Operazione Miopia: il laser è sicuro? Tecniche, esami e rischi

La miopia è uno dei disturbi della vista più diffusi in assoluto nel mondo. Operare la miopia definitivamente diventa possibile e anzi necessario nel 2018, quando le tecniche per le operazioni laser sono diventate sicure, moderne e a costi sostenibili. Per affrontare bene l’argomento Miopia e operazione laser di miopia iniziamo guardando la storia della miopia e poi le diverse tecniche di intervento con i relativi costi che è possibile trovare.

Uno sguardo al passato

Miopia

La chirurgia refrattiva, ovvero quel tipo di chirurgia volta a correggere i difetti della vista come la miopia, l’astigmatismo e l’ipermetropia, ha le sue origini negli anni 60: pioniere in questo campo fu il medico spagnolo José Ignacio Barraquer, che nel 1964 inventò l’intervento di cheratomileusi, sul cui principio si basano ancora oggi la maggior parte delle operazioni effettuate tramite laser. Questo intervento consisteva nella rimozione della cornea del paziente, che veniva manipolata tramite congelamento e in seguito reinserita all’interno dell’occhio. Guarda anche l’articolo sulle tecniche non chirurgiche per eliminare la miopia.

 

Cos’è la miopia?

operazione miopiaVi siete mai chiesti come vede un miope? L’immagine sotto ci da un’idea della visione leggermente sfocata. La miopia è un fenomeno ereditario che colpisce circa il 25% della popolazione. è dovuta ad una forma dell’occhio leggermente allungata che impedisce al cristallino di mettere perfettamente a fuoco i raggi di luce sulla retina. L’unità di misura della miopia è la diottria ma spesso si esprime anche un punteggio in decimi sull’acuità visiva. Dieci decimi (10/10) è la visione normale ma in realtà ci sono persone con un acuità visiva superiore e anche occhiali aberrometrici che permettono a chiunque di vedere supernitido.

L’immagine di fianco mostra i vari difetti visivi più diffusi: miopia, astigmatismo e ipermetropia. Quanti di questi disturbi riconoscete? E sopratutto vedete che differenza c è tra una vista normale e una problematica. Vi rimandiamo anche al nostro approfondimento sulle cause della miopia.

Come funziona l’intervento laser miopia ad eccimeri?laser miopia

Prima di tutto dobbiamo realizzare che l’intervento laser per curare la miopia è sicuro, sono davvero rarissimi i casi di non riuscita o di non completa guarigione dopo l’intervento. Il medico che vi prenderà in cura in ogni caso potrà valutare la vostra singola situazione e assicuratevi di chiedergli esattamente le probabilità di riuscita. Il laser non può correggere la forma dell’occhio, va quindi ad incidere la cornea, ovvero la parte trasparente dell’occhio che contiene e protegge il cristallino. L’incisione fatta dal laser ha lo stesso principio degli occhiali. Si assottiglia la cornea nella zona più centrale ottenendo un’allontanamento della zona di convergenza (piano focale) della luce all’interno dell’occhio. Questo tipo di chirurgia refrattaria con laser ad eccimeri è in grado di curare miopia, astigmatismo e ipermetropia.

 

L’intervento per la correzione della miopia oggi

Rispetto agli anni ’70 i passi avanti della tecnologia sono stati enormi. Oggi, l’intervento per la correzione della miopia è ormai un’operazione di routine: eseguito in anestesia locale e day ospital, permette di tornare alle proprie attività nel giro di pochi giorni. Nonostante ciò, rimane pur sempre un intervento e quindi indicato solo in caso di miopia elevata, di forte differenza di visione tra i due occhi o di altre circostanze che rendono sconsigliabile l’uso degli occhiali;

vi è infatti la possibilità che l’intervento, pur migliorando fortemente la situazione di partenza, non porti il paziente a una visione di 10/10.

Tuttavia oggi, a differenza che nel passato, è possibile correggere la miopia rimasta con un’ulteriore operazione.

In TV parlano di laser di quarta / quinta generazione. Cosa significa?

In televisione c’è tantissima disinformazione, al punto che persino un professionista è costretto a utilizzare una terminologia semplificata per comunicare col pubblico. Avete mai sentito parlare di auto di prima generazione? Cellulari di seconda generazione? Schede grafiche di terza generazione? Computer di quarta?

Una classificazione priva di senso per un motivo evidente.  Nel settore, come in ogni altro settore, c’è un miglioramento costante, ma è frammentato ad opera di decine di produttori indipendenti. Non c’è un organismo di certificazione che decide la generazione del laser. L’unico settore in cui si parla di versione è il software dove però ogni singolo software ha una sua versione. Non esistono i software grafici di quarta generazione ma Photoshop versione 12.

Quali alternative? Lasik e PRK

Le due tecniche attualmente più utilizzate per la correzione della miopia sono la Lasik e la PRK, entrambe basate sull’utilizzo di un laser a eccimeri.

Il tipo di intervento a cui sottoporre il paziente verrà valutato in sede preoperatoria dal chirurgo, che svolgerà una serie di esami e accertamenti volti a verificare l’idoneità del paziente alla procedura. Sebbene si tratti di un intervento semplice, ormai divenuto di routine, è necessaria un’accurata selezione dei pazienti volta a garantire la migliore riuscita possibile per l’intervento. Bisogna innanzitutto considerare lo stadio della miopia del paziente: specialmente nei giovani, infatti, il difetto visivo potrebbe peggiorare nel tempo rendendo necessario un secondo intervento, che generalmente si tende a volere evitare. Per questo motivo, la maggior parte dei chirurghi generalmente scelgono di intervenire solo su pazienti di età superiore ai 20-25 anni. Vi sono poi diverse patologie che rappresentano una controindicazione all’intervento: patologie di tipo metabolico come il diabete o la gotta, patologie del sistema immunitario, endocrino o emopoietico. Anche la gravidanza, pur non essendo ovviamente una patologia, è generalmente considerata una controindicazione all’operazione. Alcune persone proprio dalla gravidanza iniziano a soffrire di miodesopsie.

Gli esami preintervento

Dopo una prima selezione data dall’anamnesi del paziente, vengono effettuati una serie di esami volti non solo a stabilire l’idoneità di ciascuno degli occhi alla chirurgia refrattiva, ma anche a effettuare una serie di misurazioni che guideranno poi l’intervento. Rispetto a una normale visita oculistica, vengono vengono effettuati esami più specialistici come la topografia corneale, l’esame della refrazione in ciclopegia, la pachimetria, l’esame del fondo oculare, la tonometria, la pupillometria dinamica e l’aberrometria.

Topografia corneale

La topografia corneale consiste nello studio della superficie della cornea, analizzandone lo spessore e la regolarità. Questo esame è il motivo per cui è necessario non portare lenti a contatto per diverse settimane prima dell’operazione: l’uso continuato delle lenti a contatto, infatti, può causare una deformazione temporanea della cornea che falserebbe il risultato dell’esame. La regolarità e l’assenza di cicatrici sulla superficie della cornea è una condizione necessaria per essere considerati idonei alla chirurgia refrattiva: per questo motivo alcuni pazienti precedentemente operati con tecnica Lasik potrebbero essere giudicati non idonei ad un secondo intervento, in relazione allo stato della loro cornea.

Refrazione in ciclopegia

L’esame della refrazione in ciclopegia, con cui molti miopi hanno certamente familiarità, consiste nella misurazione del visus mediante un apposito macchinario. Tale esame viene svolto instillando nell’occhio del paziente una soluzione a base di atropina che paralizza il muscolo ciliare impedendo la normale accomodazione, ovvero il processo per cui l’occhio curva autonomamente il cristallino per migliorare la messa a fuoco degli oggetti. Tale esame permette dunque una misura molto accurata dell’acuità visiva, sicuramente superiore rispetto alla misurazione soggettiva che si ha facendo leggere delle lettere stampate al paziente.

Pachimetria corneale

La pachimetria consiste invece nella misura dello spessore corneale in ogni suo punto, con una precisione al micron: questa misurazione è particolarmente importante per l’intervento, in quanto guiderà il laser nel rimuovere esattamente il giusto spessore della cornea per ottenere il visus richiesto.

Esame del fondo oculare

L’esame del fondo oculare, anch’esso generalmente effettuato sotto effetto di atropina per ottenere una completa dilatazione della pupilla, consiste invece nello studio del corpo vitreo, della retina, del nervo ottico e della loro vascolarizzazione. Consente di escludere patologie a carico dell’apparato circolatorio che renderebbero il paziente non idoneo alla procedura.

La tonometria consiste nella misura della pressione interna dell’occhio: consente di escludere patologie, come il glaucoma, di cui lo stesso paziente potrebbe non essere a conoscenza se sono nello stadio iniziale.

Pupillometria

La pupillometria dinamica è un esame che misura il diametro della pupilla in diverse condizioni di luce; consente così di adattare i parametri dell’intervento in modo da evitare che il paziente possa soffrire di aloni. Poiché per effettuare la pupillometria è necessario che la pupilla sia in grado di contrarsi e dilatarsi, deve essere effettuata senza somministrazione di atropina.

Aberrometria

L’aberrometria è l’esame che consente di studiare nel dettaglio le aberrazioni oculari, ovvero permette di studiare il cammino ottico compiuto dalla luce esterna che entra nell’occhio. Questo cammino ottico termina, in un soggetto sano, con la creazione di un’immagine a fuoco sulla retina, mentre in un soggetto miope o astigmatico l’immagine presenza un’aberrazione, ovvero non viene messa correttamente a fuoco. Gli strumenti più moderni per effettuare questo esame fanno uso della tecnologia wavefront: tali strumenti si basano sul principio fisico per cui la dispersione della luce avviene in ogni occhio secondo fronti d’onda (wavefronts) diversi. Analizzando la dispersione di ciascun occhio, sono in grado di creare una “mappa” dettagliata dell’aberrazione per ciascun occhio, che verrà anch’essa inserita nel software che calcola i parametri per il laser.

prk intervento miopia

Tipologie di operazioni col laser per la miopia

Entrambe le tipologie di intervento, sia la Lasik che la PRK, richiedono gli stessi esami preoperatori. La differenza tra le due tecniche sta nella tipologia di intervento: la tecnica Lasik consiste nell’incisione di un sottile strato di cornea che viene ripiegato per permettere l’accesso allo strato più interno, sul quale viene poi applicato il laser a eccimeri, elemento comune alle due tecniche. La PRK invece prevede l’utilizzo diretto del laser, che asporta i tessuti con una precisione pari a 1 micron. Poiché in questo caso l’epitelio viene effettivamente asportato e non solo ribaltato, viene applicata una lente a contatto neutra che deve essere indossata dal paziente per qualche giorno, al fine di consentirne la cicatrizzazione.

Sebbene entrambe le tecniche consentano risultati soddisfacenti, vi sono delle differenze, che comunque saranno prese in considerazione dal chirurgo che consiglierà la tecnica più adatta per ogni paziente: generalmente il decorso post operatorio è più semplice e meno doloroso con la tecnica Lasik che con la PRK, che però si presta più facilmente ad un’eventuale necessità di intervenire nuovamente sullo stesso occhio. Bisogna inoltre considerare il fatto che per alcuni professionisti che necessitano di un visus perfetto, come ad esempio i piloti d’aeromobile, i poliziotti e i militari, la scelta è obbligata: la tecnica PRK è infatti considerata accettabile e consente di proseguire nella propria carriera, mentre la tecnica Lasik ne causa inevitabilmente l’esclusione.

Le due tecniche sono equivalenti nel risultato finale, ma non lo sono nel decorso post operatorio e nelle possibilità che aprono: sebbene la tecnica Lasik consenta un decorso post operatorio più semplice, con meno dolore e una ripresa più rapida, la tecnica PRK è più adatta nel caso in cui si debba andare a correggere un ulteriore difetto con un secondo intervento, in quanto intervenire su una cornea già precedentemente tagliata e ribaltata potrebbe essere problematico.

Rispetto al passato, entrambe le tecniche oggi sono notevolmente più sicure: la maggior parte dei chirurghi, infatti, sceglie di operare contemporaneamente entrambi gli occhi, mentre in passato gli occhi venivano operati singolarmente per minimizzare i rischi. Non sono mai stati riportati casi di morte o cecità permanente in seguito a chirurgia refrattiva; come in ogni intervento chirurgico, uno dei rischi può essere quello di infezione post operatoria, mentre i rischi strettamente legati alla tipologia di intervento sono l’ectasia, ovvero una deformazione della cornea diventata troppo sottile, la secchezza oculare, la percezione di aloni, specialmente di notte, e la necessità di intervenire nuovamente.

Bisogna considerare il fatto che questi rischi possono essere minimizzati grazie all’abilità del chirurgo e alla collaborazione del paziente: il rischio di infezione infatti è dovuto principalmente a fattori post operatori come l’esposizione a polvere, smog o altri possibili fattori di infezione. Per questo motivo i pazienti che si sottopongono a chirurgia refrattiva devono passare alcuni giorni a casa a riposo, evitando fattori di rischio come bambini e polvere, e naturalmente mantenendo sempre un’igiene adeguata. Nella scelta del chirurgo bisogna poi prestare attenzione all’attenzione che viene posta alla fase preoperatoria: un buon chirurgo effettuerà tutti gli esami, eventualmente consigliando una tecnica rispetto ad un’altra oppure escludendo il paziente nel caso non abbia le caratteristiche necessarie per l’intervento. Con una buona selezione preoperatoria e facendo tutti gli esami del caso, si minimizzano non solo i rischi di aloni notturni e secchezza oculare, ma anche la possibilità che sia necessario reintervenire: la chirurgia refrattiva infatti corregge l’aberrazione presente, ma non impedisce in alcun modo alla miopia di avanzare. Un soggetto che si sottoponga alla chirurgia in età troppo precoce, infatti, si troverebbe quasi sicuramente nella condizione di dover reintervenire, con tutti i rischi del caso.

Particolare attenzione va inoltre fatta ai controlli post operatori: per questo motivo è consigliato scegliere un chirurgo non particolarmente distante dalla propria residenza, che possa dunque seguire accuratamente il paziente prima e dopo l’intervento. Scegliere un chirurgo di grande fama, ma distante 1000 km dalla propria residenza, può portare il paziente a trascurare per ragioni economiche i controlli post operatori, che pure sono importantissimi e spesso vengono effettuati fino a 10 anni dopo l’intervento. Per lo stesso motivo, diffidate invece di coloro che, specialmente all’estero, offrono interventi di chirurgia refrattiva effettuati in giornata e con un solo viaggio.

Rischi

Quali sono i rischi dell’operazione con il laser per la miopia ? E’ una credenza comune che durante l’operazione non sia possibile muovere l’occhio, pena la non riuscita dell’operazione o il peggioramento dei sintomi. Niente di più falso: il macchinario laser per l’operazione miopia è dotato del sistema di eye tracking quindi è perennemente sincronizzato con il vostro occhio: quando si sposta di poco riesce a seguirlo e a continuare il suo lavoro senza interrompersi, mentre se per caso gli occhi vengono spostati improvvisamente e velocemente di molto il laser immediatamente interrompe la sua azione. Quindi non ci sono rischi per questo intervento,

Cosa ci aspetta per il futuro?

Le nuove frontiere nel campo della chirurgia refrattiva non riguardano tanto l’intervento vero e proprio, ma le misurazioni che lo precedono: prima di procedere con l’operazione, infatti, è necessario effettuare una serie di misurazioni all’occhio che permettano di calibrare con la massima precisione il taglio che verrà fatto. Alcune di queste misurazioni, come la curvatura della cornea, possono essere influenzate dall’uso delle lenti a contatto: questo è il motivo per cui gli oculisti invitano a utilizzare esclusivamente gli occhiali nel periodo precedente l’intervento.

A tale scopo sono stati recentemente introdotti dei nuovi topografi, detti aberrometri, che sfruttano la tecnologia wavefront: tali strumenti si basano sul principio fisico per cui la dispersione della luce avviene in ogni occhio secondo fronti d’onda (wavefronts) diversi. Analizzando la dispersione di ciascun occhio, questi strumenti sono in grado di guidare con estrema precisione la mano del chirurgo, permettendo così un intervento perfettamente personalizzato per il paziente.

2 Commenti

  1. Grazie per le informazioni utilissime. Ma come fare per sapere che tipo di laser viene usato in un centroo in un altro? Vedo spesso scritto “di ultima generazione”, “di quarta generazione”, “di quinta generazione”: ad oggi, maggio 2018, qual’è il laser di ultima generazione ?

  2. Buongiorno Franca,
    Mi permetto di esprimere un’opinione un po’ critica verso il giornalismo televisivo, la dicitura legata alla generazione è più che altro commerciale. Pensi a qualsiasi ambito che conosce (auto, computer, cellulari, creme di bellezza) non esiste il parlare di generazioni.. non c’è un parametro così riassuntivo. Questo perché le innovazioni vengono introdotte da vari produttori e sono di infinite tipologie diverse.
    In una macchina una delle innovazioni sarà l’ABS, in un laser per la cura della miopia, sarà l’inseguimento dell’occhio (nei vecchissimi laser se il paziente muoveva l’occhio la correzione veniva decentrata). Ma questa è solo una delle tante caratteristiche innovative di un laser.

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