Dieta atkins: cosa sappiamo dopo cinquant’anni

Fra le diete chetogeniche, e probabilmente non solo fra quelle, la dieta Atkins è forse la più famosa. Il motivo è presto detto: è stata la prima ad essere stata formulata in base a tale principio.

Sebbene se ne faccia recentemente un gran parlare, infatti, le diete chetogeniche, delle quali la Atkins è il capostipite, non sono la novità del terzo millennio, essendo, invece, nate a metà degli anni Sessanta.
Robert Coleman Atkins era un cardiologo americano sovrappeso, con un’antica passione per lo spettacolo, che, sul numero di ottobre del JAMA – Journal of American Medical Association, un giorno lesse un articolo dal titolo “Un nuovo approccio nel trattamento dell’obesità” (Gordon et al., A New Concept in the Treatment of Obesity, JAMA 1963;186(1):50-60), ne rimase colpito e decise di sperimentare quanto vi veniva asserito, e cioè che un regime alimentare povero di carboidrati avrebbe condotto alla perdita di peso anche senza essere ipocalorico.

Fortuna della dieta Atkins

Per molti anni, soprattutto negli Stati Uniti, la dieta Atkins è stata nota anche con il nome di “dieta Vogue“, poiché dopo che il suo creatore ne parlò in TV nel 1965 (vale a dire esattamente mezzo secolo fa), guadagnando una prima visibilità, apparve, nel 1970, sul rotocalco femminile più diffuso, impazzando fra le numerose lettrici e conoscendo, così, straordinarie diffusione e popolarità.

Come funziona la dieta Atkins

Come tutte le diete chetogeniche, la dieta Atkins persegue il dimagrimento attraverso l’induzione di uno stato di chetosi, per via del quale il corpo crea energia bruciando il grasso anziché lo zucchero, di cui è gravemente carente.
Pertanto, secondo il piano formulato da Atkins, praticamente tutti i carboidrati devono essere banditi (ad eccezione di quelli “inevitabili”, contenuti ad esempio nei vegetali, per i quali è comunque stabilito un limite molto basso), in favore di proteine e grassi.

Le quattro fasi della dieta Atkins

Per ottenere gli effetti desiderati, la dieta Atkins si articola in quattro fasi, in cui il comportamento alimentare è differente e che sono volte a reintrodurre nella dieta quotidiana tutti gli elementi nutritivi. Esse sono comunemente definite come:

  •  fase di approccio, in cui si induce la chetosi eliminando dalla propria i dieta i carboidrati quasi completamente (sono, infatti, previsti solo quelli derivanti da alimenti che ne sono sostanzialmente poveri, come la verdura in foglia);
  • fase della perdita di peso, in cui si reintroducono alcuni carboidrati, anche con lo scopo di capire qual è la “soglia” personale, cioè la dose oltre la quale si riacquista peso;
  • fase di pre-mantenimento, in cui l’assunzione di carboidrati aumenta progredendo più rapidamente, e in cui si testa anche la tolleranza ad altri cibi, per individuare la dieta che si dovrà seguire a vita;
  • fase di mantenimento, che altro non è che lo stile alimentare che si sarà scoperto di “potersi permettere” attraverso le fasi precedenti.

La dieta Atkins provoca infarto?

Uno dei motivi per cui la dieta Atkins è controversa è che promuove un’assunzione abbondante di proteine, generalmente animali, e non è eccessivamente restrittiva sui grassi, anch’essi spesso di origine animale, con le conseguenti implicazioni per il sistema cardiocircolatorio.
I detrattori, inoltre, sottolineano che lo stesso Atkins era stato colpito da infarto.
I sostenitori della dieta, tuttavia, affermano che all’aumentare del colesterolo “cattivo”, con questo regime alimentare aumenta anche il colesterolo “buono”, e che pertanto cuore e arterie non vengono messi a rischio, sottolineando, inoltre, che l’infarto che effettivamente colpì Atkins non fu dovuto all’occlusione delle arterie o ad altre complicazioni legate all’alimentazione, bensì a un’infezione miocardica.

Come sempre, quando si tratta di scegliere una dieta o un sistema per perdere peso, occorre consultare uno specialista e farsi seguire da un medico.

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