Dieta intermittente a bassi carboidrati: ottima per combattere obesità, diabete e prevenire tumori

Relazione tra carboidrati e rischio di cancro al seno

Molti studi scientifici hanno portato alla luce una stretta relazione tra l’assunzione di carboidrati ed il rischio di ammalarsi di cancro al seno. Questo perchè l’assunzione elevata di carboidrati genera un picco dell’insulina, un ormone promotore del cancro. Da alcuni anni dunque si stanno facendo degli studi per la prevenzione del cancro sfruttando questa conoscenza e cercando così il regime alimentare più adatto a limitare l’insorgenza del tumore al seno, ma anche di altre patologie.

I carboidrati

I carboidrati sono degli zuccheri che si dividono in tre gruppi in base alla loro struttura, essi si classificano in monosaccaridi, oligosaccaridi e polisaccaridi. I monosaccaridi sono costituiti da un solo zucchero con un legame che può essere aldoso (se è presente un gruppo aldeico nella catena) o chetoso (se nella catena c’è un gruppo chetonico). La struttura degli oligosaccaridi prevede una breve catena costituita da un monosaccaride con legame glicosidico (gli oligosaccaridi più conosciuti sono i disaccaridi come il saccarosio). I polisaccaridi sono lunghissime e ramificate catene di unità monosaccaride con legame glicosidico (ad esempio glicogeno, amido e cellulosa).

Metabolismo dei carboidrati

Il metabolismo dei carboidrati avviene sostanzialmente in due modi, attraverso il catabolismo (che attraversa cinque fasi) e l’anabolismo (2 fasi). Le fasi del catabolismo sono la glicolisi, Fermentazione, via del pentoso-fosfato, ciclo di Krebs e la glicogenolisi. Quelle del metabolismo anabolico sono la gluconeogenesi e la glicogenosintesi.

Durante la glicolisi, una molecola di glucosio viene ossidata e si trasforma in 2 molecole di piruvato producendo energia sotto forma di ATP o NADH. Questo processo avviene in due fasi, la fase di preparazione e la fase di recupero. Nella prima fase si ha la fosforilazione del glucosio con conseguente trasformazione dello stesso in 2 molecole di gliceraldeide-3-fosfato. Per questa fase l’organismo utilizza 2 molecole di ATP. Nella fase di recupero le due molecole di gliceraldeide-3-fosfato vengono ulteriormente trasformate in 2 molecole di piruvato con produzione di 4 molecole di ATP. Il piruvato prodotto avrà due destini diversi a seconda che ci sia ossigeno o meno. In presenza di ossigeno il piruvato entrerà nel ciclo di Krebs dopo essere stato trasformato in Acetil-CoA. In assenza di ossigeno invece sarà destinato alla fermentazione (che può essere lattica o alcolica).

Durante la fermentazione l’NADH formatosi durante la glicosi, viene trasformato in NAD+, importantissimo per l’accettazione di elettroni. In condizioni aerobiche, l’NADH cede gli elettroni alla catena di trasporto degli stessi mentre in condizioni anaerobiche, l’NAD+ è rigenerato attraverso la fermentazione.

Il ciclo di Krebs regola il metabolismo cellulare ed interviene non solo nella demolizione dei carboidrati, ma anche nella produzione di alcuni importanti amminoacidi come l’ossalacetato. Questo ciclo attraversa ben 7 fasi in cui il piruvato prodotto dalla glicolisi viene continuamente trasformato in acido citrico, ATP e NADH.

Il ruolo importantissimo dell’insulina lo si ha nel metabolismo anaerobico nella fase della gluconeogenesi e della glicolisi, quando questo importante ormone libera il glucagone per rispondere al picco glicemico generato dall’assunzione dei carboidrati attraverso il cibo. Il ruolo dell’insulina è quello di regolatore del metabolismo glucidico, cioè è l’ormone che rende stabile il livello di glicemia nel sangue. I pazienti che soffrono di diabete difettano proprio in quest’ormone e sono portati così alla continua formazione di glicogeno e glucagone andando così incontro a pericolosi picchi glicemici.

Dieta con carboidrati ad intermittenza

In un recente studio effettuato da ricercatori del centro per la prevenzione del cancro e delle malattie metaboliche dell’università ospedaliera del South Manchester, in Inghilterra, si è scoperto come una dieta con basso contenuto di carboidrati ad intermittenza (ovvero a giorni alterni) sia molto più efficace di una dieta povera di carboidrati di tipo standard (continuativa) per prevenire il cancro al seno, ma anche altre malattie come il diabete mellito.

Diete povere di carboidrati a confronto

I ricercatori hanno effettuato i loro studi su un campione di 115 donne con una storia familiare di cancro al seno alle spalle. Le donne sono state divise in tre gruppi diversi. Lo studio si è basato su 4 differenti regimi alimentari,

  • il primo consisteva in una dieta ipocalorica,
  • il secondo era una dieta con riduzione di carboidrati per 2 giorni alla settimana
  • il terzo regime si basava su una riduzione dei carboidrati, ma con la libertà di mangiare proteine e grassi buoni in maniera illimitata
  • il quarto prevedeva la dieta mediterranea per tutta la settimana. Le donne che sono state sottoposte a quest’ultimo regime alimentare hanno potuto mangiare carne magra anche due volte alla settimana, noci ed olive.

I risultati della ricerca

I risultati della ricerca sono stati a dir poco sorprendenti, gli studiosi infatti hanno riscontrato come entrambi i regimi alimentari con riduzione di carboidrati siano più efficaci della dieta mediterranea nella lotta ai chili di troppo. Le donne che hanno rispettato queste due diete, hanno perso in media 4 chili rispetto ai circa 2,5 Kg che si perdono con la dieta mediterranea.

Il dato più importante però riguarda l’insulina, infatti con le due diete povere di carboidrati, l’insulino-resistenza si è ridotta del 22% e del 14% mentre con il regime alimentare mediterraneo questo dato si è ridotto solo del 4%.

Secondo i ricercatori questi dati sono molto interessanti, in quanto sovvertano completamente i risultati di studi precedenti che affermavano che bastasse solo ridurre le calorie per poter perdere peso e ridurre il rischio di malattie legate all’obesità oltre che il cancro al seno. Con questi studi invece si apre una nuova stada alla lotta contro i chili di troppo e alla prevenzione del cancro al seno, in quanto i risultati hanno mostrato che è meglio mangiare proteine e grassi sani che ridurre semplicemente le calorie, utilizzando un regime alimentare restrittivo.

Una nuova strada alla lotta contro le malattie metaboliche e la prevenzione per il cancro al seno

É ovvio come questi studi debbano essere approfonditi, magari allargando il campione di ricerca, includendo oltre alle donne con una storia di cancro al seno anche persone con obesità grave o diabete mellito. Allargando la ricerca infatti sarà possibile capire se questi due tipi di regimi alimentari a basso contenuto di carboidrati si possano rivelare efficaci anche contro le malattie tipiche della condizione di obesità. Ovvero sarà possibile capire se oltre a far perdere peso e a ridurre l’insulino resistenza nel sangue, potrà anche aiutare i malati di diabete a non essere schiavi delle siringhe di insulina che sono costretti a farsi ogni qualvolta hanno un calo della stessa. Inoltre poichè questi regimi alimentari riescono ad abbassare la glicemia nel sangue, possono aiutare anche contro le malattie cardiovascolari derivanti dall’obesità come l’ostruzione delle arterie e problemi di tachicardia. Per quanto riguarda la prevenzione contro il cancro al seno questi studi sono davvero importanti, in quanto stabilita la correlazione tra i carboidrati ed il rischio che questo tipo di cancro possa insorgere, appare chiaro che una dieta con basso contenuto di carboidrati ad intermittenza in cui è possibile assumere proteine illimitatamente è fondamentale per ridurre l’incidenza della malattia, visto l’importante ruolo che l’insulina assume in questo caso.

Un ‘importante scoperta scientifica

Il fatto che un regime alimentare controllato con carboidrati limitati sia in grado di abbassare il livello di insulino-resistenza e di conseguenza il picco glicemico nel sangue, è una scoperta scientifica veramente molto importante. Questa ricerca infatti permetterà a molti specialisti del settore alimentare di aiutare i propri pazienti in un modo del tutto differente da quello utilizzato fino ad ora. Da sempre i dietologi e i nutrizionisti hanno improntato i regimi alimentari su una riduzione delle calorie al fine di far perdere peso ai propri pazienti, convinti che ciò bastasse anche a ridurre i picchi glicemi nel sangue e tutte le patologie legate al sovrappeso e all’obesità. Da questo momento in poi grazie a questi importanti studi potranno avere un approccio differente e basare la dieta sulle reali condizioni di salute dei propri pazienti, aiutandoli a combattere non solo contro i chili di troppo, ma anche nella lotta contro altre malattie collegate alla loro condizione.

 

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