Dimagrire velocemente con le diete ipocaloriche VLCD (articolo scientifico)

Quando vogliamo acquistare un’automobile, una delle prime considerazioni che facciamo è quella del consumo. Chiaramente, una macchina che consuma meno carburante per chilometro percorso è, a parità di tutte le altre caratteristiche, un’automobile considerata più efficiente; le aziende automobilistiche cercano continuamente nuove strategie e innovazioni volte a ridurre i consumi. Ciò vale, oltre che per le automobili, per qualsiasi oggetto consumi energia: la caldaia, gli elettrodomestici, i PC portatili e così via.

A questa regola c’è un’eccezione: esiste infatti una macchina estremamente complessa ed elaborata, che consuma moltissima energia ogni giorno, e che nella maggior parte dei casi desideriamo continui a consumarne sempre di più. Si tratta del nostro corpo, e l’energia che consuma è in gran parte definita dal nostro metabolismo basale, ovvero il numero di calorie necessarie per sostenere i nostri organi nelle loro funzioni di base. Avere un metabolismo basale alto è considerato un fattore positivo, mentre avere un metabolismo basale basso è spesso considerato un problema da risolvere.

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infografica metabolismo basale e tdee

Si tratta di un aspetto importantissimo per chi vuole perdere peso, specialmente nell’ambito del mantenimento dei risultati raggiunti: quando si segue una dieta, infatti, può accadere che il metabolismo basale si abbassi troppo, rendendo poi estremamente difficile mantenere la perdita di peso alla fine del periodo di restrizione calorica. Si tratta di un problema noto da più di sessant’anni: già negli anni ‘60, infatti, il Minnesota Starvation Study condotto dal dottor Ancel Key aveva mostrato che, sottoponendo i soggetti dello studio a una dieta da 1500 kcal al giorno e a più di 30 km di camminata alla settimana, si otteneva una riduzione del metabolismo basale del 30% – vale a dire, un valore sovrapponibile a quello della riduzione calorica iniziale.

Anche uno studio condotto dalla Women’s Health Initiative nel 2006, su un campione di 50.000 donne, ha confermato questo risultato: riducendo il proprio consumo calorico di 350 kcal al giorno, le donne hanno perso in media 250 grammi in 7 anni. Non è esattamente un risultato incoraggiante. Si noti che il consumo calorico medio giornaliero (indicato con la sigla BMR o TDEE) varia con il sesso, con l’età e parecchi altri fattori, ma in prima approssimazione oscilla tra le 1500 e le 2000 calorie.

Per questo motivo, negli ultimi anni si sono susseguite moltissime nuove diete che si sono allontanate dal concetto “classico” di restrizione calorica moderata (la tipica dieta da 1200-1400 kcal, che si trova spesso anche nelle riviste), cercando una soluzione che permettesse non solo di perdere peso, ma anche di mantenere il risultato nel tempo.

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Le VLCD, Diete a Bassissime Calorie (effetto carestia ed effetto digiuno)

Paradossalmente, una delle strade più promettenti sembra essere quella delle VLCD, Very Low Calorie Diets: si tratta di diete ipocaloriche in cui la restrizione calorica è molto più significativa rispetto a quella delle diete tradizionali, arrivando fin quasi al digiuno. Questa scoperta, all’apparenza bizzarra, ha una spiegazione che viene dalla biologia: quando diminuiamo moderatamente il numero di calorie assunte, il nostro corpo entra in uno stato “di carestia”, provocando un abbassamento del metabolismo che permette di sopravvivere a periodi di restrizione anche molto lunghi. Quando invece la diminuzione dell’apporto calorico è tale da potere essere assimilata a un digiuno, accade addirittura il contrario: dopo quattro giorni di digiuno, ad esempio, il metabolismo basale aumenta del 12%. Cioè accade perché il nostro corpo vede il digiuno come una situazione di “emergenza”, in cui è necessario mantenersi attivi al massimo delle proprie possibilità, così da potersi procacciare il cibo e sopravvivere.

La strada della chirurgia bariatrica

Questo risultato è valido indipendentemente dal modo in cui viene ottenuta la forte restrizione calorica: una delle possibilità, ad esempio, è quella della chirurgia bariatrica. Uno studio condotto negli Stati Uniti da Kevin Hall, un ricercatore del National Institute of Health, ha seguito i progressi nel tempo di alcuni partecipanti allo show televisivo “The Bigger Loser”, un contest televisivo in cui i concorrenti devono perdere peso seguendo una dieta rigida ed un intenso programma di esercizio fisico.
Lo studio ha rivelato non solo che il metabolismo basale dei partecipanti, che erano stati sottoposti a una dieta da 1000-1200 kcal al giorno, si era abbassato di ben 800 kcal al giorno, ma anche che il corpo non era riuscito a riprendersi, mantenendo questo abbassamento anche dopo sei anni. Non a caso, dunque, quasi tutti i concorrenti avevano ripreso il peso perduto.

Solo uno dei partecipanti era riuscito a fare rialzare il metabolismo: dopo aver riacquistato ben l’80% del peso perso nel corso del programma, infatti, si era sottoposto a un intervento di bypass gastrico, in seguito al quale poteva assumere solo quantità estremamente ridotte di cibo.

La dieta del sondino

Un’altra possibilità è data dal metodo NEC, Nutrizione Enterale Chetogena, chiamato anche “dieta del sondino”. Si tratta di una metodica che consiste nell’infusione costante, tramite un sondino, di una soluzione proteica direttamente nello stomaco, da attuare in cicli di 7-10 giorni. Durante il ciclo il paziente non può mangiare, ma soltanto bere bevande non zuccherate, ed è sconsigliata l’attività fisica. La perdita di peso attesa per ogni ciclo è compresa tra il 6% e il 10% del peso corporeo; (si veda Amin 21k) successivamente viene seguita una dieta iperproteica per almeno due settimane, seguite eventualmente da altri cicli nel caso in cui sia necessario perdere ulteriormente peso. Si tratta di un metodo che, pur essendo effettivamente efficace, è stato a lungo criticato in quanto poco educativo, perché non lavora sull’errata educazione alimentare che sta spesso alla base del sovrappeso e dell’obesità.

Perché le VLCD funzionano?

Il meccanismo alla base delle tradizionali diete ipocaloriche è molto semplice; si tratta di fare un bilancio, in cui le calorie in ingresso devono essere inferiori alle calorie in uscita. Il problema di questo metodo, come già visto, sta nel fatto che le nostre stime delle calorie in uscita sono in genere piuttosto imprecise, anche a causa dell’abbassamento del metabolismo.

Le VLCD sfruttano questo meccanismo, riuscendo allo stesso tempo a migliorarlo ed evitando così l’abbassamento del metabolismo basale: ciò è dovuto ai cambiamenti ormonali che si verificano in seguito al digiuno o semi-digiuno, e che stanno alla base anche del funzionamento delle diete chetogeniche. In particolare, aumentano i livelli di ormone della crescita e noradrenalina, che permettono rispettivamente di mantenere la massa magra e di mantenere alto il metabolismo basale, mentre scende notevolmente l’insulina. Il nostro corpo inizia a bruciare grassi al posto del glucosio, permettendo una rapida perdita di massa grassa.

Sono sempre necessarie?

Il fatto che la restrizione calorica porti, nel tempo, a una diminuzione del metabolismo basale significa che è vero anche il contrario: consumare più calorie del necessario ci porta a un aumento di peso, ma tale aumento non è lineare e incontrollato.

Se assumessimo, per un anno, 200 calorie in più al giorno dovremmo – in teoria – aumentare di 10 kg di peso. Eppure, nella realtà, questo non succede: la maggior parte delle persone aumenteranno di 1, 2 kg al massimo, per poi assestarsi sul nuovo peso. Questo significa che, se abbiamo 10 o 15 kg da perdere, stiamo già assumendo un numero di calorie eccessive rispetto a quelle di cui necessiteremmo per mantenere il nostro peso ideale.

Di conseguenza, chi ha molto peso da perdere deve effettivamente ridurre il proprio consumo calorico, ed in particolare deve ridurlo fino al numero di calorie che gli permetterebbe di mantenere il proprio peso ideale; si tratta di una restrizione naturalmente molto meno severa di quella imposta dalla maggior parte delle diete ipocaloriche, ma che deve comunque essere – al di là del modo in cui si decida di arrivare al peso forma – il nostro obiettivo finale, da mantenere per tutta la vita.

Un altro approccio: il digiuno intermittente

Come abbiamo visto, i benefici delle diete a bassissime calorie sono gli stessi portati dal digiuno. Naturalmente, però, non è certo possibile smettere di mangiare da un giorno all’altro; si tratta di una scelta estrema, da attuare soltanto quando tutte le altre strade hanno portato a un fallimento. Uno studio pubblicato nel 2015 sul Metabolism Journal effettuato su un campione di pazienti affetti da diabete di tipo II ha mostrato come un digiuno di tre giorni si sia mostrato più efficace, sia rispetto a una dieta ipocalorica che a una dieta priva di carboidrati, nel regolare i valori della glicemia, dell’insulina e del glucagone nel sangue. Altri studi, effettuati sia sulle cavie che su mammiferi più grandi, sembrano indicare che il digiuno intermittente (18 ore ogni giorno, oppure a giorni alterni) possa portare benefici al sistema cardiovascolare e ritardare l’invecchiamento del cervello. Ad oggi non esistono però dati a supporto di tale ipotesi negli esseri umani sani.

Rischi e controindicazioni

Naturalmente, le diete a bassissime calorie non sono adatte a tutti, e non bisogna assolutamente affrontarle in modo improvvisato, senza la guida di un medico. Assumendo un numero di calorie così ridotto, innanzitutto, c’è il rischio concreto di andare incontro a carenze nutrizionali: è assolutamente impossibile assumere tutte le vitamine e i sali minerali con una dieta di 500 kcal o meno, e dunque è necessario ricorrere a degli integratori.

Inoltre, le diete così restrittive non possono essere mantenute per lungo tempo, per evitare di causare danni all’organismo; dal momento che molto spesso è difficile praticare sport mentre le si segue, inoltre, non si prestano a una rieducazione a lungo termine dell’individuo.

Infine, per quanto possa apparire scontato, queste diete non sono affatto adatte ai bambini, agli adolescenti e ai soggetti in crescita, che necessitano di un apporto calorico adatto alle proprie necessità.

Per approfondire leggi anche Come dimagrire la pancia velocemente

 

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