Gianluigi Salvi
Gianluigi Salvi

Speculare per soldi sulla salute: polli in batteria e resistenza agli antibiotici

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Si sa bene che per massimizzare i profitti senza sforzo si arriverebbe a fare qualsiasi cosa. Ed è così che stiamo costruendo batteri resistenti agli antibiotici e trasformando i polli in una minaccia sempre più concreta. A differenza del sensazionalismo mediatico legato a teorie surreali come quella che riguardava l’aviaria e le decine di pandemie immaginarie nell’articolo che segue i dati statistici non parlano di 1 caso su 7 miliardi ma di percentuali purtroppo tangibili.

Il vero punto della situazione è:

1) siamo noi che col nostro disinteresse, e prima ancora con la nostra “ignoranza”, permettiamo tutto questo.

2) Al di là delle polemiche, ma basandoci su un semplice dato oggettivo, per guadagnare soldi o si è estremamente competenti, oppure si possono scegliere delle scorciatoie. Come fanno persone con poche competenze ad assicurarsi di riuscire a guadagnare fiumi di denaro?

3) perchè investire, ad esempio, in ricerca farmacologica quando si può investire in marketing e vendere un prodotto cosmetico o palliativo? Rifletteteci..

batteria-di-polli

Visto che ci avete chiesto un approfondimento sui polli Broiler, nominati oggi in puntata, ecco una breve e inquietante descrizione di questa razza e del suo metodo di allevamento.

Tutti i polli che compriamo e mangiamo, in tutto il mondo, sono oramai solo di un paio di razze ibride nate selezionate nei laboratori di genetica applicata, per la loro attitudine a ingrassare velocemente. Il risultato è una vera macchina biologica ad elevatissimo “indice di conversione” mangime/massa muscolare: il Broiler.
Questo pollo è in grado di raggiungere il peso di vendita in soli 35 giorni contro gli 80/150 di un pollo allevato secondo i metodi tradizionali, che comunque non raggiunge mai il peso di un Broiler. L’organismo del Broiler viene messo a dura prova dai ritmi accelerati di accrescimento, lo sviluppo del tessuto osseo è in ritardo rispetto a quello della massa muscolare e l’apparato scheletrico non riesce a sostenere il peso dell’animale, l’apparato digerente viene stressato, la sua capacità di resistenza agli agenti patogeni fortemente indebolita.
L’allevamento viene svolto in grandi capannoni dove possono stare decine di migliaia di volatili: con una densità di 10-15 esemplari per metroquadro. Le condizioni igieniche sono terribili. Gli animali vivono dal primo all’ultimo giorno della loro brevissima vita calpestando e dormendo sulle loro deiezioni. Le infezioni batteriologiche sono contrastate dal primo all’ultimo giorno di vita con gli antibiotici contenuti nei mangimi; ma per i virus – come si sa – non ci sono farmaci. Da qui l’uso di vaccini che creano una quantità di anticorpi sufficienti a far sopravvivere l’animale ma che non debellano il virus.
Nel territorio dove sono inseriti, senza un minimo di criterio di biosicurezza, questi allevamenti sono delle vere e proprie bombe batteriologiche, pericolose e costose per tutta la collettività. Pericolose, in quanto incubatoi di possibili virus trasmissibili agli uomini, come salmonelle e influenze.
Gli esperti dell’EFSA nel 2010 sono giunti alla conclusione che una percentuale compresa tra il 20 e il 30 per cento dei casi umani di campilobatteriosi nell’Unione europea era direttamente riconducibile alla manipolazione, alla preparazione e al consumo di carne ottenuta dai broiler. La malattia, che può provocare diarrea, crampi addominali e febbre, colpisce bambini, giovani adulti e anziani. Nel 2007 invece sempre l’EFSA riscontrò il batterio della Salmonella in quasi 1 allevamento su 4 (23,7%).

Nessuno, ad esclusione dei pochi NAS, protegge i consumatori.
Mangiate solo polli di cui conoscete la provenienza!

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