massa corporea
Sara Roversi
Sara Roversi

Massa corporea: Indice, Calcolo BMI e patologie correlate

Indice

Indice di Massa Corporea: cosa si intende con IMC? La forma fisica è una preoccupazione che riguarda quasi tutti. Tra diete, eccessi e prova costume, chiunque vuole raggiungere il peso forma. Ma qual è il peso forma? Quanto dovresti pesare per la tua altezza? Tutte queste informazioni le può fornire un semplice parametro, l’indice di massa corporea (IMC) o, in inglese, body mass index (BMI).

Utilizzando questo indice, piuttosto semplice da calcolare, potrai sapere se il tuo peso è adatto alla tua altezza o se dovresti metterti a dieta. Nonostante la sua semplicità, il BMI può essere correlato a diverse condizioni patologiche: per questo motivo è spesso preso come parametro di riferimento per inserire le persone in una categoria che può indicare lo stato di salute.

Indice di massa corporea: Calcolo BMI

L’indice di massa corporea o body mass index è un dato biometrico che mette in relazione la statura del soggetto ed il suo peso, fornendo una stima delle dimensioni corporee (appunto, della massa corporea). Questo indice è più accurato delle tabelle, utilizzate un tempo, che si basavano semplicemente su peso ed altezza. La formula è stata inventata dal matematico belga Adolphe Quetelet nel diciannovesimo secolo. L’indice di massa corporea (IMC) si calcola con la seguente formula:

Curiosità

IMC = massa corporea (kg) / statura (m2)

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’indice di massa corporea raggruppa i soggetti in 7 categorie:

  • grave magrezza (IMC al di sotto di 16,5)
  • sottopeso (IMC al di sotto di 18,5 ma superiore a 16,5)
  • normopeso (IMC compreso tra 18,5 e 24,9)
  • sovrappeso (IMC compreso tra 25 e 29,9)
  • moderata obesità o classe I (IMC compreso tra 30 e 34,9)
  • obesità di tipo II (IMC compreso tra 35 e 39,9)
  • obesità grave o di tipo III (IMC superiore a 40)

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Interpretazioni dell’indice di massa corporea

Esistono tabelle che indicano il BMI desiderabile a seconda dell’età del soggetto, come quella sottostante.

Età in anni BMI desiderabile
19 – 24 19 – 24
25 – 34 20 – 25
35 – 44 21 – 26
45 – 54 22 – 27
55 – 64 23 – 28
> 65 24 – 29

A causa della sua scarsa precisione (non tiene in considerazione l’entità dello scheletro, la muscolatura, ecc.) e dei suoi limiti applicativi, oggi il BMI rappresenta un metodo di stima pratico, ma non accurato. Ad esempio, l’indice di massa corporea non si può utilizzare al di sotto dei 18 anni (per questi casi esistono le curve di crescita che mettono in relazione sesso, età e peso, chiamate percentili) ed in gravidanza (il suo calcolo in gravidanza non è attendibile). Per quanto riguarda gli anziani, dopo i 70-75 anni il BMI tende a diminuire a causa della perdita di peso che si verifica solitamente a questa età.

Anche negli atleti il BMI ha una scarsa valenza, perché a parità di peso, la massa muscolare pesa di più rispetto al grasso. Un atleta quindi potrebbe avere un indice di massa corporea elevato per la presenza di massa muscolare e non di grasso in eccesso.

Inoltre, in soggetti molto alti o molto bassi il risultato potrebbe essere fuorviante perchè sovra e sottostimerebbe la valutazione del peso corporeo. Negli ultimi anni è quindi nata una nuova formula, definita NUOVO-BMI:

NUOVO BMI: 1,3 x peso (Kg) / (Altezza (m))2,5

Anche questa nuova formula ha i suoi limiti, ma è comunque più accurata della precedente. Ad esempio, un soggetto di 195 cm e 100 kg, con la vecchia formula avrebbe un BMI di 26,3 e sarebbe quindi classificato come SOVRAPPESO, invece, con la nuova formula corretta, il BMI sarebbe 24,5, e la persona risulterebbe quindi perfettamente NORMOPESO.

Il BMI è infatti un modo rapido e semplice, anche se piuttosto grossolano, per stimare in modo generale il peso di un soggetto. Va bene quindi come strumento di screening, ma non è affidabile se utilizzato come indice diagnostico. Soprattutto in presenza di soggetti con una massa muscolare elevata, massa ossea esile, patologie in atto o in caso si voglia avere informazioni più accurate, bisogna integrarlo con altri parametri come spessore dello strato cutaneo, attività fisica, dieta, familiarità per malattie cardiovascolari, circonferenza vita.

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Limiti e bias del Body Mass Index

Nello sviluppo delle malattie cardiovascolari, il vero fattore di rischio non è il peso, ma la percentuale di massa grassa. Numerosi studi dimostrano che anche se due soggetti hanno lo stesso BMI, la quantità di massa grassa può variare anche in modo significativo. Quindi possiamo dire che a parità di indice di massa corporea:

  • Le donne hanno più grasso degli uomini
  • I soggetti africani hanno meno grasso rispetto ai soggetti bianchi
  • I soggetti asiatici hanno più grasso rispetto ai soggetti bianchi
  • Le persone anziane hanno tendenzialmente più grasso rispetto ai giovani
  • Gli atleti hanno meno grasso rispetto alle persone comuni

Proprio a causa dei limiti del BMI, alcuni esperti definiscono l’obesità basandosi sulla percentuale di massa grassa:

  • Negli uomini: considerati obesi con una massa grassa superiore al 25% (21-25% considerato borderline)
  • Nelle donne: considerate obese con una massa grassa superiore al 33% (31-33% considerato borderline)

Esistono anche altri metodi di valutazione corporea, ad esempio:

  • misura del girovita e il rapporto vita/fianchi
  • plicometria (misurazione dello spessore delle pieghe adipose)
  • assorbimetria a raggi X a doppia energia (DEXA)
  • bioimpedenza
  • ultrasonografia (per determinare lo spessore della massa adiposa)
  • pesata idrostatica

La DEXA è definita il gold-standard, ovvero il metodo più accurato per stimare la composizione corporea di un soggetto. Esistono anche altre metodiche, come la pesata idrostatica, ma sono molto complicate e riservate solo ad alcuni ambiti specifici. Il metodo più utilizzato, sia per i costi moderati che per la precisione, la facilità di esecuzione e ripetibilità nel tempo è la bioimpedenzometria (BIA): tramite degli elettrodi si fa passare una corrente elettrica nel corpo a bassa frequenza, che permetterà di stimare la massa grassa, la massa magra e l’acqua totale, con una percentuale di errore molto bassa, circa il 4% (contro il 30% della plicometria).

Indice di massa corporea e patologie croniche

L’indice di massa corporea è un parametro che non solo ti dice se dovresti perdere peso (o prenderne), ma è anche un importante indice epidemiologico: esiste una stretta correlazione, provata da studi scientifici, tra BMI e rischio di mortalità per malattie cardiovascolari, malattie renali e diabete. Non solo: l’obesità si associa ad altri problemi di salute come ipertensione, ipercolesterolemia, apnea notturna e problemi respiratori, asma, complicanze in gravidanza, ma anche gravi disturbi dell’umore.

Malattie cardiovascolari

I pazienti con un indice di massa corporea compreso tra 25 e 28,9 hanno un rischio di 1,72 di soffrire di coronaropatie (angina pectoris, infarto). Il rischio aumenta progressivamente all’aumentare del BMI: con un indice di massa corporea superiore a 33, il rischio sale a 3,44. La stessa correlazione è stata osservata con altre patologie come l’ictus e l’insufficienza cardiaca.

In generale, si stima che l’obesità quadruplichi il tasso di mortalità cardiovascolare e raddoppi il tasso di mortalità per cancro ed il rischio è ancora maggiore se il soggetto fuma. Nelle persone gravemente obese (BMI superiore a 35) il tasso aumenta addirittura da 6 a 12 volte e la speranza di vita diminuisce di 20 anni negli uomini e di 5 anni nelle donne.

Il fatto che la speranza di vita diminuisca molto di più nel sesso maschile, rispetto al sesso femminile, è  che l’obesità di tipo androide (adipe addominale) dal punto di vista metabolico è maggiormente dannosa rispetto all’obesità ginoide. All’arrivo della menopausa, a causa dei cambiamenti ormonali e dell’aumento del grasso viscerale, il rischio cardiovascolare delle donne si avvicina molto a quello degli uomini.

Il grasso viscerale è un particolare tipo di grasso presente a livello addominale. A differenza del grasso sottocutaneo (tipico di chi ha una conformazione ginoide) è un grasso produttore di ormoni pro-infiammatori che influenzano negativamente lo stato di salute e aumentano l‘insulino-resistenza. A tal proposito, è molto utile calcolare la circonferenza vita, che – a prescindere dal BMI – deve essere inferiore a 88 cm nelle donne e 102 cm negli uomini. Valori superiori indicano un aumento del rischio cardiovascolare.

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Diabete e tumori

Tra obesità e diabete esiste uno strettissimo legame. I meccanismi fisiopatologici alla base della stretta correlazione tra diabete e BMI elevato sono numerosi:

  • Alterazioni del metabolismo del glucosio ed insulino-resistenza
  • Infiammazione cronica sistemica
  • Secrezione di citochine pro-infiammatorie da parte del grasso addominale

Il rischio di tumore è correlato alle modificazioni metaboliche che presentano i soggetti obesi, insieme all’infiammazione cronica ed alla cattiva regolazione ormonale (specialmente per iper-produzione di androgeni nei pazienti maschi e carenza di estrogeni in donne post-menopausa). La prognosi, inoltre, è peggiore nei pazienti in sovrappeso.

Diabete ed obesità rappresentano due emergenze sanitarie globali. Uno studio pubblicato su una prestigiosa rivista del settore (The Lancet Diabetes & Endocrinology) suggerisce che un BMI superiore a 25 e la presenza di diabete sono alla base del 5,6% dei casi di tumore (prevalentemente tumori epatici ed endometriali). Questa percentuale corrisponde a circa 800 mila casi di tumore di cui 544 mila direttamente correlabili ad un alto BMI e 280 mila al diabete.

Sindrome metabolica

La sindrome metabolica è un insieme di fattori di rischio che aumentano la possibilità di sviluppare patologie cerebrovascolari, cardiovascolari e metaboliche (diabete). Le condizioni che predispongono allo sviluppo della sindrome metabolica sono:

  • Presenza di una quantità eccessiva di grasso corporeo, specie a livello addominale, con BMI elevato e legato all’eccessiva circonferenza vita;
  • Elevati valori di colesterolo LDL e trigliceridi nel sangue e bassi livelli di HDL (colesterolo buono);
  • Ipertensione arteriosa;
  • Insulino-resistenza con conseguente iperglicemia.

Più alto è il numero di condizioni di cui si soffre, maggiore è la probabilità di sviluppare la sindrome metabolica. La sindrome metabolica viene diagnosticata quando sono presenti tre o più dei seguenti fattori di rischio:

  • Obesità (indice di massa corporea superiore a 30)
  • Bassi livelli di colesterolo HDL (meno di 40 mg/dl nell’uomo e meno di 50 mg/dl nella donna)
  • Ipertrigliceridemia (superiori a 250 mg/dl)
  • Ipertensione arteriosa (maggiore di 140 la sistolica o maggiore di 90 la diastolica, o entrambe)
  • Iperglicemia (superiore a 100 mg/dl a digiuno)

In sostanza, il BMI è un buon indice per la valutazione corporea e fare una classificazione sommaria, ma non è sufficiente per indicare lo stato di salute e bisogna sempre associarlo ad altre metodiche, per avere una visione globale. È auspicabile che la massa corporea sia tra 18,5 e 24,9, ma per una valutazione più approfondita bisogna affidarsi ad un professionista e calcolare la massa grassa totale, la qualità di ciò che si mangia, l’attività fisica e la circonferenza vita.

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