Soggiorni presso privati: la nuova frontiera delle vacanze low cost

Sharing Economy

La crisi economica incombe, si sa, ma non è solo questa la ragione per la quale il turismo sta cambiando gradualmente aspetto. Il viaggio stereotipato, tutto compreso, standardizzato al massimo e con contaminazioni culturali al minimo, resta il viaggio che va per la maggiore, soprattutto in Italia, ma dal Nord Europa e dagli Usa, è arrivato circa 7 anni fa un nuovo modo di andare in vacanza che conquista a grandi passi una fetta importantissima di mercato: il soggiorno presso privati, ramificazione fortunatissima della cosiddetta sharing economy.

Airbnb

Ne esistono diverse varianti. Negli ultimi 5 anni, la parte da leone, in specie nel Bel Paese, l’ha fatta Airbnb, che solo tra il 2011 e il 2012 ha visto un aumento di utenti del 650%, arrivando nel marzo dello scorso anno ad 1 milione di visitatori solo in Italia, Paese in cui la crescita è stata la più alta in Europa.

Come funziona Airbnb?

Si tratta di un sistema chiuso di incontro tra domanda (host) ed offerta (guest), che a seguito di diversi inconvenienti dei primi anni, ha raffinato selezione, scelta e controlli, garantendo ora a chi affitta e a chi prende in affitto un servizio eccellente (percentuale di soddisfazione degli utenti nel 2014: 99,8% a fronte del 78,9% in media sui servizi turistici tradizionali).

Si può iscrivere chiunque per affittare un posto sul divano letto di casa, una camera, un appartamento, una casa, un servizio di bed and breakfast, una villa, una casa su un albero, una roulotte, un cottage e così via.

Il sistema di opinioni e giudizi

La cosa davvero importante e che caratterizza questo servizio rispetto agli altri è la valutazione di chi ha soggiornato nel luogo pubblicizzato. Recensioni vere, a differenza di quanto successo nell’ultimo anno con gli scandali dei giudizi ‘comprati’ di Tripadvisor, perché il giudizio non solo lo può inserire solo chi ha effettivamente soggiornato prenotando tramite Airbnb, ma il padrone di casa a sua volta dovrà dare un giudizio sull’ospite che potrà servire in futuro ad altri padroni di casa che sceglieranno se affittarvi o no la loro struttura.

I giudizi riguardano la pulizia, la disponibilità dell’host, la veridicità dei servizi pubblicizzati e delle foto pubblicate sul sito e si potranno aggiungere suggerimenti e critiche sia per l’host stesso che per altri utenti che possono essere interessati al posto. Il padrone di casa (host) a sua volta dovrà giudicare l’ospite (guest) per il modo in cui si è comportato, per come ha lasciato la struttura, per la puntualità e l’affidabilità. È bene sottolineare che host e guest devono dare i loro giudizi senza che l’uno sappia cos’ha scritto l’altro, proprio per garantire la veridicità delle recensioni. Inoltre, gli host sono coperti da un’assicurazione per ogni evenienza.

Economico

Oltre all’affidabilità, il servizio può essere davvero economico (in certi Paesi si parte addirittura da 5€ a notte per un posto letto su un divano, e 10€ per una camera privata), per chi ha capacità di adattamento, anche se in effetti ci sono tante di quelle strutture proposte, che anche chi è abituato al lusso può trovare quello che fa al proprio caso. Non è un caso che a Parigi, da una ricerca 2014, i turisti che usano Airbnb soggiornano il doppio del tempo e spendono il doppio in souvenir e shopping in città, dei turisti che soggiornano in hotel.

Un boom di servizi analoghi

Il flusso economico eccezionale che ha saputo movimentare Airbnb e altri siti più piccoli che usano la stessa strategia (9flats.com, flipkey.com, widmu.it) hanno indispettito non poco l’industria turistica e hanno attirato gli sguardi della Finanza USA, perché trattandosi di trattativa privata è, di fatto, esentasse.

I vantaggi dell’iniziativa

Nonostante in tanti cerchino di ostacolare l’aumento dell’uso di queste piattaforme con delazioni che lasciano il tempo che trovano, in specie in Italia, dove in molti hanno appartamenti da affittare e la crisi e le tasse pesano sempre di più sugli immobili, quest’opportunità ha dato a molti la possibilità di  rientrare delle spese di case e appartamenti finora vuoti ed altrimenti vincolati solo all’affitto tradizionale che comporta più rischi che certezze.

Inoltre, queste piattaforme sono l’ideale per chi ama ed intende il viaggio come confronto, scambio culturale, conoscenza di altre culture e tradizioni, perché consente un rapporto diretto con gli host nei vari Paesi, che spesso sono a loro volta fruitori quando viaggiano degli stessi servizi che offrono e quindi disponibili allo scambio, cordiali e desiderosi di conoscere e far conoscere il patrimonio culturale del proprio Paese.

Siti per scambio di oggetti

Ancora poco conosciuti, ma con un discreto numero di estimatori in crescita, sono invece i siti che propongono lo scambio di case. In questo caso raramente si parla di soldi, si paga un abbonamento al sito che fa da tramite e poi ci si mette d’accordo per scambiarsi casa con altri turisti interessati a visitare il nostro Paese. In Italia, l’idea di far stare a casa propria degli sconosciuti non è proprio il massimo al contrario che negli altri Paesi, ecco perché anche qui si usano di più le seconde e terze case.

L’ira dei vecchi intermediari

Un modo intelligente per viaggiare autenticamente e per combattere la crisi economica che scatena le ire della Federalberghi, che già anni fa aveva provato a mettere i bastoni tra le ruote prima alle agenzie di viaggi online (Expedia, eDreams, Govolo, ecc.) e poi ai siti come Booking.com che rappresenta un’altra importante piattaforma non solo per i professionisti del settore, lavorando con le grandi catene alberghiere, ma anche per i privati che intendono aprire un piccolo business con le loro proprietà.

In entrambi i casi, alla fine, la categoria degli albergatori ha dovuto rassegnarsi. È piuttosto prevedibile che sarà la stessa cosa anche con le piattaforme di turismo sharing. In un modo in cui tutto è social, anche il turismo è destinato a tornare al rapporto diretto, come una volta e secondo molti (a cominciare dai fruitori di queste piattaforme), questo non può che essere un bene.

Francesca Marrucci

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