Codice tributo 3918: Cos’è e Codici tributo per pagare l’IMU

Isabella Capretti
Isabella Capretti
Indice

Il codice tributo 3918 si utilizza si utilizza esclusivamente per pagare l’IMU per i fabbricati diversi dalla prima casa al Comune in cui si trovano gli immobili. È bene ricordare che per ogni tipologia di fabbricato per cui si deve pagare l’IMU è necessario utilizzare un differente codice tributo. Inoltre nonostante si tenda a pensare che l’IMU sia un’imposta da versare esclusivamente al Comune in cui ha sede l’immobile cui si riferisce, in realtà per alcuni immobili l’imposta si salda allo Stato. Vedi anche tutti gli altri codici tributo dei quali abbiamo trattato e i codici ATECO per aperture post-Covid19.

Codice tributo 3918 e IMU

L’IMU è l’imposta municipale propria, si tratta di un’imposta istituita nel 2012, che ha sostituito i vari prelievi fiscali presenti sugli immobili italiani. A pagarla è il proprietario di ogni singolo immobile, indipendentemente dal fatto che ci viva, che lo abbia locato o che si tratti di una struttura produttiva. A meno che l’immobile non sia concesso in locazione finanziaria, in questo caso è il locatario a saldare l’IMU. Così come pagano l’imposta gli eventuali titolari di usufrutto di un bene, i titolari di uso, di enfiteusi, di abitazione o di superficie. In pratica deve pagare l’IMU colui che gode del diritto di utilizzare, abitare, servirsi di un immobile, di un’area fabbricabile o di un terreno. La Legge di Stabilità del 2014 ha modificato ulteriormente l’IMU, che è stata abolita sulla prima casa, a meno che non si tratti di immobili di lusso. La Leggi di Stabilità del 2019 ha invece abolito l’Imposta Unica sugli Immobili, costituita da IMU e TASI, per accorparla nella sola IMU.

Tutti i codici tributo IMU

Come dicevamo, il codice tributo 3918 si usa nel caso in cui si intenda saldare l’IMU per un immobile diverso dalla prima casa, quindi per le seconde case. Per tutte le altre tipologie di immobili, fabbricati e terreni sono disponibili altri codici, i quali sono:

Codice tributo Utilizzo
3912 IMU su abitazione principale e relative pertinenze
3913 IMU per fabbricati rurali a uso strumentale
3914 IMU sui terreni
3916 IMU sulle aree fabbricabili
3918 IMU per gli altri fabbricati
3925 IMU per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D

Tali codici vanno utilizzati indipendentemente che si debba saldare l’imposta come acconto, come saldo o in una singola rata annuale. Da notare che l’imposta pagata utilizzando il codice tributo 3925 è versata allo Stato e non al singolo Comune, che ha la facoltà di richiedere una quota aggiuntiva al contribuente, utilizzando il codice tributo 3930.

Codice tributo 3918 e IMU prima casa

In effetti è errato dire che l’IMU per l’abitazione principale non si debba pagare. Nel senso che tutti coloro che vivono in un immobile accatastato come appartenente ad una categoria di lusso sono tenuti a pagare questo tributo. Inoltre la legge di Stabilità del 2014 prevede che sia assimilata all’abitazione principale una singola pertinenza; quindi per tutte le abitazioni principali che possiedono più di una pertinenza è dovuta l’IMU al comune, calcolando esclusivamente il valore catastale di suddette pertinenze. In alcuni Comuni esistono anche sconti e sgravi per l’IMU di questa tipologia di immobili.

Codice tributo 3918 per sanzioni e interessi

Nel caso in cui il contribuente si accorga di aver pagato in modo parziale l’IMU, ovvero di non aver pagato una rata o l’intero importo dell’imposta, ha la facoltà di ricorrere al cosiddetto ravvedimento operoso. Di fatto ha la possibilità di saldare quanto dovuto con un certo ritardo. In questo caso non è necessario utilizzare codici tributo particolari, ma deve usare il solito codice tributo 3918, per gli immobili diversi dalla prima casa, inserendo una cifra pari alla somma di: tributo dovuto, sanzioni e interessi. La Legge di stabilità 2020 prevede anche per questo tributo la possibilità di pagare le sanzioni in modo ridotto, secondo questa tabella:

  • 1/10 del minimo nel caso di regolarizzazione entro trenta giorni dalla violazione;
  • 1/9 del minimo se la regolarizzazione avviene entro novanta giorni;
  • 1/8 del minimo, se la regolarizzazione avviene entro un anno;
  • 1/7 del minimo, se la regolarizzazione avviene entro due anni dall’omissione o dall’errore;
  • 1/6 del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni avviene oltre due anni;
  • 1/5 del minimo se la regolarizzazione avviene dopo la constatazione della violazione ma prima dell’emissione della cartella esattoriale.

Se si attende oltre un anno dalla scadenza del tributo si è tenuti a saldare l’intera sanzione, pari al 3,75% dell’importo dovuto. Il minimo di cui sopra è invece pari all’1,5%. Quando invece è l’erario o l’amministrazione comunale ad effettuare un controllo, riscontrando l’omesso o ridotto pagamento, il contribuente è tenuto a pagare sanzioni e interessi, utilizzando il codice tributo 3924 per le prime, il codice tributo 3925 per i secondi. Questi dati sono solitamente contenuti nella cartella esattoriale ricevuta in seguito ad accertamento.

Codice tributo 3918 e aliquote

Di fatto chiunque possiede un’abitazione ulteriore alla prima e che non sia concessa in usufrutto o diritto di utilizzo è tenuto a pagare l’IMU. Le aliquote di base dell’imposta sono stabilite dallo Stato, che però lascia ai Comuni la facoltà di aumentarle o diminuirle, secondo precisi criteri. Non si paga l’IMU neppure:

  • sui terreni agricoli
  • sui fabbricati rurali strumentali di cui all’articolo 13 del DL 201 del 2011
  • sulla casa coniugale assegnata al coniuge separato o divorziato
  • sugli alloggi sociali

Inoltre ai Comuni è data facoltà di equiparare alcuni fabbricati alle condizioni stabilite per l’abitazione principale.

0,40% per l’abitazione principale, modificabile dello 0,2%
0,20% per i fabbricati rurali ad uso strumentale del coltivatore diretto, i comuni possono ridurla a 0,1%;
0,76% per gli immobili che non producono reddito fondiario e per quelli posseduti da soggetti passivi ires ovvero per gli immobili locati, modificabile fino a 0,4%;
0,76% per i restanti casi, modificabile con un minimo pari a 0,46% e fino a un massimo pari a 1,06%.

Chi si trova a pagare l’IMU per la prima volta dovrebbe verificare l’effettiva aliquota applicata nel Comune in cui si trova il fabbricato su cui si paga l’imposta.
Tali aliquote si applicano alla rendita catastale, rivalutata del 5%.

Scadenze dell’IMU: quando si paga?

Il contribuente ha la facoltà di saldare l’IMU con un’unica rata, entro il 16 giugno di ogni anno. In tale data può pagare un acconto pari alla metà del tributo dovuto, cui seguirà la seconda rata di saldo entro il 16 dicembre di ogni anno. La cifra da pagare è correlata al numero di mesi dell’anno in corso per cui si è avuto il possesso del fabbricato. Quindi, se si acquista un immobile in maggio, si pagherà la rata di giugno solo per 2 mesi, suddividendo il tributo annuale per 12 e moltiplicandolo per 2. Nel 2020, a causa della crisi dovuta alla pandemia causata dal virus SARS-CoV 2 numerosi comuni hanno posticipato il versamento della prima rata dell’IMU, in date da verificare a seconda caso per caso. Per quanto riguarda le quote IMU saldate dalle aziende allo Stato sono state per il 2020 prorogate, almeno per quanto riguarda la rata di giugno.

Come compilare il modello F24

I codici tributo perl’IMU si utilizzano per la compilazione del modello F24, sul quale è disponibile una specifica sezione, dedicata appunto ai tributi locali. Nella prima casella è necessario indicare il codice che permette di identificare il singolo Comune italiano, riferendosi a quello in cui è posizionato il fabbricato o il terreno per cui si sta pagando l’IMU. Sono poi disponibili delle caselle da barrare scegliendo il caso specifico per cui si sta versando il tributo tra: ravvedimento, saldo, acconto. La terza casella è da barrare solo nel caso in cui si sia presentata una dichiarazione di variazione per uno o più immobili. Si deve poi indicare il numero degli immobili coinvolti nel pagamento, il preciso codice tributo come da tabella disponibile poco sopra, l’eventuale scelta di rateizzare il tributo.

Le novità sull’IMU del 2020

La legge di bilancio del 2019 ha previsto la nascita di una nuova IMU, che riunisce in sè IMU e TASI. In realtà sembra che i decreti Salva Italia abbiamo cancellato l’introduzione del nuovo tributo, che avverrà con buona probabilità nel corso del 2021. In effetti ad oggi i contribuenti sono tenuti a pagare l’IMU come gli anni precedenti. La nuova IMU è un tributo che mantiene alcune caratteristiche della vecchia IMU, come ad esempio la gratuità per la prima casa, cambiano invece le aliquote. Questo perché riunisce due tributi; l’aliquota base passa dallo 0,4% allo 0,86%. Il test del nuovo tributo sarebbe dovuto avvenire a giugno 2020, ma lo Stato ha già prorogato il pagamento del tributo, per quanto riguarda le situazioni in cui è da saldare all’erario. Anche numerosi Comuni, come ad esempio Milano e Palermo, hanno rimandato la scadenza.

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