Plasma Iperimmune e Coronavirus
Sonia Primerano
Sonia Primerano

Plasma Iperimmune e Plasmaferesi Coronavirus: Cos’è? Sperimentazione

Indice

Plasma Iperimmune e Plasmaferesi contro il Coronavirus: di cosa stiamo parlando? L’Istituto Superiore di Sanità e Agenzia Italiana del Farmaco, a causa dell’emergenza sanitaria, collaborano per impegnarsi nello sviluppo di uno studio nazionale comparativo e controllato. Questo studio va a valutare l’efficacia della terapia con plasma iperimmune, ovvero quello ottenuto da pazienti già guariti da Covid-19. In realtà l’uso del plasma iperimmune, impiegato per combattere il temuto Coronavirus (o Covid-19) è ancora oggetto di studio in numerosi paese del mondo, Italia inclusa.

Plasma Iperimmune: Cos’è?

Prima di andare a spiegare la terapia del plasma iperimmune, introduciamo la definizione di plasma. Il plasma è la parte liquida del nostro corpo; è ciò che permette al sangue di fluire. Si tratta di quella parte di sangue in cui sono contenute le cellule sanguigne che vengono trasportate in tutti i distretti corporei:

  • globuli rossi (trasportano l’ossigeno)
  • globuli bianchi che combattono la maggior parte delle malattie e si attivano nei processi di guarigione di lesioni e ferite

Quando dal sangue separiamo queste cellule, che compongono la parte corpuscolata del sangue, otteniamo il plasma, liquido giallastro costituito prettamente da acqua (circa il 92%). Il plasma ha il compito di trasportare tutti gli anticorpi e le proteine essenziali per la coagulazione, oltre che ormoni ed enzimi. Rimuove i prodotti di scarto come l’anidride carbonica e l’acido lattico; aiuta a regolare la pressione sanguigna e il pH del sangue.

Il plasma iperimmune, invece, non è altro che il plasma dei pazienti che sono guariti dal Covid-19 e che hanno sviluppato gli anticorpi per debellarlo. A differenza della solita donazione, questo plasma può essere donato soltanto da coloro che hanno un altro “titolo anticorpale”. Vale a dire elevati anticorpi necessari per sconfiggere il Coronavirus. Questa tecnica si utilizza principalmente per tutti quei soggetti che manifestano la forma più severa del virus. La terapia del plasma immune, in realtà, è cosa già nota nel mondo della medicina. Questo perché già in passato si utilizzò diverse volte per i casi di ebola. Dopo l’emergenza sanitaria scattata negli ultimi tre mesi, le terapie proposte sono state numerose. L’impiego però del plasma immune si è sviluppato a partire dagli ospedali in Lombardia. A Mantova ad esempio, si registra un aumento di guarigioni tra i pazienti colpiti da Covid-19, anche tra quelli ricoverati nelle terapie intensive.

Vedi anche: PRP, plasma ricco di piastrine

Plasma Iperimmune: Come funziona?

Per capire nel dettaglio di cosa si tratta, bisogna capire prima di tutto come funziona la terapia del plasma iperimmune. Andando in ordine, il primo passaggio è sicuramente quello della raccolta del sangue da parte di un donatore guarito dal Coronavirus, che avviene attraverso un semplice prelievo ematico. Il siero verrà estratto grazie a un macchinario che funge da centrifuga. Solo così è possibile dividere la parte corpuscolata del sangue da quella liquida, isolando perciò l’unica componente che ci serve. Il plasma, dopo il prelievo, viene sottoposto a una serie di test di laboratorio, previsti per legge italiana, indispensabili per verificare che sia alto il livello di anticorpi neutralizzanti al suo interno. Diciamo che una delle priorità è anche quella di verificare ed evitare che eventuali patologie del donatore vengano trasmesse al ricevente (es. HIV). Quando si ha la certezza clinica della sicurezza del plasma, si potrà procedere con l’inizio della sperimentazione. L’intento è quello di trasferire questi anticorpi anti-SARS-Cov-2, sviluppati dai pazienti guariti, a quelli con virus in atto. Il problema principale riguarda soltanto il quantitativo di plasma iperimmune utile per proseguire la sperimentazione terapeutica.

Plasmaferesi

La plasmaferesi è il termine che si attribuisce a quel processo di separazione del plasma dal volume sanguigno, a scopi terapeutici. Essa ha quattro obiettivi “terapeutici” principali:

  • rimuovere cellule dal sangue della persona che vi si sottopone
  • sostituire una sostanza in caso di carenza o rimuovere una componente che può essere causa di malattia
  • modulare la funzionalità cellulare
  • raccogliere cellule non patologiche per manipolazioni a fini terapeutici

In ogni singola seduta di plasmaferesi si rimuovono da 1 a 1,5 volumi di plasma e il volume di plasma rimosso può essere sostituito con plasma derivante da donazioni o con altri liquidi di sostituzione (ad esempio, albumina).

Componenti del plasma

Plasma Iperimmune: La sperimentazione

In queste giornate delicate, stampa e opinione pubblica commentano il tema delle sperimentazioni già avviate con il plasma iperimmune, che si sta rivelando utile per curare il Coronavirus. La sperimentazione con il plasma iperimmune viene avviata soltanto dopo aver seguito tutte le regole e i protocolli stabiliti dalle singole Regioni. Sono i centri ospedalieri dedicati a decidere se un paziente guarito dal Covid-19 ha i requisiti necessari per poter donare il proprio plasma. Questo perché non tutti i pazienti guariti dal virus sono idonei alla sperimentazione, in quanto non tutti gli individui infettati hanno sviluppato gli anticorpi in egual misura. Si tratta in realtà di una terapia temporanea; è quasi impossibile pensare di riuscire a curare tutti quei malati soltanto servendosi delle trasfusioni di plasma iperimmune, che oltre tutto deve anche rispondere ai requisiti di idoneità per poter essere preso in considerazione. In realtà l’obiettivo principale di tutti gli studiosi coinvolti è proprio quello di creare, dal plasma ottenuto, dei farmaci plasmaderivati, anch’essi ricchi di anticorpi. Secondo Roberto Burioni:

grazie alla tecnologia è possibile isolare i geni degli anticorpi dal plasma che si possiede, per produrne nei laboratori una quantità illimitata. Si dovrebbe ottenere un siero artificiale a produzione illimitata e a costi nettamente inferiori rispetto all’attuale plasmaferesi”. Solo in questo modo si potrebbe pensare si risolvere il problema della quantità utile per coprire tutti i malati affetti da coronavirus”.

La Sperimentazione in Italia

In Italia guida la sperimentazione il Policlinico San Matteo di Pavia, grazie al professore Perotti e il professore Fausto Baldanti, nonchè responsabile del Laboratorio di Virologia Molecolare. L’ospedale di Pavia ha avviato una collaborazione con le strutture sanitarie della Lombardia, tra cui il Carlo Poma di Mantova, ufficialmente in fase di sperimentazione dal 31 marzo. Sono 20 in tutto i pazienti inseriti nel trattamento; trattamento che gestisce il dottor Massimo Franchini, direttore del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale, e il dottor Giuseppe De Donno, che dirige la Pneumologia. Il 29 aprile si è conclusa ufficialmente la sperimentazione, che a suo modo ha dato risultati incoraggianti, anche se i dati sono in fase di analisi, quindi non si hanno a  disposizione numeri certi.

Plasma Iperimmune: I risultati

Stando alle dichiarazione di tutti gli esperti coinvolti in questa sperimentazione, i risultati risultano essere veramente incoraggianti. I primi risultati propositivi non hanno richiamato l’attenzione delle istituzione italiane, che dovrebbero essere le più coinvolte. «Abbiamo provato a contattare il ministero della Salute ma invano. Nessun segnale nemmeno dall’Istituto Superiore di Sanità», ha denunciato al Corriere De Donno. I sanitari coinvolti non si capacitano di come un trattamento così efficace, che ha evitato la terapia intensiva a circa 80 pazienti non abbia interessato i ministeri e la task force.

Nonostante ciò i mass media non hanno esitato a commentare e a divulgare notizie falsate che hanno sicuramente infastidito in nostri personaggi più coinvolti. Giuseppe De Donno stesso, in un video pubblicato su facebook ha dichiarato che i suoi “interventi sui mass media sono stati animati dal solo spirito divulgativo e da un auspicabile e sereno confronto con i colleghi su un protocollo che ottiene risultati incoraggianti, attualmente oggetto di numerosi studi scientifici”. Così ha dimostrato di dissociarsi a risse televisive, dopo aver ringraziato della forte vicinanza al progetto, atteso come lavoro a una causa unica: la lotta al Coronavirus”.

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