chemioterapia
Bianca Pesenti
Bianca Pesenti

Chemioterapia: cos’è, come funziona, quando funziona e quando non farla

Indice

Chemioterapia, un trattamento terapeutico utilizzato per eliminare e impedire la proliferazione nel corpo delle cellule tumorali. Per raggiungere questo scopo è necessaria la somministrazione di diverse sostanze chimiche, che incidono ed eliminano diversi tipi di cellule anche non tumorali, poichè caratterizzate da una replicazione rapida. Per questo motivo, le cellule dei bulbi piliferi vengono intaccate e i pazienti sottoposti a chemioterapia perdono peli e capelli in diverse aree del corpo. Una cosa importante da sapere è che questo termine viene di solito utilizzato in riferimento alle cure farmacologiche usate per contrastare il cancro. In realtà, il termine letteralmente indica qualsiasi trattamento terapeutico, anche riferito a malattie molto diverse tra loro, a base di differenti sostanze chimiche.

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Si tratta di un argomento piuttosto delicato da affrontare, soprattutto se associato a una malattia come il tumore. Molti pazienti sono spaventati dalle conseguenze, non solo da un punto di vista estetico naturalmente. Bene è ricordare che i farmaci chemioterapici si sono evoluti nel tempo, ad oggi sono molto più efficaci e anche meno tossici rispetto al passato. Inoltre, gli effetti collaterali cambiano in base al tipo, alla dose, alla modalità di somministrazione. I colloqui medici previsti prima dell’inizio della terapia risponderanno a ogni vostra domanda, è importante approfittare dell’opportunità. Ricordate anche che gli effetti e le conseguenze negative possono essere contrastate, come nel caso di nausea e vomito, da trattamenti complementari, come nel caso di terapie di supporto o ancillari.

Nonostante tutti i lati negativi connessi a terapie intense come la chemioterapia, ad oggi si tratta del metodo più efficace per sconfiggere disturbi come il cancro. Lo stesso vale per la cura della maggior parte delle neoplasie, è insostituibile. Vediamo cos’è, come funzione e gli effetti collaterali.

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Chemioterapia: cos’è?

Come abbiamo già accennato, la chemioterapia è un termine medico utilizzato per indicare qualsiasi trattamento terapeutico, anche di malattie molto diverse tra loro, a base di sostanze chimiche. Detto ciò, il termine può dunque riferirsi a una vasta categoria di cure farmacologiche, tra cui quelle usate per combattere il cancro. Importante è sapere che il cancro può essere definito una malattia genetica, ma non ereditaria. Ricordiamo di differenziare il termine cancro da quello di tumore, spesso utilizzati erroneamente come sinonimi. In realtà, il tumore indica una proliferazione cellulare anomala che può essere limitata alla sede di origine oppure può dare origine a metastasi. Il termine cancro, invece, indica solo un tumore in grado di produrre metastasi, intesa come riproduzione anche a distanza.

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Cos’è il cancro?

Fatta questa precisazione, da dove nasce il cancro? Nel corso della vita, le nostre cellule accumulano spontaneamente mutazioni sporadiche nei geni. Avviene in ognuno di noi e, nella maggior parte dei casi, non provoca problemi. In alcuni casi, queste mutazioni possono però però dare origine a un tumore. Di base, le mutazioni sono legate a errori casuali durante la replicazione del DNA, ma anche all’esposizione a fattori di rischio evitabili o non, come stili di vita poco salutari. Esiste però una predisposizione genetica allo sviluppo della malattia, dunque è importante sottoporsi a una serie di controlli se esiste una certa familiarità familiare.

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Quando di parla di chemioterapia, è importante anche sapere che le sostanze chemioterapiche usate in oncologia impediscono la moltiplicazione cellulare, molto veloce in questi casi. Questo perchè interferiscono con i meccanismi legati a questo processo, attraverso una azione definita citotossica, e così facendo eliminano le cellule cancerose provocandone la morte. Le cellule tumorali si riproducono molto più velocemente del normale e per questo è importante agire rapidamente, bloccandone o rallentandone lo sviluppo.

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Chemioterapia rossa

Introduciamo ora una differenza importante da conoscere, parlando prima della chemioterapia rossa. Partiamo dal presupposto che si tratta di risorsa importante per guarire o per stare meglio durante la malattia tumorale. I diversi nomi dati a questo trattamento hanno a che vedere con le differenze tra i diversi farmaci, caratterizzati da colorazioni diverse. Si tratta di una terminologia molto comune anche tra i pazienti, soprattutto perchè a diversi farmaci si associano diversi effetti collaterali e conseguenze. Nello specifico, la chemioterapia rossa fa riferimento a un farmaco noto come doxorubicina, chiamta anche con il nome di adriamicina.

Si tratta di un antibiotico antineoplastico, capace di agire soprattutto su cellule a rapida riproduzione proprio come quelle tumorali. La doxorubicina presenta anche attività antibatterica e immunosoppressiva. Viene spesso usata in associazione con altri farmaci per combattere il tumore, inoltre è caratterizzata da un vivido colore rosso riconosciuto anche dai pazienti. Risulta parecchio efficace anche se con alcuni effetti collaterali. All’interno del ciclo di chemioterapia, una parte è dedicata all’adriamicina. Una notizia storica interessante è che la scoperta di questo farmaco si deve a una società italiana Farmitalia Research Laboratories, che iniziò a cercare composti anti-tumorali a partire da microbi presenti nel terreno.

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Chemioterapia bianca

Passiamo ora a parlare di chemioterapia bianca, associata a un tipo differente di farmaco rispetto a quella rossa. Qui, nello specifico, stiamo parlando di paclitaxel, anche definito taxolo, cioè un farmaco antitumorale. Il taxolo si occupa di inibire la mitosi, un processo di riproduzione a cui sono soggette anche le cellule tumorali. Nella maggior parte dei casi, il paclitaxel è disponibile per la somministrazione endovenosa nei pazienti e si presenta come un liquido viscoso, incolore o giallo. Secondo alcuni pazienti, gli effetti collaterali e negativi sono inferiori rispetto a quelli della chemioterapia rossa.

Di base, è importante sapere che non esistono, in ogni caso, terapie leggere e terapia pesanti, ma soltanto con più o meno effetti collaterali. Le conseguenze sono molto diverse da paziente a paziente, non sono affatto semplici da prevedere. L’unica cosa che possiamo fare è affidarci alla supervisione del medico e del team pronto a seguirci, anche a seconda del tipo di cancro e dello stadio di sviluppo. Un effetto collaterale spesso riportato, se si parla di chemioterapia rossa, è l’alopecia, che sembrerebbe meno frequente quando invece ci riferiamo alla chemioterapia bianca.

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Chemioterapia: come funziona?

Come funziona la chemioterapia? Abbiamo già accennato che l’obiettivo principale è proprio quello di svolgere una azione citotossica, cioè capace di interrompere la rapida riproduzione delle cellule tumorali. L’effetto delle sostanze chimiche usate in chemioterapia è quello di bloccare o rallentare lo sviluppo dei tumori fino poi a ridurne il volume. Si tratta di uno strumento di cura molto efficace, sempre meno tossico e davvero insostituibile, grazie anche alla ricerca scientifica che è in costante evoluzione. Importante è sapere che il trattamento chemioterapico si somministra periodicamente, in cicli differenti di terapia e anche con diverse modalità di somministrazione.

I farmaci sono differenti a seconda del giorno di ciclo. L’adriblastina, la ciclofosfamide e la vincristina sono farmaci somministrati per via endovenosa, di solito il primo giorno di ciascun ciclo. Per ciò che riguarda l’assunzione di prednisone, avviene invece per via orale dal primo giorno di ciascun ciclo per 5 giorni. Per questo si parla spesso di combinazione tra diversi farmaci, per potenziare al massimo l’azione antitumorale. Allo stesso tempo, dati i numerosi effetti collaterali, una terapia di questo tipo non può durare tanto a lungo. Inoltre, l’intervallo di tempo che intercorre tra il primo giorno di un ciclo e il primo giorno del ciclo successivo può essere di 14 o di 21 giorni.

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Naturalmente, nel corso del trattamento può essere necessario cambiare l’intervallo tra un ciclo e l’altro, oppure la dose dei farmaci. Il team dedicato alla terapia si occupa di monitorare continuamente lo stato di salute generale del paziente, per controllare che tutto vada per il verso giusto. Di solito, per completare il programma terapeutico, sono necessari dai quattro ai sei cicli di chemioterapia, per un periodo di quattro-sei mesi. La somministrazione avviene sempre nella struttura di riferimento, calcolando un tempo di infusione dai 30 ai 60 minuti. Prima di ogni somministrazione viene effettuato un prelievo ematico per svolgere esami di controllo.

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Chemioterapia: quando funziona?

Quando funziona la chemioterapia? Abbiamo già chiarito che si tratta del trattamento farmacologico più efficace per combattere il cancro, grazie anche ad un’azione sempre meno tossica. Questo anche perché una percentuale sempre più elevata di pazienti che si sottopongono a questo trattamento riescono a guarire. Inoltre, i trattamenti complementari, come terapie di supporto o ancillari, riescono a ridurre gli effetti collaterali negativi come sensazione di spossatezza, nausea, vomito e simili. Gli scopi principali di questo trattamento sono quello di eliminare o di ritardare l’evoluzione della malattia. Si può ridurre il volume della massa tumorale, prevenire una eventuale ricaduta ma anche alleviare i sintomi connessi alla massa tumorale, come dolori e simili.

Nella fase iniziale di valutazione, il team di medici e professionisti in ambito oncologico si occupa anche di valutare se la chemioterapia è il tipo di trattamento più indicato per il paziente e la sua problematica. L’alta percentuale di guarigione è infatti riportata quando questo tipo di terapia viene utilizzato per contrastare i tumori sensibili alla chemioterapia. Importante è anche valutare se lo stato di salute generale del paziente, le sue condizioni, lo stato di evoluzione del tumore corrispondono a criteri ben definiti. Per esempio, osservare il grado di gravità del tumore è essenziale per capire se è questo il trattamento più indicato.

La chemioterapia funziona anche come chemioterapia neoadiuvante, cioè quando l’obiettivo è quello di ridurre la massa tumorale. Questo è essenziale quando si vuole rendere meno invasivo l’intervento e limitarne l’azione. La chemioterapia adiuvante, d’altra parte, è quella a cui si ricorre quando invece lo scopo è quello di evitare una ricaduta. Come abbiamo visto, i fattori da prendere in considerazione sono molto numerosi. Dobbiamo affidarci interamente al medico, partendo dal presupposto che la chemio non è un evento così drammatico come spesso viene raccontato.

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Chemioterapia: quando non farla

D’altra parte, è importante sapere anche che la chemioterapia non viene indicata come ideale. Una diagnosi di cancro non porta per forza a dover ricorrere a un trattamento di questo tipo, per motivazioni e cause differenti. Infatti, una informazione importante relativa a questa terapia è che stiamo parlando di un trattamento sistemico, cioè esteso a tutto il corpo. Questo comporta numerosi effetti collaterali che è importante valutare in relazione ai benefici della terapia. Si tratta di un trattamento intenso e difficile, in alcuni casi, da sopportare quindi è importante anche valutare le alternative a disposizione per il paziente.

Nello specifico, i medici possono decidere di non sottoporre il paziente a questo tipo di trattamento in diversi casi. Primo tra tutti, se il tumore, per le sue caratteristiche, risponde poco o nulla a questo genere di trattamento. Ci sono infatti alcune forme di cancro o tumore poco sensibili, dunque il trattamento risulterebbe inefficace. I medici possono valutare alternative anche se il tumore è ancora piccolo, se non si è diffuso ai linfonodi né nel sangue. In questo caso, può infatti essere rimosso del tutto con un intervento chirurgico. Gli altri casi in cui la chemioterapia non è consigliata è quando lo scopo dei curanti è quello di valutare di volta in volta.

Un esempio sempre più comune è quello del tumore al seno, che colpisce un numero sempre crescente di donne. Nello specifico, a meno che il tumore non venga scoperto a stadi avanzati di evoluzione come lo stadio 3 o 4, è possibile valutare valide alternative. Questo è il caso della terapia ormonale, anche per ridurre il rischio di recidiva della malattia, o della radioterapia. Affidarsi al team di professionisti è sempre la scelta più corretta, senza fare affidamento alle proprie preferenze o alle proprie esigenze. Non focalizziamo la nostra attenzione sulle conseguenze negative!

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Chemioterapia: effetti collaterali

Quali sono gli effetti collaterali principali della chemioterapia? Come abbiamo già accennato, ogni conseguenza dipende dalle caratteristiche del tumore e anche dallo stato di salute del paziente. Vediamo i più importanti:

  • Alterazione delle funzionalità del midollo osseo. Il midollo osseo è un tessuto presente in alcune ossa e da origine alle cellule del sangue (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine). Importante è sapere che la chemioterapia è in grado di interferire con la normale funzionalità di questo tessuto. L’effetto è temporaneo ed è consigliato associare la somministrazione di farmaci che hanno lo scopo di accelerare il recupero dei globuli bianchi bassi.
  • Anemia ed emorragie, dovute a una riduzione sia dell’emoglobina che delle piastrine.
  • Nausea e vomito, due conseguenze molto comuni che è possibile diminuire grazie alla somministrazione di farmaci in endovena. Il consiglio è anche quello di mangiare e bere, oltre che masticare, piuttosto lentamente.
  • Stanchezza, dovuta alle diverse sostanze chimiche utilizzate in chemioterapia. Il consiglio è di riposarsi ogni volta che ne sentiamo il bisogno.
  • Perdita dei capelli, tipica conseguenza che provoca parecchio stress e disagio nei pazienti, soprattutto donne. Si tratta di un effetto collaterale fisiologico e non definitivo.
  • Cute e unghie, sarà più probabile essere sensibili al sole e avere unghie più fragili.
  • Colorazione delle urine e cistite, dovuti al fatto che i farmaci assunti via endovena vengono poi smaltiti attraverso i reni e le urine.
  • Alterazione del gusto, legata al fatto che alcuni cibi hanno improvvisamente un sapore sgradevole per il paziente. Anche questo è un effetto fisiologico, meglio preferire i cibi con sapori non alterati.
  • Stomatite, poichè la chemioterapia può provocare alterazioni a carico della mucosa del cavo orale. Determina così una sensazione di secchezza, irritazione, comparsa di piccole ulcere o placche biancastre (mughetto). A volte, può essere anche sinonimo di una alimentazione non corretta.

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