Malattie cardiovascolari: Elenco, Cause, Sintomi e Coronavirus

Sara Roversi
Sara Roversi
Indice

Le malattie cardiovascolari sono un insieme di patologie che colpiscono sia il cuore sia i vasi sanguigni (vene ed arterie). Tra i disturbi cardiovascolari sono comprese tutte le patologie che colpiscono i vasi, quindi anche vasculopatie e cardiopatie, ma nel linguaggio comune in genere ci si riferisce alle patologie aterosclerotiche che provocano infarti ed ictus. I processi patologici che si accompagnano all’infiammazione dei vasi sanguigni causano malattie largamente diffuse nella popolazione (patologie coronariche, angina pectoris, ictus). Fino al 45% delle morti annuali in Italia è riconducibile a malattie croniche cardiovascolari che insorgono principalmente per uno stile di vita scorretto. Non esiste una cura definitiva: l’unico modo per evitare eventi negativi a carico di cuore e vasi è la prevenzione. L’adiponectina è una proteina utile a prevenire problemi di questo tipo.

Vedi anche: Crioterapia

malattie cardiovascolari cuore

Malattie cardiovascolari: cosa sono?

Le principali cause di mortalità ed invalidità in Italia sono le malattie cardiovascolari, ovvero tutte le patologie che colpiscono cuore e vasi. Si tratta di patologie in gran parte prevenibili in quanto sono caratterizzate da fattori di rischio modificabili (fumo, alcol, obesità, sedentarietà) che causano a loro volta patologie correlate al rischio cardiovascolare (obesità, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, diabete).

La malattia cardiovascolare più frequente interessa il sistema arterioso nel suo complesso e determina il restringimento progressivo dell’arteria, fino alla sua completa ostruzione, a causa del processo di aterosclerosi (deposizione di placca lipidica e fibrotica). A seconda di qual è l’arteria interessata, la patologia si manifesta in modo diverso. Le malattie cardiovascolari sono molto numerose e le più frequenti sono quelle correlate al processo aterosclerotico.

Le donne vengono colpite da problemi cardiovascolari con un ritardo di circa 10 anni rispetto agli uomini, in parte perché protette fino alla menopausa dallo stato ormonale. Tuttavia dopo una certa età le donne sono soggette a malattie cardiovascolari esattamente come gli uomini, ma con un quadro clinico meno evidente (ad esempio in caso di infarto i sintomi sono meno chiari e questo genera confusione con altre patologie e ritardo nella diagnosi). Vedi anche: Ymea Silhouette.

Vedi anche: , utile per combattere le malattie cardiovascolari

Processo di aterosclerosi

Cosa succede quando si forma una placca in un’arteria? L’aterosclerosi colpisce lo strato interno dell’arteria che diventa irregolare a causa del depositarsi di lipidi (trigliceridi) e di colesterolo, oltre che per l’azione dei macrofagi. L’ispessimento porta alla formazione di una placca che occupa lo spazio destinato al flusso sanguigno, con due conseguenze:

  • la presenza della placca restringe il lume dell’arteria e diminuisce l’apporto di ossigeno e nutrimenti ai tessuti a valle che quindi vengono a trovarsi in una condizione di ipossia cronica. Quando il tessuto ischemico è quello cardiaco e si effettua uno sforzo che richiede un apporto maggiore di sangue può verificarsi angina pectoris, ovvero un forte dolore al petto causato dal tessuto cardiaco in carenza di ossigeno.
  • quando il sangue scorre faticosamente può facilmente formarsi un trombo o un coagulo che si staccano e vagano nel flusso ematico. Se il coagulo raggiunge una arteria dal lume piccolo, può ostruirla completamente. I tessuti a valle dell’arteria ostruita rimangono senza ossigeno e vanno in necrosi. Spesso ciò accade a livello delle coronarie e quindi il tessuto senza ossigeno è quello cardiaco: ciò causa l’infarto. A seconda della grandezza dell’arteria ostruita (e quindi della porzione di tessuto che nutre), l’infarto è più o meno grave.

L’aterosclerosi prosegue nel corso di tutta la vita senza dare sintomi. Nel momento in cui compaiono i sintomi la malattia è già in stadio avanzato. Non sono solo le coronarie ad essere colpite dalla deposizione della placca: questo processo può verificarsi in tutte le arterie dell’organismo, compreso il cervello (ictus) e gli arti inferiori (claudicatio intermittens).

infarto

Malattie cardiovascolari elenco

Ma quali sono le malattie cardiovascolari? Sebbene questo termine nell’accezione comune identifichi i processi aterosclerotici e le loro conseguenze (angina, ischemia cardiaca, ictus…), in questa definizione rientrano tutte le malattie del cuore e dei vasi:

  • Aritmie cardiache. Alterazioni del ritmo di contrazione del cuore in termini di battiti al minuto e propagazione dell’impulso che genera il battito. Esistono numerose tipologie di aritmia cardiaca: alcune sono lievi, altre molto pericolose con esito fatale.
  • Ictus. Ischemia del tessuto cerebrale che può essere causata da un sanguinamento ad esempio per la rottura di un’aneurisma (ictus emorragico) o dall’ostruzione di un vaso ad esempio a casa di un coagulo (ictus ischemico).
  • Infarto del miocardio. L’infarto cardiaco indica la morte del miocardio, il muscolo cardiaco, in seguito all’occlusione di una coronaria o di un suo ramo. L’occlusione nella stragrande maggioranza dei casi è dovuta al distacco di un trombo o di un frammento di placca aterosclerotica.
  • Ipertensione arteriosa. Aumento della pressione arteriosa per diverse cause che può generare conseguenze a breve e lungo termine come aumento del lavoro cardiaco, formazione di aneurismi, rottura di placche ateromasiche, malattia renale cronica, ictus ed infarto.
  • Malattie delle valvole cardiache. Danno anatomico e/o funzionale delle valvole cardiache causato da alterazioni della superficie, stenosi, insufficienza valvolare. Le valvulopatie possono provocare sintomi sistemici (insufficienza respiratoria, edema, aritmie, angina pectoris).
  • Pericardite. Infiammazione del pericardio, la membrana che avvolge il cuore, causata da infezioni batteriche/virali, malattie autoimmuni, trauma toracico, neoplasie, disturbi metabolici, impiego di farmaci (radioterapia, chemioterapia).
  • Scompenso cardiaco. Lo scompenso cardiaco (o insufficienza cardiaca) è l’incapacità del cuore di svolgere le sue normali funzioni, ovvero pompare il sangue per soddisfare l’apporto di ossigeno a tessuti e organi. Lo scompenso cardiaco solitamente è causato da un danno al miocardio, ad esempio in conseguenza di un infarto, oppure da un’ipertensione arteriosa non trattata o ancora un’insufficienza valvolare.
  • Trombosi venosa profonda. È causata dalla formazione di un coagulo di sangue che ostruisce una vena profonda, solitamente di grosso calibro, molto spesso localizzata negli arti inferiori. La formazione del coagulo può essere causata da alterazioni delle pareti della vena o da un aumento della tendenza del sangue a coagulare. Si tratta di un’emergenza medica, perché i coaguli nelle vene profonde possono facilmente staccarsi ed arrivare ai polmoni dove bloccano il flusso sanguigno, causando un’embolia polmonare con esito fatale.
  • Malattia vascolare periferica. Patologia di tipo ostruttivo che coinvolge le arterie degli arti inferiori, diminuendo il flusso ematico e mandando in sofferenza i tessuti. Le cause più comuni sono ipertensione arteriosa, diabete mellito, ipercolesterolemia e fumo; il sintomi più evidente è la claudicatio intermittens, ovvero la comparsa di dolore all’arto ischemico che porta a zoppicare. Vedi anche: cibi che fanno dimagrire.

Malattie cardiovascolari: cause

Le cause delle malattie cardiovascolari sono legate a fattori di rischio, alcuni ereditari e quindi non modificabili, ma la maggior parte non ereditari e legati ad un cattivo stile di vita. I fattori di rischio più incidenti sono:

  • Ipertensione arteriosa (25-30% della popolazione)
  • Dislipidemia (presenza di elevati lipidi nel sangue, 25-30%)
  • Obesità o sovrappeso (10-15%)
  • Diabete mellito (5%)

Ognuno di questi fattori di rischio aumenta da 2 a 4 volte l’incidenza delle malattie cardiovascolari rispetto ad una persona che non li presenta.

Se due o più fattori di rischio sono presenti nella stessa persona, il rischio cardiovascolare può aumentare anche di 10-20 volte.

Fattori di rischio modificabili

I fattori di rischio modificabili sono:
  • Ipertensione arteriosa. La pressione arteriosa elevata costringe il cuore a lavorare eccessivamente, causando scompenso cardiaco; inoltre danneggia le pareti delle arterie con il rischio di staccare dei coaguli o dei frammenti di placca che potrebbero ostruire l’arteria stessa o i vasi a valle. L’ipertensione è anche un fattore di rischio grave per la formazione di aneurismi.
  • Fumo di sigaretta. La combustione del tabacco genera monossido di carbonio, che si lega fortemente all’emoglobina e non viene rilasciato nei tessuti, che quindi sono cronicamente in carenza di ossigeno. L’ischemia generata dal fumo di sigaretta causa tachicardia, ipertensione, ischemia e aneurismi, oltre a favorire la deposizione di placche che occludono le arterie.
  • Diabete. Il diabete non compensato, ovvero quando la glicemia non è controllata con somministrazione di insulina, favorisce l’aterosclerosi. Lo zucchero in eccesso nel sangue si deposita negli organi e nei tessuti provocando danni gravi (nefropatia diabetica, retinopatia diabetica, microangiopatia, danni neuronali). (Vedi anche: dieta intermittente contro obesità e diabete)
  • Ipercolesterolemia. Il colesterolo in eccesso non viene eliminato, ma si deposita nelle arterie formando le placche ateromasiche, insieme a cellule infiammatorie ed altri lipidi. Le placche ostacolano il passaggio del sangue e determinano a valle fenomeni di ischemia.
  • Obesità. L’aumento di peso, specialmente se si verifica sull’addome (la cosiddetta “pancetta”), aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e diabete di tipo II. Il grasso addominale o viscerale che circonda gli organi interni secerne citochine pro-infiammatorie e sostanze che attivano l’infiammazione. Il grasso viscerale è pericoloso anche nei soggetti normopeso, non solo in chi è in sovrappeso. Per dimagrire è meglio l’attività aerobica o quella anaerobica? 

Fattori di rischio non modificabili

  • Età. Con il passare degli anni il rischio cardiovascolare aumenta perché i sistemi protettivi e regolatori si indeboliscono e perdono di efficienza. Anche la coagulazione del sangue si altera, con prevalenza degli stimoli aggreganti rispetto a quelli trombolitici. Il sistema immunitario va in senescenza e la maggiore probabilità di infezioni ed infiammazioni incide anche sulla salute cardiovascolare.
  • Genere. La donna in età fertile è meno a rischio dell’uomo grazie alla protezione offerta dagli ormoni estrogeni. Dopo la menopausa però il rischio si eguaglia, anzi dopo i 75 anni la situazione si inverte e la donna è addirittura più a rischio (principalmente a causa dei sintomi meno specifici che ritardano la diagnosi). La mortalità femminile per eventi cardiovascolari è maggiore di quella maschile perché la sintomatologia è meno classica e quindi meno riconosciuta.
  • Genetica. Avere familiarità per malattie cardiovascolari aumenta il rischio di soffrirne a propria volta. Alcune metodiche di analisi del DNA hanno identificato geni che mettono a rischio di cardiopatie ed eventi ischemici. Una delle malattie ereditarie più diffuse è l’ipercolesterolemia familiare, che aumenta la concentrazione ematica del colesterolo cattivo LDL che causa malattia coronarica in età precoce.

malattie cardiovascolari

Malattie cardiovascolari sintomi

Non esiste un sintomo specifico che porti a sospettare un disturbo cardiovascolare. La diagnosi può essere indirizzata dalla rilevazione di sintomi multipli ma soprattutto dalla presenza di fattori di rischio specifici come ipercolesterolemia, dislipidemie, ipertensione, diabete, familiarità ecc. I sintomi di un disturbo cardiaco sono:

  • dolore toracico di diverse tipologie (acuto, diffuso, cronico…)
  • respiro affannoso, mancanza d’aria
  • affaticamento cronico
  • palpitazioni (percezione di battito cardiaco alterato)
  • stordimento e vertigini
  • svenimenti improvvisi
  • edema di gambe, caviglie e piedi

Questi sintomi non indicano necessariamente una cardiopatia, ad esempio alcune malattie respiratorie e gastriche possono simulare un infarto, così come il respiro affannoso. Dopo aver compilato l’anamnesi del paziente (ovvero la storia clinica), aver eseguito l’esame obiettivo ed aver considerato i sintomi nel loro insieme, il medico può prescrivere esami specifici o procedure diagnostiche per confermare la diagnosi.

Bisogna tenere presente anche alcune malattie cardiovascolari, come le cardiopatie, possono essere asintomatiche fino a raggiungere uno stadio avanzato o fino ad un evento acuto (infarto, ictus, trombosi venosa profonda…). Per questo motivo è importante tenere sotto controllo i pazienti ad alto rischio.

Malattie cardiovascolari e Coronavirus

I malati cronici, compresi quelli che soffrono di patologie cardiovascolari, sono a rischio di sviluppare gravi forme di COVID-19 e quindi devono stare attenti a proteggersi dal virus. Altri malati fortemente a rischio sono gli ipertesi, gli immunodepressi, i malati di cancro ed in generale chi soffre di malattie croniche.

L’Istituto Superiore di Sanità ha reso noto che il 75% dei primi 150 pazienti deceduti a causa del nuovo Coronavirus soffriva di ipertensione ed il 70% era affetto da cardiopatia ischemica. Dati simili erano già emersi in Cina e pubblicati su JAMA dal CDC cinese. Anche i tassi di letalità sono decisamente più alti per chi soffre di malattie cardiovascolari e raggiungono il 6% negli ipertesi ed il 10% nei pazienti con insufficienza cardiaca o patologie cardiovascolari e cerebrovascolari, contro un 2% di mortalità medio nella popolazione.

Tra le condizioni pregresse che aumentano il rischio di complicanze e di morte causate da COVID-19, quindi, ci sono le malattie cardiovascolari. Ma il nuovo Coronavirus non ha l’esclusiva: uno studio del 2018 pubblicato sul New England Journal of Medicine (la rivista scientifica più importante del mondo) rivela che nella settimana successiva alla diagnosi di influenza stagionale è 6 volte più probabile avere un infarto. Perché? Il virus aumenta il carico di lavoro del cuore.

L’American College of Cardiology segnala che la presenza di malattie cardiovascolari pregresse è un fattore di rischio per esito sfavorevole della malattia. Secondo uno studio cinese infatti le lesioni cardiache erano presenti nel 59% dei pazienti deceduti e solo nell’1% dei pazienti guariti, ma non tutti i deceduti presentavano malattie croniche.

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COVID-19 colpisce il cuore ed i polmoni grazie al recettore ACE-II

I pazienti affetti da malattie croniche sono certamente più fragili di fronte all’infezione, ma questo non è l’unico motivo per cui il nuovo SARS-CoV-2 li aggredisce con più forza. Tra le complicanze del COVID-19 ci sono infatti problemi cardiovascolari, come aritmie e danno cardiaco; persino una persona sana potrebbe trovarsi in grave difficoltà, a maggior ragione un soggetto già affetto da problematiche cardiache.

I polmoni infatti, bersaglio primario del virus, non riescono ad ossigenare adeguatamente il sangue e ciò costringe il cuore ad un lavoro supplementare. Un paziente già cardiopatico non riesce a gestire questo surplus di lavoro. Ma non solo: ormai è chiaro che il SARS-CoV-2 causa una malattia multiorgano, provocando un danno diretto alle cellule del cuore ed infettando anche il sistema nervoso centrale, come dimostrano sintomi comuni (perdita di gusto ed olfatto, vertigini, cefalea). La stessa risposta infiammatoria causata dal Coronavirus può danneggiare il miocardio.

L’azione del Coronavirus sul cuore potrebbe essere mediata da un recettore particolarmente espresso da cellule cardiache e polmonari, l’ACE-II.

Come pubblicato su Nature Reviews Cardiology, esattamente come il Coronavirus responsabile della SARS nel 2002 anche il nuovo SARS-CoV-2 lega il recettore ACE-II grazie alla proteina virale Spike. Questo legame potrebbe essere il responsabile di alcune delle manifestazioni cardiache di COVID-19 che si rivelano letali per i pazienti cronici.

Secondo altre ricerche, gli anti-ipertensivi ACE-inibitori e sartani (tra i più prescritti per le malattie cardiovascolari) potrebbero addirittura amplificare gli effetti deleteri del Coronavirus a livello di cuore e polmoni, mentre altri ricercatori sono più cauti e dicono che invece l’effetto potrebbe essere protettivo. Al momento attuale, nessuno studio è in grado di confermare né l’una né l’altra ipotesi.

Malattie cardiovascolari: prevenzione

La stragrande maggioranza delle malattie cardiovascolari è provocata da uno stile di vita scorretto, che causa molteplici fattori di rischio che potrebbero essere evitati. Modificare il proprio stile di vita sin dalla giovane età è fondamentale per ridurre fortemente il rischio cardiovascolare. Una volta malati di un disturbo cardiovascolare infatti, è difficile ritornare allo stato di salute completo e bisognerà conviverci per tutta la vita, a volte assumendo cronicamente farmaci.

La prevenzione passa da regole molto semplici che tutti possono seguire e che sono già molto conosciute:

  • Assumere abbondanti frutta e verdura, almeno 5 porzioni al giorno
  • Ridurre i grassi nella dieta, specialmente quelli saturi; limitare il consumo di carne rossa, insaccati e formaggi grassi
  • Eliminare zuccheri raffinati ed alimenti industriali
  • Ridurre il consumo di sale a meno di 5 gr al giorno
  • Non fumare (i fumatori hanno un rischio di ictus doppio) e non esagerare con gli alcolici
  • Fare almeno 30 minuti di attività fisica al giorno (camminare, ballare, fare le scale, fare jogging, nuotare…)
  • Mantenere il peso forma (le persone in sovrappeso hanno un rischio doppio di essere ipertese)
  • Sottoporsi periodicamente a controlli medici (almeno un esame del sangue ogni anno)
  • Assumere farmaci o integratori (vedi ad esempio Libramed) solo sotto controllo medico e non abusare di antinfiammatori

Malattie cardiovascolari: cure

Il rischio cardiovascolare è difficilmente reversibile: recuperare uno stile di vita più sano permette di ridurre numero e gravità di eventi patologici. Il primo passo per mantenere e curare la salute del sistema cardiocircolatorio è adottare comportamenti virtuosi, tenendo sotto controllo pressione, colesterolemia totale (HDL+LDL) e peso corporeo.

Molte persone si accorgono di soffrire di una patologia cardiovascolare solo dopo un evento acuto come un infarto o un’embolia polmonare, in seguito al quale sono costretti a prendere coscienza del problema. I pazienti cronici devono essere attentamente monitorati ed assumere farmaci specifici, da prescrivere nel modo opportuno.

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  • Antiaggreganti (Aspirina). Prevengono la formazione di coaguli e trombi, evitano trombosi ed embolie arteriose. Gli antiaggreganti di nuova generazione sono più efficaci di quelli tradizionali e permettono di interrompere la loro azione in caso si verifichi un’emorragia, che è l’effetto collaterale più pericoloso degli antiaggreganti.
  • Anticoagulanti (eparina, Warfarin, dabigatran, apixaban). Inibiscono alcuni fattori della coagulazione riducendo il rischio di trombi. L’uso di anticoagulanti richiede la ricerca della dose più corretta per il paziente, cioè quella che evita la formazione di trombi senza però causare una emorragia. I pazienti in terapia anticoagulante orale (TAO) dovrebbero sottoporsi ogni settimana ad un esame del sangue per il monitoraggio della capacità di coagulazione del sangue per eventualmente correggere la terapia. I più recenti anticoagulanti di nuova generazione (NAO) consentono di non cercare la dose corretta per ogni paziente, ma costano molto e la loro azione non è ancora totalmente chiarita.
  • Fibrinolitici (streptochinasi, urochinasi). Vengono somministrati in caso di ictus ischemico o infarto cardiaco in corso, per sciogliere il coagulo.
  • Antianginosi (trinitrina). Sono prescritti per trattare i sintomi dell’angina pectoris.
  • Anti-ipertensivi (ne esistono numerose categorie: diuretici, beta-bloccanti, ACE-inibitori, sartani, simpatico-litici, calcio-antagonisti, vasodilatatori). Normalizzano la pressione arteriosa a diversi livelli, ad esempio agendo sul sistema renina-angiotensina-aldosterone, sul sistema simpatico ecc.
  • Cardiostimolanti. Hanno azione stimolante sulle attività cardiache (stimolanti periferici ad azione diretta, vasali o gangliari, stimolanti centrali con azione sul centro cardioacceleratore, simpatico-mimetici).
  • Ipolipemizzanti (statine, fibrati). Riducono la concentrazione di trigliceridi o colesterolo nel sangue riducendo la sintesi di colesterolo o la trigliceridemia.

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