Il vaccino anti-Parkinson una possibilità futura per milioni di malati

La società austriaca AFFiRiS AG sta studiando un vaccino per la cura della malattia di Parkinson in grado di intervenire direttamente sulla causa e non sui sintomi.

Infatti il vaccino, chiamato PD01A, sembra essere in grado di agire sull’alfa-sinucleina, una proteina che ha un ruolo chiave nello sviluppo della malattia di Parkinson e della MSA (atrofia multisistemica). Quando questa proteina si deposita nel sistema nervoso, può portare allo sviluppo di queste malattie degenerative.

Intervenendo sulla causa e non sui sintomi, questo vaccino consente di modificare il progresso della malattia.

Lo studio che ha portato a questa scoperta è stato condotto dalla società AFFiRiS con i finanziamenti della Fondazione Michael J. Fox e così l’inizio della sperimentazione, la cui Fase I avvenuta a Vienna nel 2014.

In questa prima fase è stata dimostrato non solo l’alto livello di tollerabilità, ma anche riscontrato nel midollo spinale l’aumento di anticorpi specifici per l’alfa-sinucleina.

A tal proposito, Todd Sherer, CEO della fondazione Michael J. Fox, ha dichiarato che questo vaccino rappresenta un grande cambiamento per cinque di milioni di malati di Parkinson e la maggior parte della popolazione che aumenta il rischio di sviluppare la malattia con l’avanzare dell’età.

“A treatment that could slow or stop Parkinson’s progression would be a game changer for the five million worldwide living with this disease and the many more who will become at risk as our population ages”.

La prima fase del test è avvenuta attraverso la somministrazione a 24 pazienti, di dosi di 15 mcg e 12 mcg di PD01A, una volta al mese per quattro mesi e seguiti per altri otto mesi dopo l’assunzione del vaccino. Il gruppo di controllo era costuito da pazienti trattati con terapia anti-parkinson standard. E ha dimostrato l’elevato grado di tollerabilità e l’aumento di anticorpi specifici contro l’alfa-sinucleina.

Se la sperimentazione continuerà con questi brillanti risultati, si può ipotizzare un futuro più roseo per milioni di malati che ogni giorno combattono contro il morbo di Parkinson.

Cos’è il Parkinson 

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa che provoca la morte delle cellule nervose presenti nella zona nera, situata nel cervello, che, attraverso il neurotrasmettitore dopamina, controlla i movimenti del corpo.

A causa della morte progressiva dei neuroni, chi è affetto da questa malattia produce meno dopamina e perde il controllo del proprio corpo, per questo motivo si hanno tremori, lentezza nei movimenti e rigidità degli arti.

La sintomatologia del morbo di Parkinson si manifesta quando si sono persi più del 60% dei neuroni, impedendo una diagnosi precoce che possa aiutare tempestivamente l’individuo.

Nonostante i tanti studi, le cause della malattia sono sconosciute, il Parkinson è stato descritto la prima volta nel 1817 da James Parkinson, oggi le teorie si basano ipotesi genetiche e ambientali.

Infatti, studi epidemiologici hanno provato che esponendosi a pesticidi e metalli pesanti fa aumentare il rischio di essere affetti da questa malattia. Anche l’ipotesi genetica sembra avere un riscontro, si è scoperto che nel 20% dei pazienti affetti da morbo di Parkinson era presente un caso in famiglia.

E’ possibile proteggersi ? Alcune ipotesi

Uno studio su più di 8000 soggetti seguiti per 30 anni ha evidenziato che chi non beveva caffè aveva un rischio 5 volte maggiore di ammalarsi di Parkinson rispetto a chi ne beveva a grandi quantità durante il giorno.

Non è molto chiara la relazione con il fumo, ancora non è chiaro se questo protegge oppure se i soggetti inclini a sviluppare la malattia di Parkinson, per qualche ragione non chiara, lo evitano.

Come si scopre il Parkinson?

La diagnosi viene fatta sui sintomi, gli esami strumentali si usano per escludere altre patologie che possono avere gli stessi sintomi del morbo di Parkinson, anche se hanno cause diverse.

Per confermare la diagnosi di Parkinson ci sono esami particolari come lo SPECT e la PET, ma anche il DaTSCAN, una metodica di immagine funzionale innovativa, che serve a confermare o escludere la compromissione dei neuroni in uno stadio precoce della malattia.

Il 25% dei malati di Parkinson non sanno nemmeno di esserlo perché i sintomi sono leggeri e si possono confondere con altri e non ha ottenuto una diagnosi certa, in particolare accade ai pazienti di età tra i 40 e i 50 anni.

A volte, succede che la rigidità di un arto venga scambiata per un’infiammazione, un reumatismo o la postura scorretta, vengono trattati con antidolorifici e antinfiammatori che fanno momentaneamente scomparire il problema che si ripresenta successivamente.

In realtà certi disturbi possono essere i primi segni della malattia, è il medico di famiglia che non deve escludere nessuna patologia, nemmeno il Parkinson, anche se il paziente è giovane.

 Che terapie usare per curare il Parkinson?

La cura del Parkinson si basa su farmaci che bloccano i sintomi, ma che diventano sempre meno efficaci con l’avanzare della malattia.

Quindi, la malattia è stata trattata solo riguardo i sintomi ma non sulla sua progressione, anche se farmaci antiossidanti recenti potrebbe essere utili per rallentare l’andamento della malattia.

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