Michele Massaro, specialista in chirurgia mini invasiva, spiega cos’è

Apprendere direttamente da un esperto come il Dr. Michele Massaro, uno degli specialisti in chirurgia mini invasiva più giovane d’Italia (classe 1978), in che consiste questa tecnologia chirurgica avanzata, cos’è in parole semplici l’artroplastica ci risparmia ricerche e raccolte d’informazioni qua e là che potrebbero rischiare di essere poco esaurienti.

Questa tecnica non è ancora conosciuta ai più come merita ed è anche per questo che l’informazione fornita dai siti online deve risultare chiara, semplice e più completa possibile.

Cos’è? In che consiste l’intervento? Quali sono i vantaggi rispetto all’impianto di protesi tradizionale? Perché viene definita la tecnica più innovativa, sicura e rapida?

Massaro Michele, primo chirurgo ad aver eseguito in Italia (in sole 2 ore e con successo) un impianto simultaneo di 3 protesi mini invasive (una all’anca destra e due monocompartimentali al ginocchio sinistro), ci ha aiutato a rispondere a queste ed altre domande per saperne di più su una tecnica all’avanguardia, la più rapida e sicura per risolvere casi gravi di artrosi.

Chirurgia mini invasiva: cos’è e quali strumenti utilizza

L’artroplastica o chirurgia mini invasiva ha come obiettivo risolvere l’artrosi del ginocchio (gonartrosi) e dell’anca (coxartrosi) di tipo invalidante, che condiziona e pregiudica pesantemente la qualità della vita del paziente. Consiste nell’impiantare protesi ginocchio e anca di ultima generazione.

Queste protesi sono strumenti avanzati perché, rispetto alle protesi tradizionali, le mini invasive sono più piccole e resistenti in quanto realizzate con l’utilizzo di materiali evoluti, di elevata qualità e biocompatibili.

Ad esempio, la protesi anca mini invasiva si compone di tre elementi:

  • testina in ceramica posizionata su uno stelo metallico (che rimpiazza la testa del femore compromesso);
  • cotile (o coppa metallica) che sostituisce la cartilagine;
  • inserto in ceramica o polietilene da posizionare tra testina e cotile, che ha la funzione di creare la superficie di scorrimento.

L’intervento di chirurgia mini invasiva spiegato da Michele Massaro

Rispetto alla tecnica tradizionale, l’intervento per impiantare una protesi mini invasiva è molto più rapido e meno traumatico con tempi di recupero post-operatori più veloci.

Questo intervento avanzato è meno traumatico sia per la rapidità sia perché rispetta il corpo umano.

“In fase di intervento, cartilagine ed osso compromessi dall’artrosi vengono accuratamente rimossi e sostituiti da protesi di alta qualità. Hanno il compito di ripristinare la corretta funzionalità delle articolazioni danneggiate. Sono sicure e durano, mediamente, 20-25 anni” ci spiega Massaro.

L’incisione, i traumi (gonfiore, dolore) e la perdita ematica sia durante sia dopo l’operazione si riducono notevolmente.

Parti ossee, cartilagine e muscoli vengono risparmiati nel senso che non vengono sezionati (come nel caso della chirurgia classica) ma soltanto divaricati.

In caso di impianto di protesi anca, il chirurgo mantiene buona parte del collo femorale preservando nervi e vari, strutture periarticolari.

Se, invece, viene impiantata una protesi ginocchio totale o parziale (quest’ultima detta anche monocompartimentale in quanto sostituisce uno dei tre comparti di cui è composto il ginocchio), le parti sane vengono risparmiate ed il chirurgo lascia intatti (se non sono danneggiati) i legamenti crociati anteriore e posteriore.

Dopo l’intervento, i pazienti ‘sentono’ la protesi ginocchio parziale molto più naturale rispetto a quella totale, molto più fedele alla biomeccanica naturale di un ginocchio sano.

“Il massimo rispetto del corpo assicurato dalla chirurgia mini invasiva, oltre a permettere una guarigione più rapida, riduce notevolmente i rischi di lussazione” aggiunge il giovane chirurgo.

A lui chiediamo: quali sono, in sintesi, tutti i vantaggi della chirurgia mini invasiva?

Tutti i vantaggi della chirurgia mini invasiva

Il dr. Michele Massaro, specialista in Ortopedia e Traumatologia, fa parte del Gruppo Humanitas ed opera nelle sedi di Bergamo e Milano. Il rapporto umano col paziente è inscindibile dalla sua professionalità e preparazione. Farsi impiantare una protesi non è una scelta di poco conto e lui sa rassicurare il paziente illustrandogli quali sono tutti i vantaggi della chirurgia protesica mini invasiva rispetto a quella classica:

  • Tempi di intervento più rapidi (60 minuti massimo);
  • Riduzione dei tempi di permanenza in ospedale (3-4 giorni) e di riabilitazione (7-10 giorni);
  • Tempi di recupero ridotti (massimo 5 settimane) che consentono di tornare alle normali attività quotidiane più velocemente;
  • Riduzione dei traumi (dolore, gonfiore) e delle perdite di sangue durante e dopo l’intervento (grazie alla ridotta incisione dei tessuti);
  • Minor danno ai tessuti molli e muscolari e massa ossea;
  • Minori rischi di complicanze (infezioni, coaguli nel sangue);
  • Maggiore durata della protesi mini invasiva (in media, 20-25 anni).

Il Dott. Massaro è lì, pronto a dare i consigli più appropriati, a rassicurare, a spiegare una volta di più che la chirurgia mini invasiva è dalla parte del paziente prima, durante e dopo l’intervento.

Grazie a questa nuova tecnologia chirurgica, la strada verso la guarigione e verso una qualità della vita migliore è assicurata e più breve da percorrere.

Perché il dott. Michele Massaro si affida alla tecnica Femur First per l’impianto della protesi anca

Premesso che questa tecnica richiede un’elevata preparazione e specializzazione nel campo, il dott. Massaro Michele ci spiega perché ricorre spesso alla Femur First. Ce lo spiega descrivendo, semplicemente, in che consiste.

In Italia, è stata adottata la prima volta nel 2010 dal Prof. Guido Grappiolo e la traduzione dall’inglese del termine ‘femur first’ racchiude in sé l’obiettivo di questa tecnica: ‘il femore innanzitutto’.

E’ una tecnica di ‘navigazione’ che permette un orientamento accurato delle componenti protesiche. Consente al chirurgo di rendere più preciso l’angolo di lavoro tra parte femorale ed acetabolare.

‘Il femore innanzitutto’: prima si prepara il femore, poi si procede sull’acetabolo.

Tutto questo serve ad eseguire un intervento più mirato ed a ridurre al minimo il rischio lussazioni ed usura della protesi anca mini invasiva.

Grazie alla tecnica Femur First è possibile ridurre ancora di più la protesi anca utilizzata e calcolare con precisione la lunghezza finale dell’arto da operare. Più il calcolo è preciso, più la lunghezza delle due gambe risulterà identica.

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