Infarto: significato, sintomi, cause, tipi e diagnosi

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Infarto, anche definito sindrome di Kesperek: un serio evento cardiovascolare che colpisce, solo in Italia, circa 120 mila persone ogni anno, secondo le stime più recenti. Tra queste, all’incirca 25 mila muoiono prima di arrivare in ospedale mentre, fra i 95 mila pazienti che raggiungono in tempo un centro di cura, la mortalità è solo del 10,95%. L’infarto acuto del miocardio rientra tra le malattie cardiovascolari più diffuse. Proprio a partire da dati di questo tipo, possiamo facilmente comprendere che conoscere le caratteristiche di un infarto è di essenziale importanza, perché risparmiare del tempo può salvare una vita. L’intervento tempestivo è centrale per eventi cardiovascolari di questo tipo, come nel caso dell’infarto o dell’arresto cardiaco.

infarto

In generale, un infarto è definito come sindrome acuta in cui si verifica la necrosi di un tessuto a causa di un flusso sanguigno insufficiente. Questo grave deficit di flusso sanguigno, nella maggior parte dei casi, è provocato dalla chiusura di una coronaria, con un conseguente apporto insufficiente di sangue al cuore. Alla base di questa occlusione, si registra la formazione di un trombo nella arteria malata del paziente. La comparsa del dolore è spesso improvvisa, solo in alcuni casi è preceduta per alcune ore o giorni da una sensazione di oppressione al torace. La sensazione di dolore può arrivare fino al braccio sinistro e per tutto il dorso, accompagnata frequentemente da sudorazione fredda.

Entreremo all’interno di questo articolo più nello specifico, per apprendere quali sono i sintomi più frequenti di infarto e come interpretarli nella maniera più corretta. Oltre a questo, vedremo quali sono le cause, le diverse tipologie di infarto e gli strumenti di diagnosi.

Infarto: significato

Con il termine infarto si intende, nella maggior parte dei casi, l’infarto del miocardio. Questo significa che si registra l’occlusione di una coronaria, con conseguente apporto di sangue insufficiente al cuore. Le arterie coronariche si occupano infatti di irrorare il nostro cuore con l’apporto di sangue, garantendo la sua normale funzionalità. La creazione di una placca ateriosclerotica è particolarmente pericolosa perchè, creando un tappo, impedisce il corretto apporto di sangue. Questo provoca la necrosi della porzione di cuore non irrorata, che rimane senza ossigeno e le sue cellule iniziano a morire.

La placca alla base dell’infarto si definisce come una degenerazione delle pareti dell’arteria, causata dal deposito di placche formate in gran parte da grasso e tessuto cicatriziale. Nel caso dell’infarto miocardico, che quindi interessa il cuore, spesso questo provoca anche un ictus e per questo l’intervento rapido è fondamentale.

infarto

Di base, teniamo presente che se parliamo di infarto non intendiamo soltanto la sindrome che interessa il miocardio. Più in generale, il termine infarto può indicare una sindrome acuta che interessa un organo o parte di esso. La causa è sempre una irrorazione sanguigna non sufficiente, provocata da una occlusione improvvisa o da un restringimento delle arterie che portano sangue in quella zona.

Infarto: sintomi

infartoPer ciò che riguarda i sintomi dell’infarto, uno dei primi e più importanti da considerare è senza ombra di dubbio il dolore acuto. Non è però sempre detto che si verifichi, soprattutto se le dimensioni dell’infarto sia di dimensioni molto piccole. Nella maggior parte dei casi, la comparsa del dolore è improvviso ma è importante tenere sotto controllo se una di queste fasi è preceduta da fitte di breve durata delle ore o nei giorni precedenti. Questo potrebbe indicare la presenza di una placca ateriosclerotica in fase di occlusione. Tra i sintomi, oltre al dolore acuto, ritroviamo anche la sensazione di una oppressione al torace, dietro allo sterno.

Questa sintomatologia può arrivare fino alle mandibole, al braccio sinistro piuttosto che all’intero dorso. Tutto questo è provocato da un afflusso insufficiente di sangue e dalla mancanza di ossigeno, che provoca dolore. Se questa sensazione dura più di 10 – 15 minuti, si può parlare di vero e proprio infarto. Questa sensazione di dolore e oppressione diffusa, quindi difficile da identificare in un punto specifico, peggiora solo con lo sforzo e non premendo sul torace o con la respirazione. Oltre a questa sintomatologia, ritroviamo anche piuttosto di frequente una sudorazione fredda piuttosto abbondante oltre alla sensazione di nausea e mal di testa. Il soggetto non perde conoscenza ed è vigile, a differenza di ciò che accade nel caso di arresto cardiaco.

Infarto: cause

Le cause di infarto possono avere natura differente. Abbiamo già sottolineato quali possono essere le cause principali di questa sindrome acuta, a partire dalla occlusione delle arterie coronarie, che portano sia il sangue che l’ossigeno alle cellule del cuore. Questa chiusura o restringimento possono essere provocati dalla formazione di un trombo all’interno del vaso, che impedisce il corretto flusso di sangue. Le cellule, rimaste senza ossigeno, muoiono e il tessuto morto non è più in grado di contrarsi e svolgere la sua funzione di pompa. Il processo è uguale anche per altri organi del corpo, non soltanto in riferimento al miocardio. Un’altra forma di infarto piuttosto diffusa è quella dell’infarto cerebrale, un altro organo con numerose circolazioni terminali che, in caso di ostruzione del proprio vaso afferente, non può affrontare la mancanza di sangue.

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Parlando della cause della placca ateriosclerotica, può accumularsi nel corso temo anche a causa di una predisposizione genetica. Senza dubbio, il colesterolo Ldl, quello cattivo prodotto dal fegato e in parte assunto con carne, latticini e uova, viene trasportato dal sangue e può infiltrarsi nella parete dell’arteria. L’obesità e il fumo di sigaretta aumentano il rischio. Questo perchè i macrofagi, cellule del sistema immunitario, catturano il colesterolo ma poi si trasformano in cellule schiumose che tendono ad accumularsi. La dieta Dash nasce proprio per contrastare il problema dell’ipertensione arteriosa, fattore di rischio per l’infarto.

Proprio loro sono loro la principale componente della placca. Quando lo spessore della placca aumenta, il flusso ematico diminuisce e l’arteria può raddoppiare il proprio calibro per recuperare lo spazio rubato. Le cellule che rivestono l’interno del vaso tendono a ricoprire la placca, formando un vero e proprio tappo. La rottura del tappo attiva la coagulazione e la formazione del trombo poi che porta all’occlusione dell’arteria. Quando il flusso di sangue diventa insufficiente, le cellule iniziano a morire.

Tipi di infarto

Esistono diverse tipologie di infarto, anche se quella a cui ci riferiamo nella maggior parte dei casi riguarda il miocardio. Questo perchè si tratta dell’evento cardiovascolare più grave e diffuso, non solo in Italia. L’infarto miocardico acuto interessa all’incirca 140.000 persone all’anno, solo nel nostro paese. In un terzo dei casi risulta fatale, per questo è importante svolgere con regolarità degli esami cardiovascolari capaci di prevedere il rischio di infarto al cuore. Oltre a questa tipologia, una forma clinica tra le più diffuse è quella di infarto cerebrale, responsabile dell’80% dei casi di ictus. In questo caso, l’infarto è dovuto alla chiusura di un’arteria che irrora il cervello. Questo provoca una carenza critica nell’apporto di sangue.

infarto

Anche l’infarto intestinale merita di essere citato tra le tipologie più diffuse di infarto. Viene definito come la necrosi di un tratto di intestino, legata a una insufficienza acuta di sangue o da una occlusione, totale o parziale, acuta o cronica, delle arterie o vene mesenteriche. Infine, l’embolia polmonare presenta caratteristiche simili ma interessa i polmoni. L’embolia polmonare corrisponde all’ostruzione di un’arteria polmonare, con un accumulo di materiale solido portato in circolo. Questo embolo può essere, di solito, un coagulo di sangue (trombo) o, più raramente, altro materiale.

Infarto: diagnosi e test

Per quanto riguarda la diagnosi, 3 sono i criteri segnalati tra i sintomi principali per diagnosticare un infarto. Prima di tutto, il dolore toracico di tipo ischemico per un tempo superiore 20 minuti. Inoltre, variazioni del tracciato elettrocardiografico e alterazione dei marker sierici di danno cardiaco, come nel caso della troponina. L’elettrocardiogramma, inoltre, costituisce un esame centrale per valutare eventuali modifiche nell’attività elettrica del cuore. Il tessuto muscolare danneggiato è incapace di condurre l’impulso nervoso in maniera normale. Più in generale, è possibile anche effettuare radiografie toraciche, angiografie coronariche ed ecocardiografie.

I risultati dello studio ARCHITECT STAT High Sensitive Troponin-I, della società farmaceutica Abbott e divulgato dalla rivista The Lancet, arriva direttamente dall’Università di Edimburgo.
test infarto troponinaUn team di ricercatori, guidati da Anoop Shah, ha messo a punto un metodo per diagnosticare con immediata certezza la presenza di un infarto in chi si presenta con dolori toracici al pronto soccorso.
Il test si basa sulla individuazione nel sangue della troponina, complesso proteico presente specialmente nel tessuto muscolare e composta da tre proteine, la troponina I, la troponina C e la troponina T.  La troponina I è un biomarker altamente sensibile e specifico del danno al miocardio. Elevate concentrazioni di troponina I correlate ad una sindrome coronarica acuta vengono considerate indice di infarto miocardico.

Vedi anche: Insufficienza aortica, dovuta a un difetto di chiusura della valvola aortica, la valvola cardiaca che regola il flusso del sangue dal ventricolo sinistro all’aorta

Distinguere il falso allarme

La troponina viene dunque rilasciata nel sangue in presenza di un danno cardiaco ed è attualmente usata al triage dei pronto soccorso, nel momento in cui una persona si presenta per dolore toracico. Questo è molto utile soprattutto quando l’elettrocardiogramma non mostra ancora segni di lesione ischemica o infartuale.
Successivamente, se il test risulta positivo, la persona viene tenuta in osservazione e poi avviata alla coronarografia. Nelle successive 24 ore, il test viene rifatto anche 2-4 volte ogni 6-12 ore, per vedere se ci sono progressioni. Il nuovo test ultrasensibile, effettuato sulla troponina I, si dimostra più rapido ed efficace poiché individua un valore soglia di troponina I di 5 nanogrammi per litro di sangue, al di sotto del quale il rischio di infarto è quasi nullo.

test infarto

Lo studio conferma come il passaggio a metodi ad elevata sensibilità per la troponina migliorano notevolmente il valore predditivo negativo nella diagnostica dell’infarto. L’utilizzo della soglia di troponina, infatti, permette di escludere la presenza di infarto nei pazienti che si presentano al pronto soccorso con dolore cardiaco – dichiara Mario Plebani, Professore di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica, Università di Padova e Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio, Azienda Ospedaliera Università di Padova

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