La tradizione della salvia divinorum

Partiamo dall’inizio, la S. divinorum è un enteogeno (dal greco en-theos, “la divinità dentro”, a indicare una profonda ed introspettiva esperienza spirituale o religiosa che può indurre) e fa parte degli inebrianti cosiddetti sciamanici, impiegati soprattutto dai Mazatechi dello stato di Oaxaca in Messico.
Essi la considerano sacra e la trattano con reverenza e rispetto, in quelle zone la possiamo trovare sotto il nome di Ska maria pastora, Ska pastora, Hierba de la pastora, Hierba Maria, Hembra e la Maria ecce cc.

Per molti etnobotanici la S. Divinorum potrebbe essere la misteriosa pianta psicoattiva degli antichi Aztechi nota come Pipiltzintzintli, che significa “il più nobile piccolo principe”.
I mazatechi probabilmente non furono gli unici ad utilizzare la S. Divinorum, anche se il suo uso tradizionale non è mai stato riportato al di fuori della Sierra mazateca, è molto probabile che la S.Divinorum sia impiegata anche dai loro vicini Cuicatechi e Chinantechi, e dagli Otomi.

Secondo la tradizione, la S. Divinorum rappresenta il primo livello di iniziazione di un apprendista sciamano. L’allievo nella sua pratica che comprende sempre una dieta sana, l’astensione dall’alchol e da rapposrti sessuali prima dell’utilizzo, passerà poi gradualmente ai semi di morning glory (T.corimbosa e Ipomea violacea) e ai funghi psilocibinici (specie di Psylocibe). In questo modo il tirocinio è meno traumatico che nel caso l’apprendista usasse subito i funghi perché la Salvia è considerato l’enteogeno meno potente dei tre, ma spesso la salvia è quello utilizzato principalmente.

Lo sciamano la utilizzava per divinazione, per ottenere risposte alle domande più varie, prevedere il futuro e conoscere origine e rimedi per le malattie, o anche di conoscere la sorte di persone anche lontane. Gli permette di volare in cielo e parlare con i propri dei.

Durante le cerimonie le foglie erano sempre usate a coppie (come i funghi) e mai a tutti viene data la stessa quantità; le cerimonie si svolgevano (e si svolgono) nell’oscurità e dopo l’ingestione ogni fonte luminosa viene eliminata.
Dopo la cerimonia, lo sciamano, per porre fine allo stato di intossicazione, può prescrivere al paziente un bagno con i residui dell’infuso di foglie, oppure gli viene applicato un liquido nella testa per rinfrescarlo.
Lo sciamano poteva utilizzare infusi di questa pianta per curare diversi disturbi quali: mal di testa, reumatismi, anemia, febbre… Era utilizzata come tonico per gli anziani e soprattutto per i moribondi.

Il primo occidentale a descriverne l’uso di un infuso a effetto visionario fu J.B. Johnson antropologo del 1939, subito dopo negli anni 40, il medico B.P. Reko pioniere degli studi etnobotanici in Messico, raccolse dei campioni di foglie usate a scopo divinatorio, mentre nel 1952 l’antropologo R.J. weitlaner descrisse la cerimonia, in cui le foglie venivano assunte attraverso una specie di tisana.
Nel 1962 lo stesso Hofmann, scopritore della LSD si interessò di uesta straordinaria pianta e tentò diverse volte di entrare in una cerimonia in cui se ne facesse uso, finchè non ci riuscì ma soilamente in segreto, svelando al mondo una cerimonia tenuta completamente nascosta ai “non indiani”.
Nei suoi scritti riportò questa frase, intorno a mille altre: “le foglie ci procurarono sensibilità mentale, e un’esperienza intensa, insieme ad immagini sorprendenti con contorni brillanti.”

Modi di consumo

La S.Divinorum può essere utilizzata come foglie fresche masticate e inghiottite, con il metodo della cicca, come infuso in acqua profumata. Si utilizza anche il principio attivo puro.

I metodi delle foglie e dell’infuso ingeriti sono sicuri, ma non proprio efficaci, in quanto richiedono per forza una quantità di foglie maggiore rispetto agli altri metodi di assunzione.
Il gusto è amaro e può essere sgradevole; per questo tale metodo è usato raramente al di fuori dell’etnia mazateca.
La Salvinorina A non è assorbita facilmente dallo stomaco mentre lo è in modo efficace dalla mucosa della bocca, soprattutto in vie sublinguali, metodi infatti più efficaci per sperimentarne gli effetti.
L’effetto descritto è proprio il cosiddetto metodo della cicca: si mantiene la “pallina” fatta durante la masticazione sotto la lingua senza ingerirla, in modo che resti a contatto con la mucosa della bocca, la “cicca” si tiene in bocca per una mezz’ora poi si sputa.

L’uso di fumare le foglie secche fu notato per la prima volta negli anni 70’ a città del Messico dove giovani hippy la impiegavano come sostituto della marijuana (con cui non ha nulla a che vedere) pratica non diffusa nei mazatechi che ormai si erano bendisposti per i metodi di assunzione orali.

Il metodo della sigaretta non libera la potenza della pianta, in quanto le temperature troppo alte distruggono il principio attivo, invece attrezzature come bong, pipe ad acqua sembrano molto più adatte a questa pratica, una dose media fumata corrisponde ad un 0,1gr in un solo tiro (o dosi più alte, a seconda di che sottotipo e di che potenza ha la pianta), possono anche essere vaporizzate e inalate in vaporizzatori speciali.

Esiste una tintura alcolica di salvia chiamata “Sage God Emerald Essence”. Si può assumere pura ma è irritante per la mucosa del nostro corpo e quindi spesso è diluita con acqua.

Esistono anche composti concentrati di questa pianta, mentre non è mai stato registrato l’impiego per iniezione.

Effetti

Wasson paragonò l’effetto a quello dei funghi psilocibinici, in ogni caso gli effetti della salvia sono considerati piuttosto particolari, di una qualità diversa rispetto ad altre sostanze “visionarie” e meno “maneggevoli”, a tal punto da essere considerati unici.
Condizione essenziale alla percezione degli effetti pieni sembra essere la totale oscurità e il silenzio, secondo i Mazatechi sono proprio queste le condizioni per cui gli dei parlino sussurrando al salvianauti. L’esperienza termina immediatamente tramite l’intrusione di semplice luce o rompendo il silenzio.

Abbiamo veramente tantissimi effetti, impossibili da riassumere in uno scritto, ma ci proveremo ugualmente, possono essere quindi così descritti:

  • Stati intuitivi
  • Aumento della capacità recettiva
  • Intensificazione dello stato di consapevolezza
  • Visioni ipnagogiche (tra la veglia e il sonno) e ipnopompiche (tra il sonno e la veglia)
  • Visione di luoghi, oggetti, persone.
  • Percezione di dimensioni e geometrie bizzarre
  • Percezione di realtà simultanee (trovarsi contemporaneamente in luoghi differenti)
  • Rivisitazione di luoghi del passato
  • Misticismo della natura
  • Contatti realistici con entità
  • Percezione di voci o mormorio interiore che impartisce lezioni
  • Sensazione di leggerezza o pesantezza
  • Differenti sensazioni di movimento
  • Leggera emicrania (a volte)
  • Dizione alterata (balbettio)
  • Risate isteriche ed incontrollabili
  • Esperienze di uscita dal corpo
  • E tanti altri effetti, che descrivono momenti molto particolari nel viaggio di un salvianauta.

Detto questo la salvia divinorum non è assolutamente una droga da prendere con leggerezza (se mai vi capitasse di poterla assumere) ma con l’ausilio di chi ha già avuto esperienze, soprattutto per non rischiare di fumare o assumere strani veleni (dato che nessuno di noi ha probabilmente che odore faccia o che colore sia questa pianta, per informazione generale, odora leggermente di thè verde, ha una colorazione scura, quella secca, e sembra come essere umida) Per il resto, le droghe enteogene sono uno dei più fantastici regali che la natura possa offrirci, e se usate con estrema cautela e coscienza, possono rivelarsi veramente esperienze uniche nella vita di una persona.

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