Vitreolisi e YAG Laser Miodesopsie: Tempi, Costi e Controindicazioni

Ilenia Zelin
Ilenia Zelin
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Vitreolisi e YAG Laser per il trattamento delle Miodesopsie. Il termine miodepsie (o floaters) indica un fenomeno che comunemente viene indicato con il termine “mosche volanti“. Si tratta di un disturbo la cui incidenza aumenta con l’età tanto che ne soffrono soprattutto le persone che hanno già compiuto i 50 anni. Questo si presenta con la formazione di corpuscoli (che si manifestano a forma filamentosa, a puntini o come ragnatele) che sono la conseguenza della presenza d’impurità nel corpo vitreo. In linea generale si tratta di comuni corpi mobili che si trovano a fluttuare all’interno del campo visivo ricordando vagamente i movimenti di un insetto fastidioso, da qui il termine “mosche volanti”.

Questo disturbo, seppur non porti a cecità, peggiora di molto la qualità della vita del soggetto soprattutto durante le ore diurne ed in presenza di forte sole (situazione che si può ricreare, ad esempio, in spiaggia). Questi corpuscoli non possono essere riassorbiti a causa del materiale di cui sono formati. Si tratta, infatti, di collagene o di fibrina che si forma per la degenerazione di una struttura di matrice gelatinosa chiamata corpo vitreo. Un trattamento non invasivo per risolvere questa tipologia di problema è il trattamento laser. La strada alternativa è la vitreoctomia con la quale viene asportato in modo completo, o solo parzialmente, il corpo vitreo. Con questa tecnica in continua evoluzione è possibile colpire i corpuscoli vaporizzandoli, rendendoli più sottili. In questo modo si allontanano dal campo visivo in modo che questi non possano più interferire o disturbare con la vista.

Vitreolisi e YAG laser Miodesopsie

Lo YAG laser è sempre più apprezzato e si utilizza anche in Italia (il primo specialista che lo ha utilizzato e che applica questa tecnica è Carlo Orione). Questo si differenzia dai comuni laser perché questi ultimi si progettano e si pensano per lo più per il trattamento dell’iridotomia e non operano in profondità. La peculiarità di questa tipologia di laser consiste in una nuova tecnologia che vi è stata applicata.

Con questo strumento è infatti possibile applicare la giusta onda d’urto usando livelli d’energia blandi e con meno colpi rispetto ad altri strumenti che vengono, tutt’ora, attualmente utilizzati. Anche la precisione d’intervento è superiore e viene qui massimizzata. Questo è possibile grazie all’impiego di un sistema di focalizzazione a due punti riducendo di molto i rischi correlati all’errore umano nel corso dell’intervento (dovuti ad una non precisione nella messa a fuoco ed al possibile danneggiamento della retina). La lampada utilizzata, di nuova generazione, a fessura offre un’ottimale coassialità visiva in modo che la visione dell’operatore converga. Si tratta di un apparecchio molto veloce perché, arrivando a tre scatti al secondo permette che il trattamento risulti più rapido ed efficiente permettendo anche di colpire floaters molto mobili.

Vitreolisi e YAG Laser: tempi e costi

Una singola seduta ha una durata media che va dai 10 minuti alla mezz’ora anche se comunque questo trattamento ha un costo abbastanza elevato che si aggira dai 2 ai 15mila euro ad occhio (il prezzo varia molto a seconda della struttura a cui si sceglie di affidarsi). Questo prezzo d’intervento corrisponde a circa 4 volte il costo di un trattamento eseguito con il laser tradizionale.

vitreolisi

Vitreolisi e YAG Laser: Controindicazioni

Il pregio di questa tipologia di sedute riguarda il non apportare alcuna sensazione di dolore al paziente che vi si sottopone. Prima di procedere all’utilizzo di questa tecnologia si applica un particolare collirio con funzionalità anestetiche e in seguito una particolare lente a contatto. Durante la seduta il paziente percepisce un piccolo lampo di luce. Si tratta di un suono che ricorda uno schiocco e percepisce visivamente qualcosa che gli sta cadendo nell’occhio. Quest’ultima sensazione si deve alla presenza di piccole bollicine di natura gassosa che vengono prodotte dal processo di lavorazione del laser. Queste non saranno più percepibili dopo circa una giornata. Questa tipologia di laser si basa su tre operazioni di base.

  • Per prima cosa si opera vaporizzando il corpuscolo. In questa prima fase vengono colpite i corpi mobili a livello delle fibrille con la loro conseguente trasformazione in gas.
  • In seguito si opererà delocalizzando; per essere efficacie vengono tagliati i filamenti sottili nella zona superiore dei corpi mobili. Questi filamenti sono quelli che occorrono affinché questi corpuscoli restino ancorati  e recidendoli fanno si che il floaters possa cadere verso il basso lasciando libero il campo visivo.
  • L’ultimo senso in cui si cerca di operare riguarda l’assottigliamento che è una tecnica che si sceglie di applicare quando si è in presenza di corpuscoli multipli di natura per lo più fibrosa e che quindi risultano meno facilmente vaporizzabili.

Post-intervento

Sottoporsi a questa tipologia di trattamento non comporta alcun cambiamento nella quotidianità del soggetto. Prima dell’operazione non è prevista alcuna particolare preparazione da parte del paziente. Inoltre non si prevedono limitazioni post-intervento tanto che non vengono in alcun modo limitate né l’attività sportiva oppure quella lavorativa (non comporta in alcun modo disfunzioni professionali).

Quando si utilizza questa tipologia di strumento quello che conta è che lo specialista che se ne occupa abbia ben chiaro della tecnica dell’operazione. Soprattutto che sappia con precisione cosa non deve fare o quando non operare. Oltre all’esperienza che si acquisisce sul campo con la pratica, è, infatti, avere un’importante consapevolezza che permetta di intervenire solamente nel caso in cui possano esserci miglioramenti significativi nel paziente aumentando la sua qualità della vita cercando di avvicinarsi il più possibile alle sue aspettative.

Vitreolisi e YAG Laser: Effetti indesiderati

Chi sceglie di sottoporsi all’intervento di vitreolisi, per quanto questo non sia invasivo, non deve prendere la decisione alla leggera in quanto è necessario valutare per bene con il proprio medico il rapporto rischio/beneficio. Gli effetti indesiderati non si manifestano in modo molto frequente e colpiscono, staticamente, un paziente su cento. Tra questi ci sono:

  • possibili formazioni d’opacità
  • innalzamento della pressione endoculare media
  • cataratta (solo in seguito ad un errore dell’operatore qualora si tocchi il cristallino, che è un’eventualità rara)

Nonostante gli effetti avversi siano rari non si tratta di una tecnica consigliata a tutti. Ci sono dei soggetti non trattabili a causa della posizione che viene assunta dal corpuscolo. Se questo viene a trovarsi nelle strette prossimità della macula (una parte della retina che permette la visione centrale) potrebbe venirsi a perdere quest’ultima struttura pertanto rappresenta una controindicazione assoluta. Per i pazienti che si trovano in questo stato ma che comunque sperano di poter essere sottoposti a questa tipologia di trattamento non devono far altro che aspettare che i corpi mobili vadano a cambiare la loro sede.

Oltre agli effetti indesiderati potrebbero insorgere complicanze in corso d’opera, tra queste: emorragia, danneggiamento del cristallino. Se queste avvengono aumenta la possibilità che al termine del trattamento possano insorgere problematiche come cataratte e glaucoma (aumento della pressione endoculare). Ringraziamo il Dr. Carlo Orione per la correzione di alcune imprecisioni nell’articolo.

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