ictus
Ilenia Zelin
Ilenia Zelin

Nuove terapie per l’ictus: un farmaco aiuta la neurogenesi

Indice

Si indica con il termine ictus una particolare condizione che viene a verificarsi ogni qualvolta sia presente una scarsa irrorazione sanguigna nella direzione del cervello con conseguente morte delle cellule che si trovano a valle.

Il cervello è, per gli esseri viventi, un organo estremamente delicato pertanto l’ictus viene considerato una delle principali cause di morte e fattore di rischio per la disabilità. L’attenzione per questo stato patologico è alta perchè attualmente non abbiamo a disposizione delle cure efficaci che possano essere ritenute risolutive.

Nuove speranze dall’Università di Manchester

Recentemente un gruppo di ricercatori appartenenti all’Università di Manchester ha messo appunto un nuovo farmaco in grado di andare a ridurre, in termini di numero, le cellule che hanno subito un danno andando dunque ad aiutare il tessuto danneggiato nella riparazione.

Questo nuovo composto è stato testato, per ora, soprattutto su specie di roditori e qui ha ampiamente dimostrato di essere in grado di andare a tamponare il processo di morte cellulare e di promuovere il processo di neurogenesi che prevede, come indicato dal nome stesso, la nascita di nuove cellule neuronali.

Data la conoscenza di tutto questo si è aperta la pista ad un “nuovo” farmaco che già veniva impiegato per risolvere alcune patologie quali, ad esempio, l’artrite reumatoide. Per quanto riguarda il target si tratta dell’interleuchina 1 (viene abbreviato anche come iL-1Ra) soprattutto nelle fasi iniziali della cura dell’ictus. E’ importantissimo ricordare che l’utilizzo di questa sostanza potrebbe, se paragonato agli altri farmaci, risultare addirittura migliore e più consigliabile in quanto è in grado di porre un grosso limite al danno iniziale rappresenta, senza alcun dubbio, un ottimo aiuto nei difficilissimi processi di riparazione del tessuto cerebrale andando a favorire il prezioso processo di neurogenesi.

I primi risultati incoraggianti arrivano dalla sperimentazione ed, in particolare, dallo studio su specie di roditori. In questi animali dà  i risultati sopra citati ed aiuta anche a riacquisire le capacità motorie perse per via dell’ictus rendendo la situazione meno debilitante per il soggetto colpito.

Interleuchina-1

Negli ultimi anni la ricerca di nuovi farmaci si sta focalizzando con sempre maggiore attenzione a tutte le sostanze che sembrano avere la capacità di contrastare la neurodegenerazione. Tutto questo è accompagnato dal maggiore interesse verso la glia, le cellule dei distretti vascolari e sui processi infiammatori che interessano il cervello in modo di contrastare i danni che possono emergere in acuto. Tra le citochine di interesse è stata per ora identificata l’interleuchina 1 in quanto sembra essere direttamente coinvolta nelle diverse forme di neurodegenerazione acuta.

Andando a vedere nel dettaglio la famiglia dell’interleuchina 1 si può notare che sono stati evidenziati almeno due membri: IL-1 alfa e IL-1 beta. E’ proprio quest’ultima che è importante da questo punto di vista.

Diversi esami e studi hanno dimostrato che IL-1 è presente nel cervello (e nel liquido cerebrospinale) post-mortem di soggetti in età adulta che avevano avuto ictus, morbo di Parkinson, epilessia ecc.. Al contrario è noto che la sua espressione costitutiva in condizioni fisiologiche normali raggiunge valori trascurabili da quanto bassi.

 

IL-1Ra

Attualmente IL-1Ra è l’unico antagonista recettoriale selettivo naturale che per ora sembra non apportare alcun effetto collaterale o essere causa di tossicità. La sua presenza, infatti, non arreca alcun danno al tessuto sano o in presenza di neuroni “normali” in quanto risulta essere selettivo per ciò che è stato compromesso.

Dagli studi che sono stati eseguiti è emerso con chiarezza che questo farmaco è efficace contro i danni che sono stati causati da ischemia focale o globale sia questa permanente oppure reversibile o da infiammazioni. Se si va a vedere nel dettaglio si può notare che va a proteggere in particolar modo lo striato ed il tessuto della corteccia. Effetti positivi sono stati notati anche nel contrasto dell’edema.

La sua efficacia è stata accertata dopo somministrazione per vie periferiche e quando il trattamento viene ritardato fino ad un’ora dopo che è cominciato il processo ischemico e/o fino a dopo 4 ore l’avvento di un trauma cerebrale pertanto si può pensare che possa andare ad agire in una fase tardiva nel percorso di morte neuronale.

 

Difficoltà nella ricerca

Ad ora si è andati a ricercare i meccanismi che l’interleuchina 1 ha mostrato nei confronti della neurodegenerazione anche se sono state proposte, da parte dei ricercatori, diverse ipotesi.

La difficoltà più grande deriva dal fatto che in vitro non si hanno effetti soddisfacenti se paragonati a ciò che accade in vivo.

Se si va ad osservare l’azione in vitro si può, infatti, notare che va ad inibire la morte cellulare dando protezione alle cellule mentre a livello fisiologico sembra non andare a proteggerle dai fenomeni di eccitotossicià.

Attenzione va posta anche al luogo di iniezione perchè se viene iniettata direttamente nei ventricoli cerebrali si va ad aggravare il danno ischemico anche se questo effetto spiacevole può essere limitato dalla somministrazione locale a livello dello striato.

 

Come garantire l’effetto terapeutico

Alla luce di tutti questi dati si è arrivati alla conclusione che IL-1 ed IL-1Ra per avere un effetto terapeutico devono attivare dei recettori e dei mediatori chimici che si trovano a livello del tessuto striato ma non nella corteccia cerebrale. Effetti positivi sulla sopravvivenza neuronale possono essere osservati localmente oppure in siti lontani dopo attivazione di sistemi neuronali specifici.

Sempre dagli studi eseguiti si sono distinti diversi fattori che possono essere indotti oppure attivati e che potrebbero rappresentare una delle cause che possono portare al danno neuronale. Tra questi impossibile non ricordare: fosfolipasi 2, ciclossigenasi e prodotti da qui derivati come l’ossido nitrico e superossidi.

La strada è ancora lunga

Pochissime sono le applicazioni che, almeno per ora, hanno mostrato di trarre un vantaggio sul campo della neurodegenerazione. Molte strategie terapeutiche per la cura di ictus e trauma cranico sono fallite. Questa “sconfitta” è dovuta al fatto che non si è in possesso di un numero sufficiente di dati ricavati dagli ancora pochi esperimenti che sono stati svolti negli animali oppure a difetti di fabbricazione o limitazioni imposte ai vari protocolli previsti negli studi clinici.

In particolar modo si è trovata difficoltà nel cercare un adeguato equilibrio tra la sicurezza e l’efficacia e dal fatto che fino ad ora sono stati presi in considerazione soprattutto quei casi affini ad ictus ed a lesioni senza prendere in considerazione anche tutti gli altri processi indispensabili per il corretto funzionamento di un organo prezioso come il cervello.

condividi articolo

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email