Quale andamento per il petrolio nel 2018?

Quale sarà l’andamento del petrolio nel 2018? Stamattina il suo prezzo ha subito una netta impennata, a causa della notizia dell’esplosione di un importante oleodotto in Libia, dovuta, sembrerebbe, a un atto terroristico.

Per la prima volta da giugno 2015, il prezzo del greggio ha raggiunto la soglia di 60 dollari a barile per quanto riguarda il Wti, e di 67,10 dollari per il Brent. Nel corso della mattinata il balzo si è comunque ridimensionato, in concomitanza con il calo del dollaro: la riforma fiscale prevista dal governo repubblicano per i mercati sembra non essere sufficiente per incrementare con rapidità la fiducia dei consumatori.

Per rispondere alla nostra domanda di partenza, però, non possiamo certo limitarci alla giornata di oggi. Che il petrolio sia stato tra gli asset protagonisti del 2017 non ci sono dubbi. Dopo le tensioni di primavera, infatti, le sue quotazioni si sono assestate su un trend positivo che ha permesso a chi ha investito su questa materia prima tramite futures e CFD – avendo anche il coraggio di restare long – di maturare interessanti profitti. Attualmente le previsioni sembrano orientarsi su una quotazione in salita o, alla peggio, stabile. Che il prezzo possa crollare drasticamente, invece, sembra non essere contemplato. Ci sono però alcuni elementi da considerare per elaborare previsioni ragionevoli. Come sappiamo, quando si parla di petrolio, uno sguardo all’andamento geopolitico è d’obbligo e la prudenza non è mai troppa, è quindi consigliabile documentarsi sempre attingendo a stime diverse per cercare di estrapolare una tendenza generale.

L’impatto di incidenti come quello libico dovrebbe essere contenuto. A fronte di strutture vecchie e con scarsa manutenzione, oggetto soprattutto di frequenti attacchi e danneggiamenti, l’obiettivo della Libia è riportare la propria produzione a livelli prebellici (l’output di recente è di circa un milione di barili giornalieri). Il mercato internazionale è inoltre in una fase di stabilità maggiore dovuta all’accordo tra l’OPEC e la Russia sui tagli alla produzione per riassorbire le scorte. Con conseguente stabilizzazione della domanda. Un’incognita che potrebbe minare questa strategia di contenimento è rappresentata però dagli Stati Uniti di Trump, unico paese in cui la produzione è in aumento, tanto che, nel 2018, potrebbe salire a 10 milioni di barili al giorno (in pratica, 200mila barili in più rispetto all’anno passato).

Ancora più imprevedibile infine è la situazione tra Arabia Saudita e Iran, che al momento sono in guerra per interposte forze, ma se decidessero di intraprendere un conflitto diretto, l’aumento massiccio del prezzo del petrolio sarebbe inevitabile.

Si prevedono quindi grandi spostamenti nei mercati di commodities.

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