Obesità: l’integratore che azzera la voglia di cibo spazzatura

Se ci fosse un modo per togliere la voglia di cibo spazzatura? L’obesità potrebbe essere combattuta in modo molto efficace perché l’utente non avrebbe la stessa sofferenza che ha ora nel rinunciare ad alimenti che gli provocano piacere. E’ stata scoperta una molecola che potrebbe diventare un integratore o un farmaco per combattere l’obesità. Una sperimentazione ha già dato risultati positivi, ecco tutti i dettagli.

Rischio cardiovascolare ed obesità, una correlazione fin troppo stretta

L’obesità e le malattie ad essa correlate possono essere considerate la piaga del Ventunesimo secolo, almeno per quanto riguarda il mondo Occidentale, che ha sconfitto da anni le malattie infettive. Numerosi studi hanno definitivamente confermato che le patologie del sistema cardiovascolare e del metabolismo sono direttamente correlate all’obesità, che a sua volta deriva dalla mancanza di attività fisica e soprattutto dal consumo di cibi grassi, salati e lavorati con scarsissimo valore nutritivo, ma estremamente calorici. Esattamente le caratteristiche del cosiddetto junk food, il cibo spazzatura, originario degli Stati Uniti (dove l’obesità è in continuo aumento) ma ormai tipico di tutti i Paesi del primo mondo.

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Quali cibi sono considerati cibo spazzatura (junk food)?

I cibi spazzatura sono cibi pre-confezionati con scarso valore nutritivo (proteine, fibre, vitamine, sali minerali) ma con alto contenuto di calorie, quindi non solo i tipici prodotti da fast food (hot-dog, hamburger, wurstel), ma anche pasti precotti e surgelati, merendine pronte e snack iper-zuccherati o salati, dolciumi, piatti di produzione industriale ricchi di salse ed in generale tutti i cibi che subiscono profonde trasformazioni con aggiunta di zuccheri o grassi prima dell’acquisto e del consumo da parte del cliente.

Una innovativa molecola per indurre il senso di sazietà

I ricercatori dell’Università di Glasgow e dell’Imperial College londinese hanno individuato una molecola che, agendo sul cervello e stimolando la sensazione di sazietà, inibisce il desiderio di cibo calorico ma lascia intatto l’appetito per il cibo sano. Questa molecola si chiama estere inulina propionato (IPE), è prodotta dai batteri della flora residente ed agisce sull’encefalo stimolando il rilascio degli ormoni che controllano l’appetito e stimolano il senso di sazietà in specifiche aree del cervello.

I test clinici sono stati condotti su 20 pazienti in sovrappeso, metà dei quali ha ricevuto un placebo, mentre l’altra metà la molecola IPE disciolta in un milkshake. Ai pazienti sono state mostrate immagini di cibi ad alto o basso valore calorico, durante una risonanza magnetica funzionale. I pazienti che avevano assunto IPE, di fronte alle immagini di cibi ipercalorici, mostravano meno attività nelle regioni cerebrali che controllano i meccanismi di gratificazione e ricompensa, come se le foto fossero meno allettanti per il cervello. Subito dopo, alla richiesta di mangiare un piatto di pasta con salsa al pomodoro, il gruppo che aveva assunto IPE ha mangiato il 10% in meno.

A partire da questi piccoli ma incoraggianti risultati, l’IPE potrebbe essere utilizzata per indurre persone già in sovrappeso a mangiare di meno, riducendo sia le porzioni sia il desiderio di cibi ricchi di grassi e zuccheri (junk food) a favore di un’alimentazione più sana e meno calorica.

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