La psicoterapia è efficace contro la depressione? La risonanza magnetica riesce a dircelo..

Psicoanalisi e neuroscienze

Nonostante le iniziali resistenze e posizioni di partenza contrastanti, in questi ultimi anni stiamo assistendo ad una convergenza tra psicoanalisi e neuroscienze che diventa sempre più stretta, specialmente dal momento in cui le neuroscienze, grazie alle recenti tecnologie, hanno cominciato ad indagare la complessità della psiche profonda.

Brain Imaging

La psicologia ha oggi al proprio servizio tecniche all’avanguardia che possono aiutare ad andare a fondo nella psiche umana, una tra queste è la tecnica di brain imaging. È possibile verificare, attraverso questa tecnica, se la psicoterapia è utile o meno attraverso una risonanza magnetica cerebrale. È quanto viene affermato da uno studio della School of Medicine dell’University del North Carolina che ha riguardato 23 pazienti affetti da depressione che non era ancora stata trattata. “C’è una complessa interazione tra le regioni del cervello che sono coinvolte nel controllo cognitivo e le regioni interessate a capire come si provano i sentimenti”, ha dichiarato Gabriel S. Dichter, professore associato di psichiatria e psicologia, che ha collaborato alla ricerca. “In futuro saremo in grado di utilizzare la tecnologia di imaging cerebrale non invasiva per trovare per i pazienti con l’opzione di trattamento che ha le migliori possibilità di guarirli dalla depressione. A mio avviso tutto ciò è importante quanto lo sviluppo di nuove terapie. Abbiamo già molti eccellenti trattamenti, ma non c’è modo di sapere qual è il migliore per un determinato paziente”.

Il brain imaging, traducendo le variazioni metaboliche dell’attività cerebrale in mappe di attivazione, crea mappe, immagini di una sezione del cervello con diverso gradiente.
L’idea di base è che quando un’area cerebrale è attiva viene utilizzato più glucosio e quindi essa risulterà avere un maggiore metabolismo e un maggiore flusso ematico più intenso. Gli strumenti di brain imaging riescono a valutare queste variazioni e a creare immagini “colorate”, con colori e livelli di intensità diversi in base alla maggiore o minore attivazione dell’area. Mettendo a confronto una immagine di cervello “a riposo” e una prodotta dalla risonanza del cervello sottoposto a uno stimolo si dovrebbe essere in grado di identificate le aree responsabili di quel particolare processo cognitivo che si è attivato in risposta a quello stimolo.

I più recenti sviluppi delle tecnologie di brain imaging, come la risonanza magnetica funzionale (FMRI), in grado di portare lo studio del cervello umano fino a limiti che erano del tutto impensabili fino a poco tempo fa. Come ad esempio poter leggere le nostre emozioni, e alcune ricerche affermano che oggi si possono fare domande ad una persona (anche in coma) e leggere la risposta senza che ci sia alcun movimento. Questo potrebbe avere forti ripercussioni  in diversi casi di coma.
Una tecnica chiamata TMS (stimolazione transmagneto cranica) invece permette di “spegnere” alcune aree del cervello. Per esempio quella della paura. In questo caso, buone notizie arriverebbero per chi soffre di attacchi di panico, e chi prova paura.

 

Terapia cognitivo-comportamentale

Una delle tecniche più diffuse di psicoterapia per curare diversi disturbi psicopatologici, in particolare dei disturbi dell’ansia e dell’umore, è la terapia cognitivo – comportamentale. È stata sviluppata nel XX secolo, a partire dal lavoro di Aaron Beck. In sostanza, la terapia cognitivo-comportamentale agisce sui pensieri automatici (il livello cognitivo più superficiale: i pensieri e le immagini distorte che attraversano rapidamente e senza controllo la mente di una persona in certe situazioni specifiche e ne condizionano l’umore in modo negativo), le credenze intermedie (regole, opinioni e assunzioni disfunzionali) e le credenze di base (che costituiscono il livello più profondo: sono globali, generalizzate e rigide e apprese durante l’infanzia e l’adolescenza). La terapia cognitivo-comportamentale prevede l’uso di specifiche tecniche, diverse per ogni disturbo, di origine comportamentale e cognitiva.

EFFICACIA della terapia cognitivo – comportamentale
È stato dimostrato attraverso studi controllati che i metodi cognitivo-comportamentali costituiscono una terapia efficace per numerosi problemi di tipo clinico.
Oltre vent’anni di controlli e verifiche hanno dato i seguenti risultati, circa l’efficacia degli intervento cognitivo – comportamentale:
Attacchi di panico » 80%
Fobia sociale » 81%
Disturbo d’ansia generalizzato » 50%
Disturbo ossessivo – compulsivo » 50%-80%
Disturbi alimentari » 75-80%
Depressione » 75%
E’ stato dimostrato che la TCC (terapia cognitivo comportamentale) è efficace almeno quanto gli psicofarmaci nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, ma assai più utile nel prevenire le ricadute.

 

 

 

 

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