Sveva Valguarnera
Sveva Valguarnera

Pillolo maschile: nuovi metodi contraccettivi per gli uomini

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Fino ad oggi, la maggior parte degli strumenti contraccettivi sono stati pensati per il genere femminile, dando così alle donne l’onere della pianificazione familiare: parliamo della pillola, ma anche degli altri contraccettivi ormonali come il cerotto o l’anello, del diaframma e della spirale, giusto per citarne alcuni. Di contro, l’unica opzione aperta agli uomini è il preservativo, che tende però a non essere utilizzato nei rapporti monogami e duraturi.

Il motivo per cui fino ad ora non sono state sviluppati metodi contraccettivi farmacologici rivolti agli uomini ha a che fare con la peculiare fisiologia dell’apparato riproduttivo maschile: mentre nelle donne l’azione contraccettiva consiste nel sopprimere l’ovulazione, che avviene una volta al mese, un’eventuale pillola contraccettiva maschile dovrebbe essere in grado di impedire agli spermatozoi, che vengono prodotti ogni giorno, di riversarsi nello sperma. Per essere efficace, inoltre, un tale farmaco dovrebbe avere un’azione totalmente reversibile e non incidere sulla capacità di avere rapporti sessuali.

uomo-assume-pillolo-contraccettivo-maschileIn passato sono stati considerati approcci ormonali al problema della contraccezione maschile, che non hanno però portato al risultato desiderato: per bloccare la produzione di sperma, infatti, sarebbe necessario ridurre la concentrazione di testosterone nel sangue, il che porterebbe a seri effetti collaterali.

Le aziende farmaceutiche si sono dunque concentrate sulla ricerca di contraccettivi non ormonali, ma fino ad oggi nessuno di essi è stato messo in commercio. Vi sono però diversi farmaci e sistemi che sono attualmente in fase di sperimentazione sugli esseri umani: uno di questi è Vasalgel, che potrebbe arrivare nel mercato già nel 2018.

Si tratta di uno speciale polimero che verrebbe iniettato nei vasi deferenti, accedendovi attraverso lo scroto e bloccandoli; una successiva iniezione di una sostanza capace di sciogliere il polimero renderebbe il metodo pienamente reversibile. Vi sono poi degli altri studi in corso su molecole in grado di inibire la capacità dello sperma di fertilizzare l’ovulo e su altre in grado di inibire la capacità di nuotare degli spermatozoi.

La ricerca

Vi è però una nuova possibilità: un gruppo di ricerca composto da britannici e canadesi ha recentemente pubblicato su una rivista scientifica, Proceedings of the National Academy of Sciences, uno studio sulle cavie che potrebbe portare a un interessante sviluppo nel campo della contraccezione maschile. In particolare, sono state individuate due proteine che intervengono nel processo di eiaculazione, permettendo agli spermatozoi di unirsi al liquido seminale.

Nell’esperimento sono stati utilizzati topi geneticamente modificati in modo da non esprimere queste due proteine: le cavie sono risultate in grado di accoppiarsi normalmente, e gli spermatozoi estratti manualmente dai loro testicoli sono risultati in grado di fecondare la femmina.

Le due proteine coinvolte nel processo sono l‘adrenocettore alfa-1 e il purinocettore P2X1, due recettori che consentono agli spermatozoi di muoversi dai testicoli al pene attraverso i vasi deferenti, che si contraggono durante l’eiaculazione. Una trasposizione sull’uomo del processo visto sulle cavie consisterebbe dunque nella ricerca di molecole in grado di bloccare questi recettori, impedendo così loro di svolgere la loro funzione.

La prima di queste proteine, l’adrenocettore alfa-1, è già nota in medicina: gli adrenorecettori-bloccanti sono infatti largamente utilizzati nella cura dell’iperplasia prostatica e dell’ipertensione; proprio per le loro caratteristiche, però, non bisogna sottovalutare la possibilità di effetti collaterali, tra i quali il più probabile sarebbe certamente l’ipotensione. Un altro ostacolo è costituito dal fatto che attualmente non sono stati sviluppati antagonisti specifici per i purinocettori: soltanto dopo aver compiuto questo passo sarà possibile iniziare a fare test sulle cavie e successivamente sugli esseri umani.

Una volta realizzato il farmaco, però, ci sarà un’altra sfida: convincere gli uomini ad utilizzarlo. Sebbene la maggior parte delle ricerche di mercato mostrino che più della metà degli uomini sarebbe disposto a utilizzare una pillola contraccettiva, sarà necessario vincere la diffidenza e i dubbi di coloro che penseranno erroneamente che un tale farmaco possa privarli della loro virilità, o peggio ancora renderli importanti.

Inoltre, le statistiche del nostro paese mostrano un approccio alla contraccezione ben diverso da quello degli altri paesi europei: l’Italia è tra gli ultimi posti per l’utilizzo di contraccettivi ormonali, mentre quasi il 20% delle coppie italiane praticano il coito interrotto.

Per avere il successo desiderato, un contraccettivo maschile dovrebbe avere un target di utenza ben più alto del 16% di coppie italiane che attualmente usano la pillola anticoncezionale. Affinché la pillola maschile possa avere il successo desiderato, dunque, è importante realizzare campagne di informazione e sensibilizzazione che portino gli italiani a vedere la contraccezione non più come un problema esclusivamente femminile, ma come una questione di coppia.

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