Sveva Valguarnera
Sveva Valguarnera

Una ricerca evidenzia quali sono le cause della miopia!

Indice

La miopia, ovvero l’incapacità di mettere a fuoco oggetti lontani, è il più comune disturbo della vista a livello mondiale: le nazioni più colpite sono la Cina e il Giappone, dove la miopia ha un’incidenza tra il 50% e il 70%, mentre in Italia questo disturbo riguarda il 20-25% della popolazione. Sebbene la miopia sia nota fin dall’antichità, negli ultimi decenni la sua incidenza è aumentata moltissimo, a causa di vari fattori ambientali che, insieme ai fattori genetici, costituiscono le cause principali di questa malattia.

Quali siano i fattori ambientali e quali quelli genetici non è ancora del tutto chiaro: vi sono però molti filoni di ricerca attivi su questo argomento, particolarmente importante sia per la sua diffusione (circa 1.6 miliardi di persone nel mondo sono affette da miopia), sia per il fatto che questo disturbo comporta un aumentato rischio di contrarre altre malattie oculari, come il glaucoma, il distacco della retina o le cataratte.

Cosa è la miopia

Miopia-2Nelle persone sane, i raggi luminosi che provengono dagli oggetti distanti entrano nell’occhio attraverso la pupilla e, grazie alle proprietà rifrattive del bulbo oculare, vengono focalizzati sulla retina formando un’immagine che viene poi interpretata dal nostro cervello. In coloro che soffrono di miopia, invece, l’immagine viene focalizzata in modo scorretto e si forma davanti alla retina, causando così la tipica visione sfocata.

Ciò è dovuto in genere a un aumento di lunghezza del bulbo oculare, ma la miopia può anche essere causata da un’alterazione nella curva del cristallino oppure dall’alterazione dell’indice di rifrazione dell’occhio, spesso a causa di disordini metabolici.

La miopia si misura in diottrie, ovvero indicando il potere delle lenti da utilizzare per correggere il difetto; il numero di diottrie indica inoltre la distanza alla quale si riescono a mettere a fuoco gli oggetti prima che essi diventino sfocati. Ad esempio, avere 4 diottrie di miopia significa riuscire a mettere a fuoco gli oggetti fino a ¼ di metro, cioè 25 cm. (Vedi anche: cosa sono le Miodesopsie o Mosche Volanti)

Trattamento

Il più comune trattamento per la miopia è costituito dall’uso degli occhiali; si tratta di un metodo alla portata di tutti e non eccessivamente costoso, ma che porta alcuni svantaggi: nei casi di miopia più gravi gli occhiali sono generalmente molto vistosi e con le lenti piuttosto spesse e pesanti, che possono anche portare a fenomeni di aberrazione e distorsione delle immagini. Gli occhiali sono inoltre controindicati in alcune situazioni, come ad esempio gli sport di contatto.

Un’alternativa agli occhiali è costituita dalle lenti a contatto: sebbene non richiedano un elevato investimento iniziale, sono più costose sul lungo periodo e non sono adatte a tutti: possono infatti scatenare fenomeni allergici, e sono controindicate nel caso di lunga permanenza in ambienti molto ventosi o fumosi. Inoltre, le lenti a contatto richiedono un livello di attenzione ed igiene che le rende generalmente controindicate nei bambini, e in caso di inadeguata manutenzione o conservazione possono causare gravi infezioni.

Una terza opzione, nonché l’unica che “curi” realmente la miopia, è costituita dalla chirurgia con laser: vi sono diverse metodiche che consentono di riacquistare tutte le diottrie di vista, ma si tratta di un trattamento molto costoso e attualmente non coperto dal SSN. La chirurgia con laser è inoltre adeguata soltanto per i pazienti dai 25 anni in poi, nei quali l’avanzamento della miopia si sia presumibilmente fermato.

Cause

Secondo la teoria attualmente più accreditata, la miopia ha sia cause ambientali che cause genetiche. In particolare, si ritiene che i fattori ambientali possano in qualche modo “attivare” la comparsa e la progressione della miopia.

Fattori ambientali

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Investigative Ophthalmology& Visual Science nel 2010, due dei fattori ambientali che influenzano la miopia sarebbero il livello di istruzione e la residenza in aree urbane: lo studio ha infatti evidenziato come l’incidenza di miopia sia quattro volte più alta tra le persone in possesso di una laurea rispetto a quelle con la licenza elementare, ed una proporzione simile si può trovare tra le persone vissute in contesti urbani rispetto a quelle vissute in campagna. In particolare, i comportamenti associati allo sviluppo della miopia sono il maggior tempo trascorso all’interno e le attività che richiedono di focalizzarsi su oggetti vicini, come lo studio o la lettura.

L’idea che lo stare all’aria aperta possa proteggere dallo sviluppo della miopia è supportata anche da un altro studio pubblicato su Plos One nel 2015 da un team di ricercatori cinesi e canadesi, secondo il quale l’esposizione al sole nelle scimmie Rhesus riduce il rischio di miopia: tale effetto protettivo potrebbe essere causato dal rilascio di dopamina nella retina che si verifica a causa della luce, e che rallenterebbe l’allungamento del bulbo oculare.

Non è invece ancora del tutto chiaro il modo in cui il lavoro prossimale porterebbe allo sviluppo di miopia; si pensa tuttavia che il mettere a fuoco prevalentemente oggetti vicini possa causare un defocus di tipo ipermetropico, ovvero una situazione nella quale l’immagine si focalizza dietro la retina invece che sulla sua superficie. Questo defocus causerebbe, nel tempo, l’allungamento del bulbo oculare che è alla base della miopia.

Fattori genetici

Sebbene sia noto da molto tempo che la miopia ricorre frequentemente nelle famiglie, on sono ancora stati individuati con certezza i geni responsabili della miopia; vi sono tuttavia molti studi in corso, tra cui alcuni condotti dal CREAM (Consorzio per Refrazione e Miopia) che hanno recentemente consentito di scoprire 26 polimorfismi di singoli nucleotidi associati alla miopia.

In quest’ambito è particolarmente interessante uno studio effettuato nel 2015 da un gruppo di ricerca dell’Università Erasmus di Rotterdam, in Olanda, che ha coinvolto un campione di 55177 individui provenienti da quattro continenti; di questi, 42845 erano di etnia caucasica e i restanti 12332 di etnia asiatica, statisticamente tra le più suscettibili alla miopia. Questa ricerca ha permesso di individuare due loci all’interno del cromosoma 15, le cui varianti potrebbero influenzare la suscettibilità alla miopia sia nelle popolazioni asiatiche che in quelle europee. In particolare, il rischio di sviluppare la miopia era superiore negli individui che presentavano due copie del gene variato (omozigoti) rispetto a coloro che invece ne presentavano una sola copia (eterozigoti).

Uno studio tedesco del 2010 aveva però individuato altri 18 possibili loci in 15 cromosomi diversi che potevano essere associati con la miopia. L’aspetto genetico della miopia sembra dunque essere piuttosto complesso, e presumibilmente coinvolge una serie di proteoglicani e fattori di crescita la cui influenza sul processo di sviluppo della malattia non è ancora del tutto chiara. Sembra comunque che la miopia non sia data da un difetto delle proteine strutturali, ma dai problemi nel meccanismo di controllo che ne regola la sintesi.

Interazione tra i fattori genetici e ambientali

I fattori genetici e ambientali non sono indipendenti tra di loro, ma concorrono nel causare la miopia. Lo studio, già citato, compiuto nell’Università Erasmus da Rotterdam ha analizzato due campioni indipendenti composti rispettivamente da 5256 e 3938 individui di etnia caucasica, nei quali è stata valutata l’interazione tra la predisposizione genetica e il rischio ambientale.

In questo studio, il rischio genetico è stato calcolato in base alla presenza dei 26 polimorfismi recentemente scoperti dal CREAM, mentre il livello di istruzione è stato valutato tramite un questionario e diviso in tre categorie: istruzione primaria, media e superiore. È stato così scoperto che tra gli individui con un elevato rischio genetico e un titolo di studio universitario l’incidenza di miopia era di molto superiore rispetto agli individui con elevato rischio genetico e un’istruzione primaria: l’effetto combinato della predisposizione genetica e del livello di istruzione è risultato di molto maggiore della somma dei due effetti. L’indice di sinergia di questi due effetti è stato dunque calcolato come 4.2: vi è dunque evidenza di interazione tra il fattore genetico e il livello d’istruzione, che in questo caso è stato considerato come effetto ambientale.

Sappiamo però che il livello d’istruzione non è il solo dato ambientale che interviene nello sviluppo della miopia, ma vi è anche l’esposizione all’aria aperta: in questo senso, molti studi hanno riportato come le attività all’aria aperta possano avere un effetto protettivo anche in coloro che passano molto tempo a leggere e a studiare, di fatto bilanciando il rischio dovuto al lavoro prossimale. Non è però noto se questo effetto di bilanciamento si possa avere anche negli individui ad alto rischio genetico.

Conclusioni

La miopia è un problema sempre più diffuso nel mondo occidentale, che non può e non deve essere trascurato. Nel corso del ventesimo secolo, l’incidenza della miopia è progressivamente aumentata, con conseguenze sempre più gravi per la salute di un numero sempre maggiore di persone. Sebbene le cause della miopia non siano ancora del tutto chiare, e vi sia naturalmente un’influenza genetica che non è possibile controllare, vi sono degli accorgimenti che possono essere presi per limitare la possibilità che i bambini a rischio sviluppino la miopia: passare molto tempo all’aperto ed alternare al lavoro prossimale attività che richiedano di focalizzare oggetti lontani (come ad esempio attività sportive) potrebbe effettivamente avere un effetto protettivo su coloro che sono già a rischio genetico di sviluppare la miopia. Attuare questi semplici cambiamenti nello stile di vita potrebbe, in futuro, contribuire alla diminuzione dell’incidenza di miopia nel mondo industrializzato, riducendo allo stesso tempo l’incidenza della cecità e delle altre complicazioni legate alla miopia.

Per approfondimenti vi rimandiamo al libro:

Non abbiamo trovato molti testi validi sull’argomento. Non possiamo pretendere che ogni lettore si avventuri a decifrare i paper di ricerca medici. Uno interessante è quello che trovi qui di seguito.

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