Sveva Valguarnera
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Testosterone Basso: Cos’è? Rimedi Naturali e Terapia sostitutiva

Indice

Il testosterone basso nel sangue è una patologia chiamata in campo medico ipogonadismo. È una condizione che riguarda un numero sempre crescente di uomini. Può provocare sintomi come mancanza di desiderio sessuale, infertilità, riduzione della massa muscolare, osteoporosi e problemi al cuore, che spesso però passano inosservati o vengono attribuiti ad altre patologie se non vengono fatti esami specifici. Avere livelli bassi di testosterone nel sangue comporta inoltre un aumentato rischio di sviluppare altre malattie, come il diabete mellito. Si tratta di una patologia che può essere congenita, con tutte le conseguenze che ne derivano sull’inizio della pubertà e sullo sviluppo sessuale, o con esordio in età adulta, più frequente.

L’ipogonadismo è definito come un calo dei livelli di testosterone del sangue al di sotto dei livelli fisiologici. Si tratta però di una condizione di non facile rilevazione, dal momento che i livelli di testosterone variano con l’età, con l’orario della giornata e con il metodo di rilevazione utilizzato. Per questo motivo generalmente si consiglia di ripetere la misurazione almeno due volte, in maniera tale da eliminare eventuali falsi negativi o falsi positivi.

Testosterone basso: Cos’è?

Il testosterone è un ormone steroideo che fa parte della categoria degli ormoni androgeni. Ovvero di quelli deputati a sviluppare e mantenere i caratteri sessuali maschili. È prodotto principalmente nei testicoli, ma anche nelle ghiandole surrenali e in minima parte anche nelle ovaie. Si trova infatti anche nel sangue delle donne, seppure in concentrazioni molto minori rispetto a quelle con cui si trova negli uomini.

Nell’adolescenza il testosterone contribuisce allo sviluppo dei caratteri sessuali secondari maschili, come la peluria e il timbro di voce. Nell’uomo adulto svolge un ruolo molto importante non solo nell’ambito sessuale e della fertilità, dove influenza la qualità e la quantità dello sperma prodotto, ma anche in ambito muscolare. Uno dei sintomi della carenza di testosterone è infatti la debolezza muscolare. Il testosterone protegge inoltre da alcune malattie metaboliche come il diabete, l’ipertensione, l’osteoporosi e secondo alcuni studi anche dalla depressione.

Il livello di testosterone nel sangue tende a diminuire con un ritmo lento ma costante dai 40 anni in avanti. Un basso livello di testosterone negli uomini in età avanzata è dunque da considerare fisiologico, sebbene vi possano essere casi in cui sia giustificato ricorrere a una terapia sostitutiva anche in questo caso.

Testosterone basso: Rimedi Naturali

Prima di andare ad elencare tutti i possibili rimedi naturali al testosterone basso, è bene precisare che se l’ipogonadismo è patologico, questi saranno soltanto dei possibili palliativi. In linea generale, quelli che sono chiamati ad essere distinti come rimedi naturali al testosterone basso nel sangue provengono maggiormente dall’alimentazione. Seguire uno stile di vita sano, una dieta equilibrata che non preveda digiuni o grandi abbuffate, è il primo mezzo efficace per prevenire e combattere l’ipogonadismo. Altri rimedi comunemente considerati efficaci sono:

  • Dormire almeno 8h a notte e mai sottovalutare il buon sonno
  • Evitare lo stress e dedicarsi del tempo
  • Praticare esercizio fisico
  • Aumentare l’esposizione corretta ai raggi solari (dunque dotarsi di crema abbronzante)
  • Prediligere una dieta che contenga micronutrienti derivati da alimenti come: broccoli, cavoli, avocado, ceci, spinaci, legumi, cereali integrali, mandorle e frutta secca, frutta fresca di stagione.

Testosterone basso e terapia sostitutiva

Una delle cure per l’ipogonadismo con esordio in età adulta è rappresentato dalla terapia sostitutiva con testosterone. Si tratta dell’assunzione di testosterone sintetico, che può essere assunto tramite:

  • cerotto
  • gel per uso esterno
  • iniezioni

Si tratta di una terapia non ancora largamente utilizzata in Italia. Spesso è stata accusata di essere pericolosa e di provocare un aumento del rischio di avere un infarto, un ictus o di contrarre una malattia cardiovascolare. Uno studio pubblicato recentemente da un gruppo di ricercatori statunitensi sembra però ribaltare questa accusa. Lo studio in questione, infatti, porta avanti la tesi secondo la quale la terapia sostitutiva con testosterone proteggerebbe coloro che la ricevono da malattie cardiovascolari e infarto, diminuendone l’incidenza sul lungo periodo.

È invece ormai comprovato il fatto che la terapia sostitutiva con testosterone comporti un aumento del rischio di contrarre il cancro alla prostata. Dal momento che si tratta di un tipo di tumore per il quale vi sono dei rischi legati alla familiarità, sarà importante considerare il rischio dell’individuo prima di iniziare una terapia. (Vedi anche: prostata ingrossata e prostata infiammataprostatite)

Bisogna comunque tenere presente il fatto che non tutti coloro che decidono di iniziare una terapia sostitutiva con testosterone si rivolgono effettivamente a un medico. I rischi maggiori colpiscono infatti coloro che decidono di darsi al fai-da-te, assumendo ormoni acquistati da fonti non affidabili e senza controllo medico. Inoltre, bisogna ricordare che il testosterone è considerata una sostanza dopante e come tale l’uso ne è proibito agli atleti agonisti, sia durante l’allenamento che in gara.

Uno studio sulla terapia sostitutiva con testosterone

Lo studio più completo che abbiano portato avanti sulla terapia sostitutiva con testosterone ha coinvolto 83010 veterani dell’esercito degli Stati Uniti, tutti con bassi livelli di testosterone nel sangue. Questi si sono sottoposti alle cure dei Veterans Health Administration (VHA) tra il dicembre 1999 e il maggio 2014. I dati dei pazienti, seguiti in modo individuale dai diversi centri, vennero poi raccolti e analizzati, fornendo così il materiale per lo studio.

Campione studiato

Per prima cosa si esclusero dallo studio i soggetti non corrispondenti ai requisiti richiesti, ovvero:

  • coloro che avevano già ricevuto una terapia sostitutiva prima dell’inizio dello studio
  • donne
  • coloro che dopo ripetendo il test avevano presentato livelli normali di testosterone
  • coloro che avevano già avuto un infarto o un ictus prima dell’inizio dello studio

All’inizio dello studio l’età media dei soggetti considerati era di circa 60 anni. I soggetti rimasti si categorizzarono in tre gruppi:

  • Il gruppo 1 composto da soggetti sottoposti a TRT (Testosterone Replacement Therapy, terapia sostitutiva con testosterone) e con risultante normalizzazione dei livelli di testosterone
  • Il gruppo 2 composto da soggetti sottoposti a TRT ma senza normalizzazione dei livelli di testosterone
  • Infine il gruppo 3 composto da soggetti non sottoposti a TRT.

Analisi statistica

Per ogni soggetto è stato effettuato un propensity score matching, ovvero un’analisi statistica volta a stimare l’effetto di una variabile nella predizione di un evento. In questo caso, le variabili considerate sono state:

  • età
  • indice di massa corporea
  • presenza di ipertensione
  • diabete mellito
  • BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva)
  • apnea notturna
  • insufficienza cardiaca
  • arteriopatia obliterante periferica
  • malattia delle coronarie
  • livello di colesterolo LDL
  • uso d’aspirina
  • beta bloccanti e statine

Gli eventi considerati sono invece stati l’incidenza di infarto del miocardio, l’incidenza di ictus ischemico, e la mortalità per tutte le cause. Sebbene lo studio sia durato per 15 anni, i soggetti non sono stati sottoposti a TRT per tutta la sua durata. Il trattamento ha infatti avuto una durata media di 3.0 +/- 2.7 anni nel gruppo 1 e di 1.5 +/- 1.9 anni nel gruppo 2. La durata più bassa per quest’ultimo gruppo è da attribuirsi al fatto che il trattamento sia stato abbandonato precocemente in assenza di normalizzazione dei livelli di testosterone.

Risultati

Il tasso di incidenza dei vari eventi considerati è stato calcolato considerando circa 100.000 anni-persona. Ovvero moltiplicando il numero di soggetti studiati per l’intervallo di tempo nel quale sono stati sottoposti allo studio. Per quanto riguarda l’incidenza di infarto del miocardio si riscontra che il gruppo 1 (TRT con normalizzazione del livello di testosterone) ha mostrato un rischio di infarto minore sia del gruppo 2 che del gruppo 3. In questo caso non si trova alcuna differenza tra il gruppo 2, sottoposto a terapia ma senza successo, e il gruppo 3.

Un effetto analogo si trova per quanto riguarda l’incidenza di ictus ischemico. Anche in questo caso l’effetto protettivo si associa alla normalizzazione dei livelli di testosterone più che al trattamento stesso. Curiosamente, invece, la mortalità per tutte le cause si risulta minore in entrambi i gruppi sottoposti a TRT, anche se in modo più marcato nel gruppo in cui si aveva normalizzazione dei livelli di testosterone. Considerando il rapporto di rischio, ovvero la stima di rischio relativa agli eventi considerati, si rintracciano i seguenti dati:

  • è stato trovato un rapporto di rischio pari a 0.44 per la mortalità data da tutte le cause
  • di 0.76 per l’infarto del miocardio e di 0.64 per l’ictus ischemico nel gruppo 1, mentre nel gruppo 2 il rapporto di rischio per la mortalità data da tutte le cause era 0.53
  • per l’infarto del miocardio di 0.82 e per l’ictus ischemico di 0.70.
  • Le differenze tra il gruppo 2 e il gruppo 3 sono state molto meno marcate, specialmente nel caso dell’infarto del miocardio e dell’ictus ischemico.

In conclusione, sembra che l’obiettivo da porsi sia quello di una normalizzazione dei livelli di testosterone, condizione che porterebbe ai massimi benefici e a una maggiore protezione dalle malattie cardiovascolari. Tale normalizzazione si riscontra in circa il 60% dei soggetti sottoposti a TRT. Un interessante campo di studio per il futuro potrebbe ad esempio riguardare i modi possibili per aumentare questa percentuale, mirando dunque alla realizzazione di terapie sostitutive più efficaci.

Limiti dello studio

Questo studio è stato strettamente di tipo osservazionale. Ciò significa che ci si è limitati a osservare dei dati già esistenti, ovvero ad includere nello studio soggetti a cui i propri medici avevano proposto il TRT. Si tratta inoltre di uno studio non randomizzato, in quanto condotto esclusivamente su veterani dell’esercito che hanno iniziato a sottoporsi a TRT durante la durata dello studio.

Non si può dunque dire con certezza che i risultati di questo studio sarebbero validi anche per la popolazione generale. Sia per la generalmente migliore forma fisica dei veterani sia perché è possibile che siano stati i medici stessi a proporre il TRT esclusivamente ai pazienti maggiormente in salute. È inoltre possibile che alcuni dei pazienti del gruppo 2 (terapia ma non normalizzazione) abbiano avuto scarsi risultati a causa della propria scarsa compliance o dell‘insufficiente qualità delle cure mediche ricevute.

Si tratta tuttavia di uno studio che ha coinvolto un campione molto esteso per un periodo molto lungo di tempo, e che potrà fornire una base utile sulla quale realizzare altri studi coinvolgendo la popolazione generale.

Fonte:

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