Soggetti senza Partita IVA: Vedere Fatture a Proprio Carico e Guida allo SPID

Secondo la normativa vigente anche il cliente privato deve avere la possibilità di visionare tutte le fatture elettroniche che a lui si riferiscono. Esiste infatti, per ogni singolo contribuente, apposito spazio sul sito dell’Agenzia delle Entrate, in un’area riservata chiamata “Fatture e Corrispettivi”.

Dopo aver ricevuto una copia della fattura, in formato cartaceo o digitale, il privato cittadino può quindi verificare la corretta trasmissione al Sistema di Interscambio utilizzando direttamente il sito dell’Agenzia delle Entrate. Sulla carta si tratta di un metodo semplice e chiaro, cosa che però non è propriamente così nella realtà.

L’accesso all’area “Fatture e Corrispettivi” infatti non è possibile per i clienti privi di SPID o di altro sistema certificato di riconoscimento.

Come Vedere Fatture a proprio carico sul sito Agenzia delle entrate

Se un privato cittadino e hai ricevuto delle fatture elettroniche? Ecco la guida per vederle e conservarle come da legge. Dal 1° Gennaio 2019 la stragrande maggioranza delle aziende operanti in Italia ha l’obbligo di produrre esclusivamente fatture elettroniche nelle attività che riguardano la Pubblica Amministrazione, altre Aziende o anche i Privati Cittadini.

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All’atto pratico solo a partire dal 1° Luglio 2019 i privati cittadini hanno gli strumenti necessari a visionare le fatture elettroniche nel formato .xml. Fino a quel giorno non vi era alcuna possibilità, per chi è privo di partita IVA, di vedere eventuali fatture a suo carico.

Da ricordare anche che il servizio di consultazione delle fatture elettroniche per clienti privi di Partita IVA sarà completamente disponibile solo a partire dal 1 Novembre 2019. Nei mesi precedenti il privato senza Partita IVA potrà comunque richiedere l’accesso alla sezione “Fatture e Corrispettivi”, e dare la propria adesione al servizio di consultazione delle fatture.

A partire dal 1 Novembre 2019 il cittadino potrà visionare un chiaro elenco delle fatture elettroniche emesse a suo carico e inviate al Sistema di Interscambio. In questo modo potrà visualizzare tutte le fatture che ha ricevuto nel corso del tempo, comprensive dei dati che riguardano i codici IVA, le cifre saldate all’azienda con cui ha avuto contatti, il prezzo pagato per il lavoro svolto o il bene ottenuto.

Come accedere all’area Fatture e Corrispettivi

Per chi non ha grande dimestichezza con questo tipo di strumenti rimane comunque un problema aperto: come si accede alla sezione che contiene le fatture elettroniche che ci interessano?

La questione non è così semplice come sembra, visto che per effettuare l’accesso al sito è necessario essere in possesso di credenziali specifiche. In particolare si può accedere alle diverse aree del sito dell’Agenzia delle Entrate utilizzando le credenziali SPID (Sistema Pubblico dell’Identità Digitale), oppure avere a disposizione un CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Possono accedere al sito anche tutti coloro che possiedono le credenziali Fisconline/Entratel, cosa che però in genere contraddistingue coloro che possiedono una Partita IVA.

Lo SPID

Da alcuni anni è disponibile un sistema di identificazione univoco, chiamato SPID. Si tratta di acquisire un’identità digitale univoca, riconosciuta dalla Pubblica Amministrazione e che ci consente di utilizzare tutti i servizi digitali della stessa. Attenzione a non confonderlo con la firma digitale.

Mentre per quanto riguarda molti professionisti e aziende lo SPID è spesso una necessità, che li ha costretti a richiedere la creazione della propria Identità Digitale già vari mesi fa, per moltissimi privati cittadini le cose non stanno propriamente così.

Probabilmente in futuro tutti avremo a disposizione uno SPID, anche se per ottenerlo serve spendere un poco del proprio tempo. Si tratta di un sistema di riconoscimento del tutto sicuro, che viene gestito da appositi gestori, accreditati da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Per ottenere uno SPID è quindi necessario rivolgersi ad uno di questi gestori, il cui elenco è disponibile a questa pagina https://www.spid.gov.it/richiedi-spid. Esistono diverse tipologie di SPID, che consentono l’accesso a servizi di vario genere. Il privato cittadino può richiedere un semplice SPID di primo livello, che alcuni gestori offrono a titolo completamente gratuito.
Le aziende e i professionisti invece potrebbero necessitare di SPID di secondo o terzo livello, disponibili a pagamento e, in alcuni casi, utilizzabili solo congiuntamente a dispositivi fisici; non si tratta quindi solo di avere a disposizione ID e Password, ma anche una chiavetta USB o altro dispositivo fisico per il riconoscimento.

Ottenere uno SPID per privati cittadini

Trattandosi di creare un’Identità Digitale univoca, per poter ottenere lo SPID è necessario far corrispondere in modo preciso i dati di riconoscimento di un soggetto al soggetto stesso. Per fare questo tipo di collegamento i gestori utilizzano vari modi, il più semplice consiste per il cittadino nell’avere a disposizione un documento di identità quale la carta di identità elettronica di nuova generazione.
Senza tale documento, o equipollenti, è anche possibile ottenere uno SPID presentandosi di persona presso uno dei gestori indicati dall’Agenzia delle Entrate.

Archiviazione delle fatture

Anche i privati cittadini hanno l’obbligo di conservare le fatture in cui è presente il loro identificativo, proprio come si fa con le classiche “bollette” periodiche di energie elettrica, gas e acqua. A tale scopo è importante notare che lo Stato rende disponibile, a titolo completamente gratuito, un servizio di archiviazione digitale.
In sostanza, chi ottiene l’accesso alla sezione “Fatture e corrispettivi” sul sito dell’Agenzia delle Entrate può visualizzare tutte le fatture emesse a suo nome nel corso del tempo. Tali documenti, in formato .xml, saranno conservati dall’Agenzia fino allo scadere dei termini di legge.

Detto questo, è comunque possibile, per il singolo privato cittadino privo di partita IVA, conservare dette fatture anche in versione .pdf, purché i documenti siano del tutto identici a quelli nella versione .xml prevista dalle vigenti leggi.

Da ricordare che alcune fatture devono essere conservate per 15 anni, altre “solo” per 10 anni; la versione digitale permette di ridurre in modo netto lo spazio da dedicare alle versioni cartacee delle fatture

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