Autotrapianto di capelli: tecnica FUE e sistema robotizzato

Sebbene la calvizie sia una condizione estremamente diffusa tra gli uomini, molti la vivono con ansia e vergogna, avendone problemi anche seri a livello psicologico, sociale e relazionale. La percentuale di donne che soffrono di questo problema è decisamente minore, ma dato l’importante ruolo che la capigliatura ha nell’immaginario femminile, si tratta in questi casi di un problema che ha ripercussioni psicologiche più gravi.

Ci sono molte soluzioni possibili alla calvizie, che dipendono in largo modo dalla persona, dalle sue possibilità economiche e dalla presenza di capelli in altre zone del corpo; nei casi di alopecia areata, infatti, spesso non vi è altra soluzione se non ricorrere a una protesi,  mentre nei casi in cui la calvizie sia localizzata, ad esempio nella zona frontale del cranio, è possibile ricorrere a interventi chirurgici come l’innesto di capelli artificiali, il trapianto da donatore e l’autotrapianto, che è ad oggi la tecnica più utilizzata. L’innesto di capelli artificiali, infatti, è vietato in molti paesi tra cui gli Stati Uniti, mentre il trapianto da donatore porta con sé il rischio di rigetto e di sviluppare granulomi.

L’autotrapianto consiste  nel trapianto nella zona diradata di capelli provenienti dalla zona occipitale del capo, in cui sono presumibilmente ancora folti e non soggetti a caduta. Si tratta quindi di una tecnica che garantisce risultati naturali e non causa alcun rischio di rigetto.

L’unità follicolare

Negli autotrapianti di capelli, l’entità che viene effettivamente trapiantata non è il solo capello, ma l’intera unità follicolare: si tratta della struttura che comprende uno o più capelli, la ghiandola sebacea e il muscolo erettore. Il numero di capelli contenuto in un’unità follicolare varia da persona a persona, ma è in genere compreso tra 1 e 4: per questo motivo, il numero di unità follicolari trapiantate non corrisponde mai al numero di capelli, che è nettamente superiore.

Indicazioni e controindicazioni

Condizione necessaria per la riuscita dell’intervento è la presenza di capelli sani da trapiantare; per questo motivo l’autotrapianto è generalmente più efficace negli uomini, che soffrono di calvizie androgenetica, piuttosto che nelle donne in cui la calvizie è dovuta a una scarsa attività dell’estrone follicolare. La calvizie androgenetica infatti colpisce selettivamente alcune zone del capo, e in particolare tende a non colpire la zona occipitale i cui capelli rimangono sani e perfettamente vitali anche in seguito all’intervento. La calvizie femminile invece colpisce tutto il cranio nella stessa misura, indebolendo i capelli esistenti, che rischiano di essere ulteriormente danneggiati dal trapianto.

Un altro requisito dell’intervento è la stabilità della calvizie: per questo motivo in genere si raccomanda di non sottoporsi all’intervento prima dei 28-30 anni, in modo da poter garantire risultati più duraturi. Per lo stesso motivo, l’autotrapianto di capelli non consente di abbandonare la terapia farmacologica per la calvizie: sebbene i capelli trapiantati siano forti e generalmente non soggetti a caduta, infatti, non si può dire lo stesso per i capelli indigeni della zona, che in assenza di trattamento potrebbero cadere e causare un nuovo difetto estetico.

Infine, trattandosi comunque di un intervento da effettuarsi in anestesia locale, è necessario godere di buona salute e non soffrire di allergie all’anestetico utilizzato. Si raccomanda dunque di farsi visitare dal proprio medico prima di sottoporsi al trapianto, in modo da potere evidenziare le eventuali problematiche da fare presenti ai chirurghi.

Tipi di intervento

L’autotrapianto di capelli non è certo una novità: già venticinque anni fa i chirurghi eseguivano la tecnica a “ciuffi di bambola”, che lasciava però antiestetiche cicatrici e non garantiva adeguati risultati estetici. Ad oggi, le principali tecniche utilizzate nell’autotrapianto di capelli sono due: la FUE e la FUT. Vi è inoltre una terza tecnica, detta CFU, che viene applicata su pazienti selezionati e combina i vantaggi dell’una e dell’altra tecnica promettendo un risultato più naturale. Recentemente è inoltre stata sperimentata una tecnica di autotrapianto che prevede l’utilizzo di un robot, il sistema Artas, già approvato negli Stati Uniti e attualmente utilizzato in Gran Bretagna e Italia, dove è però praticata ancora in pochissimi centri.

Tecnica FUE

La tecnica FUE consiste nell’estrazione delle singole unità follicolari, che vengono prelevate tramite un bisturi circolare che effettua un piccolo taglio prelevando una sola unità follicolare per volta dalla zona occipitale. Le unità follicolari prelevate vengono poi impiantate nella zona frontale del cranio, dove attecchiscono.

Si tratta di una tecnica consolidata e utilizzata già da un paio di decenni, recentemente tornata alla ribalta come alternativa più economica alla FUT. Si tratta di una tecnica che ha però alcuni svantaggi, tra cui il fatto che prima dell’intervento è necessario rasare completamente la zona da trattare, in maniera tale da poter centrare in maniera più accurata possibile il bisturi sul follicolo. Anche prendendo queste precauzioni, però, rimane il rischio di danneggiare il follicolo prelevato o quello vicino, rendendo così la tecnica potenzialmente meno efficace: il numero di capelli trapiantati che attecchiscono e cominciano a crescere è minore rispetto a quello delle altre tecniche. Ciò è dovuto in parte ai possibili danneggiamenti dei follicoli in fase di espianto, ed in parte al fatto che, dovendo prima espiantare tutti i follicoli e poi successivamente ritrapiantarli, vi è un certo tempo in cui i follicoli si trovano privi di nutrimento e dunque tendenti a morire.

Un altro svantaggio della tecnica FUE è dato dal fatto che non si presta bene alla possibilità di reintervento: le minuscole cicatrici circolari nella zona occipitale, infatti, rendono difficile o talvolta impossibile espiantare nuovamente capelli da quella zona.

Si tratta in compenso di una tecnica discretamente economica, che non richiede punti né un particolare addestramento da parte del chirurgo, e quindi può risultare utile qualora il numero di follicoli da trapiantare non sia particolarmente alto. (vedi anche: Calvizie e cellule staminali)

Tecnica FUT

La tecnica FUT è una tecnica più recente, che aveva in passato sostituito quasi completamente la FUE: consiste nel prelievo di una sottile striscia di cuoio capelluto dall’area donatrice, che viene suturata; in questo caso quindi vi è la necessità di mettere dei punti, a differenza che nella FUE.

I follicoli vengono poi estratti dalla striscia prelevata mediante l’utilizzo di tecniche di ingrandimento come il microscopio, e impiantati immediatamente: questa tecnica consente dunque una maggiore precisione nell’estrazione del follicolo e un minore tempo di attesa tra l’espianto e l’impianto, favorendo così la percentuale di attecchimento dei capelli, che risulta superiore a quella della tecnica FUE. Un altro vantaggio di questa tecnica sta nel fatto che non è necessario rasare l’area donatrice prima dell’intervento.

In caso di reintervento, inoltre, è possibile intervenire sulla stessa cicatrice minimizzando dunque il difetto estetico, che risulta poco visibile anche in caso di capelli corti. Si tratta però di un intervento più costoso, che richiede un particolare addestramento e non viene dunque praticato da tutti i chirurghi: è particolarmente indicato nei casi in cui il numero di follicoli da trapiantare sia particolarmente alto, in quanto garantisce una resa maggiore.

Tecnica CFU

La tecnica CFU, che sta per Combined Follicular Unit, è la tecnica che consente in assoluto la migliore resa estetica. Questa tecnica consiste in una FUT modificata che prevede l’impianto all’attaccatura dei capelli di unità follicolari singole, costituite da 1-2 capelli, e l’impianto nella zona più interna di unità follicol
ari combinate che contengono 4-5 capelli, ottenendo così un effetto estetico migliore: l’attaccatura naturale dei capelli infatti si combina alla foltezza che si ottiene nella zona posteriore, mantenendo tutti i vantaggi della FUT come la presenza di un’unica cicatrice e la possibilità di intervenire nuovamente.

Sistema Artas

 L’utilizzo di un robot consente di analizzare con attenzione la zona donatrice e quella che riceverà il trapianto, in maniera tale da poter calibrare attentamente il numero di unità follicolari da prelevare, che verranno scelte con l’accuratezza di un robot, certamente maggiore rispetto a quella di un occhio umano.

Il robot analizza attentamente l’angolazione e la densità dei follicoli prima di procedere all’espianto, che avviene in modo omogeneo e casuale in modo da non permettere il diradamento della zona donatrice. Espianto e reimpianto avvengono molto rapidamente in modo da preservare al massimo la vitalità del capello e favorirne l’attecchimento: l’intervento dura infatti un paio d’ore, contro le 4-5 dell’autotrapianto tradizionale.

Si tratta però di una tecnica ancora nuova e poco diffusa, i cui costi sono del 50% superiori a quelli di un autotrapianto tradizionale; a questi costi bisogna aggiungere gli eventuali costi del viaggio, qualora non si viva nelle vicinanze di un centro che la pratica.

Confronto

Risulta evidente come le quattro tecniche utilizzate siano diverse in quanto a raffinatezza e risultati: ogni caso deve però essere valutato da un chirurgo che proponga il tipo di intervento adatto alle proprie esigenze. Bisogna quindi diffidare di coloro che propongono prezzi stracciati, magari in cliniche all’estero che non sono sottoposte ai rigidi controlli italiani, e a

nche di coloro che propongono un solo tipo di intervento.

Rischi e risultati

Gli autotrapianti di capelli sono generalmente sicuri: non essendoci rischio di rigetto, gli unici rischi possibili sono l’infezione (che si può ridurre enormemente rivolgendosi a un centro italiano e qualificato) e la shock loss, cioè la caduta di capelli nella zona circostante a quella donatrice, che è comunque temporanea e può essere risolta farmacologicamente.

Hair Concealer e Camouflage

Oltre alle tecniche sopra menzionate, tra le varie possibilità esiste anche quella di nascondere il diradamento dei capelli. Molto interessante a tal proposito la qualità raggiungta dal micro tatuaggio di capelli rasati (in gergo tecnico tricopigmentazione) che sembra raccogliere il favore dei pazienti che l’hanno già utilizzato (stando al sito americano RealSelf.com il 98% sono soddisfatti).tricopigmentazione prima e dopo

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