Sindrome del Colon Irritabile: Cosa mangiare?

Ilenia Zelin
Ilenia Zelin
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Sindrome del colon irritabile (IBS), una problematica di cui sentiamo parlare con una certa frequenza. Di cosa si tratta? Questa sindrome è un disturbo caratterizzato da malessere addominale, associato ad alterazioni delle normali funzionalità intestinali. Per essere più precisi, la sindrome del colon irritabile può essere definita come un insieme di disturbi intestinali cronici. La zona dell’intestino maggiormente colpita da questo disturbo è proprio il colon. Deve la sua definizione clinica a Bockus che la descrive come “una serie di disturbi persistenti all’alvo intestinale che non dipendono da alcuna patologia lesionale “.

sindrome colon irritabile

E’ una sindrome recente che riguarda il 30% della popolazione italiana, a carattere recidivante e che colpisce soprattutto le donne. Si tratta di uno dei disturbi più comuni tra quelli che riguardano il colon. Inoltre, suoi sintomi sono stati identificati per la prima volta da Da Costa e comprendono: dolore, meteorismo, crampi, diarrea e/o stipsi accompagnati dal cambiamento della frequenza di defecazione o della consistenza delle feci. Questo articolo cercheremo di capire, quali sono le cause alla base di questo disturbo, le cure considerate più efficaci e cosa è consigliato mangiare per ridurre il problema.

Sindrome del colon irritabile: Dieta

Abbiamo detto che i sintomi principali connessi alla sindrome del colon irritabile sono facilmente riconoscibili. La IBS, di solito, provoca crampi e dolore addominale, oltre che gonfiore sempre presente, addome teso e alvo alterno – cioè diarrea piuttosto che stitichezza. L’ipotesi più interessante è quella ideata e studiata alla Monash University in Australia, qualche anno fa, che ha portato alla creazione di una dieta dedicata alla sindrome del colon irritabile: la FODMAP. Come vedremo, questo nome un po’ difficile da pronunciare, rappresenta in realtà un acronimo ben preciso. Lo scopo di questo regime alimentare è quello di mantenere il disturbo in remissione, eliminando i cosiddetti “zuccheri fermentabili”. Proprio questi zuccheri sono scarsamente assorbibili e rimangono all’interno dell’intestino provocando gonfiore e gas, la FODMAP allevia i sintomi nel 75% dei casi.

Vedi anche: Tisane depurative

FODMAP e colon irritabile

Ma a che cosa corrisponde l’acronimo? Low FODMAP dunque a basso contenuto di:

  • F come FERMENTABILE. La fermentazione costituisce un processo di trasformazione degli alimenti nel nostro intestino, capace di provocare una sensazione di fastidio come gonfiore, flatulenza e addome teso. Alcune tipologie di zuccheri accentuano i sintomi della sindrome del colon irritabile.
  • O come OLIGOSACCARIDI. Qui troviamo i fruttani e i GOS. Entrambi sono poco assorbiti nell’intestino e provocano un eccesso di fermentazione. Ne sono ricchi gli asparagi, l’erba cipollina e la cipolla, l’aglio, il cavolo cappuccio, ma anche fagioli, ceci, fave e cicoria. Il consiglio per chi soffre di colon irritabile è preferire le lenticchie rosse decorticate.
  • D come DISACCARIDI. La sindrome del colon irritabile viene peggiorata anche dalla assenza dell’enzima necessario a digerire il lattosio. Meglio limitare a 125ml di latte al dì, senza eliminare completamente latte e latticini. Utile inoltre sapere che nei formaggi a pasta dura e lunga stagionatura, il lattosio è quasi tutto fermentato. La stessa cosa vale per brie e camembert, formaggi francesi con passaggi di fermentazione nel loro processo produttivo.
  • M come MONOSACCARIDI. Sempre in relazione al discorso precedente sul fruttosio, è utile non eccedere con la quantità di frutta giornaliera. Nello specifico, minimo 300 e massimo 450gr- 2/3 porzioni da 150 gr da suddividere nell’arco della giornata. Meglio evitare mela, pera, mango, banana verde o da assumere cotte. No anche a sciroppo d’acero o miele. Meglio optare per gli agrumi, piuttosto che l’ananas o il pompelmo.
  • P come POLIOLI. Stiamo parlando di zuccheri ai quali è stato aggiunto chimicamente un gruppo idrossile, come il sorbitolo. Questo li rende praticamente inassorbibili e parecchio difficili da digerire per i nostri enzimi digestivi. Essendo zuccheri inassorbibili, possono provocare gonfiore, gas, dolore addominale caratteristico della sindrome del colon irritabile. Dunque attenzione ad albicocche, pesche, funghi, ciliegie ma anche cicche e caramelle.

colon irritabile

Sindrome del colon irritabile: Cause

Le cause alla base della sindrome del colon irritabile possono avere natura differente. Ad oggi, non viene considerata una patologia a base organica quanto più risultato di cause differenti:

  • Problematiche nella comunicazione tra cervello e intestino, legato a segnali nervosi piuttosto che ormonali. In altre parole, alla base della sindrome del colon irritabile può esserci un’alterazione di questi segnali. Questo potrebbe provocare contrazioni muscolari anormali o spasmi.
  • Una dieta ricca di zuccheri e grassi può favorire l’insorgenza della IBS. Dal caffè al cioccolato, fino bevande alcoliche e zuccherate: possono essere diversi i cibi alla base del colon irritabile.
  • Uso non controllato di antibiotici
  • Intolleranze alimentari
  • Problematiche di natura psico sociale, come momenti di particolare stress o difficoltà. L’intestino può essere considerato il secondo cervello del corpo umano. Per questo motivo, un evento traumatico agisce in modo negativo anche sul suo funzionamento. Come vedremo, nel paragrafo dedicato alle cure ritroviamo, non a caso, la psicoterapia.

colon irritabile

Sindrome del colon irritabile: Cure

La terapia farmacologica (che va unita ad una dieta adeguata) è strutturata per eliminare il dolore ed i disturbi addominali oltre che per migliorare la funzionalità intestinale. Per i pazienti che soffrono di diarrea, generalmente vengono prescritti antidiarroici che hanno lo scopo di ridurre la frequenza delle defecazioni e di alleviare lo stimolo impellente. Al contrario, chi presenta prevalentemente la condizione di stipsi può trovare sollievo dall’uso di integratori a base di fibre  che ammorbidiscono le feci e diminuiscono lo sforzo durante la loro espulsione.

Per quanto riguarda il dolore addominale possono essere prescritti degli antidepressivi triciclici a basse dosi in modo che non abbiano alcun effetto sull’umore. Comunque, grazie alle loro proprietà anticolinergiche, possono modificare la motilità e le secrezioni gastrointestinali, riducendo la frequenza delle defecazioni e aumentando la consistenza delle feci.

La sindrome del colon irritabile, tuttavia, è un “disturbo biopsicosociale” in quanto è causata non solo da fattori fisiologici ma anche psicologici, ambientali e comportamentali. Ricerche scientifiche recenti la classificano come una sindrome psicosomatica, infatti, circa l’80% dei pazienti che la presentano dichiarano di soffrire d’ansia o di stress (questi particolari stati di tensione possono manifestarsi come disturbi fisici). Per tutti questi motivi una buona idea è quella di rivolgersi ad uno psicoterapeuta.

Psicoterapia e IBS

La psicoterapia può essere usata in associazione alla terapia medica oppure, in alcuni casi (quando c’è una chiara associazione tra la qualità della vita e la malattia) anche come unica terapia. Quello che importa è che il paziente sia motivato perchè lo scopo ultimo di questo tipo di intervento è compiere un’analisi introspettiva in modo di individuare i problemi che hanno scatenato l’esordio della sindrome o le successive riacutizzazioni.
L’approccio psicoterapeutico può anche essere di sostegno alla terapia ipnotica che è efficacie anche contro le sindromi da colon irritabili gravi o che presentano una certa refrattarietà. L’unico neo è che per avere i primi vantaggi occorre praticarla per almeno tre settimane.

Oltre alle varie tensioni che possono derivare da stati ansiosi o da condizioni stressanti (presenti soprattutto in persone che lavorano in ambienti come quello politico, accademico e finanziario in cui è richiesto il raggiungimento di standard elevati) la situazione può essere aggravata da particolari alimenti (possono essere differenti da paziente a paziente) che possono causare intolleranze od allergie. Gli alimenti  a maggiore rischio sono: latte e latticini, insaccati, cibi molto grassi , frutta (tra cui frutti di bosco, fichi, banane e prugne) e verdura (radicchio, peperoni, funghi e melanzane). E’ necessario porre attenzione anche ad alcune tipologie di bevande come quelle che contengono caffeina oppure le bibite gassate.

Il percorso con lo psicoterapeuta è utile ma è bene anche affidarsi al gastroenterologo che potrà, in caso di necessità, associare un’adeguata terapia farmacologica.

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