Sara Roversi

Anticorpi: Cosa Sono, Tipologie, Malattie Autoimmuni e Terapie

Anticorpi, si tratta di molecole essenziali nella risposta immunitaria specifica di ognuno di noi. Vengono prodotti dai linfociti B e sono specifici contro determinati antigeni (batterici, virali ecc). Gli anticorpi durano per tutta la vita dell’individuo e ne esistono diverse classi, con diverse funzioni. Sono responsabili delle nostre difese, nel caso di difese immunitarie basse è necessario intervenire. Le malattie autoimmuni sono caratterizzate dalla produzione di anticorpi contro antigeni dell’organismo, come nel caso dell’AIDS. Gli anticorpi monoclonali sono però utili anche come terapia contro tumori, malattie croniche ecc. Vediamo insieme come funzionano, quanti tipi ne esistono e cosa accade nelle malattie autoimmuni.

Anticorpi, Cosa Sono

Gli anticorpi, detti anche immunoglobuline, sono glicoproteine che rivestono un ruolo fondamentale nella risposta immunitaria specifica. Una glicoproteina è una molecola composta da una proteina e da una o più catene di zuccheri, collegati alla proteina stessa e che aumentano le possibilità di riconoscimento di un antigene.

Gli anticorpi vengono prodotti dai linfociti B, in particolare dalle plasmacellule, e sono essenziali per la difesa contro i patogeni. Per questo aumentare le difese immunitarie è essenziale, per ridurre la probabilità di ammalarsi. Gli anticorpi servono anche per formare la cosiddetta “memoria immunologica” ovvero la capacità di riconoscere uno stesso antigene anche dopo decenni dal primo contatto con esso. Uno studio pubblicato su Nature ha rivelato che la funzione di memoria immunologica è deputata ad una particolare classe di linfociti T molto longevi.

Gli anticorpi sono l’unica classe di molecole che risponde in modo specifico ad un agente estraneo, ovvero al cosiddetto “non-self”. Viene definito non-self qualsiasi agente estraneo contro cui si attiva la risposta immunologica. Mentre invece il self corrisponde all’organismo ed i suoi componenti, contro i quali normalmente l’immunità non reagisce.  Quando purtroppo lo fa, si scatena una malattia autoimmune.

Ogni specifico anticorpo riconosce uno specifico antigene.

Come si forma un anticorpo?

Gli anticorpi sono sostanzialmente proteine, quindi vengono trascritti, tradotti e sottoposti a splicing come tutte le altre proteine. Gli anticorpi però hanno la particolarità di dover essere specifici per ogni antigene. Per questo, prima di ogni fase, subiscono importanti modificazioni che avvengono sia a livello della sequenza di DNA ed mRNA, sia in fase di traduzione.

Queste modificazioni avvengono nelle cellule deputate alla produzione di anticorpi, ovvero i linfociti B (ed anche nei linfociti T in parte). Le modifiche consistono in:

  • Ricombinazione. La ricombinazione VDJ è la parte più importante di tutte ed avviene nei linfociti B e T. Si tratta di una delle fasi che porta al differenziamento staminale delle linee emopoietiche. La ricombinazione avviene sulla sequenza di DNA e consiste nel “taglia-incolla” di diverse sequenze di DNA. Lo scopo è di creare una serie di sequenze tutte diverse tra di loro, cui corrisponderà la creazione di uno specifico anticorpo.
  • Scambio di classe. Avviene sulle catene pesanti durante l’attivazione dei linfociti B ad opera dei linfociti T follicolari. Lo scambio di classe consente di creare diverse classi di immunoglobuline, in modo da garantire una risposta immunitaria migliore.
  • Ipermutazione somatica. Avviene nei linfociti B e consiste nella maturazione delle immunoglobuline in modo da renderle più affini al loro antigene. Consiste nell’aumento della frequenza di mutazione nelle regioni, determinando la complementarietà all’antigene e sono presenti soprattutto nelle IgG e nelle IgM. Il processo è estremamente complesso e controllato da più passaggi di selezione linfocitaria. Questo per impedire che, eventuali errori, portino a sviluppare anticorpi dannosi o inutili.

Struttura degli anticorpi

Gli anticorpi possiedono una struttura ad Y che permette di riconoscere gli epitopi. Cos’è un epitopo? Un epitopo è la parte dell’antigene estraneo che viene riconosciuta dall’anticorpo. Un antigene quindi può avere diversi epitopi, che possono essere riconosciuti da diversi anticorpi.

 

Possiamo immaginare un anticorpo come una sorta di chiave. I bracci della Y sono i denti delle chiavi e quando esse riconoscono il loro specifico epitopo, l’anticorpo si attiva, con una serie di conseguenze. Un anticorpo lega il suo antigene nelle parti finali dei bracci della Y, ovvero nella sua cosiddetta parte variabile. La parte costante, invece, non lega l’antigene e partecipa alle funzioni dell’anticorpo.

Le parti variabili e costanti sono costituiti da catene leggere e catene pesanti. Quindi, le regioni variabili, sono costituite dall’insieme delle catene leggere e pesanti, che formano il sito di legame per l’antigene (vedi immagine per maggiore chiarezza).

Gli anticorpi appartenenti alla superfamiglia delle immunoglobuline (Ig) sono costituiti da catene proteiche tenute insieme da ponti disolfuro. La famiglia delle immunoglobuline comprende 5 classi, una per ogni tipologia di catena pesante, che vedremo più avanti: IgA, IgD, IgE, IgG ed IgM.

Come agiscono gli anticorpi

I linfociti B non si trovano solo nel sangue, ma anche negli organi linfoidi come linfonodi e milza. Ogni individuo possiede un repertorio enorme di anticorpi diversi, per cui il sistema immunitario riconosce praticamente qualsiasi antigene non-self esistente. Il legame antigene-anticorpo è molto selettivo quindi ogni anticorpo crea un legame solo con l’antigene corrispondente e con nessun altro. Ad esempio, un anticorpo che riconosce il virus dell’influenza non riconosce il virus della varicella. Gli anticorpi non si trovano solo nel sangue ma anche nei liquidi biologici come latte materno, saliva, lacrime ecc.

Gli anticorpi riconoscono e legano antigeni non-self che possono appartenere a batteri, virus, protozoi, parassiti, tossine o qualunque altra molecola estranea che ne provochi la formazione. Non tutte le molecole però possono scatenare la risposta anticorpale, ovvero sono immunogene. Alcune piccole molecole, dette apteni, sono troppo piccole per essere legate da sole da anticorpi e quindi per essere riconosciute devono essere trasportate da un carrier.

Immunocomplesso

Cosa succede nel momento in cui un anticorpo riconosce e lega un antigene? Quando un anticorpo si lega al suo antigene, si forma un immunocomplesso. Le successive azioni dipendono dalla natura dell’anticorpo che ha legato l’antigene, ovvero se è un anticorpo di membrana oppure un anticorpo solubile.

Bisogna inoltre ricordare che la risposta immunitaria specifica comprende un insieme di co-attivazioni da parte di cellule che agiscono in modo integrato. L’insieme dei processi non va mai considerato a compartimenti stagni, perché tutte le cellule immunitarie si controllano ed attivano a vicenda. Per essere completa ed efficace la risposta immunitaria deve coinvolgere tutte le cellule dell’immunità.

Anticorpi di membrana

Se a legare l’antigene è un anticorpo presente sulla membrana dei linfociti B, subito dopo il legame l’anticorpo funziona da recettore (detto anche BCR, B cell receptor). Questo trasmette un segnale all’interno della cellula ed attiva la cellula stessa. Tale attivazione, insieme ai segnali forniti dai linfociti T CD4+ (T helper), induce l’espansione clonale ed il differenziamento dei linfociti B e l’attivazione della risposta anticorpale specifica (detta anche risposta umorale).

Dal differenziamento, dalla proliferazione clonale e dalla maturazione del linfocita B attivato originano le plasmacellule. Queste ultime sono cellule altamente specializzate, che producono elevate quantità di anticorpi solubili del tutto identici all’anticorpo che ha legato l’antigene ed attivano la cellula B. Questa fase è importantissima per produrre anticorpi che siano in grado di legare quello specifico epitopo.

Nel momento in cui viene riconosciuto un antigene non-self, solamente i linfociti B che riconoscono tale antigene si espandono, maturano in plasmacellule e generano anticorpi solubili.

Anticorpi solubili

L’attivazione del linfocita B e la differenziazione in plasmacellula è seguita dalla produzione di anticorpi solubili (immunoglobuline). Una volta che le immunoglobuline sono state secrete nel sangue e nei liquidi biologici, esse legano una molteplicità di antigeni grazie alla grandissima variabilità delle regioni variabili anticorpali. Le immunoglobuline esercitano una serie di funzioni:

  • Legano antigeni solubili (come le tossine batteriche) e le neutralizzano, ovvero impediscono che danneggino l’organismo
  • Attivano il sistema del complemento (specialmente le IgM e le IgG1-IgG3). Ovvero un insieme di fattori del sangue che distruggono la membrana del microrganismo e richiamano altre cellule immunitarie
  • Mediano la formazione di una serie di molecole infiammatorie, richiamando sul posto i leucociti. Attivano così anche il meccanismo di fagocitosi tramite il processo di opsonizzazione
  • Attivano la funzione citotossica dei linfociti Natural Killer e dei granulociti eosinofili

Classi di immunoglobuline

Per comprendere il concetto di classi di immunoglobuline, bisogna sapere che esistono due tipologie di risposta immunitaria: primaria e secondaria.

  • Risposta immunitaria primaria. Nel corso della risposta immunitaria primaria, ovvero del primo incontro di un anticorpo con un certo antigene, vengono prodotti anticorpi di tipo IgM che compaiono nel sangue 3-10 giorni dopo il contatto. Dopo tale periodo iniziano ad essere prodotte le IgG e le immunoglobuline di altre classe. Le IgM, invece, gradualmente decrescono e scompaiono. Per questo al primo contatto con alcuni microrganismi si sviluppa la malattia. L’organismo ha bisogno di tempo per montare la risposta anticorpale specifica.
  • Risposta immunitaria secondaria. Se uno stesso antigene viene incontrato una seconda volta dagli anticorpi, la risposta immunitaria è più rapida ed efficiente. Gli anticorpi specifici (IgG) aumentano nel sangue già dopo 1-2 giorni, con concentrazioni altissime ed affinità più elevata. La protezione quindi è molto più efficace e questo è il motivo per cui alcune malattie vengono contratte solo una volta. Al successivo incontro con lo stesso microrganismo, la risposta immunitaria lo elimina immediatamente. Nell’uomo e nei vertebrati, la memoria immunologica dura a lungo (anche tutta la vita) e nel corso del tempo ogni individuo sviluppa il proprio corredo di memoria anticorpale.

Le immunoglobuline vengono divise in classi a seconda della tipologia di catena pesante che possiedono, che è uguale per tutte le immunoglobuline di quella specifica classe. Alcune classi sono ulteriormente suddivise in sottoclassi. Ogni classe di immunoglobuline ha una funzione specifica.

IgA

Le immunoglobuline di classe A (IgA) possono essere sintetizzate dalle plasmacellule in forma monomerica (25%, presenti nel siero) o dimerica (75%, a livello delle mucose). Le IgA svolgono due importanti funzioni:

  • Immunità mucosale. A livello delle mucose del tratto digerente e respiratorio ed anche nella bile, nella saliva e nel latte materno per i neonati. Le IgA in forma dimerica svolgono una funzione difensiva essenziale. La maggior parte dei microrganismi penetra nell’organismo proprio a livello degli apparati digerente e respiratorio. Per questo motivo, molte plasmacellule si trovano in tessuti presenti sotto le mucose. Le IgA mucosali rappresentano una prima forma di barriera difensiva contro i patogeni.
  • Immunità neonatale. Il latte materno contiene grandi quantità di IgA (ed anche di IgG) di provenienza materna. Questi anticorpi vengono ingeriti dai neonati e lo proteggono da eventuali microbi, in quanto il neonato nei primi mesi di vita non è in grado di produrre anticorpi propri.

IgD

La funzione delle immunoglobuline di classe D è rimasta un mistero per molto tempo. Alcuni studi hanno rivelato che le IgD si trovano solamente sulla superficie dei linfociti B immaturi (insieme alle IgM), quindi sui linfociti B che non hanno ancora incontrato il proprio antigene. La loro unica funzione è attivare i linfociti B quando vengono a contatto con l’antigene e promuovere la loro maturazione a plasmacellule.

Quando il linfocita B matura in plasmacellula e inizia a produrre anticorpi specifici contro l’antigene, le IgD non vengono più prodotte. Non ci sono IgD libere nel plasma, se non in rare tracce.

IgE

Le immunoglobuline di classe E si trovano solo nei mammiferi. Come le IgA si possono ritrovare nella mucosa respiratoria ed intestinale. Sono coinvolte nella protezione dell’organismo da parte di parassiti, elminti (in particolare vermi come Schistosoma, Trichinella, Fasciola) e di protozoi (Plasmodio della malaria). Sono inoltre responsabili di:

  • malattie da ipersensibilità di tipo I
  • allergie alimentari
  • orticaria cronica
  • dermatite atopica
  • reazioni anafilattiche a puntura d’insetti, farmaci, anticorpi per immunoterapia

Le IgE sono utili per difendere l’organismo dalle parassitosi nei Paesi in via di sviluppo. Considerata l’assenza di tali malattie nel mondo industrializzato, tali anticorpi hanno finito per assumere un ruolo nella patologia umana, stavolta come scatenanti di allergie.

Alcune teorie sostengono che l’aumentata insorgenza di reazioni allergiche nei bambini dei Paesi industrializzati sia dovuta ad una carenza dello switch isotipico dei linfociti, a causa del sempre maggiore stato di asepsi in cui crescono i bambini occidentali.

IgG

Le immunoglobuline G sono gli anticorpi maggiormente presenti in sangue, linfa, liquor e liquidi biologici di varia natura. Dette anche gammaglobuline, le IgG costituiscono il 75% delle immunoglobuline sieriche totali. Le IgG:

  • Legano l’agente patogeno immobilizzandolo tramite agglutinazione
  • Attivano fortemente il sistema del complemento, ovvero proteine immunitarie che eliminano i patogeni
  • Opsonizzano i microrganismi stimolandone la fagocitosi da parte dei macrofagi e dei neutrofili
  • Attivano le cellule fagocitiche, i neutrofili ed i linfociti Natural Killer
  • Sono l’unica classe anticorpale in grado di inattivare le tossine batteriche

A differenza delle IgM che sono prodotte precocemente nella risposta immunitaria primaria, la produzione di IgG caratterizza specialmente la risposta immunitaria secondaria, in quanto esse sono prodotte massivamente e tardivamente dalle plasmacellule.

Le IgG sono le uniche immunoglobuline che possono attraversare la placenta, proteggendo il feto. Sono quindi particolarmente importanti per la protezione del neonato nei primi mesi di vita, quando non può produrre anticorpi da solo. Quindi, nei primi 6 mesi, il neonato possiede lo stesso repertorio anticorpale protettivo della madre, finché gli anticorpi materni ormai invecchiati non vengono degradati ed il neonato diventa in grado di produrne di propri.

A differenza delle IgA materne, che si fermano nell’apparato digerente del neonato, le IgG presenti nel latte materno possono entrare nel torrente circolatorio ed esercitare una protezione maggiore.

IgM

Le immunoglobuline IgM sono le prime ad essere prodotte dopo la maturazione della plasmacellula in risposta al contatto con l’antigene. Nel feto umano sono le prime ad apparire e non possono attraversare la placenta a causa delle loro grandi dimensioni. Esistono due forme di IgM:

  • IgM monomeriche (di membrana). Le IgM monomeriche si trovano sulla membrana dei linfociti B insieme alle IgG e come gli altri anticorpi. La loro funzione è captare eventuali antigeni circolanti ed attivare il linfocita B. Dopo il contatto con l’antigene e la maturazione del linfocita in plasmacellula, le IgM subiscono un processo di maturazione dell’affinità per l’antigene. Per questo successivamente vengono prodotte IgM di secrezione altamente affini all’antigene (e quindi in grado di legarlo con più forza).
  • IgM pentameriche (di secrezione). Le IgM pentameriche sono formate da 5 IgM monomeriche legate tra loro a formare una sorta di struttura a pentagono. La principale funzione delle IgM pentameriche è l’opsonizzazione. Questo perché possiedono 5 volte i siti di legame delle monomeriche e quindi sono molto efficaci nel legare i patogeni. Non solo, servono a promuovere la loro distruzione da parte del sistema del complemento.

 

Gli anticorpi in diagnostica

Il concetto di immunoglobuline tipiche della risposta immunitaria primaria o secondaria consente di utilizzare la quantità relativa di anticorpi presenti nel siero per distinguere il primo contatto con un certo microrganismo da un secondo contatto.

  • Dosaggio IgG. Il dosaggio delle IgG nel siero dà indicazioni sulla possibilità di essere stati infettati da un certo virus, batterio o altro patogeno. La presenza di IgG specifiche per quel patogeno indica che l’organismo è venuto a contatto con esso, ma non distingue tra risposta primaria o secondaria, quindi è necessario dosare le IgM. Il dosaggio delle IgG dà indicazioni sullo stato immunitario di un soggetto verso certi patogeni. Ad esempio un alto titolo di IgG contro morbillo, parotite, rosolia, virus epatite B, varicella, tetano ecc, indica che si è protetti verso tali malattie. L’invenzione dei vaccini neonati serve proprio a questo.
  • Dosaggio IgM. Il ritrovamento nel siero di IgM specifiche per un certo microrganismo indica che è in atto un’infezione acuta, perché le IgM vengono prodotte solo dopo la risposta immunitaria primaria e solo in bassissime dosi in quella secondaria.

Quindi, a seconda della quantità di IgM ed IgG sieriche, si può stabilire con una certa approssimazione da quanto tempo è iniziato il processo infettivo. Come è ovvio, ogni patogeno causa la produzione di particolari anticorpi diretti solo contro di esso e quindi dosabili. Facciamo alcuni esempi di combinazioni anticorpali sieriche con interpretazione clinica:

  • Alte IgM, basse/nessuna IgG. Risposta immunitaria primaria verso il patogeno considerato (giorni 3-7)
  • Alte IgM, alte IgG. Risposta immunitaria primaria verso il patogeno considerato (giorni 9-12)
  • Basse IgM, alte IgG. Risposta immunitaria primaria verso il patogeno considerato (giorni 13-16)
  • Nessuna IgM, alte IgG. Risposta immunitaria secondaria verso il patogeno considerato.
  • Nessuna IgM, basse IgG. Presenza di immunità verso il patogeno considerato.

La presenza di immunità verso un certo patogeno può essere conseguenza dell’infezione debellata oppure dei vaccini verso tale microrganismo.

 

Malattie autoimmuni: anticorpi tipici

Le malattie autoimmuni consistono in una alterazione del sistema immunitario che origina una risposta anticorpale anomala, diretta contro componenti dell’organismo e che determina alterazioni funzionali. Esistono più di 80 malattie autoimmuni e le cause sono sconosciute, si ipotizzano fattori ambientali, genetici, infettivi). Per diagnosticare alcune comuni malattie autoimmuni, si ricercano nel siero specifici autoanticorpi.

Anticorpi tiroidei

Gli autoanticorpi tiroidei sono diretti erroneamente contro la ghiandola tiroide o contro fattori necessari al suo normale funzionamento. La presenza di anticorpi tiroidei causa patologie molto gravi a causa dell’infiammazione cronica della tiroide (tiroidite), del danneggiamento dei tessuti e della disfunzione tiroidea che ne è diretta conseguenza. Alcune patologie causate da autoanticorpi tiroidei sono il morbo di Basedow, la tiroidite di Hashimoto, il mixedema idiopatico ed altre tiroiditi croniche autoimmuni.

Quali sono gli anticorpi tiroidei? Se si sospetta una patologia tiroidea autoimmune o se si vuole monitorarne la progressione, è necessario determinare la presenza di autoanticorpi tiroidei. Generalmente di anticorpi diretti contro la tireoglobulina (AbTG) e la perossidasi tiroidea (AbTPO).

anticorpi

  • Anticorpi anti tireoglobulina (AbTG). La tireoglobulina è una glicoproteina che precede la formazione degli ormoni tiroidei T3 e T4 ad opera della tireoperossidasi. Gli anticorpi anti tireoglobulina sono tipici della tiroidite di Hashimoto (60% dei pazienti) e del mixedema idiopatico dell’adulto, oltre che del morbo di Basedow (30% dei pazienti). La ricerca di AbTG però può risultare positiva anche nelle donne incinte ed in soggetti con cancro della tiroide e tireotossicosi ed anche in alcune malattie come il lupus, l’artrite reumatoide, il diabete di tipo I, la gastrite atrofica, l’anemia perniciosa ed il morbo di Addison.
  • Anticorpi anti tireoperossidasi (AbTPO). La tireoperossidasi è un enzima presente nella parte follicolare della tiroide, essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei T3 e T4 a partire dalla tireoglobulina. Anticorpi anti tireoperossidasi si ritrovano in quasi tutti i pazienti con tiroidite di Hashimoto e mixedema idiopatico (95% dei pazienti) e nell’85% dei pazienti con morbo di Basedow. Anche in questo caso, gli AbTPO possono essere presenti nel primo trimestre di gravidanza ed in altre malattie autoimmuni non tiroidee.

Quindi il dosaggio degli autoanticorpi tiroidei serve a:

  • Supportare la diagnosi di tiroidite autoimmune
  • Monitorare patologie tiroidee autoimmuni già note
  • Distinguere le malattie tiroidee su base autoimmune da altre patologie
  • Indirizzare la terapia

Altri anticorpi tipici di malattie autoimmuni

  • Anticorpi anti nucleo (ANA). Si tratta di un’ampia categoria di autoanticorpi prodotti contro proteine e molecole presenti nel nucleo della cellula o nel citoplasma. Tali autoanticorpi sono correlati ad un gran numero di malattie autoimmuni tra le quali il lupus eritematoso sistemico, epatopatie e malattie polmonari. I più importanti anticorpi anti nucleo sono gli anticorpi anti-dsDNA, gli anticorpi anti-ssDNA e gli anticorpi anti-RNA.
  • Anticorpi anti transglutaminasi (tTG). Sono immunoglobuline IgA ed IgG che si riscontrano nelle persone affette da celiachia e quindi rappresentano un marker sierologico per tale malattia, insieme agli anticorpi anti endomisio (EMA). La transglutaminasi è un enzima tissutale presente nella mucosa dell’intestino tenue, dove interagisce con la gliadina. Il dosaggio degli anticorpi anti transglutaminasi è utile per screenare l’intolleranza al glutine e per monitorare i pazienti celiaci. Il dosaggio è indicato in presenza di sintomi come diarrea cronica inspiegabile, flatulenza, gonfiore addominale, anemia sideropenica, perdita di peso, astenia cronica.
  • Anticorpi anti citrullina. La citrullina è un amminoacido non essenziale coinvolto nel ciclo dell’urea e nella difesa immunitaria. La ricerca degli anticorpi anti citrullina viene richiesto dal reumatologo nel caso si sospetti l’artrite reumatoide, di cui è autoanticorpo tipico.
  • Anticorpi anti fosfolipidi. Sono autoanticorpi diretti contro le proteine che si legano ai fosfolipidi cellulari. La presenza di anticorpi anti fosfolipidi causa la cosiddetta sindrome da anticorpi anti fosfolipidi (SAFL) caratterizzata da frequenti trombosi arteriose/venose, aborti ricorrenti, piastrinopenia, problemi cutanei. La diagnosi è supportata anche dalla presenza di anticorpi anti-cardiolipina, anti-B2-glicoproteina, presenza di anticoagulante lupico ed altri autoanticorpi.

Gli anticorpi in terapia medica

Il più efficace mezzo di difesa dell’organismo contro gli agenti infettivi sono proprio gli anticorpi, perché garantiscono una risposta efficace, efficiente ed estremamente specifica, oltre che un’immunità a lunghissimo termine. Sotto forma di immunoglobuline e di anticorpi monoclonali, gli anticorpi possono quindi essere usati come terapia per una serie di patologie. Non avere ancora anticorpi specifici provoca alto tasso di mortalità, come nel caso del coronavirus.

Terapia con immunoglobuline

Per uso endovenoso (IVIG) e sottocutaneo (SCIG), le immunoglobine sono utilizzate per trattare numerose patologie come immunodeficienze, malattie autoimmuni ed infezioni. Le immunoglobuline da infondere vengono preparate a partire dal plasma di numerosi donatori (nell’ordine delle migliaia) e consistono solitamente in IgG polivalenti che vengono trasfuse nel ricevente per sostituire gli anticorpi mancanti.

Così, le immunoglobuline ottenute, prendono il nome di policlonali, ovvero dirette contro una grande varietà di epitopi e determinanti antigenici. Una volta somministrate, hanno una emivita di 72 ore. Le immunoglobuline vengono utilizzate per:

  • Profilassi di epatite virale, tetano, vaccinazione per immunizzazione passiva
  • Terapia di immunodeficienze primarie ed alcuni tipi di leucemie
  • Pazienti riceventi trapianto di midollo o di rene

La trasfusione di preparati a base di immunoglobuline non è una panacea e si utilizza solo in determinati casi ed in assenza di alternative. Il trattamento con immunoglobuline è costoso e può avere gravi effetti collaterali.

Anticorpi monoclonali

Gli anticorpi monoclonali rappresentano un insieme di anticorpi identici tra di loro, in quanto prodotti da un solo clone di plasmacellula e quindi diretti contro un solo determinante antigenico. Una volta somministrati al paziente, gli anticorpi monoclonali legano specificamente quell’antigene e lo neutralizzano, agendo come anticorpi solubili.

Gli anticorpi monoclonali rappresentano una terapia estremamente efficace e vengono prodotti con tecniche di ingegneria genetica.

Il suffisso del nome di un anticorpo monoclonale varia a seconda della tipologia di anticorpo e dell’organismo nel quale è stato prodotto:

  • -mab: anticorpo di origine murina
  • -ximab: anticorpo chimerico (amminoacidi di origine murina pari a circa il 25% del totale, la restante parte è di origine umana)
  • -zumab: anticorpo umanizzato (la struttura amminoacidica di origine murina è il 5-10% del totale)
  • -umab: anticorpo di origine umana

Ecco una lista degli anticorpi monoclonali approvati per uso clinico, con nome commerciale e relativo ambito d’uso:

  • Abciximab (ReoPro): malattie cardiovascolari
  • Adalimumab (Humira): malattie autoimmuni
  • Alemtuzumab (Campah): leucemia cronica linfocitica
  • Basiliximab (Simulect): rigetto da trapianto
  • Belimumab (Benlysta): lupus eritematoso sistemico
  • Bevacizumab (Avastin): tumore del colon-retto, tumore mammario metastatico, tumore polmonare a piccole cellule, tumore renale avanzato/metastatico
  • Cetuximab (Erbitux): tumore del colon-retto, tumori del distretto testa-collo
  • Certolizumab (Cimzia): malattia di Crohn, artrite reumatoide
  • Denosumab (Xgeva): tumore con metastasi ossee
  • Eculizumab (Soliris): emoglobinuria parossistica notturna
  • Golimumab (Simponi): malattie reumatiche (artrite reumatoide, spondilite anchilosante, artrite psorisiaca)
  • Ibritumomab tiuxetan (Zevalin): linfoma non-Hodgkin
  • Infliximab (Remicade): malattie autoimmuni (spondilite anchilosante, colite ulcerosa, artrite reumatoide, morbo di Crohn, artrite psoriatica)
  • Ipilimumab (Yervoy): melanoma
  • Muromonab CD3 ( Orthoclone OKT3): rigetto da trapianto
  • Natalizumab (Tysabri): sclerosi multipla, malattia di Crohn
  • Nivolumab (Opdivo): cancro al polmone
  • Ofatumumab (Arzerra): leucemia linfatica cronica
  • Omalizumab (Xolair): malattie allergiche, asma
  • Pavilizumab (Synagis): virus respiratorio sinciziale (RSV)
  • Panitumumab (Vectibix): tumore del colon-retto
  • Ranibizumab (Lucentis): degenerazione maculare
  • Rituximab (Rituxan): linfoma non-Hodgkin
  • Tositumomab (Bexxar): linfoma non-Hodgkin
  • Trastuzumab (Herceptin): cancro al seno

Come aumentare gli anticorpi e rafforzare l’immunità

Rafforzare l’immunità è necessario quando le difese vengono compromesse o indebolite da fattori esterni come stress, infezioni, antibiotici, cambio di stagione, alimentazione disordinata, insonnia. In queste situazioni infatti l’intero organismo ne risente e ciò determina una maggiore suscettibilità alle infezioni. Il modo migliore per rafforzare l’immunità è migliorare lo stile di vita, il che comporta:

  • dieta corretta, equilibrata e ricca di frutta e verdura di stagione. Il consiglio è quello di evitare grassi saturi
  • regolare esercizio fisico
  • non fumare e non eccedere con le sostanze alcoliche
  • mantenere sotto controllo peso corporeo e pressione sanguigna arteriosa
  • assicurarsi di riposare adeguatamente la notte

Sembrano banalità, ma osservare queste semplici regole per lo stile di vita porta a diminuire il rischio di ammalarsi e sviluppare patologie croniche. Se si volesse ulteriormente sostenere la capacità reattiva del sistema immunitario, esistono una serie di integratori alimentari di origine naturale con azione immunostimolante ed adattogena.

Anticorpi e alimentazione

  • Aglio. Ricco di allicina, che stimola la replicazione delle cellule immunitarie ed agisce come blando antiaggregante, diminuendo il rischio cardiovascolare. Molti sono scoraggiati dal suo forte sapore ed odore, ma esistono anche pastiglie che non causano l’inconveniente dell’alito cattivo.
  • Frutta secca. La frutta secca è ricca di vitamina E, un potente antiossidante che riduce la probabilità di ammalarsi di malanni stagionali ed infezioni respiratorie.
  • Agrumi. L’alto contenuto di vitamina C degli agrumi di stagione aiuta il sistema immunitario a proteggere dalle infezioni e favorisce l’assorbimento del ferro, un altro oligoelemento essenziale nell’immunità. Pochi ne sono a conoscenza, ma anche i peperoni sono ricchissimi di vitamina C.
  • Funghi. Grazie al contenuto di selenio e beta-glucani, i funghi favoriscono l’attivazione dei linfociti.
  • Salmone e pesce azzurro. Sono alimenti molto ricchi di vitamina D ed acidi grassi omega 3 che migliorano la memoria, proteggono dalle infezioni respiratorie, combattono l’infiammazione e contrastano l’invecchiamento cutaneo.
  • Yogurt bianco e latticini freschi. Sono ricchi di batteri della flora intestinale che aiutano a ripristinare la corretta popolazione residente nell’apparato digerente, che ha una funzione importantissima per l’immunità innata. I probiotici si possono anche assumere con i fermenti lattici.

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