Dimagrire col digiuno

Il digiuno e l’abbassamento del metabolismo

Molte volte abbiamo sentito dire che il corpo somiglia molto a quella che si può definire una “macchina perfetta“. A conferma di questa affermazione c’è il fatto che questo riesce ad adattarsi perfettamente alla maggior parte situazioni, anche a quella di digiuno (almeno inizialmente).

L’improvvisa carenza di cibo, infatti, causa modifiche che portano ad un abbassamento del metabolismo in modo di riuscire comunque a svolgere tutte le attività necessarie, al fine della sopravivenza, e non, utilizzando un minore dispendio calorico avvicinandosi, in termine di valore, alle calorie introdotte. Ovviamente questo assestamento non è immediato e, fintanto che non avviene, potrebbe essere possibile riscontrare una rapida perdita di peso.

Si tratta di un punto fondamentale su cui concentrarsi in quanto molte persone fanno affidamento, come metro di valutazione del proprio percorso dimagrante, alla bilancia (vedi anche plicometro e adipometro). Certo, in caso di forte sovrappeso o di obesità non è assolutamente un dato da trascurare ma, tuttavia, non è nemmeno il primo da tenere in considerazione soprattutto se, abbinata alla dieta, si svolge anche dell’attività fisica. A questo proposito è preferibile prendere nota dei propri progressi utilizzando il metro ed analizzando la perdita di centimetri in determinate zone (petto, vita, fianchi, cosce, polpacci ecc..).

In caso di digiuno o di dieta eccessivamente rigida i kg persi sono da attribuire soprattutto ai liquidi ed alla massa magra (lggi anche Aumentare la massa muscolare per dimagrire) che, invece, dovrebbe essere conservata il più possibile in quanto contribuisce in primis all’aumento del metabolismo ed al consumo calorico. La massa grassa persa occupa solamente una piccola percentuale non facendoci quindi “dimagrire” nel senso vero e proprio della parola.

Quattro fasi

Il digiuno, date le abitudini tipiche della società occidentale, non viene quasi più praticato ma, in linea teorica può risultare curioso sapere che si può sopravvivere in tale stato anche per un periodo di poco superiore ad un mese.

In questo lungo lasso di tempo si susseguiranno una serie di eventi che possono essere raggruppati in altrettante fasi.

Andando a vederle nel dettaglio:

  • periodo post-assorbimento: questo ha inizio dopo solamente un’ora dall’ultimo pasto ingerito ed in particolar modo dopo che tutti gli alimenti hanno subito il processo d’assorbimento da parte dell’intestino tenue. In questa fase si può protrarre anche per tre o quattro ore in cui aumenta il processo di glicogenolisi epatica da cui il glicogeno viene scisso nelle diverse unità di glucosio in modo di poterlo fare arrivare ai vari tessuti.
  • digiuno di breve durata: dopo un’intera giornata di digiuno l’organismo utilizza i trigliceridi come fonte attraverso processi ossidativi. Man mano che il tempo passa, come conseguenza delle normali fasi dell’adattamento, i tessuti cominciano ad utilizzare gli acidi grassi cercando di risparmiare il glicogeno per il cervello o per i globuli rossi che non riescono ad utilizzare nessuna altra fonte energetica.
  • digiuno per un tempo medio: quando non viene introdotto alcun alimento per un tempo superiore ad un giorno la gluconeogenesi si fa sempre più presente anche se la capacità di ricavare glucosio va via via sempre più riducendosi. Per sopperire a questa mancanza viene stimolata la produzione di corpi chetonici provocando uno stato di chetosi che porta, come conseguenza, l’acidificazione del sangue. Oltre a questa situazione non del tutto favorevole al benessere è importante ricordare anche gli aminoacidi essenziali (vedi anche aminoacidi ramificati) per la sintesi proteica sono ottenuti dal catabolismo della “preziosa” massa magra con conseguente accentuazione del senso di stanchezza.
  • digiuno prolungato: questa è l’ultima fase e, se non intervengono altri fattori, termina con la morte. Si tratta di una situazione così drastica perchè ormai l’organismo ha attinto a tutte le possibili riserve, anche alle proteine plasmatiche.

Una moda pericolosa e le giuste scelte

Sebbene non sia una situazione normale all’interno di un comune regime alimentare il digiuno sembra essere molto di moda perchè considerato un metodo rapido e veloce per dimagrire e rientrare, dunque, all’interno dei canoni che la società ci impone.

La scelta migliore da fare sarebbe però, in caso si volesse dimagrire, seguire una dieta ipocalorica che prevede il consumo di piatti sani (cereali integrali, carne, pesce, frutta e verdura) alternati, in media una volta a settimana, ad un pasto sgarro che sarà funzionale al dimagrimento in quanto, in questo modo, verrà stimolata la leptina e sarà funzionale al dimagrimento.

Quando si scelgono i cibi da inserire in un regime alimentare controllato è importante non soffermarsi solamente sul calcolo delle calorie ma anche sul metodo di cottura e sull’abbinamento delle varie preparazioni. Facendo un esempio pratico se noi mangiamo una patata accompagnata da insalata le fibre di quest’ultima faranno si che le calorie totali che assumiamo dalla patata risultino leggermente inferiori.

L’ideale sarebbe quello di consumare cinque pasti al giorno: colazione, pranzo, cena e due spuntini ed ogni piatto citato dovrebbe essere fonte di tutti i macronutrienti essenziali: carboidrati, grassi e proteine.

Ovviamente la dieta non deve essere vissuta come un periodo di rinunce ma come una nuova impostazione del proprio stile di vita per cui non è saggio strutturarla in modo troppo rigido e con privazioni eccessive.

Consigliati sono gli alimenti biologici ed i cereali interali o semi-integrali. Un occhio particolare va rivolto anche alla cottura che deve essere semplice (griglia e vapore sono le più consigliate) ed a condimenti e salse di accompagnamento. Una buona abitudine è quella di consumare una o più tisane al giorno oppure una tazza di thè verde (ha proprietà antiossidanti) a colazione. Se si desidera mangiare qualcosa di dolce si può ripiegare su un quadratino di cioccolato fondente (superiore all’85% che possibilmente contenga zucchero di canna) oppure, preferire occasionalmente (meglio se a colazione) una fetta di ciambellone fatto in casa in cui il burro dell’impasto sia stato sostituito in buona parte dal latte.

Se la normale dieta non funziona

A volte però la dieta può non portare ai risultati sperati per svariati motivi tra cui i più comuni riguardano l’eccessiva sedentarietà e lo stress, due fattori che sempre più caratterizzano la nostra società moderna. Per diminuire il livello di stress, ancora una volta, è consigliato praticare uno sport (palestra, nuoto ecc.) o anche una semplice camminata giornaliera di 30 minuti.

Se non riuscite da soli ad applicare le regole dello stile alimentare sano potete rivolgervi ad un nutrizionista che vi fornirà delle linee guida e che, soprattutto, vi indicherà quali sono le scelte migliori per nutrire il corpo nel modo più sano possibile.

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