ferro forgiato
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Qual è la differenza tra ferro e ferro battuto?

In collaborazione con WROUGHTIRONLUIGI

Ferro, ferro battuto… cambia poco, giusto? Nulla di più sbagliato! La battitura del ferro è un processo atavico ed ancestrale, che affonda le radici davvero nella notte dei tempi. Le primissime tracce del ferro battuto sarebbero rinvenute in Anatolia (se te lo stai chiedendo… nell’odierna Turchia). Queste, secondo gli esperti, risalgono addirittura a duemila anni fa! Hai letto bene, 2000! Si tratta della più antica tecnica di lavorazione del ferro, rimasta quasi del tutto invariata nel corso di secoli e millenni e giunta fino ai giorni nostri. Tutt’oggi, nell’era moderna e super tecnologica, il ferro battuto mantiene un certo je ne sais quoi, grande fascino e prestigio, continua a venire scelto per la realizzazione di arredi, utensili e oggetti di ogni sorta.

In natura, il ferro si trova sempre e solo combinato con diversi altri elementi, come carbonio, manganese, cromo e nichel. Sebbene sia possibile renderlo puro al 100%, il ferro puro non può essere lavorato. Pertanto, deve essere trasformato in una lega, “legandolo” per l’appunto con il carbonio. È così che otteniamo il cosiddetto ferro dolce (no, non ci si riferisce al sapore), o acciaio a basso tenore di carbonio, che è il materiale utilizzato nella lavorazione del ferro battuto, tramite una lavorazione denominata appunto “battitura”.

Gli strumenti tradizionali per lavorare il ferro battuto sono ben noti, tutti riconducibili alla figura del fabbro per antonomasia: l’incudine, il martello e la fucina. Sebbene sia possibile lavorare il ferro battuto a freddo, è preferibile lavorarlo a una temperatura compresa tra 650 e 900 gradi. La temperatura è molto importante perché se questa dovesse essere troppo bassa, c’è il rischio di creare crepe nel materiale lavorato e se è troppo alta, il ferro brucia, oppure addirittura si scioglie. Di sicuro non vogliamo tutto questo!

Spesso si pensa superficialmente che non vi sia alcuna differenza tra ferro comune, o la ghisa, e ferro battuto. Li utilizziamo praticamente come termini intercambiabili per indicare gli stessi lavori in maniera approssimativa. Per definizione, il ferro battuto è ferro che è stato riscaldato e poi lavorato con degli utensili. La distinzione fondamentale tra ferro e ferro battuto, sono praticamente tutti d’accordo, risiede solo ed esclusivamente nelle metodologie di produzione. Queste creano metalli con diversi punti di forza e di debolezza, entrambi utili, ma per diversi scopi.

Il ferro battuto è composto principalmente da ferro puro… a cui viene però aggiunta una piccola percentuale di scorie, derivazione della fusione del minerale di ferro. Generalmente, queste contengono ossidi di silicio, zolfo, fosforo e alluminio. Il processo di produzione del ferro battuto include molte fasi di riscaldamento del materiale, passando attraverso una rigorosa

Il ferro battuto è altamente malleabile. Può essere riscaldato e rilavorato tutte le volte che si desidera fino a ottenere la forma desiderata. Infatti, più il ferro battuto viene lavorato, più diventa forte. Pertanto, la struttura fibrosa del ferro battuto è una caratteristica marcata della sua composizione. Avendo meno carbonio, è più morbido e molto più duttile. Si osserva anche una grande resistenza alla fatica poiché può deformarsi con numeri sulla superficie prima di rompersi.

Il termine “ferro battuto” è usato spesso impropriamente per riferirsi ai diversi tipi di design che ci sembrano più “classici”, indipendentemente dal metallo effettivo impiegato. La fusione richiede molto meno lavoro della produzione del ferro battuto, ed era riconosciuta come una tecnica davvero fondamentale soprattutto durante il XVIII e il XIX secolo. Da allora, l’acciaio e l’automazione hanno ridotto questo processo in moltissimi settori… gli effetti del nuovo che avanza inesorabile! Mentre l’acciaio ha quasi completamente sostituito la ghisa nelle applicazioni strutturali, questa è preferita per prodotti dalle forme più complesse.

Sia il ferro battuto che quello fuso sono vulnerabili all’arrugginimento dovuto all’ossigeno e all’umidità nell’aria. Particolarmente suscettibili a questo fenomeno sono gli arredi per esterni, esposti per anni a pioggia continua e umidità. Non esiste uno strato di ossido naturale a proteggere il ferro come per molti altri metalli. Invece, l’ossido, meglio noto come ruggine, si forma in una scaglia e si crepa, esponendo la superficie del metallo e potenziando un processo di corrosione accelerato.