Grasso addominale: perché è difficile eliminarlo? Cause e Rischi

addominale grassoGrasso addominale: un problema per uomini e donne che non riescono a dimagrirlo in modo facile nonché un fattore di rischio grave per patologie cardiovascolari. Dall’Università di Yale la scoperta del meccanismo che ne impedisce la lisi,ovvero il dimagrimento e lo smaltimento del grasso stesso.  E’ stato svelato il perché con gli anni il grasso si accumula sull’addome e non si riesce più a smaltirlo.

Grasso addominale: le cause

Quali sono le cause del grasso addominale? Prima di andare a vedere scientificamente cosa comporta averlo e sopratutto cosa ci dicono le nuove ricerche sul perchè è così difficile smaltirlo, cerchiamo di capire cosa causa il grasso addominale.
Molto dipende dall’età e dallo stato di forma di una persona: in giovane età al netto di squilibri o scompensi ormonali o di tiroide il grasso addominale è solitamente causato dall’alimentazione. Un eccesso di grassi, carboidrati sopratutto alla sera quando il corpo non riesce a smaltirli è sicuramente una causa importante. Per cui l’alimentazione non sana è alla base della formazione del grasso addominale: bisogna dire addio al cibo spazzatura, agli alcolici e ai carboidrati in eccesso. Dopo i 50 anni invece il rischio di grasso addominale aumenta per una questione ormonale: sia gli uomini che le donne con la menopausa vedono un cambiamento ormonale che favorisce l’insorgenza del grasso addominale. Per contrastarlo diventa sempre più importante sia l’attività fisica che l’alimentazione sana.

Grasso addominale: i rischi

Il grasso addominale rilascia sostanze e molecole dannose per il metabolismo. I numerosi studi sul tessuto adiposo viscerale hanno rivelato che le caratteristiche di tale grasso sono molto particolari. Gli adipociti viscerali sono attivi nel rilascio delle adipochine, sostanze con effetti locali, centrali e periferici: il rilascio di tali molecole agisce sull’appetito, sul bilancio energetico, sulla sensibilità agli ormoni pancreatici (insulina), sul metabolismo lipidico e, probabilmente, su altri sistemi coinvolti nell’angiogenesi e nell’immunità.

Nel soggetto con obesità viscerale si osservano bassi livello di adiponectina (che ha azione anti-infiammatoria) e livelli elevati di mediatori pro-infiammatori come l’interleuchina-6, il TNF-alfa, il PAI-1 e l’ASP, tutte citochine coinvolte in diversi passaggi nella sintesi degli acidi grassi e nella promozione dell’infiammazione. L’aumento degli adipociti causato dall’accumulo di lipidi ne causa la morte, con richiamo di cellule infiammatorie tissutali (i macrofagi) che aumentano ulteriormente l’infiammazione ed il rischio cardiovascolare. Inoltre, la collocazione anatomica del grasso viscerale permette alle molecole rilasciate di confluire direttamente nella vena porta che conduce al fegato, il principale organo deputato al controllo del metabolismo.

L’azione degli stimoli lipolitici è maggiore sul grasso viscerale sia a causa della sua posizione, sia per la maggiore sensibilità di questo tipo di grasso a tali stimoli.

In via teorica, in caso di dimagrimento i lipidi addominali dovrebbero essere i primi a scomparire: tuttavia, sempre più persone a partire dalla mezza età faticano ad eliminarlo, nonostante l’aumento dell’attività fisica.

Grasso Addominale in età avanzata

La complessa relazione tra adiposità addominale e rischio metabolico/cardiovascolare è una realtà con cui bisogna fare i conti. Che la presenza della cosiddetta “pancetta” sia una condizione predisponente all’insorgere di malattie metaboliche e cardiovascolari, era già noto da tempo. Ma un recente studio condotto dall’università di Yale e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature fa finalmente luce sulla difficoltà che molte persone in età avanzata hanno quando si tratta di buttare giù qualche chilo dalla zona addominale, dove preferibilmente i lipidi formano depositi. Il grasso che si deposita nella parte centrale del corpo, detto anche obesità centrale, viscerale o androide (sono infatti gli uomini a soffrirne maggiormente per azione degli ormoni androgeni), possiede caratteristiche uniche e particolari che lo rendono funzionalmente diverso da tutte le altre tipologie di accumuli adiposi, come quelli di glutei, cosce e braccia. Il grasso viscerale distribuito all’interno dell’addome è riconosciuto all’unanimità, in medicina, come frequentemente associato a patologie croniche come malattie metaboliche (dislipidemie, diabete mellito) e malattie cardiovascolari (aterosclerosi, cardiopatie, ipertensione): sono infatti molte le evidenze epidemiologiche che permettono di collegare la funzione endocrina del tessuto adiposo con eventi negativi a livello metabolico e cardiovascolare.

L’università americana chiarisce perché dopo una certa età è difficile smaltire il grasso addominale

Come è stato scoperto dal team di ricerca dell’Università di Yale, alcune cellule del sistema immunitario interagiscono con il sistema nervoso addominale, bloccando i segnali lipolitici inviati dalle terminazioni nervose e rendendo quindi “immuni” le riserve di grasso viscerali dall’eliminazione.

L’attenzione dei ricercatori si è concentrata sui macrofagi, cellule del sistema immunitario che si differenziano quando migrano dal sangue (dove sono presenti come monociti) ai tessuti non ematici. Dopo una serie di studi in vitro ed in vivo condotti su modelli murini (un tipo di roditori n.d.r), è stato scoperto che i macrofagi associati alle terminazioni nervose nel grasso addominale con il passare del tempo entrano in una fase di senescenza associata ad infiammazione.

grasso addominale

Questa modificazione dei macrofagi influisce pesantemente sull’attività dei nervi, in particolare attraverso la distruzione delle catecolamine (adrenalina e noradrenalina), i neurotrasmettitori responsabili dell’attivazione del sistema nervoso simpatico e di una serie di effetti quali vasocostrizione, broncodilatazione, aumento frequenza e gittata cardiaca, glicogenolisi e, per l’appunto, lisi dell’adipe per fornire energia. Senza l’azione delle catecolamine, non veniva innescato il catabolismo del tessuto adiposo.

Il ruolo del sistema immunitario nel mantenimento dell’adipe addominale

Il gruppo di ricerca coordinato dal professor Dixit ha sequenziato il genoma dei macrofagi per individuare la regione responsabile dell’attività anomala dei macrofagi. Successivamente, i ricercatori hanno scoperto che diminuendo l’espressione di un complesso intracellulare nei macrofagi, l’inflammasoma NLRP3, le catecolamine tornavano a svolgere la loro funzione, cioè attivare la lisi degli adipociti.

Anche un altro enzima, il MAO-A (mono-amino-ossidasi A) che aumenta nei macrofagi più vecchi, è coinvolto nella distruzione delle catecolamine: il suo blocco infatti era in grado di ripristinare la corretta funzione nervosa di trasmissione dei segnali.

Una scoperta, quella dell’Università di Yale, che apre la strada ad ulteriori studi sulle cellule del sistema immunitario e sulle loro connessioni con i nervi, con importanti implicazioni sulla patogenesi di alcune malattie legate all’invecchiamento e sulla salute pubblica, per la possibilità di stimolare la ripresa del metabolismo e diminuire il rischio cardiovascolare e metabolico nel paziente anziano.

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