Transferrina: Alta, Bassa, Valori di riferimento e Sintomi

La transferrina è una proteina coinvolta nella circolazione del ferro all’interno del nostro sangue. Per questo motivo compare tra i tanti parametri che ritroviamo nel referto delle nostre analisi (con la sigla Tf). Ma perché è così importante conoscerne il valore e quali informazioni può darci sulla nostra salute? Di seguito le risposte alle domande più frequenti sull’argomento.

Transferrina: cos’è?

La transferrina è una proteina la cui sintesi avviene nel fegato ed è coinvolta nel trasferimento del ferro attraverso la circolazione del sangue. Infatti, questa proteina ha la funzione di legare il ferro disponibile e trasportarlo dall’intestino alle altre zone del corpo. Il legame transferrina/ferro è molto stabile ma comunque reversibile in modo da favorire il rilascio del ferro una volta giunto a destinazione. In sintesi, il ferro assorbito a livello intestinale dopo ogni pasto viene legato da questa proteina che, viaggiando attraverso il torrente ematico, lo distribuisce agli altri organi. Questi, successivamente, possono finalmente utilizzarlo per le proprie attività metaboliche e non.

Un esempio è dato dal midollo osseo dove arriva circa il 70% del ferro contenuto nell’emoglobina mentre il rimanente 30% viene depositato nei tessuti sotto forma di ferritina. Da sottolineare l’importante ruolo svolto dal fegato che funge da deposito di ferro all’interno del nostro corpo e la quantità di questa proteina presente nel sangue dipende molto anche da una buona funzionalità di questo organo.

La transferrina è una proteina, per la precisione parliamo di una beta-globulina, che non trasporta solo il ferro assorbito dall’esterno con la dieta ma anche quello prodotto all’interno, per esempio quello che si origina a seguito della distruzione dei globuli rossi (detti anche eritrociti). All’interno del sangue, oltre alla transferrina legata al ferro, possiamo ritrovare anche quella in forma libera cioè non legata al ferro detta anche “transferrina insatura”. A tal proposito, con le analisi del sangue è possibile valutare la quantità di questa proteina disponibile a legarsi al ferro e quindi a trasportarlo.

Transferrina: Valori di Riferimento

La transferrina viene determinata con un normale prelievo del sangue dalla vena del braccio e in modo simultaneo alla ferritina e alla sideremia. Determinare la sideremia vuol dire determinare la quantità totale di ferro che nel nostro sangue si trova principalmente legato alla transferrina. La transferrina, la sideremia e la ferritina sono tre parametri che contribuiscono, nell’insieme, a dare un quadro chiaro della quantità di ferro circolante.

Il prelievo del campione di sangue deve essere comunemente eseguito a digiuno e si raccomanda di non assumere integratori di ferro nelle ore e/o nei giorni precedenti per non rischiare di compromettere i risultati delle analisi. I test che vengono eseguiti per determinare il livello di ferro circolante sono diversi, ma i principali sono fondamentalmente due:

  • il test TIBC (dall’inglese “total iron binding capacity”) determina, in generale, la quantità di ferro che le proteine del sangue riescono a legare. Tra queste, la transferrina rappresenta la proteina maggiormente coinvolta in questa funzione e quindi questo test riesce a dare una buona stima del suo valore;
  • il test UIBC (dall’inglese “unsaturated iron binding capacity”) determina il livello della proteina in questione che non risulta ancora legata al ferro e quindi si trova nella sua forma libera.

Questa proteina è nella norma quando i suoi valori sono compresi in un intervallo di riferimento che può essere diverso a seconda del laboratorio dove si esegue il prelievo di sangue. I valori di riferimento sono solitamente compresi tra i 240 e i 360 mg/dL. In generale, se la transferrina non rientra nel range di normalità si hanno due situazioni:

  1. con un valore superiore al normale si può diagnosticare l’emocromatosi, una patologia ereditata geneticamente e caratterizzata da un sovraccarico di ferro;
  2. con un valore inferiore al normale si può diagnosticare una disfunzione epatica da trattare con terapie mirate che il medico riterrà più opportune.

Transferrina alta: cause e sintomi

Si parla di transferrina alta quando il valore determinato nel sangue oltrepassa di gran lunga il limite massimo considerato come normale. La transferrina alta è anche indicata con il termine di “ipertransferrinemia” ed è collegata a tutte quelle condizioni cliniche in cui si riscontra un sovraccarico di ferro. Tra le cause della transferrina alta abbiamo:

  • il verificarsi di emorragie (anche interne)
  • stati anemici (scarsa presenza di ferro in circolazione)
  • stati ipossiemici (ridotta ossigenazione del sangue)
  • la somministrazione di terapie ormonali (tar cui anche quelle anticoncezionali)

Proprio l’influenza degli ormoni sui livelli di transferrina porta ad un suo incremento anche durante lo sviluppo adolescenziale e poi durante tutto il periodo di gravidanza nella donna adulta.

Transferrina Alta: Sintomi

Quando la transferrina è alta possono manifestarsi (come anche nel caso della transferrina bassa) diversi sintomi comuni anche ad altri stati patologici che seppur lievi possono comunque compromettere la quotidianità del soggetto. Tra questi si includono:

  • fastidiosi dolori gastroenterici
  • l’ipertensione
  • dolori sparsi
  • stanchezza, spossatezza e indebolimento durevole
  • forti episodi di emicrania

Per curare la transferrina alta sono necessarie terapie specifiche valutate dal medico in base alla situazione clinica del singolo paziente. Nei casi in cui l’alto valore della transferrina sia dovuto ad un’eccessiva assunzione di ferro a livello intestinale, è sufficiente intervenire sulla dieta del soggetto. In questo caso si riducono o eliminano completamente gli alimenti che lo contengono. Esempi molto generici di alimenti ricchi di ferro sono: la carne, il pesce, le uova e i legumi.

Transferrina bassa: cause e sintomi

La transferrina bassa si ha quando il livello del ferro in circolazione nel sangue scende al di sotto di quel limite minimo considerato come normale. Quando si parla di transferrina bassa solitamente si riconosce col termine di “ipotransferrinemia” ed è frequentemente associata a valori che si trovano al di sotto dei 200 mg/dL di sangue. Infatti, la transferrina bassa può portare ad una serie di situazioni patologiche come:

  • l’insufficienza renale e la nefrosi (caratterizzata da ingenti escrezioni di urine)
  • le più comuni patologie del fegato ( come l’epatite e la cirrosi)
  • l’emocromatosi (patologia caratterizzata da un eccessivo accumulo di ferro)
  • una cattiva alimentazione
  • la cachessia (cioè l’indebolimento della massa muscolare che provoca anche difficoltà di muoversi)
  • le infiammazioni acute e croniche

Sempre più di frequente, la transferrina bassa si manifesta a causa di una dieta povera di ferro ma gli stati patologici descritti non sono assolutamente da sottovalutare. A queste si aggiungono anche un’insufficienza proteica e la somministrazione di particolari farmaci. Nei casi gravi, la transferrina scende molto al di sotto dei livelli considerati normali al punto di parlare di “atransferrinemia”. Si tratta di una malattia autosomica recessiva molto rara che può verificarsi quando la transferrina raggiunge addirittura dei valori inferiori ai 10 mg/dL.

Transferrina bassa: sintomi

Per quanto riguarda la sintomatologia manifestata dalla transferrina bassa non possiamo delinearne una specifica perché non è detto che la transferrina bassa si manifesti con sintomi chiari. Nei casi in cui il soggetto manifesta dei sintomi questi possono essere riconducibili anche ad altri disturbi rendendo ancora più difficile la diagnosi di patologie ad essa correlate. Ad ogni modo, tra i sintomi della transferrina bassa troviamo:

  • un senso di indebolimento generale
  • l’ipertensione e annesse palpitazioni
  • la poca concentrazione e una forte sonnolenza
  • un frequente e persistente mal di testa
  • crisi di nervosismo e stati di ansia

Se il basso livello di transferrina è dovuto ad una riduzione del ferro circolante non associato a particolari patologie ma ad un ridotto apporto di ferro dall’alimentazione, si può agire su quest’ultima attraverso la somministrazione di integratori adeguatamente prescritti dal proprio medico. Tale condizione si verifica il più delle volte nelle donne in stato di gravidanza per evitare che il feto subisca danni a causa di eventuali stati anemici della futura mamma. Infatti, la sideremia, la transferrina e la ferritina vengono costantemente monitorare durante il periodo di gravidanza al fine di evitare serie conseguenze dovute ad una scarsa presenza del ferro circolante.

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