Dolore cronico: Cos’è? Esempi, Cause, Sintomi e trattamenti

Sara Roversi
Sara Roversi
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Quando si parla di dolore cronico si fa riferimento a una vera e propria patologia invalidante e duratura. Il dolore viene definito cronico quando persiste dopo la guarigione oppure quando non è collegato ad una patologia scatenante. La sua fisiopatologia è collegata a meccanismi di auto-mantenimento che sostengono la stimolazione dei nervi (nocicettori) anche al termine, o in assenza, della causa scatenante.

A differenza del dolore acuto – che è sintomo di danno o patologia e ha la funzione di segnalare tempestivamente un problema – il dolore cronico non ha una finalità di salvaguardia dell’integrità tissutale. Viene quindi considerato una malattia a sé stante, che richiede una terapia mirata, solitamente antalgica. Andiamo ad approfondire meglio l’argomento, cercando di capire i nuovi trattamenti di risposta al dolore cronico, esempi e sintomi.

Dolore cronico: cos’è? Esempi

Il dolore cronico è una patologia invalidante che colpisce il 20% circa degli italiani. Peggiora in modo significativo la qualità della vita e può causare stati depressivi e di cambiamento della personalità, con impatto sulla vita sociale e relazionale del paziente. Non sempre, però, il dolore cronico è privo di causa: frequentemente si accompagna a malattie osteo-artrosiche, reumatiche, oncologiche e metaboliche. Esistono diverse tipologie di dolore cronico:

  • si definisce nocicettivo quando è provocato da un danno tissutale che attiva le terminazioni nervose sensoriali,
  • mentre è neuropatico se deriva da disfunzioni del sistema nervoso centrale/periferico.

Il dolore viene definito psicosomatico se lo stimolo doloroso deriva (oppure è accentuato) da situazioni come l’ansia, lo stress, la depressione. Il dolore cronico può anche essere misto, ovvero comprendere tutte e tre le componenti. Leggi anche: LAROXYL: cos’è? Effetti positivi, opinioni, fa ingrassare?

Dolore cronico: cause

Le cause che possono provocare dolore cronico sono diverse. Come sempre, prima di un’eventuale diagnosi, è necessario rivolgersi al medico di fiducia che possa chiarire eventuali dubbi e capire se si tratti effettivamente di dolore cronico o acuto. Il dolore è cronico quando dura da oltre 3 mesi, è ricorrente oppure dura da oltre 1 mese dopo la guarigione del disturbo che lo ha generato. Solitamente, questo tipo di dolore invalidante e sul lungo termine è causato da condizioni come:

Dolore cronico: sintomi

Come abbiamo avuto modo di capire, il dolore cronico rischia di mettere il paziente affetto in una situazione stressante e infirmante. I sintomi del dolore cronico non riguardano, dunque, soltanto la sfera fisica ma soprattutto quella psicologica. Difatti, il paziente affetto da questo tipo di dolore soffre di una stanchezza e spossatezza cronica causata proprio dal dolore continuato. Altri sintomi sono:

  • perdita di appetito progressiva
  • perdita del gusto
  • stipsi
  • perdita del desiderio sessuale
  • ansia
  • depressione
  • isolamento sociale
  • affaticamento
  • perdita di peso
  • perdita dell’autostima

Dolore cronico: trattamenti

Il dolore cronico è inutile e disfunzionale e viene trattato con una serie di interventi mirati a ridurlo: si ricorre principalmente ai farmaci ma anche alla chirurgia, alla fisioterapia ed alla psichiatria (nei casi in cui il dolore abbia una componente psicologica). I farmaci più utilizzati per il dolore nocicettivo sono gli antinfiammatori non steroidei (FANS) mentre il dolore neuropatico è trattato più efficacemente con gli antidepressivi e gli antiepilettici. Anche lo stretching è di centrale importanza.

Per poter attuare una terapia efficace è però necessario stimare il dolore che prova il paziente. Una valutazione decisamente articolata e resa molto difficile dal gran numero di fattori che contribuiscono alla modulazione del dolore. Nella valutazione si tiene conto dell’interferenza con le attività quotidiane e con il sonno; molto spesso si ricorre ad una scala da 1 a 10 in cui il paziente attribuisce al proprio dolore un valore numerico. Ma si tratta di un approccio poco standardizzabile che dipende moltissimo dallo stato psicologico del soggetto.

Dolore cronico: i farmaci

In base all’intensità del dolore accusato dal paziente, esistono dei farmaci che coadiuvano la sensazione persistente di dolore. Questi sono principalmente:

  • Antidolorifici (analgesici)
  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS)
  • Adiuvanti analgesici come antidepressivi o anticonvulsivanti

In alcuni casi, e in base alla diagnosi, possono essere prescritti anche oppiacei. Ma anche in questo caso si tratta di cure palliative e che di contro potrebbero provocare dipendenza. Ma non solo, gli oppiacei rischiano di indurre il paziente anche in difficoltà respiratorie o addirittura in un decesso da overdose. Per tale motivo è sempre raccomandabile affidarsi a un medico di fiducia che, in base all’analisi della condizione clinica del paziente, possa elaborare un trattamento terapeutico mirato e personalizzato; tenendo conto di ogni rischio.

Un esame del sangue può identificare il dolore cronico e stabilire il trattamento adeguato

La valutazione del dolore cronico è difficile nei soggetti collaboranti ed è praticamente impossibile nei pazienti pediatrici o non vigili, e negli animali, che non possono comunicare in modo adeguato il loro dolore. Dall’Università di Adelaide, Australia, arriva però un nuovo test – un semplice esame del sangue – che può identificare immediatamente e obiettivamente il dolore cronico. Ciò attraverso lo studio del “colore” delle cellule immunitarie che sono in grado di ricevere i segnali dello stimolo doloroso in atto.

Curiosità

Un team di ricerca dell’Australian Research Council Centre of Excellence for Nanoscale BioPhotonics, guidato dal neuroscienziato professor Mark Hutchinson, ha scoperto che nelle cellule immunitarie periferiche il dolore causa cambiamenti molecolari nei biomarcatori. Modificazioni che possono essere valutate attraverso l’analisi di imaging iperspettrale. Il nuovo test si chiama painHS e si basa sul principio – assolutamente nuovo e derivato dall’osservazione empirica – che le cellule immunitarie cambino il loro colore a seconda della presenza o assenza di dolore.

Inoltre, come spiega il professor Hutchinson, questo strumento può anche guidare il trattamento farmacologico. Ipotizzando che le cellule periferiche siano coinvolte nella trasmissione del dolore a livello centrale, invece che concentrarsi sui farmaci che sopprimono il dolore a livello nervoso si potrebbero sviluppare molecole che affrontano il dolore di tipo immunitario. Le implicazioni sono interessanti, così come le possibili applicazioni. Queste, infatti, spaziano dalla diagnosi di dolore cronico in soggetti non comunicanti (bambini, anziani con demenza, animali), fino allo studio di una nuova categoria di farmaci antidolorifici.

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