quando si tratta di odio, da serbare rancore per anni. Siete capaci di essere determinati nello studio? E’ solo questione di passione. La laurea è solo una qualifica, è la passione e la determinazione a contare. Molti dei più grandi ricercatori non avevano una laurea, molti l’hanno ottenuta ad honorem.

La preparazione accademica è comunque importante, entro certi limiti, e volerla raggiungere con impegno e passione è un prerequisito per chi vuole scegliere una facoltà tosta.

Come scelgo l’università giusta? PREMESSA

Saturday, January 27th, 2007

Le informazioni in questo campo sono da sempre scarsissime. L’unica è chiedere, richiedere e richiedere ancora a amici di entrare in dettaglio a livello dei singoli esami.

Il mercato del lavoro, è più intricato di quanto possa sembrare. Quando volete capire qualcosa partite sempre dal seguente presupposto: più siete razionali e intelligenti e più è probabile, molto probabile, che stiate sopravvalutando gli altri. In altre parole, aziende, specialisti, software, hardware, ecc. sono molto peggiori di come ve li immaginate.

Perchè? Perchè ancora non vi rendete conto che nessuno lavora senza soldi e che nessuno regala i soldi. Sebbene si tratti semplicemente di un’opinione, diversi studi di economia convalidano questa tesi. Del resto se il valore intrinseco di un prodotto ha sempre un costo in termini di tempo e investimenti, non sempre produce un interesse nel consumatore. Che spesso non lo percepisce neppure. Quanto siete disposti a spendere per un sensore fotografico che elmini il “rumore”? Appunto, molti di voi non sanno nemmeno cosa sia, gli altri non sanno quali macchine siano le meno rumorose e gli altri ancora non sono disposti a spendere. Avete un idea di quanto costa produrre un sensore? Un risparmio di pochi centesimi su un’economia di scala fa la differenza tra diventare un’azienda quotata in borsa e il fallire…

Gli esseri umani poi, per loro stessa natura, sono pigri. E molti come se non bastasse sono anche scazzati, permalosi o fancazzisti. Ogni tanto si sentono cose allucinanti che avvengono al lavoro (ma non date retta ai giornalisti, su 50 milioni di persone tutto quello che accade raramente rientra nella statistica). Comunque se si mette da parte l’ipocrisia ci si rende conto benissimo che al posto di qualunque lavoratore dopo 8 ore di coglioni al giorno e con uno stipendio da fame, dopo 5 anni di supercoglioni per laurearsi, si finirebbe per essere poco motivati.

Ebbene come cercano lavoratori le aziende? Semplice. Nel modo meno faticoso possibile. Ovvero aspettano le candidature spontanee o incaricano degli intemediari. Ergo se vedete che la disponibilità di lavori in giro è scarsa considerate che quella reale non è 100, ma 1000 volte superiore.

Inoltre tra una laurea e l’altra la difficoltà cambia parecchio. Tuttavia più una laurea e tosta e più, cercando bene, si trova un lavoro ben retribuito. Tuttavia dovete partire con l’idea di impegnarvi.