Reflusso Gastroesofageo: Cause, Sintomi e cosa mangiare

Sonia Primerano
Sonia Primerano
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Cos’è il Reflusso Gastroesofageo? A qualcuno di voi è capitato sicuramente di percepire la sensazione di acidità in bocca, accompagnata dal disturbo di dover continuamente deglutire o tossire. Questi infatti sono alcuni dei sintomi che fanno immediatamente pensare al disturbo del Reflusso Gastroesofageo, ovvero un’alterazione della funzione dell’esofago che determina il passaggio del materiale acido dello stomaco dall’esofago stesso.

Nello specifico accade che tutti i succhi gastrici che naturalmente si sviluppano nel nostro corpo, entrino in contatto con le pareti dell’esofago. Si tratta fondamentalmente di un processo fisiologico che avviene normalmente durante la giornata e specie dopo aver mangiato. Se, però, questo passaggio di acidi gastrici tra le pareti dell’esofago è anormale e tendenzialmente eccessivo, si parla di Reflusso Gastroesofageo. Andiamo quindi a scoprire le caratteristiche principali, le cause e le terapie farmacologiche e non che vengono consigliate in questi casi.

Reflusso Gastroesofageo: Cos’è?

La malattia da reflusso gastroesofageo è un disturbo che si verifica quando i succhi gastrici che vengono dallo stomaco, risalgono verso l’esofago, vengono in contatto con la sua parete e provocano forte bruciore. Questo disturbo solitamente è riferito dietro lo sterno ed è accompagnato da rigurgito acido. Si tratta di una condizione che può capitare in tutto l’arco della giornata, ma prevalentemente dopo i pasti. Può anche trattarsi di un disturbo passeggero ma quando questi eventi superano un tot di volte al giorno, in termini di frequenza, si parla di una vera e propria patologia. È un disturbo che interessa più del 10-20% della popolazione Europea, meno frequentemente nelle zone asiatiche. Nelle forme più lievi, si può intervenire con successo cambiando semplicemente alimentazione e stile di vita. Nei casi più gravi si passa direttamente al trattamento farmacologico e a una terapia preimpostata.

Reflusso Gastroesofageo: Cause

Prima di andare a riconoscere le cause che provocano il reflusso gastroesofageo (o MRGE) bisogna dare qualche cenno di fisiologia. Il cibo che viene ingerito passa dall’esofago per arrivare nello stomaco, dove inizia il processo di digestione. Tra l’esofago e lo stomaco esiste un passaggio, una sorta di valvola di separazione fra i due organi chiamata sfintere gastroesofageo o cardias. Il suo compito è quello di aprirsi per far passare il cibo per poi richiudersi velocemente; in questo modo il contenuto acido dello stomaco non riesce a risalire nell’esofago.

Il reflusso gastroesofageo è dovuto ad alterazioni del cardias, che in condizioni normali permette il passaggio del cibo verso lo stomaco e ne impedisce il reflusso (tranne che in caso di vomito) in senso inverso. Quando il cardias smette di funzionare, il succo acido dello stomaco risale manifestandosi con i sintomi caratteristici del reflusso. Le cause di questi malfunzionamenti del cardias sono:

  • Fumo di sigaretta: la nicotina stimola la secrezione acida, rallenta lo svuotamento dello stomaco e compromette la tenuta dello sfintere esofageo;
  • Alcol: invece irrita la mucosa dell’esofago;
  • Asma: i sintomi dell’asma, nei soggetti con MRGE, tengono a peggirare. In egual modo, l’asma cronica può facilitare l’insorgenza di reflusso a causa dell’aumento di pressione tra addome e torace per lo sforzo respiratorio;
  • Sovrappeso: l’eccessiva grasso addominale aumenta la pressione sullo stomaco facilitando la risalita di materiale gastrico in esofago
  • Gravidanza: il feto fa pressione sullo stomaco della mamma facilitando la risalita di materiale gastrico in esofago
  • Stress: il nostro stomaco è come un “secondo cervello” e di conseguenza risente dei cambiamenti psicofisici causati da questa condizione
  • Alimentazione scorretta: consumo di quantità eccessive di cibo, caffè, alimenti grassi, cioccolata e assunzione frequente di bevande gassate
  • Farmaci: tra i farmaci che possono favorire la comparsa della malattia ci sono i broncodilatatori (utilizzati per l’asma) antidepressivi, gli ansiolitici, i calcio-antagonisti (utili per curare l’ipertensione) e la progestina (un anticoncezionale usato anche nel trattamento di irregolarità mestruale.

Reflusso Gastroesofageo: Sintomi

I sintomi tipici che si manifestano quando si soffre di reflusso gastroesofageo sono:

  • Bruciore dietro lo sterno (pirosi retrosternale) che si irradia posteriormente fra le scapole o al collo fino alle orecchie
  • Rigurgito acido: ovvero la percezione di acidità alla bocca

I sintomi possono manifestarsi nel corso della giornata in modo persistente o in modo intermittente. Il reflusso viene percepito in mattinata e dopo i pasti, con un leggero fastidio nel pieno della notte.

Reflusso gastroesofageo: sintomi atipici

Ovviamente a questi sono associati ulteriori sintomi “atipici”:

  • Sensazione di nodo alla gola accompagnata da difficoltà nella deglutizione
  • Nausea
  • Laringite cronica
  • Tosse
  • Raucedine
  • Abbassamento della voce 
  • Singhiozzo
  • Asma
  • Dolore toracico (simile a quello di natura cardiaca)
  • Otite media
  • Insonnia

Reflusso Gastroesofageo: cosa mangiare?

Un aiuto molto efficace per contrastare le problematiche legate al disturbo del Reflusso Gastroesofageo viene sicuramente dall’alimentazione. Difatti alcuni cibi riescono ad alleviare i sintomi di questa condizione fastidiosa, mentre altri bisogna eliminarli completamente dalla dieta che seguiamo. In linea generale possiamo sicuramente evitare alimenti come:

  • cibi fritti, verdure incluse
  • preconfezionati e cibi iperprocessati
  • panna, burro e grassi animali
  • bolliti, ragù e tutte le lunghe cotture
  • grassi (pancetta, salumi, lardo ecc.)
  • condimenti
  • alcol e superalcolici

Gli alimenti che, invece, prestano soccorso in tal senso sono:

  • cereali integrali
  • legumi
  • frutta e verdura
  • acqua
  • formaggi freschi e magri
  • pesce
  • carni bianche
  • olio EVO a crudo

Si consiglia di non abbondare mai nelle porzioni e nei pasti in generale. Fare piccoli pasti frequenti e mangiare lentamente, masticando con cura il cibo è essenziale. Inoltre, mai appesantirsi con l’acqua e liquidi: meglio bere lontano dai pasti.

Reflusso Gastroesofageo: Diagnosi

I riconoscimento dei sintomi tipici del reflusso gastroesofageo bastano per fornire una prima diagnosi di MRGE. Il primo intervento dei medici è somministrare un gastroprotettore, se dopo questo breve periodo non si ottengono risultati allora sarà necessario eseguire dei test diagnostici più specifici. Gli esami in questione sono:

  • Esame radiologico del tubo digerente: il paziente beve una piccola quantità di liquido di contrasto bianco, questo permetterà di visualizzare l’anatomia e la funzione dell’esofago, dello stomaco e della prima porzione dell’intestino tenue
  • Gastroscopia (EGDS): consente di esaminare l’esofago, lo stomaco ed il duodeno. La procedura prevede l’introduzione di uno tubo flessibile, con tanto di telecamera e pinza attraverso cui è possibile eseguire una biopsia della mucosa.
  • Manometria esofagea: l’esame consiste nell’introduzione di una sonda attraverso il naso e la somministrazione di acqua in piccoli sorsi. Può essere utile per valutare se ci sono anomalie della peristalsi dell’esofago.
  • pH-impedenziometria delle 24 ore: si posizione un sondino piccolo e sottile che attraversa il naso, arriva fino all’esofago ed è connesso ad un palmare. L’esame dura 24 ore e consente il monitoraggio della quantità di materiale refluito (sia acido che non acido) nell’esofago.

Reflusso Gastroesofageo: Farmaci

Dopo aver ottenuto la conferma di diagnosi di reflusso gastroesofageo, la terapia iniziale viene impostata sulla base di:

  • Un’adeguata educazione alimentare e dello stile di vita, che ha come obiettivo quello di ridurre il peso corporeo, evitare il fumo e gli alimenti che aumentano l’acidità (cioccolata, menta, caffe, alcolici e pomodoro)
  • Evitare di sdraiarvi subito dopo i pasti, soprattutto dopo le abbuffate (è necessario attendere almeno 3 ore)

Quando i disturbi si intensificano e la prevenzione non funziona, si ricorre ai farmaci:

  • Antiacidi: questi hanno la capacità di neutralizzare l’acido nello stomaco. Hanno un’azione rapida ma sono utili solo come rimedio sintomatico. Diciamo che non vanno a rimediare all’esofagite. L’abuso di queste sostanze può inoltre causare problemi di diarrea o stipsi.
  • Farmaci che riducono la produzione di acido: gli H2 antagonisti: (famotidina, ranitidina) sono rapidi ed il loro effetto dura più a lungo rispetto agli antiacidi. Il problema è che dopo un periodo di tempo, possono smettere di funzionare.
  • Farmaci che bloccano la produzione di acido ovvero gli inibitori della pompa protonica (omeprazolo, lansoprazolo, rabeprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo) hanno un’azione iniziale un po’ più lenta rispetto agli H2 antagonisti. È questa la categoria di farmaci che va a curare le erosioni della parete dell esofago.
  • Farmaci procinetici: Clebopride, domperidone, metoclopramide, eritromicina, levosulpiride, vengono utilizzati per garantire lo svuotamento dell’esofago e dello stomaco, impedendo il reflusso di materiale, soprattutto dopo i pasti.

L’ultima spiaggia è la chirurgia per il trattamento del reflusso gastroesofageo, seppur venga considerata una misura “estrema” è riservata a pazienti che non rispondono ai farmaci e che presentano contemporanei problemi anatomici, come ernie iatali di grandi dimensioni.

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