Sveva Valguarnera
Sveva Valguarnera

Come evitare le code nella sanità

Indice

Come molti altri paesi del mondo, l’Italia gode di un Servizio Sanitario Nazionale che eroga ai cittadini le prestazioni assistenziali necessarie, gratuitamente o tramite il pagamento di un ticket legato al reddito. Si tratta di un sistema introdotto soltanto nel 1977 in seguito allo scioglimento dell’INAM, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro le malattie: quest’ultimo era nato in epoca fascista per garantire ai lavoratori e ai loro familiari le cure mediche e ospedaliere. Si passava dunque da un sistema nel quale l’accesso alla sanità era subordinato ad una condizione, quella di essere lavoratore, a un sistema sanitario universale di cui potevano usufruire tutti i cittadini.

Parallelamente alle strutture pubbliche gestite dal SSN vi sono anche le strutture private, per cui l’accesso ai servizi è a pagamento, e le strutture private convenzionate con il SSN nelle quali si può accedere a prestazioni sia pubbliche che a pagamento.

Prestazioni specialistiche: i Centri Unici di Prenotazione

Il primo passo necessario per sottoporsi a un esame o a una visita specialistica consiste nel recarsi dal proprio medico di base, che rilascerà una richiesta di visita specialistica con la quale sarà possibile effettuare una prenotazione. Fino a qualche anno fa era necessario chiamare una per una tutte le strutture pubbliche e convenzionate presenti nella propria zona; recentemente sono invece stati introdotti i CUP, Centri Unici di Prenotazione: ad essi fanno riferimento tutte le strutture sanitarie di una stessa ASL o regione geografica, permettendo così di prenotare la visita nella prima struttura disponibile con una sola telefonata.

Vi sono molte differenze tra i vari CUP: in alcune regioni infatti è sufficiente chiamare un numero verde o addirittura è possibile prenotare la visita online, mentre in altre zone, come ad esempio a Napoli, è necessario recarsi personalmente al centro.

Un’ulteriore opzione consiste nel recarsi in una farmacia abilitata al servizio: grazie a due decreti legge del 16 dicembre 2010, le farmacie possono offrire ai cittadini una serie di servizi tra cui la prenotazione di esami e visite mediante il SSN, affiancandosi così ai CUP. Si tratta di una possibilità certamente interessante per i cittadini, che potranno così godere degli orari di apertura delle farmacie, certamente più flessibili di quelli dei CUP. Allo stato attuale delle cose, però, il servizio di prenotazione è attivo in un numero veramente ridotto di farmacie, principalmente concentrate a Torino, Bari e Napoli. La Federfarma si sta inoltre attivando per attivare progressivamente il servizio in tutte le farmacie della Lombardia.

Sebbene l’introduzione dei CUP abbia rappresentato un importante passo in avanti nella centralizzazione dell’accesso alle prestazioni sanitarie, si tratta di un sistema che non è esente da intoppi: un’inchiesta pubblicata da Altroconsumo nel 2012 ha rivelato come spesso i CUP blocchino le prenotazioni, pratica vietata dalla legge, o come spesso le convenzioni delle cliniche con il SSN vengano sospese costringendo i pazienti a rivolgersi al settore privato. Vi sono inoltre molte strutture che erogano prestazioni soltanto a determinate categorie di pazienti, ad esempio quelli già ricoverati o in cura presso la struttura, o quelli affetti da determinate malattie.

Tempi d’attesa

Secondo la legge, le prestazioni devono essere erogate entro un tempo massimo che dipende dalla loro priorità, indicate dal medico di famiglia nella compilazione del modulo dell’impegnativa. La priorità può essere “urgente”, con accesso entro 72 ore, “breve”, con un tempo di attesa che non deve superare i 10 giorni, o “differibile” che è la modalità più comune: in questo caso il tempo massimo di attesa dovrà essere di 30 giorni per le visite e di 60 giorni per gli esami. Vi sono inoltre i controlli “programmati” per i quali non è previsto un tempo massimo.

Nella maggior parte delle regioni, questi tempi vengono regolarmente disattesi, con attese anche di sei mesi come quella per ottenere un’ecografia dell’addome completo a Roma. Per questo motivo, molti cittadini preferiscono rivolgersi alle strutture private, nelle quali è possibile annullare del tutto i tempi di attesa: con l’introduzione del superticket inoltre spesso la differenza di prezzo tra una prestazione privata e una pubblica è quasi irrilevante. Ad esempio, il ticket per un’ecografia dell’addome costa 53 euro in Lombardia, contro i 60-65 che si spenderebbero in una struttura privata; appare dunque evidente come spesso attendere i tempi della sanità pubblica non sia conveniente neanche dal punto di vista economico.

L’esempio fatto poco prima mostra come talvolta il ticket per la prestazione pubblica sia così alto da competere con il costo della prestazione privata; una delle prime considerazioni da fare riguarda dunque il lato economico. Alcune patologie e condizioni, come ad esempio l’ipercolesterolemia familiare, l’ipertensione ma anche la gravidanza, permettono di ottenere l’esenzione dal ticket per le prestazioni relative al trattamento di quella condizione. È inoltre possibile essere completamente esenti dal ticket in base al reddito. In questi casi dunque generalmente conviene prenotare l’esame o la visita con il SSN.

La domanda che sorge spontanea in questo caso è una: com’è possibile che i tempi di attesa siano così lunghi? Una spiegazione sta nella cosiddetta “medicina difensiva”, ovvero nella tendenza in costante aumento negli ultimi anni per cui i medici tendono a prescrivere il maggior numero possibile di visite ed esami, in modo tale da evitare poi cause per negligenza e conseguente risarcimento danni. Un tale comportamento, seppur in parte giustificato, non fa altro che intasare le già limitate risorse del SSN rendendo così impossibile garantire le prestazioni in tempo utile a chi ne ha realmente bisogno.

Un altro fattore sta nei tagli che la sanità italiana ha recentemente subito: tagli di personale, posti letto, perfino intere strutture che sono state chiuse perché non ritenute abbastanza utili per la sanità. Vi sono certamente anche dei problemi di efficienza: ad esempio, le Regioni dovrebbero trasmettere al Ministero della Salute tutti i dati relativi alle prestazioni erogate e ai tempi di attesa, mettendo inoltre questi ultimi online e a disposizione dei cittadini, ma circa la metà delle ASL non si attiene a queste disposizioni. È abbastanza ironico anche il fatto che la sanzione per queste inadempienze sia un ulteriore taglio nei finanziamenti, che creerebbe alle ASL non in regola ulteriori difficoltà nel garantire i servizi essenziali ai cittadini.

Come limitare le attese

Oltre alle già citate considerazioni economiche, per le quali potrebbe non sempre convenire attendere i tempi della sanità pubblica, vi sono altri modi con i quali si possono minimizzare le attese, sfruttando al meglio le possibilità del SSN.

Uno degli elementi che risultano in modo più evidente dall’inchiesta pubblicata su Altroconsumo è l’enorme differenza che vi è tra i tempi di attesa per le varie strutture: spesso i CUP, specialmente se fanno riferimento a una zona piuttosto ampia, propongono di prenotare la visita in un ospedale fuori città in modo da limitare i tempi di attesa. Ad esempio, questo è il caso del Lazio: dal momento che il CUP gestisce le visite per tutta la regione, è possibile prenotare una visita a Roma come a Velletri, a 40 km dalla capitale. In questo caso i tempi di attesa passano da 188 giorni a poco più di un mese. Ancora più eclatante è il caso di Bari: se per un’ecografia in città bisogna attendere ben 106 giorni, scegliendo di andare fuori città l’attesa si rivela di solo una settimana. Per la gastreoscopia si passa addirittura da 126 a 2 giorni.

Naturalmente, non tutti hanno i mezzi e la possibilità di andare fuori città; per coloro che sono disposti a farlo, però, una piccola trasferta si traduce nella possibilità di ottenere il proprio esame praticamente subito, con tutti i vantaggi che ne derivano.

Vi è inoltre una possibilità data dalla legge ma ignota alla maggior parte dei cittadini: secondo il decreto legge n. 124 del 1998, il cittadino ha diritto ad essere tutelato nei casi in cui l’ASL non sia in grado di assicurare la prestazione sanitaria nei tempi stabiliti dalla priorità indicata dal medico nell’impegnativa (che in genere è di 30 giorni per le visite e di 60 per gli esami, posto che non vi siano urgenze). In questi casi infatti il cittadino ha diritto a ottenere comunque la prestazione per via privata, a spese dell’ASL: ciò significa che si ha diritto ad essere visitato in regime di intramoenia da un medico della struttura pubblica, pagando soltanto il ticket che sarebbe comunque stato dovuto in caso di accesso alla prestazione pubblica (applicando le relative esenzioni se presenti).

Si tratta di una possibilità che però molto spesso rimane esclusivamente sulla carta: le aziende sanitarie infatti spesso non informano i pazienti di questa possibilità, e dunque la maggior parte delle persone ne rimane all’oscuro.

Infine, vi è qualcosa che tutti i cittadini possono fare per migliorare le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale: farne un uso responsabile. Ciò significa sottoporsi soltanto agli esami necessari, senza insistere con il proprio medico affinché indichi una priorità più urgente di quella realmente richiesta, e recarsi al pronto soccorso solo quando realmente necessario, non in alternativa al medico di base o alla guardia medica. Spesso noi italiani dimentichiamo quanto siamo fortunati a godere di un sistema sanitario gratuito ed esteso a tutti, che permetta a tutti i cittadini di curarsi senza preoccuparsi di come pagare le proprie cure; per questo motivo dobbiamo collaborare per mantenerlo funzionante ed in salute.

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