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Bonus Mamma 2024: requisiti, importo, come fare richiesta

Mamma con figlio in spiaggia - Foto di Pixabay/pexels.com

Il bonus mamma 2024 è finalmente attivo. Si tratta di un’erogazione che le mamme lavoratrici percepiranno direttamente in busta paga. Essendo il provvedimento entrato in vigore circa un mese dopo le previsioni (dovendo essere valido per l’intero 2024), si percepirà a partire da questo mese, ma si riceverà sulla retribuzione anche il conguaglio per il mese di gennaio.

Nell’ambito di questa piccola guida, avremo modo di vedere meglio gli aspetti inerenti a questo contributo, come funziona, a chi spetta, a quanto equivarrà l’importo, e anche a come richiederlo.

Bonus Mamma 2024: il funzionamento dell’incentivo 

In quale modo opera questo incentivo? Tramite il bonus mamma 2024, le mamme lavoratrici potranno richiedere fino ad euro 3.000 all’anno, in termini di esoneri contributivi. Il riferimento è a tutti quei contributi che vengono automaticamente trattenuti in busta paga. L’applicazione della misura è stata legislativamente prevista per 3 anni. Precisamente, per il triennio 2024-26.

Come abbiamo riportato in apertura, il conteggio della misura parte da gennaio, ma solamente quelle madri lavoratrici che, in quello stesso mese, abbiano già, per la rispettiva condizione, maturato il diritto medesimo. In quel caso, con la busta paga di febbraio, si avrà anche il conguaglio per il mese precedente. Diversamente, qualora non si abbiano i diritti a gennaio, ma gli stessi subentrino a febbraio, si disporrà regolarmente della misura ma a partire da questo mese.

Diversamente, a partire dal mese in cui si maturino i requisiti. Esattamente il discorso sui requisiti è quello che ora ci apprestiamo ad approfondire.

Bonus Mamma 2024: requisiti per accedere alla prestazione  

Abbiamo chiarito che la misura sia rivolta alle madri lavoratrici, ma ovviamente solamente coloro che detengano determinati requisiti. In via generale, per richiedere il bonus mamma 2024, la madre in questione dovrebbe avere un contratto di lavoro dipendente, e tre figli a carico, di cui almeno uno minorenne.

Per il solo primo anno della prestazione, ovverosia l’anno corrente, la misura risulta estesa anche alle lavoratrici che abbiano due figli a proprio carico, di cui il minore sia di un’età inferiore a 10 anni. Naturalmente, la nascita di un figlio può fare la differenza per ottenere la prestazione posta in essere, ecco perché si parlava della possibile maturazione dei requisiti in un determinato mese. A prescindere dal giorno di nascita del figlio, la prestazione viene riconosciuta dal primo giorno del mese di nascita, previa richiesta del bonus.

Premesso che debba sussistere un rapporto di lavoro subordinato, non ha importanza che il medesimo sia presso il settore pubblico o privato. Anche le lavoratrici subordinate del settore agricolo possono accedere alla prestazione. Il contratto, inoltre, può essere a tempo indeterminato, a tempo pieno o a tempo parziale. Valgono altresì i contratti di somministrazione a tempo indeterminato, oppure l’apprendistato. Restano esclusi i rapporti di lavoro subordinato a tempo determinato. Ma così come la nascita di un figlio può fare la differenza, anche la trasformazione, decorrente da un certo mese, del contratto di lavoro, con una commutazione da tempo determinato a tempo indeterminato.

Restano escluse dalla prestazione, oltre alle lavoratrici a tempo determinato, anche le lavoratrici pensionate, le libere professioniste con partita Iva, le collaboratrici occasionali, le madri di un solo figlio, anche se disabile. Risultano parimenti escluse le lavoratrici domestiche, anche se con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato (colf e badanti, tipicamente).

Madre con bambino in braccio - Foto di Andrea Piacquadio/pexels.com
Madre con bambino in braccio – Foto di Andrea Piacquadio/pexels.com

Bonus Mamma 2024: l’importo ottenuto

Veniamo adesso all’importo che è possibile ottenere, attraverso la decontribuzione. C’è da premettere che non sono previsti dei tetti di reddito, quindi si può sempre accedere, fatti salvi i requisiti sopra menzionati. È previsto, ad ogni modo, un tetto d’importo usufruibile per la lavoratrice. Si parla di 250 euro lordi in più nella busta paga mensile, ossia 3.000 euro l’anno. Al netto, 140 euro al mese in più. Si arriva pertanto ad un netto che non supera 1.680 euro l’anno.

Ad essere corrisposta alle lavoratrici, è la trattenuta dei contributi previdenziali. Essa equivale al 9,19% della RAL (Retribuzione Annua Lorda). Fino a che questa quota ammonta a 3.000 euro lordi annui, essa viene riconosciuta in toto. Laddove la quota medesima dovesse corrispondere ad un importo superiore, la parte eccedente la soglia indicata non viene chiaramente riconosciuta.

La quota è elevata dal 9,19% al 9,49%, se l’azienda ha più di 15 dipendenti. Le altre imposte sono calcolate sull’importo lordo rimanente della retribuzione, pertanto un importo che, grazie alla decontribuzione, risulterà più elevato. Conviene precisare che la misura è alternativa al taglio del cuneo fiscale, a sua volta applicabile a lavoratori con reddito lordo annuo che non superi 35.000 euro. Qualora la lavoratrice usufruisca già di detta misura, anche se rientrerebbe nei requisiti del bonus mamma, non potrà ottenere anche quest’ultimo.

Bonus Mamma 2024: come effettuare la richiesta

Per l’inoltro della domanda, non si prevede una procedura formale, dato che il datore di lavoro, sulle basi affermate dalla legge, riconoscerà gli sgravi contributivi in busta paga. Di certo occorre comunque una comunicazione, da parte della lavoratrice, al datore di lavoro.

Quest’ultima potrà anche essere informale, ma è previsto che l’azienda richieda alla lavoratrice, a conferma del rispetto dei requisiti, una dichiarazione in forma scritta. Al datore di lavoro dovranno anche essere comunicati i codici fiscali dei figli.

Si ritiene che questa modalità, nel complesso piuttosto informale (con la sola formalità della comunicazione confermativa in forma scritta), sia anche provvisoria. È infatti prevista prossimamente la disponibilità, all’interno del sito web dell’Inps, di un modulo che la lavoratrice potrà compilare e inoltrare telematicamente, e in maniera del tutto autonoma.

 

Scritto da Gianluigi Salvi