Ilenia Zelin

Saccarina: Cos’è? Significato e Gravidanza, Fa ingrassare?

La Saccarina è un dolcificante artificiale, considerato il pioniere in questo campo ed è disponibile solitamente in tre forme specifiche: acido saccarinico, saccarina di calcio e saccarina di sodio. Si tratta di una tipologia di dolcificante artificiale, scoperta per caso e con una storia importante alle spalle. La Saccarina è una sostanza assorbibile rapidamente dal nostro organismo e NON influenza gli indici glicemici. Per cui è particolarmente consigliata nelle diete iperproteiche oppure nei regimi alimentari elaborati per i soggetti diabetici. Questo dolcificante artificiale può essere rintracciabile in una grande varietà di cibi: dalle bevande alle marmellate, passando per le salse pronte e per i chewin-gum. Non solo, la Saccarina è impiegata anche per la produzione di merce farmaceutica ed estetica. Ma vediamo nello specifico cos’è la Saccarina e la sua storia travagliata.

Saccarina: Cos’è? Significato

La saccarina è considerata l’apripista dei dolcificanti artificiali in quanto si tratta della prima sostanza sintetizzata in un laboratorio e l’unica ad essere stata utilizzata per più di un secolo. Il suo nome deriva dal termine latino “saccharum” che significa zucchero. Ha un potere edulcorante superiore di ben 450 volte rispetto al saccarosio. Ma non è apprezzata da molti a causa del suo retrogusto non particolarmente gradevole che assume carattere amarico o metallico. Soprattutto se assunta a concentrazioni medio-elevate ed è stata sottoposta ad alte temperature.

Questa particolare caratteristica organolettica può essere più o meno spiccata anche a seconda della sensibilità del consumatore che la ingerisce e quindi non è percepita da tutti con la stessa intensità. Essendo questo un difetto riscontrato da molti soggetti si trova in commercio miscelata con altri edulcoranti come, ad esempio, il ciclamato (nei Paesi in cui è consentito) nella proporzione 1:10. In altri casi, la saccarina si mescola con l’aspartato (di uso più comune).

Curiosità

Il modo in cui la Saccarina è stata scoperta è del tutto casuale. Fu ad opera di un ricercatore, Fahlbeng nel 1878 (egli stesso brevettò successivamente questa sostanza). Questo studioso, dopo aver lavorato tutto il giorno in laboratorio, una volta tornato a casa mangiò del pane e dapprima gli sembrò che questo avesse un gusto straordinariamente dolce. Immediatamente dopo gli rimase in bocca una fastidiosa sensazione d’amaro. Fece assaggiare il pane anche alla moglie ma, quando lei non avvertì nulla di strano, Fahlbeng si rese conto che questo strano episodio poteva essere stato causato da una particolare sostanza con cui era venuto in contatto in laboratorio quel giorno stesso. Quella sera, senza perdere tempo, controllò ed assaggiò tutti i prodotti derivati dal catrame con cui stava lavorando. Trovò le caratteristiche che stava cercando in una sostanza derivata da un processo di ossidazione applicabile all’otoulenesulfonamide.

Saccarina in gravidanza

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) consiglia di diminuire notevolmente l’assunzione di Saccarina in gravidanza (anche se sarebbe meglio evitarla del tutto). Questo perché si tratta di una sostanza in grado di attraversare la barriera placentare e di arrivare dunque al feto. Lo stesso consiglio è da estendere anche ai bambini. Essendo un dolcificante, infatti, la Saccarina viene espulsa con maggior lentezza rispetto allo zucchero: il rischio è quello di creare depositi nella vescica del feto. In effetti, la raccomandazione generale, senza comunque andare nel panico, è quello di diminuire o eliminare del tutto zuccheri sintetici durante la gestazione. Non solo la Saccarina ma anche altri dolcificanti artificiali come l’Aspartame o Ciclamati. Per quanto riguarda, invece, i dolcificanti naturali come i Polialcoli, bisognerebbe comunque porre un certo limite nell’assunzione, a causa del loro effetto lassativo.

Saccarina: Fa ingrassare?

La Saccarina è un edulcorante che non apporta calorie all’organismo. Questo perché dopo il suo assorbimento viene escreto nelle urine e nelle feci, anche se tende ad accumularsi in alcuni organi e tessuti come fegato, reni e polmoni. L’apporto calorico nullo sta ad indicare che questa sostanza non viene metabolizzata. A sostegno di questa teoria c’è il fatto che, nemmeno le tecniche più avanzate, hanno dimostrato la presenza di metaboliti nell’organismo, nemmeno in tracce.

Per cui è un substrato che non dà energia (e quindi non fornisce calorie). Per questo motivo ebbe ampia diffusione, specie da coloro che, negli anni Sessanta e Settanta, seguivano un piano alimentare ipocalorico finalizzato al dimagrimento. Come tutti gli edulcoranti artificiali, però, la Saccarina sembra stimolare l’appetito. Per cui se è vero che non apporta calorie e può essere utilizzata per preparare cibi light, d’altra parte potrebbe indurre l’aumento di peso. Questo a causa del maggiore senso di fame e del conseguente incremento dell’introito calorico.

Saccarina: Tossicità

Prima dell’immissione in commercio di questa sostanza, molti furono gli studi sul suo metabolismo. Questo per scongiurare la presenza di fastidiose interazioni oppure un suo eventuale potere tossico. La preoccupazione sta nel fatto che questa sostanza non sembra essere totalmente inerte nei confronti dell’organismo umano. Ciò perché interagisce con alcune particolari isoforme dell’adenilato ciclasi e con l’enzima glucosio-6-fosfatasi. (Questo scinde il glucosio-6-fosfato permettendo allo zucchero di entrare nel torrente sanguigno aumentandone così la concentrazione ematica e mantenere l’omeostasi glicemica). La scoperta della Saccarina fu sicuramente una scoperta importante che giovò soprattutto i pazienti diabetici (non altera i livelli d’insulina). In quanto all’epoca in cui fu scoperta la Saccarina, non esistevano altre sostanze dal potere dolcificante in commercio. Sostanze che questa particolare tipologia di pazienti potevano usare per ridurre i sacrifici causati dal loro regime alimentare restrittivo.

Una delle cause che maggiormente ha destato preoccupazione è, però, il suo apparente potere cancerogeno. In uno studio condotto sui ratti è emerso, infatti, un aumento della percentuale di comparsa del cancro alla vescica. Ovviamente su questa ricerca si sono mosse diverse critiche a causa delle elevate dosi di Saccarina che si somministrarono agli animali in laboratorio. Si trattava infatti di una quantità irrealistica se paragonata al normale consumo umano. Comunque sia, da questo studio è emerso che questo edulcorante ha potere cancerogeno se assunto in una dose unica in una quantità pari o maggiore a 4 mg per chilo di peso corporeo. Dato, quest’ultimo, non particolarmente preoccupante se si pensa che generalmente si assume una quantità misurabile in milligrammi. Studi che si sono svolti recentemente non hanno chiarito il suo possibile ruolo cancerogeno nell’uomo per cui un’eventuale affermazione di questo tipo non è ancora ufficializzata. Vedi anche: Dolcificante artificiale Sucralosio.

Saccarina nell’industria alimentare

La Saccarina posta in un ambente acido non dà alcun problema di conservazione in quanto si tratta di una sostanza molto stabile. Nella forma acida però non è molto solubile in un liquido di natura acquosa (polare) per cui potrebbe non essere comoda all’utilizzo industriale o quotidiano. Per questo motivo si è risolto il problema preparando industrialmente questo dolcificante artificiale come saccarina sale sodico. In alcuni casi si usa anche la saccarina sale calcico in modo che questo possa essere consumato in tutta tranquillità da chi, per motivi di salute, deve seguire una dieta povera di sodio.

La sua stabilità è un punto di forza: la Saccarina infatti è stabile in un range di pH vario e ad alte temperature in cui il suo gusto dolce non si altera. Attualmente il suo uso a livello industriale (alimentare e cosmetico) e non, è molto ampio anche grazie alla sua inerzia nei confronti degli altri ingredienti.  Si trova in molti bar dove è possibile utilizzarla al posto del classico zucchero. Per quanto riguarda i prodotti alimentari, la Saccarina è generalmente inclusa nella preparazione di:

  • bibite gassate
  • salse
  • gelatine
  • gomme da masticare (il suo uso NON è causa della formazione di carie)
  • marmellate

Ha un uso anche nella formulazione di:

  • dentifrici
  • cosmetici
  • prodotti farmaceutici

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