Protesi anca mini invasiva: il segreto per recuperare la qualità della vita

Resta una novità per chi non è correttamente informato negli ospedali italiani, ma a chi lo conosce fa sempre meno paura sottoporsi ad intervento per l’impianto di una protesi anca mini invasiva. Lo sa bene il dr. Michele Massaro, esperto in chirurgia mini invasiva specializzato in protesi ginocchio e anca.

Non tutti coloro che soffrono di coxartrosi (artrosi dell’anca) sono destinati ad operarsi, sia chiaro.

Il chirurgo esperto consiglia soltanto ai pazienti affetti da artrosi invalidanti di ricorrere all’intervento per recuperare una qualità della vita normale e serena.

Questa tecnica è, ad oggi, la soluzione numero 1, anzi l’unica che possa garantire risultati positivi.

L’artrosi dell’anca diventa disabilitante ed invalidante quando non consente più al paziente di svolgere le normali attività quotidiane.

Come si manifesta? In che modo la protesi anca mini invasiva risolve la coxartrosi? Come si interviene e quali sono i vantaggi di questa tecnica che mettono in ombra la chirurgia ortopedica tradizionale?

Cercheremo di rispondere a queste ed altre domande nei seguenti paragrafi.

Come si manifesta la coxartrosi: lo stadio iniziale

La patologia nota come coxartrosi che colpisce l’anca a causa di patologie di tipo infiammatorio, traumatico o degenerativo, si manifesta, inizialmente, con piccole avvisaglie come:

  • Dolore all’inguine, coscia o regione glutea quando si eseguono movimenti come salire o scendere dall’auto;
  • Leggera lombalgia;
  • Mal di schiena;
  • Necessità di fermarsi un po’, dopo essere stati fermi a lungo, prima di camminare;
  • Difficoltà graduale nel vestirsi accompagnata dal bisogno di ricorrere ad accorgimenti particolari per indossare, ad esempio, scarpe o calze.

Tutto questo, nello stadio iniziale, può essere curato attraverso diverse terapie: esercizi fisici mirati, dimagrimento (nel caso di persone obese o grasse), terapia con paracetamolo, FANS, condroprotettori, infiltrazioni di corticosteroidi locali.

Quando ricorrere all’impianto di una protesi anca mini invasiva

L’artrosi dell’anca può manifestarsi dopo i 40 anni e colpire anche soggetti giovani (artrite giovanile).

Col tempo, la situazione può peggiorare notevolmente tanto da provocare dolore quando ci si siede su sedute basse o nel salire su una bici.

Nei casi più gravi, la coxartrosi riduce l’autonomia fuori casa nonostante un supporto come le stampelle.

Può anche provocare accorciamento dell’arto inferiore, deformità, grave limitazione del movimento, irrigidimento doloroso dell’articolazione o atrofia della coscia, tutte manifestazioni invalidanti della patologia.

Quando i trattamenti descritti nel paragrafo precedente non funzionano più, ci troviamo di fronte ad artrosi in fase avanzata e sarà, perciò, necessario iniziare a pensare alla possibilità di un intervento chirurgico, previo accertamento e consulenza specialistica ortopedica.

L’intervento ha come obiettivo rimuovere con cura cartilagine ed osso danneggiati dall’artrosi e sostituirli con protesi di elevata qualità allo scopo di ripristinare la corretta funzionalità delle articolazioni compromesse.

Il successo dell’intervento per l’impianto di una protesi anca mini invasiva è garantito nel 95% dei casi e consente ai pazienti di riprendere anche a praticare determinati sport.

I vantaggi della protesi anca mini invasiva

Non viene definita chirurgia mini invasiva a caso. Grazie al supporto di tecnologie innovative e strumenti sempre più precisi e piccoli, ‘invade meno’, ha il massimo rispetto per il corpo.

Come la protesi ginocchio, la protesi anca mini invasiva è più piccola e resistente rispetto a quella tradizionale e si compone di materiali evoluti come leghe di titanio e niobio, ceramica, polietilene.

Da una decina di anni a questa parte, grazie all’impianto della protesi anca mini invasiva si interviene senza incidere nessun muscolo attraverso un’operazione più rapida e riducendo, praticamente, a zero il rischio di lussazioni post operatorie.

Durante l’intervento, il chirurgo mantiene una buona porzione del collo femorale e preserva strutture periartricolari, nervi e vari. Cartilagine, massa ossea e muscoli non danneggiati vengono ‘salvati’ nel senso che non vengono sezionati ma semplicemente divaricati. Ecco perché il paziente sarà in grado di recuperare più rapidamente le abituali occupazioni tornando ad una vita normale.

I vantaggi di questa tecnica sono:

  • minor trauma chirurgico (dolore, gonfiore);
  • un più rapido decorso post-operatorio;
  • meno complicanze (come, ad esempio, infezioni);
  • incisione ridotta, quindi minor perdita di sangue durante e dopo l’intervento;
  • tempi di intervento (massimo un’ora), di riabilitazione (7-10 giorni) e di recupero (2-4 settimane) decisamente inferiori rispetto all’intervento tradizionale;
  • vantaggi estetici (cicatrici meno visibili, più piccole).

Una protesi anca mini invasiva dura, in media, dai 20 ai 25 anni.

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