Funghi: Oriente ed occidente

Cosa pensiamo noi europei dei funghi? Chiedetelo alle vostre nonne o ai vostri genitori, andate da loro e domandate, cosa ne sanno di micologia? Cosa pensano dell’utilizzo di funghi in ambito terapeutico?

Vedrete che le loro risposte saranno sempre molto schive, purtroppo a volte ignoranti e probabilmente anche il nonno con una grande esperienza sul campo vi ammonirà con avvertimenti del tipo: “attento quando li vai a raccogliere”, “i funghi vanno conosciuti molto molto bene prima di essere consumati”, e ancora, “guarda bene i colori e non fidarti troppo di loro” tutti commenti sempre seguiti da una parte di ignoranza e quindi, di timore.

Il nostro continente, soprattutto l’Italia, è veramente molto ricca di queste perle dei boschi e il loro utilizzo è sempre stato molto gettonato fin dall’antichità, ne è la prova che nelle alpi tirolesi, nella nostra Italia, nel 1991 due escursionisti fecero una straordinaria scoperta: in un particolare punto trovarono una mummia congelata di un individuo che poi si venne a scoprire, apparteneva a circa 5300 anni fa!, questo individuo divenne così l’essere umano “integro” piu’ vecchio al mondo, il quale ci diede veramente incredibili informazioni sul suo periodo, cioè del neolitico.

Ma arriviamo al punto, in questo “vecchio” signore oltre che pellicce, alcuni “tatuaggi” nelle gambe e il fantastico fatto che possedesse un ascia di rame (si pensava che gli uomini avessero cominciato a forgiare solo mille anni dopo quella data) appena sopra la sua pelliccia si trovò una cinghia di cuoio a cui erano appesi due funghi essiccati delle dimensioni di una noce, che successivamente vennero identificati appartenenti al genere Piptoporus betulinus, conosciuto oggi come ovolo bastardo o tignola verdastra, ben noto per le sue straordinarie proprietà antibiotiche!

L’uomo dei ghiacci costituisce una prova! Già nel neolitico era diffusa una conoscenza dei funghi in ambito terapeutico e medicinale,  come mai ora invece questa conoscenza è andata scemandosi nei secoli rimanendo confinata forse in qualche paesino di campagna limitrofo alla zona di interesse? Come mai la nostra cultura riguardo l’impiego di funghi curativi in Europa impallidisce a confronto con quella americana, cinese e giapponese?

I funghi nella cultura occidentale

Proviamo a ripercorrere la storia del nostro continente, fin dopo l’inizio del rinascimento (XIV secolo), per la cura delle malattie gli europei si basarono sulle uniche fonti che avevano, cioè i loro antichi: romani e greci che non a caso avevano entrambi ben poco da dire sulle qualità medicinali dei funghi, anzi, venivano spesso rinnegati e screditati, infatti per esempio nel primo trattato di farmacopea occidentale, il DE MATERIA MEDICA del grande Discoride fornisce questa generica descrizione dei funghi:

…sono commestibili o velenosi, e il secondo caso è assai frequente, perché crescono tra chiodi rugginosi o stracci ammuffiti, in tane di serpenti o tra alberi che producono frutti nocivi.                            Quelli di tal specie hanno anche un umore viscoso solidificato, e mettendoli da parte dopo averli colti si corrompono rapidamente e marciscono. Tuttavia sono dolci, sempre che non siano cucinati in brodo, ma se mangiati in grande quantità fanno male, perché difficili da digerire, possono soffocare o generare colera.

Sicuramente non una descrizione affettuosa per i nostri funghi, per un autore che ha influenzato la medicina per i successivi 1600 anni.

E ancora Seneca, scrisse dei funghi:

“Non sono vero cibo, ma vengono apprezzati perché convincono lo stomaco sazio a mangiarne ancora.

Sicuramente queste prime citazioni e descrizioni riguardo ai funghi hanno influenzato i pensieri che verranno poi, e infatti nel XVIII secolo il francese Denis Diderot nella sua Enciclopédie affermo che:

“in qualunque modo vengano farciti o conditi, non diventeranno mai buoni o vanno restituiti al cumulo di letame da cui sono nati”

Parliamo quindi di un pensiero micofobico, che ha ripudiato queste perle della nostra terra, anche se in Italia un pensiero rurale c’era, nei secoli scorsi, eliminato però dall’industrializzazione che ha dato una schiaffa alle popolazioni rurali, che hanno smesso di andare per campi a cercare funghi per andare a chiudersi in fabbrica, e quindi anche quel poco che sapevamo è andato perso…

I funghi in oriente

La cultura cinese invece è tutt’altro che micofobica. Il pregiudizio contro i funghi è completamente assente in Cina, dove la fiducia nelle loro qualità medicinali è come adamantina.

Il loro utilizzo è provato che risale a tempi molto remoti, le leggende narrano di libri scritti anche prima del XXVIII secolo A.C. che parlano delle infinite qualità di questi funghi, possiamo nominare il Reishi, il fungo pagato a peso d’oro dagli imperatori, oppure lo shiitake, fungo riconosciuto per le sue immense qualità immunomodulanti.

Vero o non vero la domanda che sorge è una, perché in oriente (e anche nelle popolazioni originarie dell’america) i funghi sono quasi divinizzati, mentre in Europa questa branca non ha mai guadagnato neanche la metà della sua imponenza? Sicuramente una spiegazione può essere per il modo in cui gli orientali si legano ancora oggi al passato, e per come è vista la medicina in quei lontani territori, infatti l’arte medica è molto affiancata alla spiritualità, potremmo dire una visione olistica del tutto, ed essendo anche molto spirituale ha fatto si che le menti degli orientali fossero sempre molto rivolte verso il passato e l’esperienza che riporta, mentre in occidente, la medicina è vista come un “guarire il sintomo” con principi attivi isolati, completamente distante dalla spiritualità e dall’esperienza millenaria degli antichi (in questo sicuramente l’avvento del Cristianesimo e della sua repressione sia delle culture pagane sia dei testi antichi nasconde numerose responsabilità, ma non entreremo oggi nel merito).

Con questo testo oggi vorrei ancora riflettere, come mai siamo così lontani dalla natura, come mai ci fidiamo di soluzioni completamente chimiche, quando questi stessi isolati vengono dai piu’ particolari frutti o funghi sparsi nel territorio.

Ma soprattutto ci chiarisce le idee su cosa è successo nel passato, e ci fa capire che forse riscoprire quel magico mondo del sottobosco può giovare alla nostra salute in tantissimi modi, tenendo conto che tantissime specie di funghi non sono neanche ancora state scoperte, questo ci da anche la bellezza della sorpresa, e chissà che non siamo proprio nell’epoca giusta, per far si che la cultura europea ritorni alla terra, dopo quasi 2 secoli di distacco.

Intanto interessiamoci, e chissà che Diderot non avesse sbagliato con il suo giudizio, magari i nostri funghi oltre che essere splendide pillole anticonvenzionali, hanno anche uno splendido sapore.

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