Dopo tanto tempo, Benjamin Mascolo è uscito allo scoperto: uno dei due componenti del gruppo Benji e Fede ha infatti appena pubblicato un lunghissimo post, accompagnato da una foto della sua infanzia, in cui si racconta a cuore aperto, con grande sincerità, ripercorrendo anni turbolenti e giungendo a una conclusione inaspettata.
La confessione di Benjamin Mascolo ha fatto il giro del web in pochissimo tempo, raccogliendo apprezzamenti da parte dei tantissimi fan del duo e, immaginiamo, anche da coloro che sono interessati dalla stessa condizione di Benji, e che si sono dunque riconosciuti anche nelle parole del cantante.
“È tutta la vita che mi chiedo se sono se sono danneggiato dentro, se sono speciale, o se sono come tutti gli altri e mi faccio solo qualche domanda di troppo” – scrive infatti Benjamin, per poi aggiungere che gli è stato diagnosticato l’autismo ad alto funzionamento.
Le dichiarazioni di Benji fanno il giro del web
Benji cita poi la sua canzone preferita (Iris, dei Goo Goo Dolls: “Non voglio che il mondo mi veda, perché non penso che capirebbero”), raccontando il lungo percorso di ricerca e di rinascita di cui è stato protagonista, ricostruendo la sua terapia e il fatto che oggi può sentire e vedere il mondo in un modo che ha finalmente un nome.
“In questi anni ho seguito un percorso di terapia, io che non mi sono mai fidato fino in fondo degli adulti, io che non ho mai creduto fino in fondo nelle istituzioni e nei loro rappresentanti, che fossero professori, poliziotti o dottori – ha poi aggiunto Benji – Ci sono arrivato per sfinimento, perché mi ero fatto così tanto male che non aveva più senso provare ad automedicarsi da solo, che fosse con sostanze stupefacenti o con maratone e diete salutari”.
Benjamin arriva così al momento in cui decide di fidarsi e, grazie anche alla moglie, al posto di andare in vacanza, lo scorso agosto raggiunge un ospedale dall’altra parte d’Italia per sottoporsi ad alcuni test e arrivare così alla diagnosi di autismo ad alto funzionamento.
“Non sono un autistico super intelligente che guarda New York da un elicottero in volo e riesce a disegnarla a memoria – spiega poi Benjamin – Sono uno di quelli che quando apre il menù del ristorante ha una crisi di panico esistenziale perché c’è troppo scelta, uno di quelli che tutti i suoi vestiti devono essere dello stesso brand, tutti dello stesso colore, tutti stesso modello, impacchettati in buste di plastica rigida trasparente e impilati in un armadio”.
Conclude poi Benjamin rivelando che “il dottor Rosso dice che nella diagnosi c’è già un piccolo effetto curativo, e io ci credo. Sono sempre io, con una consapevolezza in più: non sono più solo”.
