Avvalimento negli appalti, cos’è e come si applica

È uno degli istituti più complessi e dibattuti dal punto di vista tecnico e normativo. Eppure, l’avvalimento può risultare una soluzione davvero importante per portare a buon fine un appalto pubblico. Andiamo a scoprirne di più.

Il settore degli appalti pubblici sembra, dall’esterno, quasi una sorta di giungla di documenti, trafile burocratiche, richieste e cavilli vari da affrontare e superare per le imprese interessate. Senza dimenticare la difficoltà che spesso si registra anche ad avere accesso alle giuste informazioni sulle ultime novità riguardanti bandi e gare avviate dagli Enti Locali e dalle Istituzioni italiane. In questo secondo problema, in soccorso degli imprenditori arrivano siti come Appaltitalia, un vero e proprio giornale che mette a disposizione degli utenti tutto il materiale che serve.

Superata la parte più difficile? Non proprio, perché ci sono situazioni nelle quali dei “piccoli” dettagli contenuti nel disciplinare di gara possono rischiare di compromettere la partecipazione al bando, o di determinare l’esclusione: è il caso di appalti che presentano dei criteri e requisiti particolarmente stringenti, che si rivelano dei paletti insormontabili per le imprese (soprattutto se consideriamo che nel nostro Paese la dimensione dell’impresa è per il 97% medio o, più frequentemente, piccola, ovvero con meno di 15 dipendenti). Anche qui, però, è l’accesso alle informazioni che può garantire un esito positivo, perché si può pensare di avvalersi del cosiddetto avvalimento, un particolare istituto giuridico introdotto anche nella legislazione dell’Unione Europea (a partire dalle direttive comunitarie n. 2004/18 e 2004/17) per ampliare le maglie della partecipazione ai contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, e poi adottato anche nell’ordinamento dello Stato italiano con il Decreto Legislativo 163/2006.

Cos’è e come funziona. In termini tecnici, si definisce avvalimento la facoltà offerta a una impresa (che prende il nome di “avvalente”) di poter soddisfare le richieste contenute in uno specifico bando per appalto pubblico relativamente al possesso di alcuni requisiti di carattere finanziario, economico, organizzativo o tecnico ricorrendo al supporto di una seconda impresa (che invece viene detta “ausiliaria”) che li mette a disposizione per il tempo necessario. Questo accordo è valido per la gara in oggetto e, in caso di positiva aggiudicazione, ha valore per tutta la durata dell’appalto. È importante sottolineare che l’Impresa ausiliaria che offre (per così dire) in “prestito” i propri requisiti resta comunque estranea sia alla gara stessa che al contratto che ne scaturisce, ma a termini di legge deve impegnarsi in modo formale sia verso l’avvalente che nei confronti della Stazione appaltante. Ulteriore dettaglio normativo, si può ricorrere all’istituto dell’avvalimento sia in sede di gara (e dunque alla presentazione dell’offerta), sia al momento dell’Attestazione SOA.

Le tipologie. A livello generale, si riconoscono due macro categorie nell’utilizzo di questo istituto. La prima è quella regolamentata dall’art. 49 del citato D.Lgs. 163/2006, ovvero la dimostrazione, durante la gara, dell’effettivo possesso dei requisiti di qualificazione richiesti dalla Stazione appaltante per poter partecipare alla procedura di affidamento. La seconda tipologia, invece, è disciplinata dall’art. 50 e riguarda la dimostrazione della cosiddetta “stabile disponibilità” dei requisiti necessari per poter conseguire l’attestazione di qualificazione che abilita l’operatore economico alla partecipazione a future procedure di affidamento.

Casi spinosi. Non sempre però è facile comprendere la metodologia di ricorso a questo istituto, e proprio di recente il Consiglio di Stato è intervenuto in materia, in particolare con la sentenza 3698/2015, che è servita a ribadire come l’avvalimento possa rappresentare una soluzione per soddisfare i requisiti strettamente connessi alla prova della capacità tecnica, economica e finanziaria di un’impresa, ma che in nessun caso può sopperire alla carenza di requisiti strettamente personali, come quelli di idoneità morale e professionale. Una ulteriore e successiva sentenza, la n. 4617, ha invece chiarito che, in riferimento alla validità di un contratto generico, la prestazione dei requisiti in “prestito” è costituita non solo dalla messa a disposizione da parte dell’impresa ausiliaria di strutture organizzative e mezzi materiali, ma anche dal suo valore aggiunto in termini di “solidità finanziaria” e di acclarata “esperienza di settore” verso l’avvalente, che ne è carente e non potrebbe accedere alla gara altrimenti.

 

 

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