Lo yoga modifica il genoma

Chi lo avrebbe mai detto! I benefici dello yoga non smettono mai di stupire e oggi recenti studi confermano che questa disciplina ha effetti diretti sul genoma. Chi pratica yoga, infatti, oltre a veder migliorare, seduta dopo seduta, elasticità muscolare, respirazione e umore, riporta effetti benefici anche su apparato respiratorio, digestivo, cervello e cuore. Come è possibile? Perché lo yoga riesce a modificare il genoma, agendo attraverso un meccanismo epigenetico. In parole povere, non interviene sulla struttura della doppia elica ma ha, invece, un effetto positivo proprio sui geni contenuti in quest’ultima. È il momento di iscriversi a un corso di yoga e farsi trovare pronti, acquistando l’attrezzatura necessaria (un semplice tappetino e una comoda tuta) sul portale Shankara.it, un riferimento per gli amanti della disciplina.

Una seduta di yoga è meglio di una medicina

Gli effetti benefici dello yoga sono davvero innumerevoli. Fino a  oggi è stato davvero difficile capire la fonte di queste conseguenze benefiche m la disciplina è presto finita sotto la lente degli studiosi nella sua totalità e i risultati hanno lasciato tutti a bocca aperta. La rivista specializzata Frontiers in Immunology, infatti, ha recentemente pubblicato i risultati di una metanalisi portata avanti in collaborazione dai ricercatori delle Università britanniche di Coventry e Radbout. Lo studio ha preso il via dall’analisi approfondita di ben 11 ricerche condotte sul tema nell’ultimo decennio, ricerche che hanno interessato una platea molto ampia, superiore alle 800 unità. Il risultato sorprendente evidenzia come lo yoga riesca a modificare l’espressione di un gene chiamato Nuclear Factor kappa B o NF-kB.

L’effetto sul genoma

In un’intervista di commento rilasciata al quotidiano romano La Repubblica, il presidente onorario della Società italiana di psico- neuro-endocrino-immunologiaFrancesco Bottaccioli, ha spiegato: «L’NF-kB è un gene cruciale, perché regola l’accensione o lo spegnimento di oltre 400 geni diversi legati all’infiammazione: per questo un effetto su di esso ha conseguenze molto ampie, come è evidente da tutto ciò che una pratica comporta su apparati e organi anche molto diversi, da quello respiratorio a quello muscolare, da quello digestivo a quello nervoso». Questo gene interviene per attivare il processo di infiammazione, un processo difensivo del corpo umano in caso di eventi legati a stress d natura diversa. In molti casi, soprattutto legati ad abitudini scorrette come la cattiva alimentazione o una vita sedentaria, questo gene entra in azione più del dovuto e si va incontro a uno stato di infiammazione cronica o a una iperattivazione del sistema immunitario, condizioni che non conducono a nulla di buono. Continua Bottaccioli: «Quello che si è scoperto negli ultimi anni, e questa metanalisi lo conferma, è che lo yoga, grazie a un’azione epigenetica, modula l’azione di NF-kB, cioè ne attenua la reattività, permettendo di prevenire alcune patologie e di iniziare a curarne altre, una volta che la persona abbia già cominciato a non sentirsi bene».

La conferma degli studiosi

A interessare  ricercatori è stato soprattutto uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Obesity, condotto da endocrinologi dell’Università della Pennsylvania. Sotto la lente di ingrandimento è finito un campione composto da 80 donne obese o in sovrappeso. Anche in assenza di attività fisica, praticando la sola meditazione si sono registrati effetti molto positivi. In particolare, lo yoga in questi soggetti ha fatto sì che si manifestasse una sensibile e costante riduzione del livello di glicemia a digiuno. Inoltre, uno studio brasiliano pubblicato su Frontiers in Aging Neuroscience, ha dimostrato che il cervello degli yogi anziani, di soggetti che hanno praticato yoga con costanza oltre 8 anni, ha corteccia prefrontale più spessa di chi non lo pratica, con effetti benefici in termini di difesa dal rischio demenza senile.

 

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