THC: Cos’è, Valori e Quanto Dura nel Sangue e nelle Urine

Cosa significa la sigla THC? Quanto durano i valori di THC nel sangue e nelle urine con tutte le caratteristiche del caso e i consigli da seguire quando si ha a che fare con questi valori negli esami tossicologici.

Gli esami tossicologici sono molto utili per conoscere lo stato di salute psicofisica di un soggetto e sono basati sulla ricerca della molecola THC. Determinare la presenza del THC nel sangue e nelle urine può risultare molto utile in determinate situazioni al fine di valutare lo stato di coscienza del soggetto preso in considerazione. Ma che cos’è il THC, quali sono gli esami tossicologici che si eseguono, quando vengono eseguiti e quali sono i valori da considerare?

THC: Cos’è?

Con la sigla THC si indica una molecola il cui nome completo è delta ?-9-tetraidrocannabinolo. Come si può facilmente dedurre dal nome, si tratta del principio attivo più importante presente nei cannabinoidi. Il THC può essere quindi considerato come il principale responsabile degli effetti euforici a cui si va incontro dopo aver fatto uso di stupefacenti come la marijuana. Questa sostanza è comunemente utilizzata soprattutto tra i più giovani che ne fumano le infiorescenze e le foglie essiccate. In medicina viene utilizzato un derivato del ?-9-tetraidrocannabinolo, il dronabinolo, per trattare i sintomi della nausea e del vomito in campo oncologico. Inoltre, trova applicazioni anche nel trattamento dei pazienti con AIDS dove lo scopo è quello di favorire il ripristino dell’appetito. (Vedi anche: la Cannabis Legale)

THC: Valori

Per rintracciare l’eventuale presenza di THC nell’organismo umano esistono diversi metodi. Vediamo quali:

  • esame della saliva: è un test non invasivo perché consiste nel semplice prelievo di un campione di saliva dove il THC permane per un periodo di tempo piuttosto breve. Infatti, questo test risulta utile solo se viene eseguito dopo 1- 2 ore dall’assunzione dello stupefacente fino a 12-24 ore
  • esame delle urine: anche questo è un test non invasivo dato che si esegue prelevando un campione di urine, solitamente in ospedale. Nelle urine, il THC rimane per un periodo più lungo rispetto alla saliva: dalle 2-5 ore dopo l’assunzione fino a 7 giorni dopo. Viene considerato positivo quando si supera la soglia dei 50 ng/mL
  • esame del sangue: è un test invasivo perché il prelievo di sangue va eseguito con un ago da una vena del braccio. Nel sangue, il THC rimane da 2-5 ore dall’assunzione fino a 12-48 ore dopo. In generale, il test sul sangue fornisce solo un responso che può essere positivo o negativo ma diverse fonti riportano un limite di positività per i cannabinoidi (THC) di circa 25 ng/mL
  • esame del capello: è un altro test non invasivo che nei fumatori cronici risulta positivo anche dopo 6 mesi dall’ultima assunzione. Normalmente, la presenza di THC nel capello viene rilevata dalle 2-5 ore fino a 45-90 giorni dopo
  • esame del sudore: è un test poco invasivo e poco preciso. Inoltre, il THC rimane nel sudore per un periodo piuttosto limitato che va da poche ore dopo l’assunzione fino a pochi giorni dopo. Quindi può essere usato come test per determinare un uso recente di stupefacenti.

Il test si esegue per determinare l’uso di stupefacenti nei soggetti che guidano veicoli o che svolgono mansioni lavorative che richiedono un’alta concentrazione e prontezza nei riflessi. Questo test viene preso in considerazione anche per valutare lo stato di salute degli sportivi per i quali l’intensa attività fisica velocizza l’espulsione del THC in circolo. I valori forniti in questo paragrafo sono da prendere con le pinze dato che gli studi in corso non forniscono dati certi soprattutto considerando la variabilità dovuta al dosaggio e alla frequenza di assunzione. Bisogna considerare anche la variabilità legata alla velocità con cui un soggetto metabolizza il THC.

Quanto dura nel sangue e nelle urine?

Questa è la domanda più frequente che si pone chi fa un uso di stupefacenti ma poi è costretto a sottoporsi a delle analisi di controllo, ad esempio per motivi lavorativi o addirittura sportivi. Ma è possibile eliminare ogni traccia di THC dal nostro corpo?

THC nel sangue

Per determinare la presenza di THC riconducibile ad un uso recente della sostanza risulta molto conveniente effettuare la sua ricerca nel sangue. Questo test viene utilizzato soprattutto dalle forze dell’ordine quando a seguito di un comune controllo o di un incidente stradale si sospetta l’assunzione di stupefacenti da parte di chi è alla guida. Per il test dell’alcol, il limite è di 0.5 g/L ma per il THC non vi sono limiti precisi dato che il test riporta come unico risultato solo la positività o la negatività. Non è facile dire per quanto tempo il THC rimane nel sangue perché dipende da numerose variabili come il soggetto, la frequenza di assunzione nonché dalle quantità. Risulta facile pensare che nei consumatori abituali, il THC può essere rilevato anche dopo diversi giorni a differenza del sangue di un consumatore occasionale che conterrà il THC solo per poche ore.

Molti si chiedono se sia possibile far scomparire ogni traccia di THC dal sangue prima di doversi sottoporre a delle analisi di controllo. Questo può venire in mente soprattutto a chi, per esempio, deve eseguire delle analisi sul posto di lavoro. L’unico modo per ripulire il sangue è la disintossicazione cioè l’astensione completa dall’uso di stupefacenti per un periodo piuttosto lungo che va dalle 2 settimane fino a diversi mesi. Questo intervallo di tempo varia molto a seconda dell’uso che se ne fa. Naturalmente, maggiore sarà l’assunzione di THC e più lungo sarà il tempo necessario per eliminarlo dal sangue. Un maggiore consumo di acqua, di frutta e di verdura nonché un’intensa attività fisica potrà favorire l’eliminazione del THC dal corpo.

THC nelle urine

Come fa il THC ad arrivare nelle urine? La risposta è molto semplice: essendo liposolubile, dopo l’ingestione, viene assorbito dalle cellule adipose per poi essere rilasciato nel sangue e nelle urine dopo la filtrazione da parte dei reni. Come nel caso del sangue, il THC permane per periodi di tempo che possono variare a seconda della quantità che viene assunta, dal tessuto adiposo del soggetto e dalla frequenza. Un consumatore abituale che fuma una canna 4 volte alla settimana manterrà tracce di THC nelle urine fino a 20 giorni mentre chi ne fa un uso sporadico potrà ritrovarlo nelle proprie urine fino ad una settimana dopo l’assunzione. Infine, un consumatore cronico che assume THC tutti i giorni avrà bisogno di un periodo di tempo più lungo per eliminare ogni traccia dato che nelle urine rimane anche per due o addirittura 3 mesi.

Come eliminare il THC dalle urine? Anche qui la risposta risiede nella disintossicazione dell’organismo quindi la completa assenza di stupefacenti dalla propria vita quotidiana. Un periodo di astinenza di almeno 2 o 3 mesi conduce ad un referto analitico negativo. Uno stile di vita sano costituito da una dieta bilanciata e da una costante attività fisica favorisce la disintossicazione dal THC. Affidarsi al proprio medico sia per chiedere consigli che per assistere il paziente durante il periodo di astinenza è altamente raccomandato. Infatti, la disintossicazione non è una fase semplice e può provocare numerosi effetti negativi come il manifestarsi di crisi nervose che possono sfociare anche in atti di violenza verso se stessi e gli altri. Ricordiamo che astenersi dall’uso di alcol e sostanze stupefacenti è importante non solo per ottenere analisi negative ma soprattutto per salvaguardare il proprio stato di salute sia fisico che mentale.

THC: Effetti

Una volta entrato nell’organismo umano, il THC va a legarsi ai recettori endogeni per i cannabinoidi di cui è dotato il nostro cervello (recettori endocannabinoidi). Non sorprende, quindi, che gli effetti della marijuana abbiano influenza proprio sulle funzioni cognitive. Il THC, infatti, causa diversi effetti sia sul cervello che sul corpo e includono:

  • euforia
  • incapacità di elaborare i ricordi
  • sconnessione di idee
  • stato di rilassamento totale
  • percezione del tempo completamente alterata
  • ridotta concentrazione
  • sonnolenza e affaticamento
  • riduzione dei riflessi
  • cambiamenti repentini dell’umore
  • attacchi di fame improvvisi
  • vertigini

A questi possono aggiungersi, nei soggetti predisposti, anche:

  • stati di ansia
  • reazioni di panico
  • tachicardia e vasodilatazione
  • disidratazione
  • iperemia congiuntivale (patologia dell’occhio caratterizzata da arrossamento dovuto a uno stato di infiammazione in corso)
  • difficoltà nella respirazione

Alla luce degli effetti descritti fino ad ora, è ovvio che i soggetti che fanno uso di stupefacenti possano rappresentare un serio pericolo per se stessi e per gli altri. Infatti, L’uso prolungato di THC provoca seri danneggiamenti al cervello non solo a livello funzionale ma anche anatomico avvisabili dalla sensazione di ridotta concentrazione ed energia soprattutto tra i giovani. Naturalmente, è altamente sconsigliato fare uso di stupefacenti sia durante la gravidanza che l’allattamento. Le tracce di THC possono, infatti, essere trasmesse al bambino sia attraverso la placenta che il latte materno. Sono in corso numerosi studi per descrivere meglio gli effetti delle sostanze stupefacenti in queste due importanti fase della vita. (Vedi anche: Sepia Officinalis contro ansia, stress e stanchezza cronica)

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