Amputazione degli arti: come avviene e protesi

Ilenia Zelin
Ilenia Zelin
Indice

Amputazione e disabilità

Quando si parla di disabilità si indica una condizione tipica di chi ha subito una o più menomazioni (perdita di una struttura o di una funzione anatomica, psicologica o fisiologica) e ci si riferisce quindi ad una riduzione nelle capacità d’interazione con l’ambiente (anche a livello sociale) a differenza della maggior parte delle persone.

Nel caso di un soggetto senza un arto a causa, ad esempio, di un incidente o di una malattia si definisce la menomazione come acquista nel corso del tempo e che, ovviamente, riguarda l’aspetto fisico-anatomico.

Il termine amputazione viene utilizzato per indicare la rimozione di una parte del corpo in seguito ad un trauma o ad una particolare condizione come il diabete o il tumore.

Prima di sottoporre il paziente all’intervento gli viene illustrato dettagliatamente il programma di riabilitazione ed il sostegno psicologico che gli verranno offerti affinché possa essere in grado di reinserirsi al meglio nella società.

Tipologie d’amputazione

Ci sono due tipi di amputazione. Quella preferita preserva l’articolazione mentre quella che si cerca di praticare meno prevede la sua rimozione (tuttavia quest’ultima è consigliata se ci si trova in presenza di un paziente oncologico). Se l’amputazione avviene al di sotto del ginocchio, con il passare del tempo, sarà più semplice rimparare a camminare senza l’ausilio di bastoni o stampelle. In ambi i casi qualora nell’abitazione ci fossero delle scale per arrivare al piano superiore potrebbe essere consigliata l’installazione di un montascale per disabili.

Un’ulteriore distinzione riguarda la mono-lateralità o la bilateralità. Nel primo caso conseguirà un aumento non indifferente del dispendio energetico che arriva addirittura ad un raddoppio se l’operazione viene eseguita al di sopra del ginocchio.

L’amputrazione bilaterale invece coinvolge entrambi gli arti ed interessa soprattutto le persone diabetiche o che soffrono di vascolopatia periferica.

Intervento chirurgico e post-operatorio

La prima cosa che deve fare il chirurgo in sala operatoria è quella di interrompere il circolo sanguigno che è rivolto all’arto interessato al fine di evitare l’instaurarsi di una condizione emorragica. Successivamente è importante procedere sezionando il tessuto muscolare e segando l’osso con l’aiuto di uno strumento apposito chiamato sega oscillante.

A seguito dell’intervento il paziente può incappare in quello che viene chiamato fenomeno dell’arto fantasma. Questo avviene perché i neuroni, a livello del cervello, hanno formato, nel corso del tempo, una vera e propria mappa rappresentativa di tutto il corpo. Ad operazione completata questa continuerà a mandare informazioni anche all’arto mancante. Essendo che la porzione del cervello dalla quale è inviato il segnale viene privata dall’imput questo si espande alla porzione di cervello circostante ed il soggetto prova una sensazione di pressione localizzata a livello del viso e della testa. Questo fenomeno può risultare, per questi motivi, fastidioso ma è di grande aiuto nell’adattamento alla protesi.

Un altro fenomeno che è stato riscontrato è l’invio di un particolare segnale da parte del cervello all’osso stimolandone la crescita a discapito della formazione del tessuto cicatriziale. Questo processo prende il nome di ossificazione etero-topica e può essere la causa della formazione di noduli che possono interferire con l’attacco della protesi e talvolta richiedere successivi interventi chirurgici.

Visite di controllo e cura del moncone

Al termine dell’intervento chirurgico sarà importante fissare delle visite di controllo che avranno una cadenza che va dalle 2 alle 4 volte l’anno per i primi due anni.

In questi controlli verrà posta particolare attenzione alla circolazione. Non viene valutata solamente quella dell’arto integro ma anche quella dell’arto amputato. Questo avviene per la possibile insorgenza di disturbi vascolari. A tal proposito i pazienti amputati sotto al ginocchio potrebbero richiedere un’ulteriore amputazione togliendo anche l’articolazione. Il moncone continuerà ad essere sempre più sottile per cui potrebbe essere necessario aggiungere alcuni strati di calza per far si che si adatti nuovamente all’incavo della protesi. Dopo un certo periodo di tempo, comunque, sarà necessario sostituire la protesi in modo che questa si adatti al meglio alle nuove esigenze del soggetto. La protesi definitiva viene fatta, dunque, dopo che il moncone si è assottigliato dal tutto e deve essere leggera e sicura nell’utilizzo. Se non vengono rispettati i tempi, accelerandoli, potrebbero occorrere degli aggiustamenti al fine di permettere il movimento.

Questa struttura ausiliaria è pensata solamente per la deambulazione per cui, prima del riposo notturno, deve essere rimossa. In questo modo verrà permessa anche una corretta cura e pulizia del moncone. Questo va, ogni giorno, lavato ed asciugato bene prima di essere trattato con il talco in polvere. Se ispezionandolo si nota una pelle secca, per farla restare morbida, si può applicale a livello locale della vasellina; viceversa se tende a sudare molto si deve procedere applicando un antitrspirante.

E’ possibile intervenire con una crema cortisonica leggera solamente in caso in cui la parte sia infiammata.

E importante ricordare sempre che la protesi non è fatta per essere bagnata per cui in caso succedesse è bene asciugarla subito e completamente.

Le nuove protesi

Oggi l’ingegneria che studia e costruisce le protesi è molto avanzata tanto che queste permettono all’individio di riprendere quasi appieno le sue attività. Tra le nuove protesi ce ne sono anche alcune che permettono di praticare anche diverse attività sportive tra cui l’alpinismo oppure il nuoto.

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