Comparto delle costruzioni in crisi con il superbonus?

Al 31 luglio 2022 sono stati accettati più di 220.000 progetti di ristrutturazione per un totale di 40 miliardi di euro e sono previsti quasi 44 miliardi di detrazioni, secondo i dati dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile ( ENEA).

Sempre più esperti del settore ed analisti di mercato e dell’edilizia stanno riscontrando gli effetti collaterali del famosissimo superbonus, la misura del governo Draghi volta alla riqualificazione e messa in sicurezza dei centri storici italiani e non solo. Mentre questo provvedimento si avvia al tramonto, è arrivato il momento di tirare le somme. Ha davvero arricchito le casse delle imprese edili ed ha davvero aiutato lo stato degli edifici storici del bel paese?

Nella nostra penisola il quasi totale della produzione del comparto delle costruzioni è rappresentato per oltre il 70% dagli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Dunque, si costruisce poco e si preferisce rattoppare edifici vecchi rendendoli a norma e rammodernandoli quanto più possibile. Le criticità spesso riguardano la resistenza sismica, un vero problema made in Italy, e la sostenibilità energetica di case e palazzi storici.

Sito in costruzione
Sito in costruzione – Foto di David McBee – Pexels.com

Nel 2020 si è avuta una spinta significativa verso i suddetti interventi di riqualificazione edilizia. L’art. 121 del Decreto Rilancio ha consentito (non senza problematiche e criticità varie) l’avvio di interventi edilizi speciali nell’ambito del famosissimo superbonus 110%, con sgravi e detrazioni fiscali importantissime che hanno consentito l’accesso a questa misura anche a persone che normalmente non se la sarebbero potuta permettere. Ciò, tuttavia, ha stravolto gli equilibri economici nel settore creando non poca confusione, secondo gli esperti. L’Unione Europea ha elogiato lo schema per promuovere la decarbonizzazione del settore edile. Questo rappresenta circa il 40% del consumo energetico e il 36% delle emissioni di CO2 in Europa. Anche i programmi di ristrutturazione degli edifici si includono nei piani nazionali presentati al fondo per la ripresa del coronavirus da 750 miliardi di euro dell’UE.

Al 31 luglio 2022 sono stati accettati più di 220.000 progetti di ristrutturazione. Questo per un totale di 40 miliardi di euro. Inoltre, si prevedono quasi 44 miliardi di detrazioni, secondo i dati dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile ( ENEA).