Diabete
Gianluigi Salvi
Gianluigi Salvi

Diabete: Cos’è? Cause, Sintomi e Alimentazione, Cure e Novità

Il diabete è una delle malattie più diffuse in Italia e curarne l’alimentazione è fondamentale. Si tratta di un disordine metabolico che è caratterizzato da un’elevata glicemia (quantità di zuccheri nel sangue) dovuta ad una carenza di insulina o alla sua azione ridotta. Per questo motivo, e per le problematiche a questo associate (tra cui l’assistenza medica e l’inabilità) è molto studiata. Inoltre esistono anche delle linee guida alimentari che vanno ad affiancarsi alle cure farmacologiche. Esistono due tipologie di diabete:

  • diabete di tipo I in cui c’è una parziale distruzione delle cellule del pancreas
  • diabete di tipo II che è una conseguenza del deficit parziale della secrezione di insulina. Non porta mai ad una carenza assoluta dei livelli di questo ormone (come invece avviene nel tipo I)

Quello del diabete è un problema che sta assumendo una rilevanza sempre più importante anche dal punto di vista sociale. Secondo una rilevazione Istat del 2001, in Italia il 4,9% della popolazione soffre di diabete, per un numero di diabete pari a 3 milioni di persone, con percentuali di diabetici maggiori al Sud e nelle Isole. Negli ultimi decenni il numero di diabetici in Italia è cresciuto in modo costante. Ciò a causa dell’aumento dell’età media della popolazione e dell’aumento di fattori di rischio come obesità e inattività.

Diabete: cos’è? Cause

Il diabete è uno stato patologico cronico che può essere identificato come un disturbo metabolico in quanto è caratterizzato da elevati livelli di glucosio nel torrente sanguigno. Questo stato può essere causato da differenti fattori tra cui i principali sono:

  • insufficiente secrezione di insulina
  • ridotta risposta all’insulina
  • aumento della produzione di glucosio
  • alterazione del metabolismo glucidico e proteico

Questo stato, oltre che per la sua eziologia è, purtroppo, conosciuto anche per gli effetti collaterali che può portare a livello fisiologico tra cui:

  • retinopatie
  • nefropatie
  • neuropatie
  • varie patologie al sistema-cardiovascolare.

Andando a vedere più nel dettaglio l’insulina è un ormone che viene normalmente rilasciato dalle cellule beta delle isole pancreatiche. Questa particolare tipologia di cellula può, nel caso di diabete di tipo I, essere distrutta oppure, come nella condizione di diabete di tipo II, non essere più funzionante (parzialmente o, nei casi più gravi, totalmente).

Diabete: Sintomi

I sintomi principali, che coinvolgono la maggior parte dei soggetti, riguardano:

  • aumento della sete e della fame
  • aumento dello stimolo alla minzione
  • perdita ponderale
  • visione offuscata
  • stanchezza
  • stato di chetoacidosi

Il diabete è una malattia il cui trattamento richiede dei notevoli cambiamenti nella vita del paziente, non solo dal punto di vista del regime alimentare ma anche dal punto di vista farmacologico. Al giorno d’oggi, infatti, l’unico modo per tenere sotto controllo il diabete è rappresentato dalle misurazioni della glicemia e dalle iniezioni di insulina, pratiche spesso difficili e che richiedono tempo. Sebbene negli ultimi dieci anni siano stati introdotti sul mercato i microinfusori di insulina, dispositivi capaci di simulare rilasciare gradualmente l’insulina nello stesso modo in cui lo farebbe il pancreas, essi non sono ancora largamente diffusi e hanno ancora delle limitazioni dal punto di vista tecnico.

Diabete: Alimentazione

Oltre alla terapia farmacologica per il diabete è particolarmente importante tener conto dell’alimentazione. Potrebbe essere utile associare qualche supplemento alimentare a base, ad esempio, di acido alfa lipoico, ad esempio un integratore come Tiobec. Per un soggetto diabetico il termine dieta non è da intendere come costrizione ma come piano alimentare che richiede sacrifici e soprattutto moderazione. Questo però viene rispettato solamente da una percentuale leggermente superiore alla metà dei pazienti. Ciò accade a causa di problemi ricollegabili al lavoro, sociali o semplicemente per una sorta di rifiuto psicologico. Per ovviare a quest’ultimo inconveniente sono facilmente reperibili una vasta gamma di prodotti come pane, pasta, dolci (persino gelato e cioccolato) pensati per i pazienti diabetici. In questi articoli il comune zucchero da cucina, il saccarosio, viene sostituito con edulcoranti (come il fruttosio e il sorbitolo) oppure da proteine.

Per ottenere ottimi risultati sarà sufficiente, comunque, seguire una dieta sana. Questi prodotti però restano essenziali da un punto di vista psicologico per togliere qualche sfizio per cui non se ne deve fare un abuso. Il fabbisogno energetico è pari a quello dei pazienti sani per cui:

i carboidrati devono fornire il 60% delle calorie giornaliere totali

Solamente che soffre di grave sovrappeso o di obesità è prescritta una dieta dimagrante. Ciò perché la perdita di grasso corporeo è associato a una migliore tolleranza ai carboidrati e ad una riduzione di posologia degli ipoglicemizzanti. A questo scopo vedi anche la nostra tabella alimenti per indice glicemico.

Diabete: Cure e novità

Negli ultimi cento anni il trattamento del diabete ha fatto passi da gigante. La prima e più importante svolta è stata la scoperta dell’insulina, isolata e utilizzata per la prima volta nella cura del diabete da Frederick Banting. Per la sua scoperta ottenne anche il premio Nobel per ma Medicina nel 1923. Da allora le scoperte scientifiche si sono susseguite a un ritmo impressionante, senza però mai arrivare ad una cura definitiva. Ancora oggi, il diabete è una malattia cronica che non si può curare, ma soltanto trattare.

Come rimpiazzare le cellule beta: uno studio innovativo da Zurigo

Da molto tempo l’attenzione dei ricercatori è rivolta a studi che potessero portare a risultati incoraggianti. In particolar modo ci si è focalizzati sul voler rimpiazzare le cellule beta del pancreas, quelle responsabili del rilascio d’insulina in risposta ai picchi glicemici. In uno studio recente si è visto che le migliori cellule che possono essere riprogrammate a questo scopo sono quelle che si trovano nella parte bassa dello stomaco. Grazie alla loro abbondanza a livello fisiologico, si è cercato di riprogrammare, allo stesso scopo, le cellule staminali prelevate dal tessuto adiposo.

A Zurigo si è cercato, grazie all’uso di un innovativo software genetico, di intervenire su alcune cellule che erano state precedentemente prelevate dal gasso dell’anca (del paziente stesso) a cellule pancreatiche beta-like.
Il gruppo di ricerca vede a capo il professore Fussenegger, uno specialista nel campo delle biotecnologie e della bioingegneria. Nel dettaglio ha lavorato su cellule estratte da un paziente di cinquant’anni. Al termine della riprogrammazione le nuove cellule sono state accuratamente stimolate con del glucosio. I risultati sono stati a dir poco incoraggianti e hanno lasciato ben sperare. Ciò perché queste cellule si sono dimostrare immediatamente in grado di andare a produrre insulina in risposta allo stimolo glucidico.

Lo studio

Dal punto di vista pratico quello che i ricercatori hanno voluto fare, grazie all’innovativo software, era andare a ricreare i diversi fattori di crescita direttamente coinvolti nel processo di maturazione delle cellule. In particolar modo sono coinvolti: Ngn3, Pdx1 e CFP le cui concentrazioni cambiano a seconda dello stadio dello sviluppo cellulare e nel processo di differenziazione. Si tratta di un metodo estremamente innovativo che ha portato a risultati incoraggianti data la sempre più larga diffusione di questa patologia. Secondo quanto dichiarato dallo studioso Fussenegger, il nuovo metodo messo a punto permette di dosare i componenti essenziali in modo estremamente preciso, minimizzando gli errori, portando a successo la trasformazione di tre cellule su quattro.

La particolarità dei queste nuove cellule beta nate in laboratorio è la presenza, esattamente come in quelle naturali, di granuli. Questi si presentano scuri e sono i veri e propri responsabili del processo di memorizzare l’insulina. L’unica pecca di queste cellule manipolate è la quantità d’insulina che rilasciano che, rispetto alle beta fisiologiche, risulta essere di molto minore.

Altre notizie da Basilea e differenze con lo studio ideato da Fussenegger

Questo non è l’unico studio messo appunto a tal proposito. Anche a Basilea, sempre in Svizzera, è sotto studio una nuova tecnica. In questa, in particolare, sono state impiantate a pazienti diabetici nuove cellule beta-like, perfettamente funzionanti, prelevate sempre dal tessuto adiposo. A seguito di questo trattamento il paziente doveva essere obbligatoriamente sottoposto a una cura che aveva come fine la soppressione del sistema immunitario. Questo accorgimento era essenziale al fine di scongiurare l’attivazione di una risposta indesiderata dal parte del sistema immunitario. Difatti, in questo caso avrebbe potuto attaccare le cellule appena impiantate.

Se, diversamente, viene preso in carico lo studio precedente, questa operazione non si rivela affatto necessaria. Le cellule utilizzate con il metodo ideato da Fussenegger derivano, infatti, dal paziente stesso e quindi si trattava di materiale che l’organismo considera endogeno. A Basilea ci si è limitati, per ora, a coltivare le cellule ma non sono ancora state testate in un soggetto diabetico. Ciò perché gli studiosi volevano essere sicuri che le cellule staminali avessero subito un processo di differenziazione completo grazie ai sistemi di riprogrammazione genetica appena applicata. Secondo Fussenegger questo metodo innovativo potrebbe essere utilizzato anche per riprogrammare le cellule staminali ad altre tipologie di cellule. In questo modo si potrebbero ripristinare altri organi o tessuti danneggiati da patologie, forme tumorali oppure incidenti di varo genere.

Diabete e recettori EER?

Un’ulteriore svolta è stata data quando alcuni scienziato hanno scoperto che il recettore EER?, una proteina recettoriale strettamente correlata agli estrogeni, era in grado di andare a donare l’energia necessaria alla cellula per produrre l’insulina. Le prime sperimentazioni sono state eseguite su un gruppo di roditori nei quali sono state impiantate le nuove cellule beta. Questi soggetti già dal primo giorno d’osservazione dimostravano un’incremento nella produzione d’insulina tanto che i livelli risultarono sufficienti e tenere sotto controllo i vari picchi di glucosio e, dunque, il diabete. Questo tipo di esperimento è stato per ora eseguito solamente su specie di roditori ma ha gettato una base importante per sviluppi futuri per la cura del diabete umano.

Vantaggi della terapia con le cellule staminali

Oltre al diabete altre patologie che possono essere curate con questa terapia è possibile trattare anche molte altre tipologie di patologie tra cui:

  • ictus
  • sclerosi multipla
  • paralisi cerebrale
  • distrofia muscolare
  • sclerosi laterale amiotrofica

Durante un singolo trattamento il paziente riceve un numero pari a 200 – 300 miliardi di cellule staminali che a loro volta vanno incontro a processi di moltiplicazione. A differenza della terapia con i farmaci questo tipo di intervento è esente da differenti tipi di effetti collaterali che talvolta possono andare a disturbare il paziente. Tra questi i più importanti da ricordare sono: l’assenza di allergie e risposte dal parte del sistema immunitario, ridotta possibilità dell’insorgenza di malattie trasmissibili. In più è importante anche ricordare che le cellule staminali del tessuto adiposo sono facilmente accessibili. Inoltre contengono fino a dieci volte più cellule staminali rispetto il midollo osseo.

Terapie e cure innovative

Google Life Sciences, che si occupa di ricerca scientifica in campo medico, ha deciso di investire nella ricerca di nuove terapie che possano rendere più semplice ai diabetici la gestione della propria malattia. Si tratta di una ricerca voluta dalla società non soltanto per la sua importanza dal punto di vista sociale, ma anche per quella dal punto di vista economico. Negli Stati Uniti, infatti, il costo totale della gestione del diabete ammonta ogni anno a 245 miliardi di dollari.

Ciò che Google desidera realizzare è un metodo di misurazione della glicemia che non sia né invasivo né traumatico per il paziente. Metodo da associare a un sistema di rilascio dell’insulina che possa essere automatizzato e basato direttamente sulle misurazioni dell’insulina. Ad oggi, infatti, anche i più moderni microinfusori rappresentano una soluzione tutt’altro che perfetta. I sensori devono essere cambiati spesso, e vi è naturalmente il disagio della convivenza con un apparecchio estraneo, che non permette mai di dimenticare pienamente la malattia.

Altre novità da Google Life Sciences

Uno dei primi passi compiuti dall’azienda statunitense in questo senso è stata la creazione di una speciale lente a contatto dotata di sensori. Si tratta di una lente in grado di rilevare vari parametri vitali, tra cui la glicemia, attraverso le lacrime. Si tratta però soltanto dell’inizio, e per questo grande progetto Google ha deciso di allearsi con altre società attive nel campo della ricerca medica e del diabete. Tra di esse vi sono Sanofi, che ha creato un inalatore di insulina e lavora per la creazione di altri prodotti per diabetici, Novartis e DexCom.

Non deve sorprendere che l’azienda dietro al motore di ricerca più grande del mondo voglia occuparsi di diabete. Esattamente come la ricerca su Internet, il trattamento del diabete si basa sul rilevamento e sull’analisi di dati. Come afferma Jacquelyn Miller, portavoce di Google Life Sciences:

“la gestione del diabete è fondamentalmente un problema di informazione”

A che punto siamo?

Ambizioso quanto ottimistico, il progetto di Google Life Sciences è ancora allo stato embrionale. Sia le autorità statunitensi che quelle europee, infatti, richiedono molti test e molte ricerche prima che un prodotto relativo alla salute umana possa essere lanciato sul mercato. Bisognerà aspettare dunque molti anni prima che Google lanci sul mercato il suo dispositivo per il trattamento del diabete. Nel frattempo, però, molte altre società stanno lavorando a sistemi alternativi per permettere ai diabetici di vivere una vita il più possibile normale.

Soltanto cento anni fa una diagnosi di diabete di tipo 1 era una sentenza di morte. Oggi i diabetici godono di una vita normale, possono diventare atleti, viaggiare e fare tutto ciò che una persona senza il diabete potrebbe fare. Grazie a Google e a tutte le altre compagnie impegnate nella ricerca, ben presto anche l’ultimo simbolo esteriore della loro malattia, la siringa con l’insulina, sarà solo un ricordo del passato.

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