prostata ingrossata
Sara Roversi
Sara Roversi

Prostata ingrossata: cause, sintomi, rimedi naturali e farmaci

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La prostata ingrossata, detta più propriamente iperplasia prostatica benigna, è un aumento delle dimensioni della prostata che avviene solitamente dopo i 50 anni a causa dell’età e della variazione dello stato ormonale. Le conseguenze della prostata ingrossata interessano diversi aspetti della vita privata e sociale e sono sempre più numerosi gli uomini che si rivolgono ai medici per risolvere questo disturbo.

prostata ingrossata diagnosi

Prostata ingrossata: cos’è?

La prostata è una ghiandola appartenente all’apparato genitale maschile che si trova anteriormente al retto. La sua funzione è quella di produrre il liquido prostatico che costituisce parte dello sperma e contiene fattori nutritivi per gli spermatozoi. La prostata può essere colpita da diverse malattie, le più comuni delle quali sono il carcinoma prostatico (tumore maligno) e l’iperplasia prostatica benigna (o adenoma della prostata, ad evoluzione benigna).

Perché la prostata dopo i 50-60 anni tende ad ingrossare? La prostata contiene numerosi recettori per gli estrogeni che, aumentando leggermente dopo i 50 anni come conseguenza del calo degli androgeni e del testosterone, agiscono su questo organo aumentandone le dimensioni. L’iperplasia prostatica è a volte chiamata ipertrofia, ma si tratta di un errore, perché non sono le singole cellule ad aumentare di volume (ipertrofia), ma si verifica un aumento del numero delle cellule che compongono l’organo (iperplasia). Le cellule che proliferano sono quelle della zona centrale della prostata, a contatto con l’uretra o le ghiandole uretrali.

Come inizia l’ingrossamento della prostata? La prima fase consiste nello sviluppo di piccoli noduli asintomatici; con il passare degli anni però questi noduli aumentano di dimensioni e di numero, comprimendo l’uretra e rendendo difficoltoso il passaggio dell’urina. Infatti, la difficoltà ad urinare è il primo sintomo della prostata ingrossata. (Vedi anche: Urogermin Prostata)

Prostata ingrossata: dimensioni

Un uomo sano e di circa 35 anni ha una prostata delle dimensioni di 4 cm x 2 cm x 3 cm, con un peso medio di 10-20 grammi (circa la grandezza di una castagna o una noce). Tali dimensioni possono variare a seconda dell’età del soggetto e della sua condizione ormonale. In caso di iperplasia prostatica, la prostata può aumentare di anche 2-3 volte la dimensione normale, aumentando fino a raggiungere la dimensione di una palla da tennis o di un pompelmo. Si ritiene che quasi la totalità degli 80enni abbia problemi di iperplasia prostatica. (Vedi anche: Prostata infiammata)

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Prostata ingrossata: sintomi

La prostata ingrossata tende a comprimere e restringere l’uretra che passa proprio in mezzo a questo organo, quindi il primissimo sintomo è la difficoltà ad urinare. Per cercare di espellere l’urina contrastando la pressione della prostata, la vescica è costretta a fare uno sforzo e col tempo si indebolisce e perde efficienza. Inoltre la difficoltà ad espellere l’urina può causare un ristagno all’interno della vescica, causando possibili infezioni e calcoli. Una minzione difficoltosa (con problemi anche ad iniziare l’atto della minzione) è il primo segno che la prostata potrebbe avere un problema; altri sintomi sono:

  • bisogno di urinare molto spesso
  • nicturia (necessità di urinare di notte)
  • minzione intermittente
  • sensazione di incompleto svuotamento della vescica
  • gocciolamento post-minzionale
  • dolore e bruciore nell’urinare (stranguria)
  • ritenzione urinaria (nei casi più gravi) che richiede il catetere per lo svuotamento

Si stima che l’80% degli uomini di 70-80 anni abbia la prostata ingrossata, ma non sempre ciò causa sintomi e disturbi. La condizione può anche essere asintomatica. La diagnosi di iperplasia prostatica richiede un esame semplice anche se poco gradevole, l’esplorazione rettale. L’esame non è invasivo e si può eseguire in ambulatorio: il medico (urologo) indossando i guanti inserisce il dito nell’ano e palpa la prostata, verificando se l’organo si presenta dolorante ed indurito e se gli ureteri sono dilatati a causa del ritorno dell’urina verso il rene.

È molto importante che l’urologo sappia distinguere immediatamente l’iperplasia prostatica dal carcinoma prostatico, anche avvalendosi di esami specifici come il dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico), l’analisi delle urine e l’ecografia urologica (studio dei reni, della vescica e della prostata) da effettuarsi a vescica piena.

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Prostata ingrossata: cause

Sono state ipotizzate diverse cause per l’iperplasia prostatica benigna, differente dalla prostatite. Molto spesso l’ingrossamento della prostata deriva da un insieme di cause, come:

  • Età. L’avanzare dell’età è legato all’iperplasia prostatica, probabilmente a causa della fibrosi dei tessuti e dell’indebolimento del tessuto muscolare, che viene rimpiazzato da tessuto collagenoso non contrattile che favorisce il ristagno dei liquidi.
  • Ormoni. La diminuzione degli ormoni androgeni causata dall’età e la presenza di piccole quantità di estrogeni hanno un ruolo predisponente all’ingrossamento della prostata.
  • DHT (diidrotestosterone). È il metabolita del testosterone che viene sintetizzato dalla prostata e fa parte dell’insieme di molecole che nutrono gli spermatozoi all’interno dello sperma. Una concentrazione eccessiva di DHT favorisce l’iperplasia prostatica; infatti inibendo la produzione di DHT si limita l’ingrossamento della prostata ed i sintomi correlati.
  • Dieta. Secondi alcuni studi, un certo tipo di alimentazione può influenzare l’iperplasia prostatica benigna.

Per evitare che i danni causati dalla prostata ingrossata diventino irreversibili, è importante la diagnosi precoce del disturbo, anche attraverso controlli periodici dopo i 40-50 anni oppure al primo manifestarsi dei sintomi. Anche l’alimentazione ha un ruolo importante: deve essere equilibrata, varia, ricca di alimenti freschi e di stagione e di cereali integrali, mentre vanno diminuiti i grassi saturi (formaggi, carne rossa e fritti) così come insaccati, spezie, superalcolici, caffè.

Prostata ingrossata: dieta

Alcuni studi hanno suggerito che l’assunzione di eccessive proteine di origine animale può essere un fattore di rischio per l’iperplasia prostatica: infatti, uomini con più di 60 anni e una dieta prevalentemente vegetale avevano un’incidenza di iperplasia prostatica più bassa rispetto al gruppo che consumava più proteine animali. Allo stesso modo è stata rilevata un’associazione tra consumo di alcol e ingrossamento della prostata. Una certa correlazione tra iperplasia prostatica ed eccesso di proteine è stata evidenziata in alcuni studi prospettici svolti negli USA.

Altre ricerche hanno correlato la prostata ingrossata a malattie metaboliche (iperglicemia e diabete, obesità, ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia LDL, ipertensione). La dieta per evitare l’iperplasia prostatica è sempre preventiva, con i seguenti punti cardine:

  • Abolizione o riduzione sostanziale dell’alcol (l’organismo non lo utilizza come fonte di energia, ma lo converte in acidi grassi depositati nel tessuto adiposo)
  • Equilibrio nutrizionale ed apporto energetico normale
  • Perdita di peso in caso di obesità, fino a raggiungere il peso forma
  • Moderazione delle proteine animali e ripartizione in 2/3 vegetali e 1/3 animali (preferendo la carne bianca)
  • Svolgere attività fisica ogni giorno per almeno 30 minuti, in modo continuativo
  • Bere almeno 2 litri di acqua al giorno, non in un solo momento ma dilazionati, per aumentare il volume dell’urina e diluire i residui che possono stagnare nella vescica

Prostata ingrossata: Rimedi Naturali e Farmaci

I rimedi all’iperplasia prostatica dipendono dallo stadio in cui si trova il disturbo. Se l’ipertrofia è allo stadio iniziale, solitamente lo specialista consiglia un intervento farmacologico, utilizzando farmaci come:

  • Inibitori della 5-alfa-reduttasi (finasteride, dutasteride). Sono farmaci che agiscono inibendo l’enzima che trasforma il testosterone in DHT, il principio attivo che stimola la crescita della prostata. Vengono utilizzati anche per arrestare la caduta dei capelli causata dall’eccesso di DHT. Come effetto collaterale possono causare impotenza e calo della libido.
  • Alfa-litici. Sono farmaci che rilassano i muscoli del collo vescicale, della prostata e dell’uretra, annullando la resistenza dei tessuti e facilitando il passaggio dell’urina nell’uretra. Come effetto collaterale possono causare ipotensione o eiaculazione retrograda (emissione di sperma nella vescica invece che all’esterno).

Oltre ai farmaci, esistono rimedi naturali che hanno un effetto anti-congestionante ed antinfiammatorio sulla prostata. Gli integratori alimentari per il miglioramento delle condizioni della prostata, oltre che per la prevenzione, contengono:

  • Serenoa repens. Frutti ricchi di steroli, carotenoidi, acidi grassi, polisaccaridi ed oli essenziali con un effetto antagonista sugli ormoni sessuali, azione antinfiammatoria e diuretica. Si usa nei disturbi della minzione per iperplasia prostatica ed anche in caso di alopecia androgenetica. L’integratore Prostamol è a base di Serenoa repens.
  • Ortica dioica. La radica d’ortica contiene numerosi steroli, tannini e polisaccaridi ed ha proprietà astringenti, antiproliferative e diuretiche; contribuisce all’inibizione dell’enzima 5-alfa-reduttasi ed aiuta la minzione, favorendo il flusso di urina. Inoltre l’Ortica dioica riducono l’edema ed il gonfiore della prostata e favoriscono il rilassamento della muscolatura pelvica, quindi facilitano l’espulsione dell’urina. Questo è ottimo per combattere un problema come quello dell’insufficienza renale.
  • Pygeum africanum. Pianta sudafricana con azione decongestionante sull’apparato genitale, dall’azione simile alla Serenoa repens.

Se l’iperplasia prostatica è di grado moderato/grave può essere necessario un intervento chirurgico che si esegue ormai quasi sempre in endoscopia (90% dei casi). La resezione chirurgica della prostata in endoscopia o TURP (Trans Urethral Resection of Prostate) non richiede alcuna incisione: attraverso uno strumento chiamato resettore introdotto nell’uretra e ad una microtelecamera, il medico rimuove le parti della prostata che occludono l’uretra ed impediscono il passaggio dell’urina. La ferita interna guarisce in pochi giorni ed esternamente non è visibile alcuna cicatrice.

Una nuova tecnica endoscopica si basa sull’utilizzo del laser ad olmio (HOLEP). Il trattamento è minimamente invasivo e non doloroso: si esegue l’anestesia spinale, lo strumento contenente il laser viene fatto risalire dall’uretra fino alla prostata e si esegue la frammentazione dell’adenoma benigno. L’HOLEP è eseguibile anche su prostate molto voluminose (per le quali l’intervento d’elezione sarebbe la chirurgia a cielo aperto). L’intervento permette di eseguire l’esame istologico sui frammenti di prostata ed il miglioramento è immediato.

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