Albinismo: genetica, autosomico recessivo e sintomi

Sara Roversi
Sara Roversi
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L’albinismo è una malattia genetica rara causata dall’assenza o dall’estrema riduzione della melanina presente nella pelle, nei capelli/peli e negli occhi. Questa patologia può colpire sia l’intero organismo (albinismo oculo-cutaneo) o esclusivamente gli occhi (albinismo oculare). L’incidenza della malattia è di 1 caso su 17 mila e la forma più frequente è quella che colpisce sia gli occhi, sia pelle, capelli e peli. La deficienza di melanina è causata da un difetto dell’enzima che sintetizza la melanina; è una malattia che colpisce anche gli animali oltre all’uomo.

Nell’albinismo, oltre all’assenza di melanina, possono essere presenti altri difetti visivi. I soggetti albini non hanno alcuna protezione contro i raggi ultravioletti (fototipo 0) e sono quindi estremamente sensibili alla luce solare: si ustionano facilmente e sviluppano frequentemente tumori della pelle. Non esiste cura per questa condizione genetica e le persone affette devono prendere una serie di precauzioni per proteggersi dalla luce solare. Vediamo nel dettaglio che cos’è l’albinismo, come si trasmette, quali sono le sue caratteristiche genetiche e come devono proteggersi i soggetti affetti.

Albinismo: cos’è?

Il termine albinismo deriva dal latino albus (“bianco”); è una malattia genetica il cui sintomo principale è la totale assenza di pigmentazione della cute causata dall’assenza della melanina, il pigmento che conferisce colore alla pelle, agli occhi, ai capelli ed ai peli. L’assenza di melanina è dovuta ad un difetto dell’enzima tirosinasi, coinvolto nella biosintesi della melanina.

Questa patologia è genetica, ovvero causata da un difetto nel DNA, e si trasmette in modo autosomico recessivo, il che significa che per avere la malattia è necessario che entrambe le copie del gene (materna e paterna) siano mutate. Attualmente si conoscono 7 diverse forme di albinismo oculo-cutaneo (OCA 1-7) causate da mutazioni in geni diversi. Tutti i vertebrati possono essere albini, ma esiste anche una versione della malattia (i cui affetti sono detti “albinoidi“) in cui la produzione di melanina è ridotta ma non totalmente assente. Tra il fenotipo albino e la normalità, esistono una serie di sfumature intermedie in cui la produzione di melanina è più o meno ridotta rispetto alla quantità fisiologica.

L’albinismo può essere:

  • Totale. È piuttosto raro ed è caratterizzato da pelle totalmente bianca, capelli quasi bianchi o giallo paglierino di consistenza setosa e ruvida, occhi grigio-bluastri o rosa.
  • Parziale (fenotipo albinoide). E’ relativamente più frequente, la mancanza di pigmentazione è di solito limitata a piccole zone come un ciuffo di capelli, una zona cutanea, oppure ad uno solo degli occhi.
  • Oculo-cutaneo. Riguarda tutto il corpo e si manifesta all’incirca in un neonato ogni 35.000.
  • Oculare. La mancanza di melanina riguarda solo la retina; i malati hanno un’acutezza visiva ridotta. Si manifesta in un neonato ogni 15.000.

albinismo

La melanina è un pigmento prodotto dai melanociti, cellule dendritiche specializzate nella produzione di melanina e presenti nello strato basale dell’epidermide. La melanina è responsabile della colorazione della pelle, degli occhi e degli annessi cutanei ed agisce anche come barriera contro le radiazioni ionizzanti e come agente anti-radicali liberi. La sua riduzione, alterazione o assenza causa importanti alterazioni della struttura dell’occhio e della vista. Nell’occhio, l’assenza della melanina causa depigmentazione, ipoplasia della fovea (area della retina che visualizza i dettagli) e difetti del nervo ottico.

La diagnosi di albinismo (oculo-cutaneo o oculare) si basa sull’aspetto fisico, sulla anamnesi del bambino e sulla visita obiettiva; possono essere necessari esami strumentali per evidenziare difetti visivi. Numerosi geni, collegati all’enzima tirosinasi, sono stati associati all’albinismo. La diagnosi viene infatti confermata da un test genetico che evidenzia mutazioni su uno o più dei geni coinvolti nella sintesi della melanina.

Albinismo: genetica e cause

L’albinismo colpisce maschi e femmine con uguale probabilità e secondo l’Istituto Superiore di Sanità la sua diffusione è di 1 soggetto ogni 17 mila nati; si tratta quindi di una malattia rara. Nell’albinismo oculo-cutaneo, essendo una malattia genetica recessiva, i genitori di un soggetto albino sono portatori sani, ovvero possiedono solamente un gene mutato e non esprimono la malattia.

Nell’albinismo oculare invece la trasmissione della patologia è dominante e legata al cromosoma X; la madre (che possiede due copie dell’X) non presenta la malattia perché ha una copia sana, ed è definita portatrice sana anche se può presentare alterazioni della retina. I figli maschi invece, avendo una sola copia dell’X ereditato dalla madre, hanno il 50% di possibilità di ereditare il cromosoma mutato e manifestare la malattia. Le figlie femmine, anche se hanno il 50% delle possibilità di ereditare l’X mutato dalla madre, non esprimono la malattia se il crosomoma X ereditato dal padre è sano.

Naturalmente, è possibile che uno o entrambi i genitori siano albini; in questo caso la probabilità che i figli siano albini è del 75%/100% nel caso della forma oculo-cutanea. Nella forma oculare legata all’X, la probabilità che i figli siano albini dipende da quale dei genitori è albino e dal sesso dei figli.

La mutazione riguarda solitamente uno dei 17/18 geni (di cui 7 caratterizzati) coinvolti nella sintesi della melanina nella pelle, negli occhi e negli annessi cutanei. Questi geni codificano per l’enzima tirosinasi, che fa parte del processo di sintesi, e per altri enzimi e proteine che contengono le informazioni necessarie alla produzione della melanina. E’ probabile che esistano anche altri geni coinvolti nella biosintesi, non ancora identificati.

Geni coinvolti nell’albinismo

Le forme genetiche nell’albinismo oculo-cutaneo che sono state caratterizzate sono:

  • OCA1. La forma OCA1, causata da mutazioni nel gene TYR, ha una prevalenza di 1:40.000 nella maggior parte della popolazione; attualmente la OCA-1A è considerata la forma più grave.
  • OCA 2. La forma 2 è causata da mutazioni nel gene OCA2, ha una prevalenza di circa 1:36.000 nella popolazione europea ed è la forma più frequente nella popolazione africana (prevalenza di circa 1:10.000). In alcune aree del Sudafrica, probabilmente a causadi alti tassi di consanguineità, la frequenza è circa 1:3.900.
  • OCA3. Conosciuta anche come forma rufous per il caratteristico colore rosso dei capelli, è causata da mutazioni nel gene TYRP1; ha un’incidenza nella popolazione africana di 1/8.500 ed è molto rara nella popolazione asiatica e caucasica.
  • OCA4. Causata da mutazioni nel gene SLC45A2, è la forma più comune di albinismo oculo-cutaneo in Giappone (circa il 24% di tutti i casi OCA). Nella popolazione di origine europea l’incidenza è del 5-8%. Risulta essere la terza forma di albinismo più frequente in Italia, dopo OCA1 e OCA2.
  • OCA5. Scoperto in una grande famiglia pakistana con alto grado di consanguineità; il gene causativo di questa forma non è ancora stato individuato.
  • OCA6. Forma causata da mutazioni nel gene SLC24A5. La sua frequenza sembra essere di circa l’1% nella popolazione caucasica.
  • OCA7. Causata da mutazioni nel gene C10ORF11, identificato nel 2013 in soggetti albini delle Isole Faroe.

Nell’albinismo oculare, la forma più comune è la OA1, nota anche come OA di tipo Nettleship-Falls. Questa forma è causata da mutazioni nel gene GPR143 e presenta una segregazione X-linked recessiva; ha una prevalenza di 1:50.000 negli USA.

Albinismo autosomico recessivo

Come detto precedentemente, l’albinismo oculo-cutaneo (la forma più comune) si trasmette in modo autosomico recessivo. Il termine “autosomico” indica che il gene mutato è collocato su uno dei 22 cromosomi non sessuali (non X o Y). Le malattie genetiche recessive si manifestano solo in omozigosi, cioè quando entrambi i geni (materno e paterno) sono mutati; se solo uno è mutato (eterozigosi), il gene sano sopperisce alla funzione e la malattia non compare.

Perché la malattia si manifesti, quindi, il soggetto deve essere omozigote per il gene mutato, cioè possederne entrambe le copie (una derivata dal padre, una dalla madre). I genitori, se eterozigoti per il gene mutato, non manifestano la malattia anche se nella madre possono essere presenti lievi difetti della retina. Se invece uno dei genitori è albino, vuol dire che possiede entrambi i geni mutati.

L’albinismo oculare, invece, è molto più raro e si trasmette legato al cromosoma X, quindi è una malattia legata al sesso ed è dominante; nei maschi, che possiedono un solo cromosoma X di origine materna, si manifesta sempre. Nelle femmine si manifesta solo se entrambi gli X sono mutati.

Albinismo: sintomi

Il fenotipo clinico dell’albinismo è molto eterogeneo, con manifestazioni oculari e/o cutanee che possono non essere esclusive di questa patologia. I soggetti albini hanno capelli e pelle completamente bianchi oppure rossicci; gli occhi possono essere rossi o blu-grigi. Altri segni e sintomi sono:

  • Lentiggini
  • Intolleranza degli occhi alla luce (fotofobia)
  • Strabismo
  • Movimenti involontari rapidi e ripetitivi degli occhi (nistagmo)
  • Riduzione grave della vista
  • Astigmatismo
  • Diminuzione della visione tridimensionale (visione stereoscopica)

I soggetti affetti sono estremamente sensibili alla luce del sole, la cui esposizione (anche breve) può causare gravi danni alla cute non protetta dalla melanina. La totale mancanza di questo pigmento aumenta fortemente la predisposizione ai tumori cutanei, a causa dell’effetto mutageno dei raggi ultravioletti sul DNA. I bambini albini presentano un invecchiamento precoce della pelle con rughe e macchie solari, per la forte presenza di radicali liberi causati dall’azione dei raggi UV.

Allo stesso modo gli albini presentano spesso problemi visivi, perché un’iride non pigmentato non possiede la stessa efficienza di un’iride normale. Siccome lo sviluppo del sistema ottico dipende fortemente dalla melanina, la riduzione/assenza del pigmento porta ad anomalie del nervo ottico, fotofobia e riduzione dell’acuità visiva, ipoplasia foveale con danno retinico. L’albinismo può essere presente da solo o in associazione ad altre sindromi e patologie, come le sindromi di:

  • Chédiak-Higashi
  • Griscelli
  • Hermansky-Pudlak
  • Waardenburg tipo II
  • Ziprkowski-Margolis
  • Cross-McKusick-Breen

Albinismo: indicazioni utili

Come per tutte le malattie genetiche, nemmeno per l’albinismo esiste una cura definitiva. Per scongiurare ustioni solari, problemi dermatologici e danni alla vista, i pazienti devono:

  • Evitare assolutamente la luce solare diretta
  • Indossare indumenti protettivi, occhiali da sole scuri, cappello
  • Garantire una adeguata fotoprotezione dai raggi dannosi del sole mediante utilizzo di creme solari con SPF 50+ da applicare ogni 2-3 ore, durante l’esposizione al sole, su tutte le parti cutanee scoperte. I raggi devono essere schermati sempre, in ogni periodo dell’anno, anche con cielo coperto.

Al paziente possono essere prescritti occhiali per la correzione dei difetti visivi riscontrati e filtri per alleviare i disturbi indotti dalla fotofobia (lenti fotoselettive che bloccano le radiazioni più luminose, cioè ultravioletti e luceblu, o lenti fotocromatiche). Questi accorgimenti possono migliorare la qualità della percezione visiva.

E’ molto importante iniziale un programma di riabilitazione, perché l’ipovisione condiziona la vita scolastica, sociale e lavorativa del paziente. La riabilitazione visiva è fondamentale per sfruttare al meglio le potenzialità funzionali residue.

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