La sindrome del colon irritabile: gastroenterologo o psicoterapeuta?

Sindrome del colon irrirabile

La sindrome del colon irritabile (IBS) è un disturbo caratterizzato da malessere addominale associato ad alterazioni delle normali funzionalità intestinali. Deve la sua definizione clinica a Bockus che la descrive come “una serie di disturbi persistenti all’alvo intestinale che non dipendono da alcuna patologia lesionale “.

E’ una sindrome recente che riguarda il 30% della popolazione italiana, a carattere recidivante e che colpisce soprattutto le donne. E’ uno tra i disturbi più comuni tra quelli che riguardano il colon ed i suoi sintomi sono stati identificati per la prima volta da Da Costa e comprendono: dolore, meteorismo, crampi, diarrea e/o stipsi accompagnati dal cambiamento della frequenza di defecazione o della consistenza delle feci.

Possibili cure per la sindrome del colon irritabile

La terapia farmacologica (che va unita ad una dieta adeguata) è strutturata per eliminare il dolore ed i disturbi addominali oltre che per migliorare la funzionalità intestinale.
Per i pazienti che soffrono di diarrea generalmente vengono prescritti antidiarroici che hanno lo scopo di ridurre la frequenza delle defecazioni e di alleviare lo stimolo impellente. Al contrario, chi presenta prevalentemente la condizione di stipsi può trovare sollievo dall’uso di integratori a base di fibre  che ammorbidiscono le feci e diminuiscono lo sforzo durante la loro espulsione. Per quanto riguarda il dolore addominale possono essere prescritti degli antidepressivi triciclici a basse dosi in modo che non abbiano alcun effetto sull’umore ma che comunque, grazie alle loro proprietà anticolinergiche, possono modificare la motilità e le secrezioni gastrointestinali riducendo la frequenza delle defecazioni e aumentando la consistenza delle feci.

La sindrome del colon irritabile, tuttavia,  è un “disturbo biopsicosociale” in quanto è causata non solo da fattori fisiologici ma anche psicologici, ambientali e comportamentali. Ricerche scientifiche recenti la classificano come una sindrome psicosomatica, infatti, circa l’80% dei pazienti che la presentano dichiarano di soffrire d’ansia o di stress (questi particolari stati di tensione possono manifestarsi come disturbi fisici).
Per tutti questi motivi una buona idea è quella di rivolgersi ad uno psicoterapeuta.

La psicoterapia può essere usata in associazione alla terapia medica oppure, in alcuni casi (quando c’è una chiara associazione tra la qualità della vita e la malattia) anche come unica terapia. Quello che importa è che il paziente sia motivato perchè lo scopo ultimo di questo tipo di intervento è compiere un’analisi introspettiva in modo di individuare i problemi che hanno scatenato l’esordio della sindrome o le successive riacutizzazioni.
L’approccio psicoterapeutico può anche essere di sostegno alla terapia ipnotica che è efficacie anche contro le sindromi da colon irritabili gravi o che presentano una certa refrattarietà. L’unico neo è che per avere i primi vantaggi occorre praticarla per almeno tre settimane.

Oltre alle varie tensioni che possono derivare da stati ansiosi o da condizioni stressanti (presenti soprattutto in persone che lavorano in ambienti come quello politico, accademico e finanziario in cui è richiesto il raggiungimento di standard elevati) la situazione può essere aggravata da particolari alimenti (possono essere differenti da paziente a paziente) che possono causare intolleranze od allergie. Gli alimenti  a maggiore rischio sono: latte e latticini, insaccati, cibi molto grassi , frutta (tra cui frutti di bosco, fichi, banane e prugne) e verdura (radicchio, peperoni, funghi e melanzane). E’ necessario porre attenzione anche ad alcune tipologie di bevande come quelle che contengono caffeina oppure le bibite gassate.

Il percorso con lo psicoterapeuta è utile ma è bene anche affidarsi al gastroenterologo che potrà, in caso di necessità, associare un’adeguata terapia farmacologica.

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