Dimagrire trasformando il grasso bianco in bruno con un cerotto

Nuove prospettive per combattere il grasso

L’obesità è una delle patologie più frequenti di questi anni. L’alta possibilità di avere a disposizione del cibo, ma anche il minor costo dei cibi ad alto contenuto di grassi rispetto a quelli più proteici o, comunque, più sani (come la frutta e la verdura) predispone nell’essere umano lo sviluppo del tessuto adiposo (comunemente chiamato grasso).

Il grasso eccessivo all’interno del corpo non è semplicemente antiestetico. A sua volta, fa sì che si possa arrivare allo sviluppo di molte patologie, ed è per questo motivo che la ricerca medica sta cercando delle soluzioni al problema del sovrappeso e dell’obesità.

Quando ci chiediamo come bruciare i grassi una delle strade che si cerca di seguire a questo scopo è quella di stimolare il corpo a perdere le proprie riserve di grasso, e una delle soluzioni più seguite in questi anni è lo stimolo alla trasformazione del tessuto adiposo bianco in tessuto adiposo bruno.

Ma andiamo con ordine: in questo articolo approfondiremo cosa differenzia i due tipi di tessuto adiposo e il perché questo fenomeno sia così importante, e come questo obiettivo sia raggiungibile.

Due tipi di grasso: il tessuto adiposo bianco e tessuto adiposo bruno

Le due tipologie di tessuto adiposo che si possono trovare nell’organismo dei mammiferi sono solamente due.

Nell’uomo adulto è presente, praticamente, solo il tessuto adiposo bianco, mentre il grasso bruno è presente in piccolissima quantità; questo tessuto è infatti tipico di altre specie animali, sempre mammiferi, come gli scoiattoli e gli altri animali che vanno in letargo, con lo scopo principale della produzione del calore. La scoperta che gli uomini ospitano comunque delle piccole riserve di “tessuto adiposo bruno” risale al 2009. Oggi però, come vedremo, alcuni ricercatori stanno imparando ad attivare questo meccanismo “brucia energia” trasformando un tipo di grasso nell’altro, con l’obiettivo di consumare i chili in eccesso.

Le differenze tra grasso bianco e grasso bruno

Di seguito elenchiamo le differenze tra il tessuto adiposo bruno e quello bianco:

  • Il tessuto adiposo bianco è composto da grandi cellule i cui organuli si trovano su un lato, mentre quasi tutta la cellula è costituita da un unico, grande, deposito di grasso. Questo tessuto ha sostanzialmente funzione di riserva energetica, e quando il corpo è in carenza di energia (ad esempio, quando si segue una dieta ipocalorica o quando si fa attività fisica intensa o per un periodo prolungato) il grasso viene prelevato per essere inviato ad altri organi, principalmente i muscoli, che possono così svolgere la loro funzione.
  • Il tessuto adiposo bruno non ha funzione di riserva, ma di termoregolazione. Le cellule non sono composte da un unico, grande, deposito di grasso, ma da tanti piccoli depositi, circondati dai mitocondri, organuli cellulari che hanno la funzione di produrre energia. L’alto numero di mitocondri è il motivo per cui il grasso, normalmente di colore bianco-giallo, tende al grigio, bruno. Il grasso contenuto in queste cellule non viene usato a scopi energetici (produzione di ATP), ma per la produzione di calore: viene estratto dal deposito e subito utilizzato dai mitocondri del grasso bruno per produrre il calore di cui il corpo ha bisogno.

Questo spiega perché il tessuto adiposo bruno è presente negli animali che vanno in letargo (che hanno bisogno di calore durante il sonno, non di energia perché non si muovono) e poco nell’uomo che, rimanendo sempre sveglio, termoregola continuamente.

Tuttavia, l’uomo è in grado di produrre tessuto adiposo bruno, ad esempio nel neonato (che non ha ancora attivi i meccanismi di termoregolazione) si trova in diverse parti del corpo.

Per approfondire: Brown Fat and Browning for the Treatment of Obesity and Related Metabolic Disorders

Il grasso bruno brucia calorie col freddo (metabolismo grasso bruno)

Togliere grasso dal tessuto adiposo bianco richiede un’attività fisica intensa. Oltre alle nuove scoperte che spiegano la difficoltà di bruciare grasso addominale, resta il fatto che i grassi vengono utilizzati come fonte di energia secondaria, dando priorità ai carboidrati. Solo quando l’energia “rapida” fornita dai carboidrati inizia a scarseggiare (come ad esempio nelle diete chetogeniche) le cose cambiano.

Il consumo a partire dal tessuto adiposo bruno / grigio è molto più veloce. In questo caso, il consumo è indotto principalmente dal freddo (vedi termogenesi del tessuto adiposo bruno), che causa il consumo di grasso del tessuto adiposo grigio per produrre calore, e lo fa in modo automatico, senza necessità di nessun altro stimolo se non la bassa temperatura; uno stimolo molto più facile, da avere, rispetto all’attività fisica intensa, spesso difficile da raggiungere nelle persone sovrappeso o obese.

«Il grasso bruno – spiega Kahn – è presente in grandi percentuali nei neonati e li aiuta a combattere il freddo. Gli adulti ne conservano alcune decine di grammi tra le scapole e il collo. Se è continuamente attivato, questo tessuto riesce a bruciare tra le 300 e le 400 calorie al giorno». (Per calcolare il consumo calorico). Ovvero quanto una sessione di corsa di un’ora circa.

«Uno studio giapponese – prosegue il ricercatore di Boston – ha dimostrato che negli anni ’50 il consumo di calorie era molto più alto in inverno rispetto all’estate. Lo stesso esperimento, ripetuto vent’anni più tardi, ha dato differenze meno nette tra una stagione e l’altra. La discrepanza può essere spiegata con la diffusione del riscaldamento oggi rispetto agli anni del dopoguerra».

Grasso bruno: come aumentarlo?

Alla domanda: è possibile sviluppare grasso bruno? La risposta è affermativa. Il metodo più semplice è produrre una trasformazione tra tessuto adiposo bianco e bruno per dimagrire sfruttando la termogenesi del grasso bruno.

Trasformare il tessuto adiposo bianco in marrone: la ricerca scientifica

La trasformazione del tessuto bianco in tessuto bruno è detta imbrunimento del tessuto adiposo, ed è particolarmente importante nella prevenzione dell’obesità e delle patologie ad essa legate. Ed è una strada molto interessante per la ricerca: sviluppando metodi che permettano la trasformazione delle cellule, infatti, si può trasformare il tessuto adiposo e indurre il dimagrimento solamente sfruttando condizioni naturali come le basse temperature. Con interventi poco invasivi sull’uomo (perché si agisce solo sulla cute), e con una spesa piuttosto bassa, si può arrivare ad un’importante prevenzione delle malattie legate al sovrappeso e all’obesità.

Meccanismo dei Brite

I ricercatori dell’ University of Southern Denmark (SDU) hanno scoperto un processo per convertire gli adipociti umani da tessuto bianco a marrone. Le cellule di grasso convertite sono state denominate “Brite” (brown-in-white). La professoressa Susanne Mandrup, capo del gruppo di ricerca, spiega la scoperta parlando di riprogrammazione del DNA degli adipociti (le cellule di grasso): «Abbiamo studiato come il genoma degli adipociti bianchi viene riprogrammato durante l’imbrunimento usando tecnologie avanzate. Abbiamo individuato le aree del genoma coinvolte direttamente nella riprogrammazione, isolando i fattori importanti del processo. Sfruttando queste conoscenze, abbiamo poi stimolato la conversione degli adipociti bianchi in marroni con dei farmaci, ottenendo così delle cellule chiamate adipociti “brite”. La conversione ha reso tali cellule di grasso particolarmente propense al consumo del grasso.»

Per approfondire: Browning of human adipocytes requires KLF11 and reprogramming of PPAR? superenhancers

Meccanismo Rosi NP

Un’altra ricerca scientifica ha portato allo sviluppo di alcuni fattori artificiali (la cui formulazione è protetta da segreto industriale), chiamati “Rosi NP” che hanno la capacità di indurre la trasformazione del tessuto adiposo bianco in tessuto grigio. Il funzionamento è simile a quello di un ormone, cioè una molecola che stimola le cellule in modo specifico per indurre una differenziazione metabolica cellulare.

Il fattore di trasformazione può essere iniettato nell’organismo per mezzo di microaghi, che lo iniettano nel sottocute, oppure tramite cerotti transcutanei che lo fanno passare attraverso la pelle per raggiungere il tessuto adiposo. Il fattore di trasformazione non ha necessità di raggiungere solamente il sottocute, la parte del corpo in cui nell’uomo si formano i depositi adiposi.

Per approfondire: Locally Induced Adipose Tissue Browning by Microneedle Patch for Obesity Treatment

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1550413111001495

 

Altri studi offrono conclusioni simili

Stando ad uno studio diretto da Sheng Bi e pubblicato sulla rivista Cell Metabolism sembra che ci sia un “interruttore” che permette di trasformare il grasso. Al momento scoperto come eliminando l’espressione del “neuropeptide Y” (NYP) all’interno dell’ipotalamo dorsomediale sia possibile trasformare il grasso bianco in grasso marrone. La trasformazione sembra essere legata all’attivazione delle cellule staminali per il grasso buono che si trova disperso in minime quantità all’interno di quello “cattivo” (il tessuto bianco).

In futuro, sempre al fine di promuovere un dimagrimento, si potrebbero anche iniettare cellule staminali di grasso bruno all’interno del tessuto adiposo bianco. Finora il tutto è ancora in fase di osservazione e di studio a livello universitario.

«L’introduzione del grasso marrone è un affascinante nuovo sistema per combattere l’obesità – dice Baoming Nie di Gladstone, principale autore dello studio – Tutti gli attuali farmaci per la perdita di peso controllano l’appetito e non c’è nulla sul mercato che sia diretto al dispendio energetico. Se possiamo produrre riserve ulteriori di grasso marrone e stimolarne l’attività nell’organismo potremmo bruciare l’energia immagazzinata dal grasso bianco più facilmente». Nel nuovo studio pubblicato su Cell Reports, gli scienziati sono ricorsi alla riprogrammazione cellulare per trasformare le  cellule precursori dei muscoli e le cellule del grasso bianco in cellule di grasso bruno. Prima di trovare il farmaco in grado di produrre questo cambiamento, i ricercatori hanno analizzato 20 mila composti chimici. L’“eureka” è arrivato di fronte al bexarotene che ha dimostrato proprietà inaspettate: agisce su una proteina, recettore x per i retinoidi (Rxr) che a sua volta  alimenta una serie di reazioni a catena che ottengono il risultato voluto, ossia la trasformazione delle cellule di grasso “cattivo” in grasso “buono”.

L’ultimo contributo arriva oggi da un ricercatore italiano che lavora alla Columbia University di New York, Domenico Accili. In uno studio pubblicato sulla rivista Cell Metabolism, Accili e il suo gruppo descrivono un farmaco capace di trasformare in grasso bianco in grasso marrone, trasformandole così da depositi passivi in elementi capaci di bruciare l’energia.

Il farmaco, che fa parte della classe delle tiazolidine, aumentare la sensibilità dell’organismo all’insulina. L’insulina è l’ormone che si occupa di permettere l’immagazzinamento degli zuccheri negli adipociti e quindi nel grasso. Al momento purtroppo gli effetti collaterali di questo farmaco sono ancora troppo pesanti per utilizzarlo come farmaco dimagrante, ma la ricerca è ancora in corso. «Trasformare il grasso bianco in grasso bruno è un approccio terapeutico molto interessante per frenare l’epidemia di obesità nel mondo» conferma Accili. «Prima però dobbiamo riuscire a modificare l’azione delle tiazolidine». Eliminandone gli effetti collaterali.

Vi consigliamo inoltre la lettura di questo articolo circa un ormone che regola il rilascio di insulina.

Efficacia di questa soluzione

Basta un esiguo aumento di grasso buono, 50 grammi, per dimagrire di 5 chili in un anno. Con questo sistema la lotta ai chili di troppo si trasformerebbe in una “lotta” tra tessuto adiposo bianco (“cattivo”) e tessuto adiposo beige / bruno (“buono”).

 

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