Allattamento e poco latte al seno, rimedi e opzioni

Esistono diversi modi per non far diminuire la produzione del latte, nell’articolo odierno ne vedremo alcuni.

Allattamento al seno, come mantenere il latte

Se si ha poco latte al seno un modo per evitare di farlo calare ancor di più è quello di aumentare il numero delle poppate giornaliere e di evitare di saltarle seguendo l’idea (errata) di crearne delle scorte.

Ma come viene prodotto il latte?

Conoscere la fisiologia che permette lo sviluppo di questo nutriente essenziale per la o il bambina/o è molto importante al fine di risultare rilassate e cercando di non fare pensieri ricorrenti sul perché non si ha tanto latte quanto occorre.

Altri consigli a seguire per evitare che vi sia un ulteriore calo del latte disponibile.

  • Aumentare il numero delle poppate
  • Non saltare le poppate

Dei due consigli si è accennato poco sopra ma bisogna analizzarli bene e capire perché sono così importanti.

Iniziando dal primo metodo, questo è importante anche in virtù della sua dimostrazione scientifica.

Viene infatti sottolineato nell’ottavo dei 10 passi indicati dall’Oms, ovvero dall’Organizzazione mondiale della sanità, in riferimento all’ambito del Progetto Ospedale Amico del Bambino, che raccomanda di incoraggiare l’allattamento al seno a richiesta tutte le volte che il neonato sollecita nutrimento.

In sostanza il seno femminile è strutturato in modo che produce tanto latte quanto è necessario al mantenimento della o del bambina-o, per tale ragione più la bambina succhia e svuota il seno, più latte viene prodotto, è sostanzialmente una dinamica naturale che trova riscontro scientifico appunto.

Sostiene Lorenzo Colombo, neonatologo presso la Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico che:

Quando il bambino succhia al seno, si verificano degli stimoli tattili a livello di capezzoli, areola e tessuti mammari che vengono trasmessi al cervello e determinano la sintesi due ormoni, la prolattina e l’ossitocina: il primo agisce sulle cellule dell’alveolo mammario attivando la produzione del latte, il secondo spreme gli alveoli conducendo il latte attraverso i dotti fino al capezzolo.

La produzione del latte dunque si adegua sempre alla richiesta del bambino. E per soddisfare la sua richiesta, basta attaccarlo tutte le volte che lo desidera, soprattutto nei primi tempi, lasciandolo attaccato fino a quando non si stacca da sé, senza orologio alla mano.

Come detto uno dei metodi che vengono impiegati erroneamente pensando di accumulare riserve di latte è quello di evitare le poppate e di dilazionarle nel tempo, questo criterio è sbagliato per due ragioni.

La prima perché la maggior produzione del latte avviene nel processo di suzione e seconda ragione è quella relativa al fatto che man mano che il latte si accumula, si va accumulando anche il FIL, che traducendo la sua sigla significa: Fattore di Inibizione della Lattazione, ovvero una sostanza che invia al cervello il segnale di accumulo delle “scorte” per così dire e che pone un necessario rallentamento della velocità di sintesi del latte.

Quando il seno viene svuotato, viene rimosso anche il FIL e quindi al cervello arriva il segnale di produrre altro nutrimento. “.

Allattamento al seno: Il seno sgonfio non è un problema

La produzione di latte e il seno sgonfio spesso sono associati come fattori dalle mamme convinte di non riuscire più a produrre il nutrimento necessario alla prole.

Nelle prime settimane di vita, vi è la cosiddetta fase della calibrazione, poi ci sarà una naturale propensione a rilasciare lo stress tensivo che si aveva nei primi tempi di adattamento dell’allattamento della madre.

Ma questo non comporta assolutamente la perdita del latte.

 

 

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